“Non accettate SMS dagli sconosciuti!” (3 is a magic number!)

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Stamattina ho ricevuto un SMS.

Non è una notizia, succede a tanta gente.

La particolarità del messaggio non è nemmeno il fatto che giunga dal mio gestore telefonico (Tre), me ne manda tanti e sempre a sproposito. Ma questo li batte tutti.

Scrive il servizio "3 informa":

Non accettate SMS da sconosciuti. I pedofili inviano SMS chiedendo foto oscene in cambio di ricariche, per info clicca GRATIS…

1) Non accettate SMS da sconosciuti. Emerita vaccata da leggenda metropolitana. Come si fa a NON accettare un SMS da un numero sconosciuto? E’ tecnicamente impossibile a meno di non tenere spento il telefono per più di una quindicina di giorni.

2) L’immagine del pedofilo che invia SMS chiedendo foto oscene, se da un lato corrisponde a una tipologia evidente di questo tipo di delinquente, dall’altro sembra francamente ridicola: ma ce lo vedete un pedofilo che come primo approccio nei confronti della vittima le dà il proprio numero di cellulare (perché presso un numero le "foto oscene" dovrà pur riceverle)? Ci manca solo che le dia anche l’indirizzo, così se uno lo vuol denunciare, per l’amor di Dio, si accomodi pure, faccia, faccia, tanto il Professor Marcelletti non l’hanno incastrato per molto meno, no…

3) Il pericolo, per quelli di 3, è sempre e solo il pedofilo. Perché secondo loro persone maggiorenni consenzienti che mandano SMS a persone maggiorenni ma NON consenzienti non esistono. Il reato di molestie è un optional. O comunque un "male minore" di cui il servizio "3 informa" ritiene di non doverti informare.

4) L’unico rimedio è non accettare SMS dagli sconosciuti, andare dal magistrato con una bella denuncia no.

Li chiamano "servizi alla clientela" e "prevenzione"

La sostenuta esosita’ degli SMS

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L’SMS è l’oggetto del desiderio per eccellenza.

Adesso, solo adesso, si sono accorti che l’Italia è il paese con i prezzi più alti d’Europa per questo tipo di servizi per cui gli italiani sarebbero disposti a fare di tutto, come andare a sbattere con la macchina, rischiare la sospensione della patente, andare in giro con le facce ebeti tra mille minisuonerie che ci avvertono che oh, ci cercano, cercano proprio noi, noi medesimi, "personalmente di persona", siamo ricercati, vivi o morti, quindi se qualcuno ci cerca è segno che siamo importanti, abbiamo tanti contatti che tengono alla nostra persona, tanto da scriverci, che la gente lo sappia, per Diana…

Siamo sempre in ritardo perfetto sul resto dell’Europa.

Il primo SMS lo mandai nel 1998 e costavano già cari asserpentati.

Ma la memoria non mi aiuta e non mi ricordo quanto costava mediamente un SMS in lire uando c’erano le lire, e questa è una circostanza di chiara aterosclerosi monetaria, io che ho sempre pensato che l’euro sia solo un mezzo di pagamento, mentre la lira era una categoria dello spirito.

Per cui sono minimo 10 anni che ci ostiniamo a mandare in giro SMS a prezzi stratosferici (nel resto d’Europa costano quasi la metà) senza minimamente lamentarci.

Per 8 anni almeno ci siamo tenuti anche l’odiosissima tassa dei costi di ricarica senza battere ciglio.

Oggi se ne stanno accorgendo.

Ma dov’era l’Antitrust fino ad ora?

Le contraddizioni di Skebby

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Si chiama Davide Marrone, ha 24 anni ed è di Como.
In questo momento è lo studente  più famoso d’Italia.
Ha creato un sito, in cui distribuisce un software che, installato su alcuni modelli di telefono cellulare, permette di inviare SMS al costo di 1 centesimo di euro, sfruttando i protocolli di rete.
Il sito è stato citato in queste ore da TG1 e TG3 (ti pareva che i catto-comunisti si sarebbero fatti perdere l’occasione?) e il server è crollato.

