Roseto degli Abruzzi: scuole di ogni ordine e grado chiuse il 3 e il 4 febbraio 2012

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A Roseto degli Abruzzi è caduto mezzo centimetro di neve su un fondo già bagnato dalla pioggia delle giornate precedenti.

All’Istituto Tecnico Commerciale “V. Moretti”, che si trova nella località collinare di Campo a Mare, i disagi erano minimi e le strade circostanti percorribili, sia pure con un minimo di prudenza.

L’ordinanza di chiusura della scuola (che non è la “sospensione delle lezioni”) è arrivata attorno alle 8,20.
Cioè cinque minuti prima dell’inizio del servizio dei docenti della prima ora e dopo che il personale A.T.A. aveva già regolarmente preso servizio.

Sul sito del Comune nessun comunicato stampa in proposito alle 8,56. [1]

L’ultimo in ordine di tempo continua ad essere quello sull’accordo ARPA per la fermata di Campo a Mare.

Al di sopra di questo comunicato stampa fa bella mostra di sé un banner che dice “La pubblica amministrazione cambia e ti semplifica la vita”.

Comunque sia, a Roseto degli Abruzzi le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse il 3 e il 4 febbraio 2012.

Ora, finalmente, lo sapete.

[1] https://www.valeriodistefano.com/public/schermatacomune.jpg

Albissola Superiore: Scuola media vieta l’amicizia su Facebook tra insegnanti e alunni

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Non amo parlare di scuola sul mio blog e voi lo sapete.

Ma in una scuola media statale di Albisola Superiore, il Dirigente Scolastico, a seguito di un increscioso episodio di insulti sulle pagine dei Social Network tra studenti ed insegnanti, ha preso una decisione che lascia quanto meno perplessi, quella di emanare una circolare in cui si vieta espressamente ai docenti di concedere l’amicizia sui social network agli studenti (immagino con particolare riferimento a Facebook). Orientamento condiviso dall’attuale Dirigente Scolastico.

Si tratta chiaramente del classico colpo di cannone per ammazzare una mosca, un provvedimento esagerato rispetto alle motivazioni che lo hanno provocato.

Prima di tutto c’è da osservare che se qualche studente ha insultato un insegnante, l’insegnante ha sempre e comunque la facoltà di agire in giudizio contro lo studente (se punibile) o contro i genitori per il classico binomio “culpa in educando” e “culpa in vigilando”, ovvero per non aver controllato cosa fa il proprio figlio su Facebook e per non averlo educato al rispetto degli altri.

Questa sarebbe stata la soluzione migliore, tenuto conto del fatto che sarà anche vero che i bambini sono bambini, ma non è affatto vero che per il solo fatto che sono bambini la scuola debba sempre dar loro ragione e far passare tutto in cavalleria.

Però si è andati oltre. E lo si è fatto in un modo piuttosto opinabile e discutibile: vietando la concessione dell'”amicizia” sui Social Network agli insegnanti si è di fatto agito su un diritto elementare della persona che è quello della corrispondenza, dell’entrare in contatto, del comunicare, dello scambiarsi opinioni (anche in pubblico), garantito dal dettato costituzionale (art. 15):

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Fino a prova contraria un Dirigente Scolastico non è l’Autorità Giudiziaria, quindi la circolare in questione sarebbe gravemente viziata da almeno due scavalcamenti di principii fondamentali: il fatto che la comunicazione (in qualunque forma, anche quella dell’essere ammessi a scrivere un commento sulla pagina personale di Facebook, evidentemente) sia libera e inviolabile, e che solo l’Autorità Giudiziaria con atto motivato e con le garanzie di legge possa limitarla.

Non si vede, infatti, perché il Dirigente Scolastico abbia fatto riferimento ai Social Network e non al fatto che insegnanti e studenti possano scambiarsi, a puro titolo di esempio, e-mail, telefonate, SMS o anche lettere spedite col francobollo.

Il problema è, evidentemente, educativo. Si tratta di vedere se sia opportuno o meno che su Facebook o sui Social Network insegnanti e studenti (specialmente di età critica come quelli di una scuola media) si pongano sullo stesso piano annullando quella distanza di sicurezza indispensabile tra chi insegna e chi apprende. Ma questo è un altro paio di maniche. Il fatto che non sia opportuno che questo accada (io sono di quest’opinione, ma mi rendo conto che ci sono correnti di pensiero diverse e contrarie) non significa che questo debba essere automaticamente vietato d’ufficio.

