Dal 1 gennaio siamo tutti meno liberi

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Non c’è niente da ridere o da festeggiare. Dal 1 gennaio andrà in vigore la legge che sospenderà sine die i tempi di prescrizione una volta emessa la sentenza di primo grado. Con la benedizione del ministro Bonafede, con l’approvazione incondizionata di Marco Travaglio, con l’inerzia del PD e con i cori di luoghi comuni da parte dell’opinione pubblica, primo fra tutti quello per cui “bisogna preservare le vittime di reato”, la preferita di chi dimentica che nel processo penale le parti sono alla pari, hanno pari diritti e pari dignità e sono perfettamente uguali davanti al giudice (non si può privilegiare il sacrosanto diritto della parte offesa rispetto al diritto dell’imputato, altrettanto sacrosanto, di avere un processo in tempi certi e non sospesi, e di essere dimenticato dopo un periodo ben determinato). O come quelli che vedono un colpevole ovunque, in qualsiasi circostanza, dimenticando che si è colpevoli solo in presenza di una sentenza definitiva passata in giudicato, e non pensando, o non sapendo proprio per niente, che se uno commette un reato a vent’anni quando è giovane e scapestrato, non può essere definitivamente giudicato quando ne avrà quaranta, quando sarà, verosimilmente, un marito e un padre di famiglia, solo perché magari si tratta di un reato cosiddetto “minore” e le procure si prendono tempi eonici per trattarlo perché c’è sempre qualcosa di più importante di cui occuparsi. Ma cosa ci può essere di più importante della definizione dello status di un cittadino che si ritrova macchiato a lunghissima scadenza il certificato dei carichi pendenti? La prescrizione, va da sé, non è solo un diritto. E’ la dichiarazione di impotenza dello Stato, che non riesce a rispettare le prescrizioni costituzionali sul giusto e rapido processo. E dal primo gennaio tutto questo non c’e più. Nessun “mea culpa”. Solo l’imposizione imperiosa e prepotente di un governo che non è capace di affrontare una vera e radicale riforma della giustizia e del processo penale. Tutti meno liberi. Tutti meno tutelati nel bene supremo della giustizia sbilanciata dalla parte delle procure e dei tribunali. Via, via…

Cassazione: se il destinatario dell’offesa non è identificato o identificabile non c’è reato di diffamazione

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“L’interpretazione giurisprudenziale sul punto è rigorosa, richiedendo che l’individuazione del soggetto passivo del reato di diffamazione, in mancanza di indicazione specifica e nominativa ovvero di riferimenti inequivoci a fatti e circostanze di notoria conoscenza, attribuibili ad un determinato soggetto, deve essere deducibile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell’offesa, quale si desume anche dal contesto in cui è inserita (…); con la conseguenza che ove non sia possibile tale deduzione il reato di diffamazione non può ritenersi integrato.”

Cassazione – Sentenza n. 49435/2019

La scuola büóna

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Illustrazione originale da "Cuore" di Edmondo De Amicis. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/File:Cuore_-_pic_7.png
Illustrazione originale da “Cuore” di Edmondo De Amicis. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/File:Cuore_-_pic_7.png

E’ lo iato quella cosa
che al dittongo lunga suona
e trasforma tu’ ma’ buòna
nella büóna di tu’ ma’.

(Ettore Borzacchini, anima nobile)

 
E’ accaduto sabato scorso che Matteo Renzi, intervistato, tra le altre cose, sul tema della riforma della scuola, abbia detto “Qualcosa non ha funzionato”. Ma va’? Davvero?? O come se n’è accorto?? “Il colpevole sono io, riaprirò la discussione”, e questa è la premessa necessaria all’atteggiamento dirigenziale (o, per meglio dire, dirigista) che dovremo aspettarci. In breve, si parla, si discute, si fa pubblica ammenda degli errori, una marcia indietro prudenziale, si ascoltano tutte le parti in causa, poi si fa quel che ci pare.

Qual è, dunque, il busìllisi del contendere? Certamente non le assunzioni. Quelle è una sentenza della Corte Europea a imporle. E’ un dispositivo del 26 novembre che impone che i precari vengano stabilizzati dopo 3 anni di supplenze annuali. Sono stati individuati 148.000 lavoratori aventi diritto e il Governo, misteriosamente, ne ha stabiliti 100.000. Ma Renzi e compagnia cantante hanno dovuto accettare che quella sentenza fosse l’unico contenuto legislativo scritto da mano diversa dalla loro.

