Studenti: irruzione e lancio di uova al Senato

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Dio benedica gli studenti, che sono quanto di più pulito e sincero abbiamo in Italia.

Molto più avanti intellettualmente e a livello di consapevolezza di sé e degli altri di quanto non lo siano i loro insegnanti, professori, politici e di quanto non lo siano le stesse istituzioni del paese.

Vittime consapevoli (vivaddio!) del taglio alla cultura operato sull’istruzione di qualunque ordinamento e grado, chè con la cultura non si mangia, ma senza la conoscenza (che è, appunto, cultura e non nozionismo) non si vive.

Talmente consapevoli da lanciare delle uova contro la sede di Palazzo Madama al grido di "Dimissioni, dimissioni!"

Sono loro il risveglio di un’opinione pubblica dormiente e tollerante. Sono loro il contraltare di genitori che oggi si metteranno le mani nei capelli pensando che "oddìo cosa ha fatto mio/a figlio/a, ma non poteva starsene a casa a guardare Uomini e Donne con la De Filippi come tutti gli altri?"

E invece no. I nostri figli affrontano gli scudi della polizia antisommossa con i titoli delle opere dei classici della letteratura e del pensiero di ogni tempo e di ogni paese.

Vogliono questo e lo Stato non è in grado di darglielo. Lo sanno, e sono profondamente, giustamente, unanimemente, inequivocabilmente e ineccepibilmente incazzati.

Il Ministro Gelmini ha dichiarato: "Difendono i baroni".

Ora, immagino che chiunque voglia e debba portare rispetto verso la figura istituzionale di chi si occupa della Pubblica Istruzione, ma non per questo si deve rinunciare al naturale dissenso critico nei confronti degli atti di un governo che ha portato questi giovani all’esasperazione, che avvilisce il senso della cultura e che toglie la prospettiva verso un futuro fatto di studi e di ricerche.

Non difendono affatto i baroni, no, non credo. Stanno difendendo il loro diritto all’accesso del sapere, hanno inquadrato l’istituzione del legislatore come principale responsabile della mancanza di qualità in cui versa l’istituzione pubblica, e probabilmente l’accusa di favorire il baronaggio dei luminari dell’insegnamento (attività a cui, da quello che mi risulta, il Ministro Gelmini non si è mai dedicato) da parte di chi apostrofa come "cagna" un altro ministro donna, suo pari, può anche apparire ai loro occhi come un’osservazione di scarsissimo pregio.

Fini ha parlato di "inaccettabile violenza". Quella degli studenti, certo.
Qualche uovo tirato al Senato, si sa, è di una violenza inaccettabile, è un atto gravissimo che ripugna la sensibilità dei cittadini onesti che vanno a lavorare ogni giorno e che la sera non chiedono altro che potersi rilassare guardando il "Grande Fratello" o applaudire le incursioni del Presidente del Consiglio nella TV pubblica, non ci sono dubbi.
Dobbiamo stigmatizzare profondamente questi atti vandalici, perché solo così facendo potremo stigmatizzare altrettanto fermamente chi ha ridotto scuole e università a non avere più nulla e a poter offrire agli utenti solo la fatiscenza delle strutture e l’inefficienza dei servizi.

Schifani, dal canto suo, ha detto che "Prima o poi ci scappa il morto".
Che nessuno si azzardi a torcere un capello agli studenti.
Se commettono reati si dia loro la possibilità di difendersi in un’aula di  giustizia, come la si dà a qualsiasi cittadino che non sia il Presidente del Consiglio, sono certo che loro apprezzeranno molto questa opportunità di sentirsi uguali davanti alla legge in mezzo a diseguali che possono ancora usufruire del Lodo Schifani.
Saranno loro a dare una lezione di cittadinanza democratica alle istituzioni, non il contrario.
Ma non si evochino i morti, perché lo sappiamo tutti benissimo che quando uno studente con un libro incontra un poliziotto con la pistola lo studente con il libro è un uomo morto.
Il Presidente Schifani farebbe bene, prima di evocare i morti, a dire al paese come è stato possibile che il cordone della sicurezza delle Stato sia stato così facilmente bucato da studenti armati, tutt’al più, solo della loro incazzatura.