Forse non è opportuno che ci siano signore e signorine che si innamorano di pluriomicidi condannati a tre o quattro ergastoli, e passino il loro tempo a scrivere loro lettere grondanti amore eterno e, probabilmente, malato. Ma non è un reato. E’ un comportamento discutibile ma legittimo. E se è legittimo non può essere vietato da nessuno.

E un insegnante soprattutto se e quando è fuori dal proprio servizio, parla e comunica con chi vuole. Se vuole.

Il dèmone di Internet torna a colpire. La rete fa paura soprattutto là dove è impossibile esercitare il controllo su di essa.

Giovanni Scattone PUO’ insegnare nel Liceo frequentato da Marta Russo

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E’ un gran pullulare di reazioni indignate alla notizia che Giovanni Scattone, già condannato per omicidio colposo in danno della povera studentessa Marta Russo, insegni storia e filosofia in un Liceo, si veda il caso, proprio quello che la sventurata ragazza frequentò prima di iscriversi alla facoltàdi giurisprudenza dell’Università "La Sapienza" di Roma, dove sarebbe stata uccisa da un proiettile vagante, sparato per imperizia e faciloneria, dallo stesso Scattone, secondo una sentenza definitiva passata in giudicato.

Ovviamente Scattone si è difeso in tre gradi di giudizio come era suo diritto. Alla fine ha scontanto cinque anni e alcuni mesi di reclusione e adesso è una persona libera.

La sentenza della Cassazione, ridimensionando l’entità della pena, ha escluso l’interdizione dai pubblici uffici per Scattone.

Quindi Scattone può insegnare. Punto. Può, più in generale, lavorare nella pubblica amministrazione. Non si vede perché se facesse, che so, l’impiegato comunale dell’anagrafe o l’addetto al centralino di un ente pubblico, nessuno avrebbe nulla da ridire, mentre se insegna storia e filosofia c’è questo balletto di indignazioni che, se da un lato sono comprensibili, soprattutto se espresse dalla famiglia della ragazza uccisa, dall’altro non lo sono da quello dell’opinione pubblica.

Le sentenze si rispettano, ma, soprattutto, si applicano.
E sulla base della sentenza che lo ha condannato Scattone non può non insegnare.

La gente ha criticato la Dirigente Scolastica (che ha invece applicato la legge ed è stata correttissima), qualche alunno (probabilmente quelli che si sentono in assoluto meno preparati) dice di aver paura, qualcun altro che Scattone dovrebbe essere cacciato da tutte le scuole del Regno (c’è ancora questo senso consolatorio della punizione da libro "Cuore", la tentazione di prendersela con il Franti di turno è forte, quasi irresistibile.

Dàgli all’insegnante, dunque. Anche se è stato condannato per un delitto colposo. Anche se ha scontato la pena. Anche se non è stato interdetto dai pubblici uffici, neanche temporaneamente.

Siamo al punto di confondere i sentimenti (legittimi, certo) con la legge, vorremmo fare del dolore un diritto, e della giustizia qualcosa di morale, ma ci dimentichiamo, anzi, non lo sappiamo proprio per niente, che la giustizia non ha nulla a che fare con la legge, e che ogni legge è, di per sé, amorale.

Auguriamoci che anche Giovanni Scattone non abbia a soffrire, oltre al rimorso per quello che ha fatto e per cui è stato dichiarato colpevole, che lo perseguiterà per tutta la vita, anche l’ergastolo a vita della morte civile perché questo significherebbe aggiungere sofferenza a sofferenza, ingiustizia a dolore, vendetta a responsabilità individuali.

Ministero dell’Istruzione: “Polemica destituita di fondamento ed assolutamente ridicola”

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L’ufficio stampa del Ministero precisa che, ovviamente, il tunnel di cui si parla nel comunicato di ieri, non è per nessuna ragione intendibile come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso. Questo è di facile intuizione per tutti e la polemica è assolutamente strumentale. Il tunnel a cui si fa riferimento è quello nel quale circolano i protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso. Alla costruzione di questo tunnel e delle infrastrutture collegate l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro. Questa polemica è dunque destituita di fondamento ed è assolutamente ridicola.

