Lettera al Senatore Francesco Russo (PD)

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Senatore Russo,

ho letto la Sua lettera a Beppe Grillo, che riporto qui sotto per comodità dei lettori del mio blog e, nello spirito della libertà di opinione e di critica, ho deciso di risponderLe.

Cominciamo dal fondo (in cauda venenum).

Beppe Grillo non è un parlamentare, è vero. Non è necessario esserlo per esercitare i propri diritti politici, in particolare quello di formare un movimento. Così come non è necessario essere incensurati. Se il vostro alleato Silvio Berlusconi prendesse anche solo minimamente atto di questo, non assisteremmo al gioco al rimando e al perdere tempo della Giunta per le Elezioni che dovrebbe sindacarne l’incompatibilità con la carica che riveste.

Grillo è stato condannato per un delitto colposo e non doloso. Mettere sullo stesso piano i 14 mesi per omicidio colposo plurimo cui è stato condannato Grillo, con le pene cui vengono condannati i parlamentari (si pensi, appunto, ai 4 anni di reclusione per il vostro alleato Berlusconi) è semplicemente inaccettabile.
Il titolo della Legge Severino reca chiaramente “disposizioni in materia di incandidabilita’ e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi”. Quindi è evidente che con quella condanna Grillo potrebbe benissimo candidarsi, e che, se non lo fa, è solo per il suo senso civico, fermo restando che, comunque, sarebbe una condanna di entità inferiore ai due anni.

Il PD, invece, ha deciso di candidare nel 2008 alla Camera dei Deputati, nel collegio Sicilia 1 Enzo Carra, che era stato condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi il 5 aprile 1995 per false dichiarazioni al pubblico ministero.
Nell’ottobre del 2009 è eletto all’assemblea nazionale del PD nella lista “Democratici per Franceschini”.
O ve lo siete dimenticato??
Lei mi dirà che Carra ha abbandonato il PD per aderire ad altra formazione politica, ma intanto lo avete candidato voi.

Lei elenca tutta una serie di azioni decisamente lodevoli e degne di un buon rappresentante delle Istituzioni. Accompagnare i figli in autobus, servirsi dei mezzi pubblici, essere assiduo al proprio lavoro parlamentare, non rubare (ci mancherebbe anche altro!), ma questi sono comportamenti che un senatore dovrebbe mantenere normalmente. Lei non sta facendo gesti eccezionali, sta semplicemente facendo il Suo dovere. In un paese in cui la normalità è diventata eccezione e, quindi, evento, mantenere la parola data probabilmente costituisce una notizia. Ma non lo è. Io, cittadino, posso solo aspettarmi che chi mi rappresenta e mi deve rendere conto (e Lei, come tutti gli altri Suoi colleghi senatori, deve rispondere a me anche se non l’ho votata e non ho votato il Suo partito) sia migliore di me. Più che aspettarmelo, lo esigo.

Sono contento per l’esito fondamentale della Sua battaglia per l’abolizione dei fax dalla pubblica amministrazione. Ma mi chiedo com’è che ne vedo ancora tanti in giro per gli uffici pubblici. Personalmente sono il fortunato possessore di una casella di Posta Elettronica Certificata, che uso con molta soddisfazione in tutte le mie relazioni con la Pubblica Amministrazione, fatto salvo il caso che ricevo sempre risposte cartacee, a volte per raccomandata. Per cui i cittadini pagano per quello che potrebbe essere loro risparmiato.
C’è una voragine di divario di conoscenze tecnologiche e opportunità operative nella Pubblica Amministrazione, abolire i fax è come togliere una ragnatela nel laboratorio del Dr. Frankenstein.

Ma mi dica, Senatore, Lei che si dichiara così “fiero di essere del PD”, come si fa a tornare a casa la sera e avere sulla coscienza l’aver votato assieme al PDL per ordine di partito? Come si fa a coniugare le istanze degli elettori cosiddetti “di sinistra” con quelle della destra cui fino alla scorsa legislatura il PD avrebbe dovuto fare da opposizione? Come si fa a dire, legittimamente, “non ho conflitti di interesse” e stare nella stessa formazione politica che non ha mai mosso un dito per fare la legge sul conflitto di interesse e limitare Berlusconi? Ma non si dorme un po’ male? No, eh??

Valerio Di Stefano
Cittadino italiano


Caro Beppe,
io mi sono tagliato lo stipendio,
vengo in Aula in metropolitana,
porto i miei figli a scuola in autobus,
ho il 96% di presenze in Parlamento,
non rubo,
non ho conflitti d’interesse,
non sono in Parlamento da 20 anni,
mantengo la parola data,
ho vinto la battaglia per abolire i fax dalla pubblica amministrazione,
non voglio tornare a votare con il Porcellum.
Eppure sono un senatore del PD e non del M5S. E ne vado fiero, sono orgoglioso di appartenere a un Partito in cui:
il pluralismo è un valore e non un virus da debellare
i processi decisionali sono chiari e trasparenti
il candidato premier viene eletto da 3 milioni di persone
il mio leader non è né pregiudicato né condannato in via definitiva.
Perciò se credi davvero che l’onestà debba tornare di moda e il Parlamento riconquistare la centralità decisionale perduta allora comincia a dare il buon esempio: smettila di parlare sempre tu a nome del Movimento e passa il testimone. Perché tu in Parlamento non ci sei. E perché, fino a prova contraria, quello condannato in via definitiva sei tu, non i parlamentari del PD.