Bersani non sapeva che fare ed è salito sul tetto a manifestare con i ricercatori universitari.
Onorevole Bersani, la smetta di mescolarsi con l’opposizione vera e sana del Paese, nel maldestro tentativo di celare l’incapacità del Suo partito di crearne una originale.
Queste persone hanno delle idee, proprie, personali, irripetibili, non omologabili. Non hanno bisogno di aderire alle idee di nessun altro. Abbia rispetto di loro, onorevole Bersani, e pietà di noi che siamo costretti a vederla mentre ci guarda da lassù e pensa anche di aver fatto qualcosa di buono, equo e solidale.

Forum sulla Famiglia di Milano: Berlusconi non andra’, ci sara’ Giovanardi

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E’ ufficiale, Berlusconi non andrà al Forum di Milano sui temi della famiglia.

Qualcuno ha avuto di che storcere naso e avrà pensato che forse non sarebbe stato carino fare intervenire su un tema come la famiglia una persona divorziata dalla prima moglie e separata dalla seconda, che, per sua stessa ammissione, ama le donne e non rinuncerebbe mai al suo stile di vita che lo porta a essere munifico e magnanimo nei confronti di ragazze minorenni, destinatarie dei suoi atti di altruismo e umana comprensione.

Allora no, Berlusconi non va bene.

Hanno chiamato Giovanardi, che, voglio dire, riguardo al caso di Stefano Cucchi ha affermato che il giovane, in carcere, sarebbe morto non per le percosse subite, bensì in quanto "anoressico, drogato e sieropositivo". E’ passato un anno esatto da quelle affermazioni, e nessuno se le ricorda più. Abbiamo una memoria volatile, come quelle dei computer. Solo che non siamo computer.

Giovanardi è lo stesso che il 20 settembre scorso ha dichiarato che nei paesi in cui sono state legalizzate le adozioni di bambini da parte delle coppie gay è "esplosa la compravendita di bambini e bambine".

Insomma, una persona esperta sui temi della famiglia non poteva e non doveva mancare, per cui se qualcuno avesse dei dubbi sulla autorità dell’on. Berlusconi può mettersi l’animo in pace, perché il Senatore Giovanardi potrà rappresentare il Governo in maniera più che degna.

Lettera aperta ai senatori del PD che hanno abbandonato l’aula

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Come vi avevo promesso, ecco il testo della mail circolare che ho inviato a tutti i senatori e le senatrici del Partito Democratico che oggi hanno abbandonato l’aula al momento dell a votazione della fiducia sul maxiemendamento sulle intercettazioni.:

Gentile Senatrice,
Gentile Senatore,

al decisione dei senatori del gruppo del Partito Democratico (fatti i dovuti "distinguo") di non partecipare alla votazione finale sul testo del maxiemendamento sulle intercettazioni, tristemente e tragicamente approvato dall’aula in data odierna, costituisce, a mio parere, una delle pagine istituzionali in assoluto più oscure dei nostri giorni.

Come cittadino ritengo assolutamente insensato e incomprensibile, in un momento di così grande pericolo per la democrazia e le garanzie costituzionali, abbandonare l’aula nel momento in cui l’opposizione, proprio perché tale, avrebbe avuto la possibilità di esternare il proprio rifiuto alla logica perversa che sottende le disposizioni approvate, e il non voler sottostare alla prepotenza di chi, ponendo la questione di fiducia in aula, rifiuta di soggiacere alle regole più elementari del dibattito pubblico.

Nel momento in cui ogni senatore è chiamato, nominalmente, ad esprimersi su un tale scempio delle più elementari garanzie, dire "no" è un dovere anche se si è in minoranza.

Le esprimo, dunque, il più totale e sdegnato dissenso verso un gesto che regala alla maggioranza la fiducia su un piatto d’argento, quando sarebbe stato possibile adebbitarle l’aggravante del ricatto della questione di fiducia.

Mi creda deluso.