(Comunicato Stampa MIUR del 24 settembre 2011)

vedasi anche: https://www.valeriodistefano.com/public/polemicaridicola.png

Mariastella Gelmini: Il tunnel tra il CERN e i laboratori del Gran Sasso

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“Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.”

Comunicato Stampa del 23 settembre 2011

vedasi anche: https://www.valeriodistefano.com/public/dischiarazionegelmini.png

Ischia: bambina bocciata in prima elementare

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E’ ricominciata l’odiosa e appicciaticcia mania dei sondaggi via web. Si vede che la bolla di caldo africano non bastava. Da adesso in poi, per narcotizzarci meglio, i giornali ci chiederanno se siamo favorevoli a quelli che mettono i piedi fuori dal finestrino mentre viaggiano sul sedile del passeggero in autostrada, oppure se siamo d’accordo con quelli che mettono il parasole al finestrino quando vanno al mare o se ci sembra un accessorio inutile e démodé.

La notizia di oggi la fornisce il Corriere del Mezzogiorno. Una bambina di Ischia è stata bocciata in prima elementare.

Apriti cielo e spalàncati terra! Una bambina bocciata in prima elementare? Non sia mai, si ricorre al TAR (è giusto, è un diritto dei genitori), la bambina non può essere denigrata così, la scuola si difende dicendo che la famiglia era avvertita fin dal primo quadrimestre, ma soprattutto, di questo fatto si deve fare notizia e sondaggio, prima ancora che si pronuncino i tribunali e siano fatte valere le carte bollate.

E la domanda rivolta all’opinione pubblica è sempre la solita: vi sembra giusto?

Domanda mal posta e perfettamente fuorviante, perché il punto è uno solo: dov’è scritto che un alunno di prima elementare non possa o non debba essere bocciato?

E’ vero, il 99,9% dei bambini che frequentano la prima elementare poi vengono promossi. O, come si dice in burocratese, "ammessi alla classe successiva".
E’ un evento talmente frequente che ormai non ci si fa più caso. Ma lo 0,1% esiste, e sarebbe anche l’ora di considerarlo un evento naturale, o, quanto meno, possibile.

Cos’è, non si bocciano i bambini solo perché sono bambini? Non mi sembra decisamente una valutazione di pregio o sufficiente, Tanto poi i genitori si lamentano del fatto che, comunque, verranno bocciati alle medie (quando li bocciano) o alle superiori. "Ma come, alle elementari andava così bene, aveva tutti otto e nove…" Ecco, e adesso non ha voglia di fare una verza. Perché, non può succedere che sia stato sopravvalutato? Oppure, semplicemente, non è ancora maturato abbastanza per affrontare l’anno successivo. E’ un peccato mortale bocciarlo? No, e allora?

Il falso buonismo donmilaniano imperante (falso proprio perché nonm ha nulla a che fare con il pensiero originale di Don Milani)  ha fatto danni, e mi piace pensare al coraggio degli insegnanti che hanno avuto l’ardire di mettere la firma su una bocciatura e di passare l’estate a difendersi davanti al TAR del Lazio.

Esami di maturita’ 2011: la paura per la terza prova (“quizzone”)