Il quid è un altro, è una scuola che si vedrà trasformare in azienda, con la figura del Dirigente Scolastico cui sarà data carta bianca sull’assunzione diretta dei docenti, dei collaboratori e sulla nomina dei supplenti. Sarà il festival dei clientelismi, dei favori, dei privilegi per i parenti, degli appoggi politici e perfino dei favori sessuali.

Sarà la scuola che avrà via libera perché lo dicono loro. Perché discutere discutono con tutti. Ma quanto a decidere decidono loro e solo loro.

Magari!

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«Cosa vorrebbero, che morissi in un attentato? Cosa dovrei fare, scomparire?»

«Sono sconfortato. Vogliono che molli tutto e mi dimetta? Questo vogliono? Massì, chi me lo fa fare, arrivederci…»

(Silvio Berlusconi dopo il deposito delle motivazioni della Sentenza Mills)

Beppino Englaro indagato per omicidio volontario su denuncia dell’Associazione “Verita’ e Vita”

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E non finisce più.

Lo vogliono morto, sepolto, cadavere, putrefatto, di più, lo vogliono polvere, disperso al vento, mischiato, a seconda della direzione, ora alle sabbie del deserto, ora alle acque degli oceani.

Lo vogliono ridurre al nulla, peggio, lo vogliono condannare all’oblio, perché la pubblica gogna mediatica e bacchettona evidentemente non basta più.

Beppino Englaro è stato indagato dalla Procura della Repubblica di Udine per omicidio volontario su denuncia dell’associazione "Verità e Vita" (e non "Scienza e Vita" come inizialmente riportato da alcune agenzie di stampa).

"Atto dovuto", naturalmente.

E quando mai sarà dovuto l’ultimo atto su questa vicenda? Quando lasceranno in pace i morti e la smetteranno di far morire i vivi?

Beppino Englaro è il destinatario di una ingiustizia a orologeria volgare e ostinata. Ha solo rispettato la legge. E in Italia rispettare la legge è un fatto gravissimo.

Non serve a nulla, anzi, non la guarderanno nemmeno, ma ho spedito all’indirizzo dell’associazione "Verità e Vita" una mail di protesta. So che non è la sola, e, per quello che può servire a Beppino Englaro, è solo una goccia in un oceano di onta e abominio.

Ma è questa:

"La vostra denuncia nei confronti del Sig. Englaro costituisce una pagina deplorevole e inqualificabile in una vicenda che dovrebbe lasciar spazio solo al dolore.

Considerata l’evidenza mediatica che è stata data al caso, e considerato il fatto che viviamo in uno stato di diritto, per cui il reato di omicidio è ancora perseguibile d’ufficio (e mi stupirei del contrario), considero la vostra iniziativa una pervicace e testarda volontà persecutoria nei confronti di un cittadino che ha avuto a cuore solo la volontà della figlia e la determinazione di compierla secondo quanto la legge italiana gli ha riconosciuto.

Quello che avete fatto è semplicemente vergognoso. Mi auguro solo che il Dio in cui molti dei vostri associati credono, vi perdoni per il male che state facendo.

Personalmente non ho nessuna intenzione di farlo."

Beppino Englaro santo subito!

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"Il rifiuto delle terapie mediche, anche quando conduca alla morte, non può essere scambiato per un’ipotesi di eutanasia, ossia per un comportamento che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte, esprimendo piuttosto tale rifiuto un atteggiamento di scelta, da parte del malato, che la malattia segua il suo corso naturale"

"Il diritto costituzionale di rifiutare le cure, come descritto dalla suprema corte, è un diritto di libertà assoluto, il cui dovere di rispetto s’impone erga omnes, nei confronti di chiunque intrattenga con l’ammalato il rapporto di cura, non importa se operante all’interno di una struttura sanitaria pubblica o privata"

(TAR Lombardia, Sentenza n. 214, Prof. Vittorio Angiolini e Avv. Franca Alessio contro la Regione Lombardia)

Quest’uomo non è solo il padre di Eluana. Quest’uomo non è solo una persona che ha vinto una sacrosanta battaglia personale. Quest’uomo è il diritto incarnato. Quest’uomo ha portato il diritto dove il diritto non c’era, dove il vuoto legislativo nicchiante e tacitamente accondiscendente ha permesso alla Chiesa Cattolica di usurpare ciò che appartiene solo ed esclusivamente alla persona.
I Tribunali di ogni ordine e grado gli hanno dato ragione. La Chiesa e la politica lo stanno massacrando.