Rispetto alla lista iniziale dei destinatari, per il momento ho notato che si sono verificati problemi nella consegna per una decina di nominativi. Non ho ancora ricevuto nessuna risposta (ma, si sa, è presto, è giovedì, e i senatori vanno tutti a casa…)

Il sito della senatrice Annarita Fioroni. Che non c’e’.

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Mentre stavo sfogliando le pagine del sito del Senato della Repubblica per l’invio della mail ai senatori che hanno deciso di non partecipare al voto in aula sul maxiemendamento (ex ddl) vergogna sulle intercettazioni, mi è venuto da notare come pochissimi senatori abbiano pubblicato un indirizzo di posta elettronica diverso da quello fornito dal Senato stesso. Un numero ancora più esiguo di loro ha pubblicato l’indirizzo di un sito web di riferimento.

Tra questi la Senatrice Anna Rita Fioroni, titolare del sito www.annaritafioroni.it, a cui rimanda la pagina del Senato.

Solo che il sito contiene la pagina di installazione di WordPress e si configura come uno dei tanti tentativi della politica di venire in contatto con la base, parlare lo stesso linguaggio della politica cosiddetta "dal basso" senza tuttavia riuscirvi.

Altre occasioni sprecate. E di risposte alla mail, naturalmente, nemmeno una.

Maxiemendamento sulle intercettazioni – Senato: chi ha votato si’ e chi ha votato no

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Invito il senatore Segretario a procedere all’appello, iniziando dalla senatrice Incostante.

La senatrice Segretario VICARI e, successivamente, il senatore Segretario STRADIOTTO fanno l’appello.

(Nel corso delle operazioni di voto assumono la Presidenza la vice presidente BONINO – ore 13,06 -, indi il presidente SCHIFANI ore 13,15 -).

Rispondonoi senatori:

Aderenti, Alberti Casellati, Alicata, Allegrini, Amato, Amoruso, Asciutti, Augello, Azzollini,

Balboni, Baldassarri, Baldini, Barelli, Battaglia, Benedetti Valentini, Berselli, Bettamio, Bevilacqua, Bianconi, Bodega, Boldi, Bondi, Bonfrisco, Bornacin, Boscetto, Bricolo, Butti,

Cagnin, Calabrò, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Camber, Cantoni, Carrara, Caruso, Casoli, Castelli, Castro, Centaro, Ciarrapico, Cicolani, Comincioli, Compagna, Conti, Contini, Coronella, Costa, Cursi, Cutrufo,

D’Alì, D’Ambrosio Lettieri, Davico, De Angelis, De Eccher, De Feo, De Gregorio, De Lillo, Delogu, Di Giacomo, Di Stefano, Digilio, Dini, Divina,

Esposito,

Fasano, Fazzone, Ferrara, Filippi Alberto, Firrarello, Fleres, Fluttero, Franco Paolo,

Galioto, Gallo, Gallone, Gamba, Garavaglia Massimo, Gasparri, Gentile, Germontani, Ghigo, Giordano, Giovanardi, Giuliano, Gramazio, Grillo,

Izzo,

Latronico, Lauro, Lenna, Leoni, Licastro Scardino, Longo,

Malan, Mantica, Mantovani, Maraventano, Massidda, Matteoli, Mazzaracchio, Mazzatorta, Menardi, Messina, Montani, Monti, Morra, Mugnai, Mura, Musso,

Nania, Nespoli, Nessa,

Orsi,

Palma, Palmizio, Paravia, Pastore, Piccioni, Piccone, Pichetto Fratin, Pisanu, Piscitelli, Pittoni, Pontone, Possa,

Quagliariello,

Ramponi, Rizzi, Rizzotti,

Saccomanno, Sacconi, Saia, Saltamartini, Sanciu, Santini, Saro, Sarro, Scarabosio, Scarpa Bonazza Buora, Sciascia, Serafini Giancarlo, Sibilia, Spadoni Urbani, Speziali, Stancanelli, Stiffoni, Tancredi, Tofani, Tomassini, Torri, Totaro,

Vaccari, Valditara, Valentino, Vallardi, Valli, Vetrella, Vicari, Viceconte, Viespoli, Vizzini,

Zanetta, Zanoletti.