Cordialmente

Un senatore (fiero di essere) del PD

Il GIP è solo: il ricorso alla Consulta del Governo per l’ILVA di Taranto

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Il Giudice per le Indagini Preliminari Anna Patrizia Todisco

Stiamo perdendo molto di più che posti di lavoro all’ILVA di Taranto o la salute dei cittadini. Stiamo perdendo lo stato di diritto.

Il Governo ha annunciato che il 17 agosto prossimo (che è un venerdì, e per giunta il venerdì successivo al ferragosto) farà visita, nella persona di ben tre ministri, alla città di Taranto,  per acquisire, tra le altre cose, gli atti con cui il Giudice per le Indagini Preliminari Anna Patrizia Todisco ha disposto il sequestro cautelare dell’acciaieria più importante d’Italia e d’Europa, e trascinare la Togata davanti alla Corte Costituzionale per verificare “se non sia stato menomato un nostro potere: il potere di fare politica industriale” (sono parole del sottosegretario Catricalà).

E’ l’ennesimo e stancante conflitto tra poteri, l’ennesima dimostrazione che il potere ha strumenti di autotutela che il cittadino comune non ha. Non credo sia mai capitato a nessuno di fare ricorso direttamente alla Corte Costituzionale, i più fortunati si sono fermati all’appello, quelli con avvocati più o meno bravi, un po’ di soldi e tempo prezioso da guadagnare sono arrivati fino alla Cassazione.

Ogni volta che vorrei dar torto a un magistrato (e i magistrati possono aver torto, o, quanto meno, i loro atti possono essere criticabili come quelli di chiunque altro) mi ritrovo sempre a dargli ragione. In particolare questa volta perché mi pare che si sia travalicato un dato che è sfuggito di mano perfino allo stesso Marco Travaglio: qui non si trascina davanti alla disciplinare un pubblico ministero che, in astratto, potrebbe aver agito non rispettando certi doveri o un certo modus operandi a garanzia dell’indagato, no, qui si attacca un giudice di merito (appunto, il Giudice per le Indagini Preliminari) che decide, sentite le parti (quindi anche la difesa delle persone coinvolte, se ce ne sono) se ricorrono o no i presupposti per procedere a un sequestro cautelativo.

E questo giudice ha deciso che l’interesse della collettività alla salute è più importante dell’interesse dei singoli al lavoro. E’ un discorso che non fa una piega.

Due soldi di cancro non valgono l’ambaradan dell’acciaieria, lo sanno anche i bambini.

Ma su Twitter il Ministro Corrado Clini ha scritto «Devono essere bene chiare le competenze e le attribuzioni dei compito. Ognuno deve fare il suo lavoro» E la Dott.ssa Todisco lo ha fatto il proprio lavoro, non ha mica travalicato niente. Il suo compito è quello di accertare reati e, eventualmente, disporre tutte le misure necessarie affinché quei reati non abbiano a perpetuarsi nel tempo.
Si arriva all’assurdo di invocare la magistratura a ogni pie’ sospinto perché agisca, perché faccia il proprio dovere, perché la giustizia ponga fine all’avvelenamento cui soggiace una città intera e poi, quando lo fa, ci si lamenta e si trascinano quei giudici davanti alla Corte Costituzionale.

E ancora: “Partiamo dal presupposto che la tutela della salute e dell’ambiente è un valore fondamentale che anche il governo vuole perseguire e anche dal presupposto che noi rispettiamo le sentenze dei giudici. Però, alcune volte queste sentenze non sembrano proporzionate rispetto al fine legittimo che vogliono perseguire (…)”.  In breve: il GIP ha esagerato. Ma ha esagerato cosa? Se “la chiusura immediata è un fatto gravissimo” chissà che fatto grave poteva essere tenere in piedi e in funzione l’acciaieria mentre la gente continuava a morire.

Casini ha aggiunto: “affidare scelte di politica industriale del paese ai magistrati significa andare nel baratro”. Forse è appena il caso di sottolineare che i magistrati non fanno scelte di politica industriale.

E Vendola: “Bisogna togliere il proiettile dalla canna della pistola del giudice”.

Del resto, se Vendola ha aperto all’UDC qualche ragione ci sarà.

“Guatemala Guatemala (maremma maiala!)”

Il PM Antonio Ingroia
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Il PM Antonio Ingroia
immagine tratta da giacomosalerno.wordpress.com

Il ministro della Giustizia Paola Severino ha espresso parere favorevole per la collocazione fuori ruolo del PM Antonio Ingroia che potrebbe valutare l’ipotesi di partire per il Guatemala e accettare l’offerta dell’ONU per l’analisi criminale contro l’impunità.

Promoveatur ut amoveatur?