Berlusconismo al supermercato

Mia moglie è andata a fare la spesa al supermercato.

Si trattava di poche cose e di scarso valore. Oltretutto il supermercato in questione era un discount di una delle catene più importanti d’Italia.

Scontrino da 40 euro. Mia moglie, che è abituata a pagare senza contestare, stavolta ha fatto presente che

“Scusi, dev’essere sbagliato lo scontrino, sono 40 euro, non mi sembra di aver comprato tante cose… vogliamo dargli un’occhiata insieme?”

La cassiera senza dir nulla le dà lo scontrino (della serie: “col cavolo che lo controllo insieme a te!”)

“Guardi! Ha battuto per nove volte il detersivo, ne ho comperata solo una confezione…”

Cassiera stufa, sbuffa leggermente e poi corregge lo scontrino. Sempre muta.

Avere torto viene vissuto tutt’al più come una scocciatura. “Ecco, ora sono qui, mi tocca rifare lo scontrino a questa che ha pure ragione, ma come si permette??”

Io lo dico e lo ripeto: l’italiano medio è berlusconiano dentro.

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Gli insulti alla Carfagna

Mara Carfagna (da www.wikipedia.org)

Marca Carfagna ha riferito ai carabinieri di essere stata duramente e pesantemente insultata mentre stava facendo la spesa in un supermercato.

Sentirsi insultare è sempre spiacevole. Anche se ad insultarti sono, come riferisce ancora la Carfagna, persone ben vestite e di modi apparentemente tranquilli e niente affatto rispondenti all’immagine di una logica di attacco verbale premeditato e precostituito.

Quello che non si sa è quali pesanti insulti siano stati profferiti all’indirizzo della di lei persona. Cioè, questi scortesi che l’hanno insultata, quali parole le hanno indirizzato?
Non è un gioco perfido che tende a cercare con curiosità morbosa i dettagli di una storia di per sé squallida e che non meriterebbe certo le colonne dei giornali sui quali è stata pubblicata, ma sapere che cosa sia stato detto ESATTAMENTE alla Carfagna potrebbe darci l’idea se quegli epiteti sono offensivi o no, in quale contesto sono stati pronunziati e qual è la loro portata (potrebbero essere parole che non ce la fanno ad assumere la possibilità di ledere la dignità altrui, che potrebbero essere state avvertite e ingigantite dalla sensibilità della persona a cui erano destinate etc…).
Manca, naturalmente, anche l’identità degli insultatori. E’ questo è comprensibile: se vado al supermercato e mi sento dire di tutto che ne so io chi è stato?
Ma resta il fatto che la Carfagna è stata insultata e non si sa da chi e che cosa le sia stato detto.

E allora tutta questa pantomima che vorrebbe scoraggiare la tecnica dell’insulto come approccio alla dialettica politica cade miseramente. C’è solo rabbia. Rabbia per non poter individuare chi è stato. Rabbia per non poter procedere a una querela ad personam (a proposito, la Carfagna ha pensato di inoltrare una querela contro ignoti?) e rabbia per non poter avere diritto a un risarcimento, magari da devolvere in beneficenza.

Ma la rabbia maggiore, quella non detta, è, probabilmente, l’eterna associazione dell’immaginario collettivo tra la Carfagna e i suoi calendari di svariati anni fa. Cioè quello che un risarcimento e una querela per diffamazione non possono cancellare.

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Teramo: licenziata per aver consumato un panino e una bibita in orario di lavoro

Screenshot tratto dal sito www.abruzzoweb.it

Guardate, ci sono notizie che fanno venire i brividi. E che vengono pubblicate quasi a mo’ di curiosità estiva, in una fine agosto di un’estate che non finirà mai, mentre la tanto annunciata Beatrice tarda ad arrivare e si schiatta di caldo e di licenziamenti per aver mangiato un panino.

Sì, perché una signora di Teramo che lavorava da oltre 15 anni in un supermercato si è vista licenziare per aver mangiato un panino e bevuto una bibita prelevati dal supermercato stesso (e regolarmente pagati, da quel che risulta) durante l’orario di lavoro.

Un panino e una bibita.

Si perde il lavoro per questo. Per dei generi di conforto. In piena estate. In piena crisi. Naturalmente nessun giornale dice quale sia il supermercato in cui si è svolto l’increscioso episodio. Perché, per esempio, io, in quel supermercato, indipendentemente dalla validità o meno del ricorso sporto dalla signora attraverso il suo legale, non andrei a farci più la spesa. Così, tanto per dire…

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