Rispondono no i senatori:

Astore,

Belisario, Bianchi, Bonino, Bruno, Bugnano,

Caforio, Carlino,

D’Alia, De Toni, Di Nardo,

Fosson,

Giai, Giambrone, Gustavino,

Lannutti, Li Gotti,

Mascitelli,

Pardi, Pedica, Poli Bortone, Poretti,

Russo, Rutelli,

Sbarbati.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere alla numerazione dei voti.

(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell’emendamento 1.1000, interamente sostituivo dell’articolo unico del disegno di legge n. 1611, sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia:

Senatori presenti

191

Senatori votanti

189

Maggioranza

95

Favorevoli

164

Contrari

25

Il Senato approva.

Il legittimo impedimento e’ legge dello Stato-Vergogna

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– Sapete voi quanti siano gl’impedimenti dirimenti?

– Che vuol ch’io sappia d’impedimenti?

– Error, conditio, votum, cognatio, crimen, Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, Si sis affinis,… – cominciava don Abbondio, contando sulla punta delle dita.

– Si piglia gioco di me? – interruppe il giovine. – Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?

– Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa.

(Alessandro Manzoni, I promessi sposi, Cap. 1)

Il Garante della Privacy sul Decreto Ronchi che approva il telemarketing libero e selvaggio

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L’Autorità Garante per la privacy esprime forte preoccupazione riguardo agli effetti negativi che potranno derivare dalle nuove norme in materia di telemarketing introdotte dal cosiddetto “decreto legge Ronchi”, appena approvato in via definitiva dalla Camera.

In particolare suscita molta perplessità l’istituzione di un registro pubblico al quale devono iscriversi quanti non vogliono essere disturbati da telefonate pubblicitarie o commerciali, caricando così i cittadini di incombenze e problemi.

Si rischia, inoltre, di causare ulteriori molestie ad abbonati e utenti, che, almeno fino a quando non sarà istituito il registro, si vedranno di nuovo massicciamente contattare da aziende, gestori telefonici, società di servizi con le offerte più diverse.

La norma prevede, peraltro, che possano essere contattati a fini promozionali anche coloro che a suo tempo avevano manifestato la volontà di non ricevere più pubblicità telefonica, provocando in questo modo ulteriori fastidi a tutti, compreso  chi si era già espresso su questa questione.

Sconcertante e inspiegabile appare anche la mancata previsione del parere formale del Garante sull’istituzione del registro, sul cui funzionamento e sulla cui organizzazione l’Autorità viene tuttavia chiamata a vigilare.

Pur riservandosi di verificarne in concreto il funzionamento, l’Autorità esprime infine dubbi sull’effettiva efficacia del registro, il quale peraltro non verrà, come erroneamente riportato da notizie di stampa, gestito direttamente dal Garante, ma da un ente o organismo diverso, ancora da individuare.

Roma, 19 novembre 2009

 

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Il testo (PDF) del Disegno di Legge del Governo sul “processo breve” in discussione al Senato

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Il disegno di legge in discussione al Senato per salvare Berlusconi sui processi brevi ha un aspetto quasi rassicurante.

Reca sul frontespizio la dicitura "Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo".

In breve, il cittadino verrebbe "tutelato" in ossequio alla Costituzione, che viene stravolta nei suoi principii fondamentali, primo fra tutti quello dell’uguaglianda di tutti i cittadini di fronte alla legge (e, quindi, non solo degli incensurati) e alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, la stessa tanto vituperata quando si è trattato di esprimere una sentenza sull’esposizione dei crocifissi nelle aule italiane.

E’ un linguaggio rassicurante, praticamente soporifero. Stravolgo la Costituzione, del Diritti dell’Uomo (dei diritti di UN uomo, solo, al telecomando) me ne infischio ma ce lo metto lo stesso perché fa scena. Deve aver pensato questo il Legislatore quando ha deciso di presentare al Senato questo testo raffazzonato che è stato definito una porcata perfino da Casini, che ha detto di preferirgli un Lodo Alfano presentato come Legge Costituzionale (eh, vuoi mettere?…)


Intanto scaricate il testo in versione PDF e sopravvivete, se potete.