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Ora però bisognerebbe avere il corraggio di dirlo che questo tam-tam scrotale degli Esami di Stato (ma la chiamano ancora "Maturità") ha esaurito la capacità contenitiva degli attributi sferico-ovoidàli degli umori seminali dell’universo mondo.
E basta un po’!
Sembra che se non si parla subito e a lungo dell’incolmabile e inarrivabile stress a cui sono ridotti i nostri pargoli diciottenni per stare sei ore a scegliere una traccia di italiano che viene dal Ministero, la gente stia male.
Il giorno dello scritto se non si passa la nottata su Facebook, nelle chat, a cercare su Internet le ultime indiscrezioni su chi sarebbe uscito ("Ve l’avevo detto che sarebbe venuto fuori Svevo!" – Sì, dalla tomba a corcarti di mazzate, magari…) sembra di commettere un reato ai danni della convivenza civile.
Pare che questi ciufoloni se si buttano a letto a dormire (magari senza Lexotan) per cercare di riposare e di ritrovare un po’ le forze, contravvengano a una legge sociale non scritta che prevede che uno le proprie paure debba per forza buttarle in mezzo a qualche social network del cavolo, se no non sei abbastanza di tendenza.
E pare che se alle 8,31 in punto i temi di italiano non sono in Internet ad opera della bravata dell’ennesimo pirla che si è portato lo smartphone nel calzino e ha depositato sulla cattedra il Motorola TACS del nonno, rischiando di mandare a puttane un anno intero della propria vita, non si soffra abbastanza.
Se il mondo intero non sa che c’è da analizzare la poesia "Lucca" di Ungaretti (lirica che, probabilmente, lo stesso Ungaretti si era dimenticato di avere scritto), e, soprattutto, se non lo sa subito, si rischia l’apnea. E’ la sindrome da paralisi di comunicazione con l’esterno, per sei ore. Cazzo te ne frega di internet, fai la tua prova, no? O pretendi che il mondo sappia che hai fregato la commissione?
Invece no, le notizie, le cronache, i commenti, e soprattutto le traduzioni delle versioni di latino della seconda prova devono essere immediatamente reperibili in rete magari con i soliti commenti triti e ritriti ("era facile!" e va beh, se era facile com’è che hai avuto bisogno di copiarla o di mandarla in giro, pirla?) magari rilanciati dai quotidiani che non vedono l’ora di riempirci qualche pagina unitamente alle interviste dei primi eroi che, simili ai prodi americani sbarcati in Normandia, varcano i portoni pesanti della scuola (che avevano varcato chissà quante volte fregandosene bellamente e altamente di quello che vi avevano appreso), vampirizzati da quei siti web che hanno nomi imprponibili come "SOS Esami" o "Te la diamo noi… la traccia! (Chissà cosa avevi capito, brutto maialone…)" e che sono un po’ come un regalo di Natale, durano due o tre giorni all’anno e poi nessuno ne parla più, finiti, sepolti tra un saggio breve e un brano di Giovanni Verga, con in mezzo una citazione di Andy Warhol.

Poi domani c’è la terza prova. Ma chiamarla "terza prova" pare brutto e allora meglio soprannominarla "quizzone", che fa tanto "Chi vuol esser milionario". Ecco, non sono le domande sulle cose che si sono stuidiate durante l’anno, è una sorta di lotteria, di "Win for life", di slot machine della cultura e del sapere, se quelli della commissione fanno i bravi è segno che i ragazzi sono bravi, se fanno gli stronzi è segno che gli stronzi sono loro, non fa una grinza, perché di studiare non se ne parla.

E allora basta davvero, che questi professionisti del copia-incolla col sorrisino innocente di chi pensa sotto sotto "Ora vi frego tutti!" si preoccupino pure e si caghino anche un po’ sotto, tanto chi ha studiato davvero non ha nulla da temere.

Esame conclusivo primo ciclo – Allegato tecnico per lo svolgimento della prova nazionale – Seconda Lingua Comunitaria

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Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’Istruzione
Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica

Roma, 7 giugno 2011

Oggetto:Esame di Stato conclusivo del primo ciclo (a. s. 2010/2011): – allegato tecnico per lo svolgimento della prova nazionale; – valutazione della seconda lingua comunitaria.

Si trasmette, come di consueto, l’allegato tecnico relativo alle modalità di svolgimento della prova nazionale nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo.

Al riguardo è opportuno sottolineare che l’Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, accogliendo le istanze provenienti da diverse scuole, ha previsto di aumentare da 60 a 75 minuti il tempo a disposizione degli studenti per lo svolgimento di ciascuna prova, rimanendo invariato l’impianto, la struttura e la complessità della prova nazionale.
Inoltre, sempre in accoglimento delle richieste delle scuole, si è previsto che ai candidati venga proposta prima la prova di matematica (primo fascicolo) e, dopo la pausa di 15 minuti, la prova di italiano (secondo fascicolo).
Per quanto riguarda la valutazione della seconda lingua comunitaria nell’ambito dell’esame di Stato, si confermano le indicazioni di carattere generale fornite con la circolare ministeriale n. 46 del 26 maggio 2011.
Tuttavia, in risposta ai quesiti pervenuti, si precisa che i collegi dei docenti potranno mantenere ferme le eventuali diverse scelte già operate, qualora le ritengano più rispondenti alla programmazione scolastica.