Da un articolo-intervista pubblicato sul sito del Corriere della Sera, si apprende che Skebby (così si chiama il programma distribuito gratuitamente sul sito di Davide Marrone) è distribuito in due versioni:

“Da un lato la versione Easy, che si basa su operatori internazionali e permette l’invio di messaggini dal proprio cellulare senza però poter inviare il proprio numero di telefono (dal sito è quindi possibile creare una proprio firma grafica per farsi riconoscere). Il costo di un singolo sms in questa modalità può andare dai 5,8 centesimi (se si compra il pacchetto da 500 sms) agli 8 (pacchetto da 50).”E qui cominciano le perplessità. Non si può mandare il numero del cellulare da cui si scrive al destinatario, ma solo una sorta di firma grafica.
E allora dove sarebbe l’evoluzione rispetto al servizio di invio SMS offerto anche gratuitamente in rete (Alice, Libero e compagnia cantante).
E’ come avere una Ferrari ma viaggiarci con il telo impermeabile così non te la vede nessuno.
Sono note le abitudini degli italiani. Ci piace la tecnologia, non ci separeremmo mai dal nostro fido cellulare ma siamo distratti e pasticcioni, riceviamo un SMS da Internet e distrattamente rispondiamo a un numero che non farà mai arrivare la nostra risposta al destinatario.

E facciamo un po’ di conti in tasca a Skebby e al popolino di giovincelli brufolosi e SMS-maniaci:
500 SMS a 5,8 centesimi di euro fanno 29 euro esatti.
Difficile che uno studente di scuola superiore possa disporre normalmente di quella cifra.
Meglio ripiegare sul pacchetto da 50 SMS a 8 centesimi l’uno. Totale 4 euro.

Ammesso di avere un telefono compatibile con il software Skebby. Se siete persone che, come me, conservate ancora i vecchi ma fedeli e indistruttibili Nokia 3410 e 3310 per il solo fatto che funzionano ancora bene e fanno al caso vostro, Skebby e i tanti decantati risparmi ve li scordate.
A meno di comperare un telefono adatto. Che, naturalmente, costa un bel po’ (o pensavate che ve lo tirassero dietro?).

Ma Skebby ha pensato anche a questo. C’è la versione Premium

attraverso la quale si possono mandare gli short message esattamente come se fossero inviati normalmente tramite il proprio operatore. Ma con un costo inferiore: da 8,9 centesimi (per 350 sms) a 11,4 (per 35)”

Che, fatti i dovuti conti, sono 31,15 euro per il pacchetto da 350 e 3,99 euro per quello da 35.

Che non è poi tutto questo gran risparmio.

VoipStunt è una applicazione di telefonia via Internet. Gli SMS per l’Italia costano sette centesimi di euro, appena cinque per molti altri paesi del mondo e potete inviare il vostro numero di telefono tranquillamente, un telefono Voip superaccessoriato è un investimento, se non lo volete potete farlo col web, con 4 euro mandate 57 sms, vivete felici e vaffanculo.

Davide Marrone ha inoltre dichiarato al
Corriere:

“Io uso solo Linux e il paragone con il guru di Microsoft non è che mi piaccia molto. Piuttosto si potrebbe dire che sono lo Zennström o il Friis italiani”
(…)
Finita l’università mi dedicherò completamente a Skebby: se riesco a fare una buona pubblicità e il sito decolla, divento ricco”

Come dire che certi ricchi sono antipatici, ma diventare ricchi non dispiace.

Vodafone fa chiarezza sull’SMS vocale

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Milano , 21/03/2007 
  
 
Vodafone ha attivato a partire dal mese di marzo il servizio di SMS vocale. Grazie a questo nuovo servizio i clienti Vodafone possono ricevere gratuitamente un messaggio vocale da parte di chi li ha cercati quando non sono raggiungibili.