Senato: approvata la norma ammazzaprivacy. Via libera ai call center di telefonata pubblicitaria selvaggia

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Mentre ieri pomeriggio eravamo impegnati a pensare alla categoria ontologica che la critica filosofica contemporanea chiamerebbe “Dei cazzi nostri”, al Senato della Repubblica veniva approvato un articolo che limita, se possibile, ancora di più la privacy dei cittadini.

La maggioranza ha approvato un provvedimento che allunga i termini per cui i call center potranno effettuare telefonate promozionali nelle case degli italiani a loro piacimento.

Nel frattempo, presso il Garante della Privacy verrà istituito un registro presso il quale sarà possibile iscriversi telematicamente (ce li vedo gli anziani a cercare di raccapezzarcisi…) se si intende dare il proprioo dissenso alla possibilità di essere tormentati.

In genere si dovrebbe (e si deve!!) presumere che una persona se vuole un servizio o accetta di essere contattato per fini di comunicazione pubblicitaria debba dare preventivamente il consenso. Ovvero, se voglio qualcosa la chiedo espressamentre, viceversa non sei autorizzato/a a disturbarmi per mandarmi alcunché.

Mauro Paissan, componente dell’Ufficio del Garante della Privacy, ha commentato:

‘I cittadini verranno disturbati da una quantita’ incredibile di telefonate pubblicitarie, anche se non hanno mai dato il loro consenso alle chiamate’

‘Si tratta di un errore. Gli utenti telefonici

Ipnosi estiva 2: Al Senato la fiducia sul decreto sicurezza

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Domani il Senato approverà, dopo che il Governo avrà posto la mozione di fiducia, il famigerato decreto sulla Sicurezza, quello sulle ronde e sull’introduzione del reato di clandestinità.

Il sito del Senato della Repubblica riporta la notizia come se fosse un inciso, una parentesi. Se non fosse perché c’è di mezzo la diretta televisiva (ma a cosa serve? Tutte le sedute delle Camere sono trasmesse via satellite in chiaro tramite un canale dedicato, ma che ci fa la gente con il ricevitore satellitare affittato "gratis" da Sky, ci si fa il clistere??) probabilmente non ne avrebbero dato neanche notizia:

Ddl sicurezza: questione di fiducia. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha posto la questione di fiducia sul ddl 733-B recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica". Dopo l’annuncio del Ministro il Presidente Schifani ha convocato la Conferenza dei Capigruppo. I voti di fiducia saranno tre: uno per ciascun articolo del ddl. Le prime due votazioni si svolgeranno oggi pomeriggio: la prima "chiama" è prevista alle 17 circa. La terza votazione avrà luogo giovedì mattina quando, a partire dalle ore 12, si svolgeranno le dichiarazioni di voto in diretta tv.
(1 luglio 2009)

E’ curioso il reato che viene reintrodotto, di offesa a pubblico ufficiale:

Praticamente si può offendere liberamente un insegnante mentre fa lezione, è impegnato nei collegi docenti, nei consigli di classe e quant’altro, tanto poi gli si risarcisce il danno e il reato si estingue.

E’ una sorta di corruzione legalizzata. Ti offendo, tanto poi ti pago, e visto che ti pago non vado neanche in galera. Non fa una grinza.

Beppe Grillo alla Commissione Affari Costituzionali del Senato

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Mentre la Camera discuteva e approvava la legge che limita le intercettazioni e mette il bavaglio all’informazioni, Beppe Grillo era in Commissione Affari Costituzionali al Senato, per parlare di una proposta di legge di iniziativa popolare.

