La sfortuna di vivere adesso questo tempo sbandato

Dire che “Ha vinto la democrazia”, durante i cortei e le proteste di insegnanti e studenti a Roma è un po’ come tirare un sospiro di sollievo, dare un contentino ai manifestanti e rallegrarsi che non sia successo nulla di grave.

Forse ha vinto un po’ anche la scuola italiana, ma questo non lo dice nessuno.

Però questa mattina i quotidiani on line titolavano in modo più che allarmistico: “Roma blindata, Inviolabili Camera e Senato, Paura a Roma, Allarme cortei”.

Avevano paura degli studenti e degli insegnanti. Avevano paura dell’istruzione, della cultura, della voglia di apprendere e di dare sapere.

Categorie sociali al margine, trattate alla stregua di potenziali black-bloc, pronti ad impossessarsi dei luoghi sacri della democrazia, in cui si stanno discutendo normative essenziali per il nostro paese, come la salva-Sallusti, o la infratta-Porcellum.

Chissà cosa avrebbero potuto fare questi insegnanti e questi studenti, magari mettere a ferro e a fuoco la città, loro che sono arrivati “già menati”.

E invece neanche una macchina divelta, una vetrina rotta, un motorino dato alle fiamme, un cassonetto centrato da una Molotov. Macché, niente di niente.

Certo che è proprio strana questa gente.

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Tremonti: e’ meglio avere il posto fisso

[screenshot da: corriere.it]

Il Ministro delle Finanze Tremonti ci ha regalato, negli ultimi giorni, un sillogismo aristotelico, una espressione del pensiero kantiano da far restare a bocca aperta i più accreditati filosofi.

Dice che secondo lui è molto meglio avere un posto fisso per tutta la vita e pianificare la propria esitenza e quella della propria famiglia attorno a un posto che dia sicurezza nella vita, piuttosto che avere un lavoro precario ed essere costretti a una mobilità che preclude qualsiasi slancio vitale e che costringe il lavoratore ad avere altalenanti entrate economiche.

Non ci aveva mai pensato nessuno, in effetti.
E tutti ad applaudirlo, bravo, bravo, diccene un’altra.

Mia nonna quel pensiero lì ce l’aveva già fin da quando io ero piccolo, e aveva solo 80 anni quando mi diceeva "Dài retta a me, tròvati un bel lavorino, piglia il tu’ stipendio e vai in tasca a tutti!"
Grazie nonna!
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Alitalia: Berlusconi ed Epifani salvano la compagnia di bandiera. Rossa.

E così la CGIL si è calata le braghe davanti al Governo di Berlusconi e ha accettato 3250 esuberi senza battere minimamente ciglio.

Adesso c’è solo da vedere chi, tra Epifani e Berlusconi, falsi burattinai di un vero gioco politico al massacro, si prenderà il merito di avere salvato l’azienda e di avere avuto la responsabilità di mandare a casa la gente che lavora.

La cordata di Berlusconi non era certo quella dei suoi figli, come ha voluto darci ad intendere fin dal primo momento, e la soluzione dei sindacati della Triplice è stata, come sempre, quella del male minore, quella di farsi infinocchiare ma con un occhio di riguardo, così chi guarda, anche se ci vede, non lo saprà mai.

E qualcuno avrà ancora il coraggio di chiamarla "compagnia di bandiera".

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Quei no che aiutano a crescere

Questo manifestino andava molto di moda ai miei tempi.

Era diventato quasi un ritornello scontato, ripetuto spesso non solo tra gli anarchici.

Il voto visto come delega, come sottoscrizione a fare in modo che altri pensino al nostro posto è stato da sempre uno dei punti cardine di un pensiero sano. Naturalmente i politici della sedicente sinistra e i sindacalisti della Triplice lo tacciano di qualunquismo.

E come potrebbero fare diversamente?

Sono abituati a prevedere con stupefacente precisione quello che accadrà. Sibille Cumane di loro stessi.

E ci cambiano i termini, le parole, le espressioni.

Fanno delle consultazioni e le chiamano referendum. Ma non sanno che i referendum in Italia sono abrogativi. Cancellano, non confermano.
Non parlano più di lavoro, parlano di Welfare (trovatemi un cittadino comune che sappia cosa cazzo sia il Welfare!), non fanno più gli accordi con il governo amico, fanno i protocolli.

Si affidano a regole che non esistono e la chiamano democrazia partecipativa. Nel luoghi di lavoro le assemblee della Santa Alleanza hanno democraticamente portato avanti le ragioni del sì ignorando totalmente quelle del no.
Così i lavoratori hanno potuto votare con maggiore cognizione di causa.
A nessun lavoratore è stata consegnata una copia dell’accordo così come è scritto per vedere che cosa ne pensa.

Angeletti ha dichiarato a Radio Anch’io che il testo dell’accordo è troppo complesso, scritto in burocratese, che nessuno si prenderebbe la briga di leggerlo, considerate anche le sue dimensioni.
Angeletti scambia l’accordo con il programma di governo. Siccome gli amici degli amici hanno stilato un documento di 246 pagine che nessuno ha letto e che ha permesso a Prodi & C. di fare il bello e il cattivo tempo, allora se lo può permettere anche lui.

Ci tratta da sprovveduti, da esseri incapaci di leggere e comprendere.
Quindi ce lo spiega lui, che invece, evidentemente, è stato capace di dare una risposta adeguata alle percentuali da parlamento bulgaro che lui e la casta della Santa Alleanza dei sindacati hanno ricevuto in negativo dalle fabbriche, dagli operai veri.

Non hanno dato nessuna certezza in merito alla correttezza delle operazioni di scrutinio.

Sempre a Radio Anch’io un operaio ha tranquillamente riferito di aver votato ben tre volte senza che nessuno controllasse alcunché.

Non si può parlare di brogli, perché ci sono i brogli quando si violano le regole. Ma qui le regole non ci sono.

Si fa quello che vogliono loro perché i lavoratori lo hanno deciso.

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