A fronte del lancio di questo servizio nei forum dedicati alla telefonia mobile, nei siti web, tra i consumatori ed i clienti sono iniziate a circolare, informazioni non corrette sulle modalita’, l’uso e i costi.

La diffusione di queste informazioni ha ingenerato incertezza sulla tipologia di servizio e Vodafone Italia, intende quindi precisarne i contenuti:

Il servizio funziona cosi’:

– permette di inviare un messaggio vocale quando la persona chiamata ha il cellulare spento o non disponibile
– il chiamante  ascoltera’ il messaggio gratuito di avviso: "SMS Vocale Vodafone, messaggio gratuito. La persona chiamata non e’ al momento disponibile. Per inviare un SMS vocale parli dopo il segnale acustico e poi riagganci. Info e costi al numero gratuito 42055"
– il cliente puo’ scegliere: riagganciare oppure registrare un messaggio con la propria voce, dopo il segnale acustico.
– Il messaggio gratuito dura 15 secondi
– Dopo il messaggio ci sono un paio di secondi di silenzio
– Dopo il silenzio c’e’ il segnale acustico. A questo punto il cliente puo’ registrare il messaggio.
– Se il cliente non parla, o parla meno di 2 secondi, il messaggio non parte e il cliente non paga
– L’sms vocale ha un costo di  29 centesimi per chi lo invia.
– E’ gratuito per chi lo riceve. 
– Il servizio e’ disattivabile chiamando gratuitamente il numero 42070 oppure all’interno dell’area  "fai da te" del sito
www.vodafone.it

Si precisa inoltre che, contrariamente a quanto diffuso da altre fonti:

– il cliente non ha 1,5 secondi ma ha 15 secondi per riagganciare prima di vedersi addebitare qualcosa per la registrazione dell’sms vocale
– non paga 10 cent quando ascolta il messaggio dell’sms vocale. Come detto, e’ gratuito.
– non sono cambiati i criteri di tariffazione della segreteria telefonica

Mentre continua la campagna disinformativa sul servizio, Vodafone Italia gia’ dalla giornata di ieri ha sospeso temporaneamente il servizio al fine di dissipare ogni dubbio e contestare ogni critica infondata.
Vodafone Italia ringrazia tutti i clienti che hanno voluto comunicare le loro valutazioni su Sms vocale e, come sempre, resta a disposizione  dei propri clienti  attraverso i tradizionali strumenti di comunicazione.

Valerio Di Stefano – SMS elettorali: come sono andate le cose

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L’invio di milioni di SMS agli utenti dei principali gestori di telefonia mobile su disposizione del Ministero dell’Interno e della Presidenza del Consiglio dei Ministri fa ancora discutere.

 

Sono in molti gli utenti che, vedendosi giungere -in un orario decisamente poco "ortodosso" per questo tipo di comunicazione- il comunicato con l’invito a recarsi alle urne e i relativi orari di apertura e chiusura, continuano a vedere calpestato il loro diritto alla privacy, lamentandosi dell’invadenza di questo tipo di comunicazione.

 

Dopo il risultato elettorale conviene vedere ciò che è veramente accaduto e come stanno effettivamente le cose, per trarre delle conclusioni più mirate su quello che è e rimane un fatto grave.

 

In primo luogo, occorre sgombrare il campo da un falso problema che, pure, ha distratto molti: chi ha datto alla Presidenza del Consiglio il mio numero di telefono? La risposta è: nessuno. 

Non si tratta, come è stato erroneamente interpretato da più parti, di una acquisizione di dati per un invio sistematico di SMS, bensì una disposione del Ministero dell’Interno nei confronti di Tim, Vodafone, Wind e 3, di inviare ai propri abbonati un SMS informativo sulla base di un modello precostituito (circostanza che spiega la presenza di alcune varianti di testo a seconda dei differenti gestori di telefonia mobile). Ecco il testo del decreto:

 

"I fornitori di servizi di telefonia mobile sono tenuti ad inviare, anche in deroga alle norme vigenti, a tutti gli abbonati e e titolari di carte ricaricabili un messaggio SMS relativo alle gironate e agli orari di svolgimento delle operazioni di voto per le elezioni del 12 e 13 giugno secondo il fac-simile allegato. Il messaggio dovrà essere inviato una sola volta entro e non oltre le ore 24 di venerdì 11 giugno."