E mi pare che, a questo punto, tutto si possa dire di Beppe Grillo meno che sia un populista. E’ solo una persona che ha raccolto 350.000 firme per presentarle nelle sedi istituzionali perché venga discusso un testo di legge proposto dal basso. E’ forse l’unico che ha detto davanti a una Commissione Affari Costituzionale che i politici sono vecchi e antistorici, facendo incazzare i suoi interlocutori. Ha dato addosso ai giornalisti chiarendo che la vera informazione è quella della rete, e non quello che pubblicano i giornali.

Ha detto quello che i partituncoli di certa sedicente sinistra di maniera ha sempre dichiarato di voler fare. Ma che non ha mai fatto. Chapeau!

E’ ovvio che non ne ha parlato nessuno. Anzi, “Repubblica TV” ha astutamente “tagliato” le premesse dell’intervento di Grillo, mostrando solo i motivi di scontro e di risentimento che venivano più dalla presidenza della Commissione che da lui, storcendo una realtà che non era quella effettiva, e che vi ripropondo nella registrazione integrale dell’intervento.

Mi sta venendo fuori un post decisamente un po’ sbrodolatorio e incensante, ma penso di poter dire che questa dovrebbe essere la normalità con cui la gente si rivolge alle proprie istituzioni, non me ne frega nulla che lo abbia fatto Beppe Grillo o chi per lui, il punto è che si è completamente perso il senso della realtà, della cosa pubblica, che non è nemmeno “partecipazione”, come diceva Gaber a proposito della libertà, ma è la consapevolezza che ci sono degli enti, delle istituzioni e dei servizi che sono pagati dai cittadini e sono al loro servizio. La tipa della Commissione Affari Costituzionali che si è sentita punzecchiata da Grillo, non è scattata tanto per il fatto che Grillo le avesse dato della “vecchia” in senso anagrafico (“un po’ offesa mi sento….” e va beh, affari suoi!), ma perché Grillo era lì e lei doveva dargli la parola ed ascoltarlo senza permettersi il lusso di poter fare quello che fanno normalmente i politici, agire nel silenzio e fuori dal clamore pubblico.

Grillo ha dato anche della “zoccola” a qualcuna delle elette, chiedendo scusa per il termine un po’ forte. Ovviamente è stato criticato per le “offese”, mentre la realtà e i fatti non sono stati minimamente criticati e vorrei anche vedere.

Preferisco non schierarmi, ma se proprio devo farlo mi schiero dalla parte di Grillo, se non altro per il fatto che la controparte è formata dalla classe politica che sappiamo, e gli altri, semplicemente, non ci sono. A parte qualche felice eccezione che non ha bisogno del clamore del sistema per avere migliaia e migliaia di preferenze. Doveva farlo l’opposizione, l’ha fatto un comico. Guardate come siamo ridotti…

Ascolta l’intervento integrale di Beppe Grillo direttamente dal nostro lettore virtuale di MP3:

Quest’anno m’illumino lo stesso, ma senza il Senato della Repubblica

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"M’illumino di meno" è l’iniziativa della trasmissione radiofonica Caterpillar (su Radio 2 Rai, alle 18,00 di ogni giorno, sabato e domenica esclusi).

Una giornata dedicata al risparmio energetico, ottenuto spegnendo una lampadina, una fonte di energia, oppure non utilizzando cose perfettamente inutili, come gli stand-by delle apparecchiature elettroniche (dal lettore DVD alla TV, dal caricabatterie del cellulare lasciato nella presa elettrica anche se non serve al ricevitore satellitare che uno si dimentica sempre e perennemente acceso).

Lodevolissima iniziativa. Che, come è d’uopo, viene regolarmente pilotata dai nostri politici, tanto che il Senato della Repubblica, ha aderito preannunciando di spegnere l’illuminazione esterna di Palazzo Madama.

No, dico, il Senato della Repubblica. Lo stesso in cui Quagliariello ha dato in escandescenze, in cui Gasparri ha attaccato la Presidenza della Repubblica, in cui si è consumato lo strappo istituzionale più grave della nostra storia recente.

Ho molto rispetto per l’iniziativa di Cirri e Solibello, conduttori esilaranti e pungenti.

