E’ morto il professor Gabriele De Rosa, storico

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Apprendo in questo momento della morte di Gabriele De Rosa, storico cattolico, storico del cattolicesimo, ma, soprattutto, storico a tutto tondo, uno degli ultimi esempi di intellettuale vecchio stampo, di quelli che non ci sono più.

La notizia mi colpisce perché Gabriele De Rosa era quasi un mio vicino di casa. Veniva a Roseto degli Abruzzi a passare l’estate a Villa Filippone, proprio dietro casa mia.

Trascorremmo un pomeriggio insieme, lui era già malato. Per scherzare cercai di portarlo sul solito argomento tipico degli studenti: i libri di storia del Liceo erano due, il Villari (rosso non solo di fuori) e il De Rosa (cattolico). Il primo andava bene per i licei scientifici, l’altro per i classici.

Mi rispose, severo, un po’ tentennante ma lucido, che scrivere un libro di testo per le scuole non è uno scherzo perché si ha la responsabilità dell’educazione dei ragazzi, è molto peggio che scrivere un libro di storia.

Poi si perdeva nei suoi ricordi, e doveva averne davvero tanti.

A Sabine va tutto il mio affetto, e al Professor De Rosa confesso solo ora di aver studiato sul Villari perché lo trovavo "più schematico" (espressione infelice per non riconoscere -allora- che sul De Rosa si studiava di più).

Dell’Utri e la Resistenza: è solo retorica

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Il noto bibliofilo e personcina ammodo Marcello Dell’Utri, evidentemente grato al PDL che gli ha offerto di nuovo la possibilità di candidarsi per la prossima legislatura, alleviano così il pur riprovevole disagio che prova per le sue faccenduole giudiziarie pendenti, insomma, l’appassionato di libri più famoso d’Italia ha detto che i libri di storia in uso nelle scuole italiane vanno rivisti perché la resistenza viene trattata con un taglio retorico che non gli piace e che evidentemente offende i suo senso estetico.

Non si sa bene cosa voglia dire ma abbiamo senz’altro trovato il prossimo ministro dell’Istruzione.