IL DIRETTORE GENERALE
f.to Carmela Palumbo 

SCARICA L’ALLEGATO TECNICO IN PDF

Circolare ministeriale n. 46 del 26 maggio 2011 – Valutazione degli alunni ed esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione

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Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’Istruzione
Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica

Roma, 7 giugno 2011

Oggetto:Esame di Stato conclusivo del primo ciclo (a. s. 2010/2011): – allegato tecnico per lo svolgimento della prova nazionale; – valutazione della seconda lingua comunitaria.

Si trasmette, come di consueto, l’allegato tecnico relativo alle modalità di svolgimento della prova nazionale nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo.

Al riguardo è opportuno sottolineare che l’Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, accogliendo le istanze provenienti da diverse scuole, ha previsto di aumentare da 60 a 75 minuti il tempo a disposizione degli studenti per lo svolgimento di ciascuna prova, rimanendo invariato l’impianto, la struttura e la complessità della prova nazionale.
Inoltre, sempre in accoglimento delle richieste delle scuole, si è previsto che ai candidati venga proposta prima la prova di matematica (primo fascicolo) e, dopo la pausa di 15 minuti, la prova di italiano (secondo fascicolo).
Per quanto riguarda la valutazione della seconda lingua comunitaria nell’ambito dell’esame di Stato, si confermano le indicazioni di carattere generale fornite con la circolare ministeriale n. 46 del 26 maggio 2011.
Tuttavia, in risposta ai quesiti pervenuti, si precisa che i collegi dei docenti potranno mantenere ferme le eventuali diverse scelte già operate, qualora le ritengano più rispondenti alla programmazione scolastica.

IL DIRETTORE GENERALE
f.to Carmela Palumbo 

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Garagnani: puniti gli insegnanti che fanno propaganda politica o ideologica nelle scuole

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“(…) il docente dovrà astenersi in ogni caso da qualunque atto di propaganda politica o ideologica nell’esercizio delle attività di insegnamento anche di carattere integrativo, facoltativo od opzionale”.

Proposta di inserimento dell’art. 490 bis, decreto legislativo del 16 aprile ’94 n. 297
Fabio Garagnani, componente della Commissione Cultura di Montecitorio.

Lettera aperta ai bambini di tredici anni

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E sono bambini, bambini di 13 anni, massimo quindici, forse, proprio a volerglieli dare, proprio a voler tirare all’estremo la cinghia anelastica del tempo, dell’età e dell’adolescenza che non lascia scampo, bambini, porca puttana, bambini che fanno i gradassi, che fanno i guappetti, che vogliono mostrarsi per quello che non sono, vogliono fare i gradassi, gli splendidi, pensano che tutto non solo sia dovuto, ma che sia lì, a portata di mano, praticamente gratis, e allora cominciano col comprare le figurine e rivenderle ai compagni, a rubare le merende, a veder circolare dei soldi, soldi, sì, che in fondo non è nemmeno difficile, e allora se hai qualche euro in tasca puoi avere tutto, ti senti un grande, ti senti un Dio, puoi vere anche la macchina della mamma, che è vero che non la puoi guidare, maledizione, ma su, via, sono le undici, massimo le undici e mezza di sera, cosa vuoi che succeda, si va a fare un giro, perché ci si va in quattro a fare un giro, chè gli altri del gruppo, della ghenga, del branco, gli altri che la pensano come te, complici di una follia che si sa benissimo essere tale, ma che si persegue fino alla fine, fino alle estreme conseguenze, essere folli perché bisogna esserlo, perché la normalità è noia, è alienazione, non è "in", se sei normale sei lento, se invece fai le cazzate sei rock, allora via, si va, si preme sull’acceleratore, tanto mamma non vede, babbo non sa, una curva, un’altra, e poi più veloci, tanto che il palo lo si prende in pieno, il muretto successivo anche, e ci si gioca la salute, la tranquillità, la serenità familiare, quella economica, tutto perché si è bambini, bambini di 13 anni, con prognosi lunghissime, tempi di riabilitazione mostruosi, mesi, anni di vita sospesa, con i genitori che finiscono nei guai, se e quando ci finiscono, e ringrazia il cielo che non ti è toccato andare al Creatore, a 13 anni, per una macchina presa di nascosto, distrutta, per le vite messe a rischio di chi portavi con te, ma come cazzo ti viene in mente, sarai anche un bambino di 13 anni, non dico mica di no, sarai anche un bambino ma è possibile che tu debba sempre averle tutte vinte per il solo fatto che sei un bambino? E la colpa, si sa, è della società, per carità, perché la società siamo tutti e nessuno, e perché se è successo è successo, adesso che ci vuoi fare? Ma porco cane, a 13 anni il sabato sera alle undici e trenta dovresti startene a casa tua dentro al tuo letto a guardare i cartoni animati, o a dormire, invece di buttarlo in quel posto alla società, sì?