 

La prima conclusione che si può trarre è che nessuno, se non il gestore di telefonia mobile del numero destinatario è il titolare dei dati personali interessati.

 

Ne consegue che chiedendo al responsabile del trattamento dei dati (che non è la Presidenza del Consiglio, ma Tim, Vodafone, Wind, 3 o chi per loro) la cancellazione del nostro numero di telefonia mobile dal proprio database l’effetto sarebbe stato quello della cancellazione dell’utenza e non quella del ripristino di una situazione di normalità in seguito a un abuso (vero o presunto tale). Un atto di prepotenza di non poco conto, non ci sono dubbi.

 

La seconda conclusione riguarda il fatto che il decreto del governo scavalca, con altrettanta prepotenza, le leggi in vigore. Colpisce, soprattutto, quel "anche in deroga alle norme vigenti", che spazza via d’un sol colpo la figura del Garante della Privacy a cui il cittadino avrebbe potuto rivolgersi per tutelare i suoi diritti.

 

Il contenuto del messaggio non ha certamente quelle caratteristiche di urgenza e di comunicazione per motivi gravi di emergenza civile o sanitaria, per cui non è previsto il rilascio del consenso da parte dell’interessato. In questo senso le giustificazioni addotte nel decreto appaiono quanto meno discutibili. Il decreto infatti riporta:

 

"la non sufficiente conoscenza da parte degli elettori delle novità introdotte sulle giornate e gli orari di voto per le prossime elezioni europee ed amministrative, potrebbe realisticamente comportare nella serate di domenica, il verificarsi di affollamenti ai seggi con conseguenti ritardi nella chiusura delle operazioni di voto"

 

E’ pur vero che è stata introdotta una novità, quale quella del voto nel pomeriggio di sabato 11 giugno, ma l’informazione in merito è stata indubbiamente sufficiente (radio, televisione, tv, giornali, organi di partito e neutrali) e tale da non indurre in errore nessuno. Quanto agli affollamenti nella serata di domenica, è logico che chi si sia trovato alle ore 22 nei locali del seggio sia stato ammesso a votare.

 

Non è chiara questo eccesso di prudenza da parte del Governo, considerato che spesso è la disaffezione alla partecipazione politica l’unico fattore che determina questo tipo di ritardi, non certo la mancata informazione, più o meno capillare che sia. E questo tipo di disaffezione non è un fattore che si cura con l’invio di milioni di SMS.

 

Altre giustificazioni di scarsa giustificazione logica potrebbero essere "che tali affollamenti potrebbero provocare, come già accaduto in analoghe circostanze, disagi e turbamenti sotto il profilo dell’ordine pubblico". Ma ce li vedete gli italiani che si picchiano per dire "Vado a votare prima io… No, prima io"?

 

"In presenza dei richiamati disagi e ritardi, potrebbero pervenire i primi risultati di scrutinio dagli altri Paesi dell’Unione Europea mentre in Italia sono ancora in corso le operazioni di voto": in realtà i risultati di altri Paesi dell’UE, che davano come linea tendenziale una sostanziale sconfitta delle rispettive forze di governo, erano già arrivate in Italia nella giornata di domenica sotto forma di exit-poll, e diffuse dai principali organi di comunicazione.

 

Dunque, quell’SMS è il frutto di una azione prepotente ed ingiustificata, ma legale. Ovviamente la sua legalità deriva a sua volta da un’azione di prevaricazione (il decreto è uscito il 9 giugno scorso) su tutte le leggi esistenti e sugli organismi che sono deputati al loro rispetto e alla loro applicazione. Ma l’utente finale può farci ben poco, giacché, a quanto pare, nessuno dell’opposizione si è accorto del passaggio di questa normativa (e questo è un fatto grave), per poterla denunciare in tempo utile.

