Il “fracaso” della Gazzetta dello Sport

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A proposito di giornalismo sciatto e approssimativo, l’altro giorno, dopo la “remontada” della Roma (o “romantada”, secondo quanto hanno pubblicato svariati giornali) è apparso questo tweet sull’acount della “Gazzetta dello Sport”. Si vede un “ritaglio” tratto da un giornale sportivo in spagnolo che parla del “fracaso” del Barça. Alla Gazzetta lo traducono, naturalmente, “fracasso”. Ora, si dà il caso che lo spagnolo “fracaso” stia a significare “disfatta”, “sconfitta sonora”, e non “fracasso” nel senso di “grande rumore”, che, oltretutto, nella traduzione non avrebbe neanche senso. Ma, tanto, si sa, lo spagnolo somiglia all’italiano, non è difficile, è musicale, è sensuale e poi basta metterci la -s in fondo.

Nota: A corredo di queste brevi considerazioni metto lo screenshot del tweet e non l’embedding diretto da Twitter perché mi interessa “fotografare” la situazione (il tutto potrebbe venir corretto strada facendo).

Tutti professori con Wikiversità

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Ultimamente, ve ne sarete resi conto, scrivo poco e navigo ancora meno. Giusto quel tanto che basta per aggiornare (con fatica) i social network e per fare una veloce rassegna stampa.

Tuttavia mi càpita spesso di imbattermi in siti nuovi. Alcuni sono fuffa completa, altri sono mediamente interessanti, tutti, comunque, sono talmente pieni di pubblicità da fare schifo. Così, quando uno si ritrova con un sito dalla grafica almeno almeno pulita e con un minimo (ma dico un minimo) di contenuti, un po’ si “ricrea”, come dicono da queste parti.

A meno che la scoperta non riguardi una delle ultime creature del contesto Wiki*.*, Wikiversità, uno dei figliocci di Wikipedia con il patrocinio dell’onnipresente Wikimedia Foundation. “Allora“, mi sono detto, più prevenuto che incuriosito, “andiamo a vedere cos’è questa Wikiversità“, che ha un nome così roboante da evocare aule enormi e polverose ripiene di studenti che ascoltano in silenzio le lezioni del luminare di turno.

Vediamo che cosa dice Wikiversità di se stessa:

Wikiversità è una comunità che ha come obiettivo la produzione e la diffusione di materiale didattico (lezioni, esercitazioni, attività guidate, attività pratiche, documenti audio, cataloghi di risorse digitali, etc.)“.

Ed è già il primo inciampo: Wikiversità non è un progetto, è una community. La creazione di materiale didattico è solo un obiettivo, non è un dato che costituisce la “cosa”, ed è comunque subordinata alla creazione di un gruppo di persone ipoteticamente interessate al progetto. Basta notare la differenza con l’autodefinizione di Wikipedia, la sua sorella maggiore:
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Gli interessi di Wikipedia

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Uno dice, ma qual è il “ritorno” che una iniziativa culturale può avere da Wikipedia?

Prendiamo, ad esempio, classicistranieri.com, la biblioteca multimediale che gestisco da 10 anni. Una biblioteca è una biblioteca, offre risorse, non c’è nulla di “politico”, si può (e si deve) discutere sui criteri con cui è organizzata (ma delle vostre discussioni, a dire il vero, me ne cale assai) ma se si deve scaricare un file QUELLO è il contenuto e lì si trova.

La Wikipedia italiana ha collegamenti a classicistranieri.com su circa 82 “voci”. Di queste 82 voci, dal 1 gennaio 2013 gli accessi che hanno cliccato su uno di questi link sono stati lo 0,82% del totale degli accessi. Questo vuol dire che la Wikipedia italiana “rende” lo 0.01% degli accessi per ogni voce.