Ma l’aderire a una iniziativa a cui partecipa il Senato della Repubblica mi mette una certa inquietudine. Preferisco consumare lo stesso e cercare di risparmiare come posso per tutti gli altri giorni, se i miei compagni di risparmio sono questa Camera Alta in cui il senso istituzionale (e, conseguentemente, quello etico) è andato a farsi benedire (dal Papa, naturalmente).

L’iniziativa è prevista per domani, 13 febbraio. Io cercherò di risparmiare in tutto il resto dell’anno.

L’opposizione abbandona l’aula (e la dignita’)

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Le norme salva-premier sono state approvate dal Senato con lo stupefacente risultato di 160 favorevoli e 11 contrari.

Questo vuol dire che il Processo a Berlusconi per corruzione in atti giudiziari è una questione di non primaria importanza, che non desta alcun allarme sociale e che sì, insomma, via, il processo di congela e magari si rivende a tranci alla Findus.

L’opposizione ha fatto quello che doveva fare, fino in fondo e con coerenza: se n’è andata dall’aula.

Cioè, non è che PD e IdV si sono presi la responsabilità di dire "io sottoscritto nome e cognome sono contrario a queste norme e mi prendo la briga di dirlo anche se sono in minoranza".

Macché, uno se ne va dall’aula, così potrà sempre dire "Io non c’ero!"

E legittimare l’inciucio con l’unica arma rimasta a disposizione, il non esserci.

Il testo della lettera di Berlusconi a Schifani

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Caro Presidente,

come Le è noto stamane i relatori Senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto “decreto sicurezza” un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale.

In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell

Repubblica Marinara

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Dalla redazione del blog "Obluraschi" riceviamo e pubblichiamo volentieri il seguente intervento da collega Frengo detto Lu Cumpare Ammé che ha concesso a valeriodistefano.com i diritti di pubblicazione di cui volentieri ci avvaliamo non senza aver accusato qualche piccolo sintomo di pirosi gastrica:

Roma (Città del Vaticano) – Il compagno Napolitano, riverito Presidente della Repubblica ecclesiastica italiana, al termine di  estenuanti consultazioni politiche seguite alla recente crisi di governo, ha deciso di affidare l’incarico per la formazione di un nuovo esecutivo.
Come previsto dai massmedia di mezza Europa, è stato nominato premier ju quatrano de L’Aquila Franco Marini.
L’ex Presidente del Senato, uscendo dal palazzo del Quirinale, si è amabilmente intrattenuto con cronisti e corazzieri che lo attendevano in strada: subito ha voluto precisare che è si di origine abruzzese, ma nativo di San Pio delle Camere e non di L’Aquila.
Incalzato con domande intelligenti e particolarmente brillanti, Marini si è lasciato sfuggire qualche indiscrezione circa la composizione del nuovo governo. Il commissario Basettoni agli interni; Checco Zalone alla cultura; Mita Medici alla sanità; Macchianera alla giustizia.
Sugli altri ministeri Marini non ha voluto anticipare nulla, ma ha assicurato che verranno affidati sulla base di precise competenze e con la garanzia di affidabilità "soddisfatti o rimborsati".
Alla notizia della nomina di Marini, la Borsa di Najrobi ha subito fibrillato, tanto che si è reso necessario l’intervento del 118.
Rialzi fuori del comune si sono registrati anche alle Borse di Nicosia, Montevideo e Ulan-Bator.

(obluralski.altervista.org)

Al congresso sono tanti, dotti medici e sapienti

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Questo signore si chiama Stefano Cusumano ed è senatore del Gruppo misto-UdeuR. Poco fa ha annunciato voto favorevole al Governo Prodi, andando contro alle direttive di Mastella.

E’ stato aggredito dai suoi stessi compagni di partito, gli sono arrivati epiteti come  “Checca squallida” e “Pezzo di merda“.

Si è sentito male e lo hanno ricoverato.
Pare però che anche Mastella sia arrivato al Senato con il medico al seguito perché tanto bene non stava (“tutti intorno al capezzale di un malato molto grave”, avrebbe detto Bennato).

Stai a vedere che l’unico in perfetta salute è Prodi e non ce ne eravamo accorti!