 

Molti hanno considerato il messaggio erroneamente "anonimo", solo per il fatto di non poter accedere al numero del mittente, contribuendo così a gettare ulteriore ed ingiustificato discredito sull’anonimato nelle comunicazioni via SMS che resta un diritto del cittadino e non un’arroganza dei poteri costituiti.

 

E’ una conclusione affrettata comprensibile, anche se non giustificabile. La rabbia e il senso di invasione che si prova in certi casi può indurre a riflessioni affrettate.

 

Ma occorre capire bene come stanno le cose per non rischiare di buttare via il bambino assieme all’acqua sporca. Tenendo conto che si è aperto, comunque, un pericoloso precedente che non tarderà ad essere imitato da governi di qualsiasi razza e colore politico essi siano.

 

Più che quelle della protesta, dunque, le vere armi a disposizione del cittadino sono l’informazione e la conoscenza. 

Valerio Di Stefano – SMS anonimi? Sì, ma non per tutti…

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L’anonimato è un diritto fondamentale del cittadino, e su questo, generalmente, non dovrebbero esserci obiezioni.

 

Piaccia o non piaccia il diritto a non farsi vedere è stato confermato e riconosciuto più volte anche dal Garante della Privacy.

 

Tra le tematiche più importanti di intervento in questo senso, il diritto dell’utente di telefonia fissa e mobile di conoscere il numero del chiamante e il corrispondente diritto di chi chiama a non farsi riconoscere.

 

Possono essere migliaia le motivazioni che spingono il mittente di una comunicazione a desiderare di rimanere anonimo. Ciò che spesso colpisce è la differenza di reazione che si può avere davanti a una comunicazione al cui autore non riusciamo a risalire.

 

Una normale lettera cartacea priva di mittente, solitamente non desta più nessuna preoccupazione, ma reagiamo in modi difformi (e solitamente scomposti) se la comunicazione anonima arriva via e-mail o all’interno di un newsgroup. 

Quello via Sms è ancora un aspetto poco conosciuto dell’anonimato che viene trattato in maniera assai difforme dai differenti gestori.

 

In particolare Vodafone a tutt’oggi non prevede ancora l’invio di Sms anonimi (ed è certamente una grave mancanza) se non attraverso il proprio portale web. Per accedere a questo servizio, però, occorre essere utenti registrati e titolari effettivi di un numero Vodafone.

 

Per inviare un Sms anonimo dal proprio cellulare, la soluzione più economica ed efficace la offre Wind. Occorre iniziare il testo del messaggio con la stringa "+k[spazio]k#s[spazio][testo del messaggio]", naturalmente senza le virgolette, e inviarlo direttamente al numero del destinatario.

 

Il quale, pur non potendo risalire al numero chiamante, potrà comunque rispondere. Il prezzo per ogni messaggio anonimo inviato è di 15 centesimi di euro IVA compresa.

 

Anche TIM offre una possibilità analoga, pur appoggiandosi a una società di servizi esterna. I titolari di una scheda TIM possono inviare un Sms anonimo al numero 44933, avendo cura di impostare il messaggio come segue "ANONIMO[spazio]NUMERO[spazio][testo del messaggio]", senza le virgolette, ove per NUMERO si intende naturalmente il numero del destinatario completo di prefisso. Il costo è piuttosto elevato (30,98 centesimi di euro IVA compresa), ma si riceve un messaggio di conferma in merito all’avvenuto inoltro. Il destinatario non potrà rispondere al messaggio anonimo ricevuto.

 

Se essere anonimi è un nostro inalienabile diritto, il limite dell’uso dell’anonimato dovrebbe essere dettato dalla nostra sensibilità e dal nostro buon senso.

 

Ma essendo il buon senso un criterio assolutamente individuale, ognuno potrà regolarsi come meglio sa e come meglio crede, tenendo sempre in considerazione il fatto che le libertà nelle comunicazioni non sono mai troppe.