Seguono (con numero di voci sensibilmente inferiore) la Wikipedia spagnola (0,59% degli accessi), quella inglese (0,59%), quella portoghese (0,43%), quella francese (0,30%) e quella tedesca (0,18%). Ovviamente in queste il numero delle voci che riportano un link a classicistranieri.com è sensibilmente minore.

Per carità, avere un link su una pagina di Wikipedia è una sorta di garanzia sugli interessi. Ma, appunto, QUALE banca ti dà lo 0,82% di interessi? Nessuna, nemmeno la più scalcinata. E, ovviamente, lo stabiliscono loro se puoi starci o no.

Esame di stato 2012: errori nella prova scritta di spagnolo del Liceo Linguistico

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Questa è la seconda pagina, dedicata alle “consegne” (ovvero al “quello che si deve fare”) del testo di lingua spagnola (comprensione di un testo letterario) proposto per il secondo scritto ai licei linguistici.

Il testo letterario era tratto da “Marina” di Carlos Ruiz Zafón. Al di là della scelta dell’autore del testo e dell’opera di riferimento -scelta che può essere tranquillamente criticata, e su questa possibilità non ci sono dubbi-, si trattava della comprensione e rielaborazione delle tematiche contenute in un brano letterario. Non si trattava, quindi, di conoscere il contesto storico e letterario in cui un autore spagnolo scrive, né di stabilire il valore della sua opera, ma, molto più semplicemente, di comprendere i nuclei informativi del brano. In parole povere ma ricche, “capire quel che c’è scritto”.

Le consegne sul brano riguardavano, appunto, la comprensione e la produzione. Proprio per far vedere che cosa si è capito, e se lo si è capito correttamente; e per far vedere che cosa si è in grado di rielaborare in lingua straniera in modo personale ed autonomo le tematiche che il brano sottolinea.

E qui arrivano gli errori. Errori che, trattandosi di una consegna da specialisti a futuri possibili specialisti di una lingua, non ammettono scusanti.
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Trabajo de boca

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Ci sono dei motivi autentici e imprescindibili per cui insegno spagnolo.

Per esempio perché qualcuno incide una canzonetta che dice "Tengo la camisa negra" e tutti se l’ascoltano. Di più, vogliono sapere (da me!) cosa vuol dire.

O perché "Enrique Iglesias è un degno erede del padre", o perché "lo spagnolo è così bello! Pensa che io un giorno sono stata a Barcellona!!" (sì, e che c’entra??) o perché la gente va a ballare "la salsa" (sì, il sugo…) e il "merengue", un dos tres, un pasito pa’lante, Maria, un dos tre, un pasito pa’tras.

Non c’è nulla da fare, sono le fonti che portano reddito ai docenti come me, assieme a Jennifer Lopez, che tutti chiedono che vuol dire "Keisiste" (Qué hiciste…).
Oltre a quelli che vendono le magliette con su scritto "De puta madre".

Insomma, è tutta roba seria.

Poi ci sono queste pubblicità sugli autobus che sembrano stronzate finte invece sono stronzate vere.
Aprono un locale specializzato in spettacoli, party aziendali, e soprattutto addii al celibato, lo chiamano "Trabajo de boca" ed è tutto un programma.

Non so chi sia stato l’ingegno pubblicitario che ha inventato questo nome e che lo fa girare sugli autobus della città, ma certamente dà una grossa mano a rimpolpare le classi che studiano spagnolo ("mamma, mamma,l’anno prossimo mi iscrivo a spagnolo, ho visto "trabajo de boca", vedi com’è facile impararlo??").

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Gli arrosticini ciechi!

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Domanda del docente: "Ragazzi, che cosa vuol dire ‘ciegos’ (*), in spagnolo?"

Risposta dell’alunno: "Arrosticini, professò’!!"

Docente: "Ma come ti viene in mente??"

Alunno: "E che ne so, avevo capito ‘spiedos’(**)…"

(*) ciechi, non vedenti
(**) che in spagnolo neanche esiste.