La professoressa Barbara Albertoni del Liceo “Manzoni” di Milano tra negazionismo e rancore giornali

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Mi è stato chiesto da più parti che cosa io pensi del caso di Barbara Albertoni, l’insegnante di storia del Liceo Linguistico “Alessandro Manzoni” di Milano, accusata di negazionismo e antisemitismo per curare un blog (ancora rintracciabile, almeno finché non glielo chiudono, all’indirizzo http://www.cloroalclero.com) i cui articoli sono stati denunciati dal giornalista Marco Pasqua in un articolo sull’edizione di Milano di “Repubblica”.

Che volete che vi dica?
Che se non parlo più di scuola nel mio blog avrò anch’io i miei motivi.

Ma a parte questo cerchiamo di fare una disamina serena dei fatti.

Marco Pasqua il 14 aprile

Repubblica, Paola Mastrocola, il Cardinal Bagnasco e Roberto Vecchioni sulle ceneri della scuola pubblica

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Devo premettere che non mi diverto più a parlare di scuola.

Anzi, è un’attività che mi avvilisce, mi deprime, mi fa avvertire un senso di vuoto e io ho, notoriamente, una sensibilità esacerbata nei confronti dell’"horror vacui".

Per questo avrei voluto stendere un velo pietoso sulle recenti esternazioni del Presidente del Consiglio in materia di scuola pubblica. Non foss’altro che per il fatto che usare per due volte il verbo "inculcare" nel giro di mezzo minuto, e, per di più, riferito ai valori da trasmettere a chi verrà dopo di noi, mi sembra quanto meno lessicalmente ed educativamente inopportuno.

Ecco il punto, le esternazioni del Presidente del Consiglio avrebbero dovuto essere lasciate lì, lettera morta, sarebbe stato necessario parlare di altro, con tutto lo strascichìo di "sono stato frainteso" che è seguito alle dichiarazioni pubbliche del Premier e che hanno contribuito a gettare benzina sul fuoco.

La scuola pubblica è una spina del fianco del governo, un maledetto callo, un occhio di pernice che fa vedere le stelle.

E non è un caso che di tutte le riforme e di tutti i progetti faraonici ed epocali dell’esecutivo, la riforma della scuola e dell’università sia l’unica ad essere stata completata.
"Completata" vuol dire "che ha concluso il suo iter, parlamentare ed applicativo".
La riforma della scuola è cosa fatta e capo ha.
E’ un work in progress, qualcosa che non attiene alla volontà dei politici, ma che appartiene alla realtà fattuale.
C’è, e non è che si possa negare, è un dato di fatto, tutto quello che era dibattito, possibilità di contestare,  emendare, protestare, contribuire è passato.
La scuola e l’università, che ci piacciano o no, adesso ce le teniamo così come sono.

E’ a dir poco imbarazzante e pretestuosa l’ennesima iniziativa plebiscitaria di "Repubblica" denominata "Io difendo la scuola".
Costituisce una ferita mortale nei confronti di chi nella scuola pubblica, ormai ridotta al lumicino, continua a lavorare (come può, certo).

Ci sono "oltre duemila interventi". Che è una inezia. Sia paragonata al numero di lavoratori della scuola e delle università pubbliche (dirigenti scolastici, regionali, provinciali, insegnanti, bidelli, segreterie), sia all’impatto sull’opinione pubblica, che di "indignati" dovrebbe averne, se non altro per questioni di mera proporzione, molti ma molti di più.

E "Repubblica", come ogni buon oste che decanta il suo vino, pensa perfino di aver raggiunto pienamente il suo scopo.

