Sonetto per Federico Maria Sardelli

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Facesti il mondo di Barocco intriso
dacché nascesti e allor tu’ padre
cercò, meschin, di farti all’arte aduso
ma fìe preferivi, e pur leggiadre.

Quando voltasti il pur sprezzante muso
al pubblico plaudente a più non posso
già t’eri dato, in un spregior soffuso,
ad essere tutt’un col Prete Rosso.

Le danze, le ciaccone e le gavotte,
pavane, minuetti e rimalmezzo,
di stéccoli, micini e Lancillòtte,

furiosi Orlandi e Angeliche mignotte,
Bach che lo guardi con regal disprezzo
son tutte al tuo sapere scienze esatte.

 

(ora però basta Sardelli!)

Fernando Pessoa – Sognai confuso, e il sonno fu disperso – Traduzione di Valerio Di Stefano

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Sognai confuso, e il sonno fu disperso,
ma quando mi svegliai da quel frastuono
vidi che questa vita e l’universo
non son più chiari di ciò che i sogni sono.

Resiste il buio cui io tendo verso
a questa realtà dell’illusione.
Se chiudo gli occhi son di nuovo immerso
in queste ombre dell’oscurità.

E’ buio, è tutto buio, in sogno o in vita
lo stesso mescolìo delle intra-essenze
nel giorno o nella notte trasferita.

Nulla è reale. Nulla che si muove invano
appartiene ad una forma definita,
vólto già visto di cosa solo udita.

(C) Valerio Di Stefano, 2012

Versione originale:

Sonhei, confuso, e o sono foi disperso,
Mas, quando dispertei da confusão,
Vi que esta vida aqui e este universo
Não são mais claros do que os sonhos são

Obscura luz paira onde estou converso
A esta realidade da ilusão
Se fecho os olhos, sou de novo imerso
Naquelas sombras que há na escuridão.

Escuro, escuro, tudo, em sonho ou vida,
É a mesma mistura de entre-seres
Ou na noite, ou ao dia transferida.

Nada é real, nada em seus vãos moveres
Pertence a uma forma definida,
Rastro visto de coisa só ouvida.

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(opzione particolarmente indicata per feticisti)

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