Elogio delle stampelle

La cosa bella di quando cammini con le stampelle, ammesso che possa essercene una, è che hai sempre ragione. Anche quando hai torto.

Perché una persona con le stampelle non sa muoversi bene, poverina, quindi immette nell’animo altrui quel senso di resa e di compassione che sono necessari per sentirsi abbastanza in colpa da farsi da parte.

Si pensa che uno che cammina con le stampelle (o che si muove su una sedia a rotelle, si veda il caso), solo per il fatto di essere diversamente deambulante (Alfano ci ha massacrati!) non possa anche essere tremendamente stronzo e prepotente. E questo, chiaramente è falso.

La cosa che mi piace di più delle mie stampelle sono i catarifrangenti. Tre centimetri quadrati di plastica rossa che si illumina all’illuminazione dei veicoli. Poter andare in giro anche col buio, col sopraggiungere dell’autunno, mi dà un senso di sicurezza incredibile. Peccato che non ci siano i riscaldamenti.

Quando attraverso la strada (ovviamente sulle strisce e col semaforo verde, perché le stampelle ti aiutano a essere rispettoso delle regole) c’è sempre qualcuno che inchioda con la macchina per evitare di prendermi sotto. E la soddisfazione più grande è dirgliene di tutti i colori, tanto quello sta zitto perché sei uno zoppino che attraversa la strada sulle strisce e col semaforo a favore. Le signore con stampelle sono avvantaggiate perché possono aggiungere un liberatoria “Maschio sciovinista!” che male non fa mai.

Stamattina una signora aveva ostruito con la macchina uno scivolo per carrozzelle dal marciapiede. Sono arrivato con le stampelle e l’ho guardata dritta negli occhi. Sembravo Clint Eastwood in “Per un pugno di dollari”. Era spaventata davvero. E’ rientrata nella macchina, l’ha messa in moto per spostarla ma non si accendeva più. Il ferrovecchio ha tossito tre o quattro volte prima di muoversi. La signora era in un bagno di sudore. “Oddìo, oddìio, mi scusi…” e va beh, mi scusi un accidente, cosa crede che ce li mettano a fare gli scivoli in cima e in fondo ai marciapiedi, perché poi viene lei a rendere difficile il passaggio alle povere persone prive di capacità di muoversi come me che guardi qui, poverino, come sono invalido…

In breve, avere le stampelle autorizza ad essere cattivi, e questo è bellissimo.

La cattiveria più grande è quella di qualche giorno fa. Una ragazza piuttosto giovane, ma sposata, è seduta in macchina e parla al cellulare col suo amante. O, forse, con un suo confidente. Mentre parla armeggia con un altro cellulare. Probabilmente scrive a qualcuno. Passo. Dice “…ma sei scemo? Ma lo sai che se ci scopre mio marito ci ammazza tutti e due?…” Supero la macchina (stampelle brum-brum) e mi dirigo verso casa. La scema mette in moto e sgomma nella mia direzione a velocità sostenuta. Mi nota e frena, guardandomi come per dire “Mi scusi ma pensavo ad altro”. Io le dico che se suo marito la becca e la corca ben bene non sarebbe nemmeno una cattiva idea, e vedo il sangue crearle un rossore subitàneo sul viso.

Fàtevele anche voi un paio di stampelle!

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