Il tunnel tra CERN e Gran Sasso ritorna in un sussidiario scolastico

Screenshot da www.repubblica.it
Screenshot da www.repubblica.it

“Oggi il Gran Sasso ospita un Parco Nazionale e dei laboratori sotterranei per la ricerca scientifica, per lo studio della fisica e dell’astrofisica. Un lungo tunnel collega questi Laboratori al CERN (Consiglio Europeo per la Ricerca Nucleare), il più grande laboratorio di fisica, che si trova al confine tra la Svizzera e la Francia, vicino alla città di Ginevra.”

Tiziana Canali, Capire il presente, pag. 158

80 Views

Checkpoint Charlie

charlie

Comunque sia, l’autorizzazione a staccare la spina al piccolo Charlie è arrivata.

Istintivamente mi viene da rifiutare la logica perversa di una ragione di Stato (o di Stati) che stabilisce con una sentenza la morte di una persona che non può difendersi. Ed è uno di quei casi in cui l’istinto, l’animalità, la rabbia vincono sulla ragione, e qualsiasi cosa la ragione dica o affermi, restano lì a dimostrarti che loro ci sono, che tu ci sei, e che questa cosa proprio no, non ti va giù.

In Europa chi vuol morire per mettere fine coscientemente alle proprie irreversibili e indicibili sofferenze deve emigrare in Svizzera (cioè fuori dall’Unione), e chi vuole che il proprio figlio minore continui a vivere, sia pure attaccato a delle macchine, si vede sbattere la porta in faccia.

E, probabilmente, in Italia una cosa del genere non sarebbe mai accaduta. E non solo perché siamo (ed è vero) una nazione di bigotti, molto affezionata alla presenza del Papa sul proprio territorio, per cui affiliamo tutti quanti il nostro Facebook per scrivere commossi, nel momento in cui Charlie morirà (perché morirà, quasto è certo) per scrivere “Addio, eri un angelo, proteggici da lassù” (fa tanto nazional-popopolar-chic una cosa del genere!), no, non sarebbe mai successa perché abbiamo un diritto che continua a garantire alla volontà dei genitori di un minore un valore superiore, in mancanza di chiare leggi sul tema. Perché, se non ve lo siete ancora dimenticati, nel caso di un minore sono i genitori che decidono. Sempre. O che dovrebbero sempre decidere (stiamo anche noi andando alla deriva con uno stato che impone dodici vaccinazioni obbligatorie e una Costituzione che continua a stabilire che siamo padroni di accettare o rifiutare qualsiasi tipo di terapia). Punto. E se i genitori di Charlie se la sentono di accudire il bambino, tenerlo con loro vita natural durante (sottolineo “natural”, quella vita legata alle condizioni normali di vita, garantite magari anche da macchinari), se pensano che quella vita è vita e vale la pena comunque di essere vissuta, non si vede perché non debbano veder riconosciuta la loro volontà, che è quella di genitori di un minore che per età e per condizioni non può determinarsi autonomamente.

Di più: Charlie è un “checkpoint”, un punto di controllo per le nostre coscienze, chiamate a uscire dallo stato sonnacchioso e quasi comatoso della quotidianità, e a dare una risposta a una Unione Europea che non accetta stati che abbiano in vigore la pena di morte ma poi stabilisce il dovere di morire e non il diritto alla vita. Che esiste, è vero, autentico, e disponibile per tutti.

Aspetto cordialmente i vostri sputi. Sian benedetti.

147 Views

Intorno al suicidio assistito di Lucio Magri

Davanti alla morte di una persona, l’ho sempre detto, bisognerebbe che calasse la cortina del silenzio, della pietà umana, della cristiana compassione ("compassione" è una bellissima parola, vuol dire "sentire insieme", non ha nulla a che vedere con la sofferenza, il moralismo cattolico ci ha privati anche del significato più autentico e profondo delle parole), del rispetto, magari dell’imbarazzo per l’ineluttabilità dell’evento e per le modalità con cui si è verificato (anche se non si muore mai per incidente stradale, malattia, omicidio o legnate prese in un carcere, io dico sempre che si muore di morte e tanto basti).

La morte di Lucio Magri, intellettuale quanto mai lontano dalla mia esperienza culturale, ma a cui va riconosciuto l’onore della ricerca di una via nuova nella comunicazione delle idee, di un impegno giornalistico generoso e sincero, certo, tutto quello che si vuole, ma la sua morte per "suicidio assistito" non può che lasciarmi perplesso.

Non tanto per il buio della depressione che l’ha determinata e che ha reso a quest’uomo insopportabile la vita, con il gravàme della morte della moglie.
Ma perché proprio nel momento in cui io voglio con tutto me stesso rispettare la scelta di Lucio Magri di farla finita attraverso un ultimo viaggio in Svizzera, non posso pensare a questa migrazione della morte cui lui ha potuto accedere (sia pure nelle condizioni di immane sofferenza psicologica in cui versava) senza farmi venire in mente Mario Monicelli che si è lasciato andare giù senza andare proprio da nessuna parte, anzi, rimanendo lì in un ospedale per malati terminali, beffando il tempo dilatato degli infermieri e dei medici, andandosene facendo pochi passi, pochissimo rumore, e, soprattutto, senza nessuna "assistenza" suicidiaria, perché, come diceva De André, quando si muore si muore soli.

Malati terminali che non hanno neanche la determinazione sufficiente a porre fine ai loro giorni perché rintontiti dalla morfina, che chiedono aiuto con gli occhi, quando riescono a chiederlo, sofferenze indicibili che non passano attraverso viaggi della pietas laica (per quanto ultimi essi siano) in Svizzera, sono facce di una medaglia del dolore che non riesce a farmi pensare che Lucio Magri se ne sia andato esattamente come uno di noi.

Anzi, mi viene da pensare che sia stato un privilegiato. Ha pianificato la sua morte, ha avuto tutto quello che voleva perché lo voleva, ha fatto partecipi del proprio progetto amici, conoscenti e persone che stimava, ha affidato a Luciana Castellina la cura dei suoi scritti, provveduto per le sue esequie, ha ottenuto conforto e assistenza nel momento in cui ci ha lasciati, emigrando in un paese dove tutto questo è possibile e in cui i suoi amici lo hanno seguito.

Ecco, tutto questo riesce a trasmettermi una rabbia profonda. Perché lui almeno è riuscito a morire in Svizzera, mentre in Italia, tutt’al più si crepa.
179 Views

L’Anti Powerpoint Party e le sue attivita’ in Svizzera

Raccontar vi vo’ bel bello dell’Anti Powerpoint Party, che ha un suo sito web e che mi pare abbia uno dei programmi in assoluto più lucidi dell’ultimo dopoguerra: abolire le inutili e spesso noiose presentazioni a base di slideshow nei luoghi di lavoro.
Gli attivisti di Anti Powerpoint Party stimano in 2,1 bilioni di franchi svizzeri la perdita in denaro relativa all’uso di Powerpoint.

Non si può che sposare questa causa e dire basta agli effetti speciali e alle conferenze ivi basate.

80 Views