E da chi sarebbe rappresentato, secondo Lorsignori, lo zoccolo duro di questi strenui difensori della scuola pubblica?

Il primo è il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Bagnasco, che afferma "Ci sta a cuore la formazione, a tutti i livelli".
Certo, è facile dire che si è dalla parte dell’istruzione, sia che venga dalla scuola pubblica che da quella privata se la scuola privata (e in particolare quella di stampo religioso ed ecclesiastico) ha ricevuto finanziamenti a pioggia mentre nella scuola pubblica le fotocopiatrici esalano l’ultimo respiro e basta che un docente si ammali per dieci giorni per mandare in tilt un sistema (perché i supplenti ci sono, sono i soldi che non ci sono, quindi i supplenti non vengono pagati).

La seconda personalità tirata in ballo è Paola Mastrocola.
Paola Mastrocola è l’autrice, tra gli altri, di un libro ultimamente piuttosto citato in certi ambienti radical-chic di sinistra.
Si tratta di "Togliamo il disturbo – Saggio sulla libertà di non studiare".
Non l’ho letto, vi avverto. Un po’ perché il mondo della scuola, a partire dal libro "Cuore" è pieno di letteratura che ormai il genere risulta completamente inflazionato. Un po’ perché penso che si possa leggere altro, e la mia vita sarà troppo breve per permettermi il lusso di leggere un "saggio" che nello stesso titolo rivendica una non ben meglio identificata, ma terrificante, "libertà di non studiare".

Scrive la Mastrocola:

"(…)
è la mia personale preghiera ai giovani, perché scelgano loro, in prima persona, la vita che vorranno, ignorando ogni pressione, sociale e soprattutto familiare. E perché, in un mondo che li vezzeggia, li compatisce, e ne alimenta ogni giorno il vittimismo, essi con un gesto coraggioso e rivoluzionario si riprendano la libertà di scegliere se studiare o no, sovvertendo tutti gli insopportabili luoghi comuni che da almeno quarant’anni ci governano e ci opprimono."

Sono frasi che fanno gelare il sangue, perché considerare lo studio un optional, un qualcosa di cui, in nome di un momento di resa sociale, si può anche fare a meno, e considerare la libertà di non studiare un’opportunità e non una sconfitta, anzi, l’espressione di un sovvertimento di "insopportabili luoghi comuni" è esattamente il contrario di quello cui una società civile dovrebbe tendere.
Studiare è un luogo comune? La cultura, la conoscenza, il sapere sono un’oppressione a cui si può dire ancora di no?
Possiamo permetterci questo lusso e spacciarlo come libertà?
Per la Mastrocola parrebbe proprio di sì, e sembra che la gente le creda, a giudicare dagli applausi che riceve a "Che tempo che fa", trasmissione di pertinenza Mediaset.
Vedere operatori della scuola pubblica (Paola Mastrocola insegna in un Liceo Scientifico di Chieri)  sostenere tesi di questo genere e prestare il loro nome in testa alle iniziative di difesa della scuola pubblica dovrebbe fare indignare.
Ma tanto non s’indigna nessuno.
Anzi, il libro della Mastrocola è uno dei più venduti.

Poi c’è Roberto Vecchioni. Anche lui non se lo sono voluti far mancare.
Sulle esternazioni di un "professore" che si è laureato in un’Università privata (la "Cattolica" di Milano), che ha avuto tra i suoi allievi Paola Iezzi del premiatissimo duo Paola e Chiara (eh, va beh!), che ha scritto le musiche e le canzoni di "Barbapapà", che pochi mesi prima di vincere il festival di Sanremo del 2011 (ma ci provava dal 1968, quando scrisse il brano "Sera" per Gigliola Cinquetti) partecipa ad un incontro dei giovani dell’Azione Cattolica
(nientemeno!) non mi pronuncio.
Dico solo che uno che vende milioni di dischi non può fare da portabandiera di una iniziativa del genere non perché non sia suo preciso diritto aderire a ciò che vuole, ma perché ai miei occhi è infinitamente meno credibile di un insegnante, magari precario, che ogni giorno, senza mai aver venduto un cazzo, va in trincea per 1200 euro al mese quando va di lusso e diventa il primo bersaglio del tiro incrociato della polemica sulla scuola.

Compreso quello portato avanti dalla pseudo-opposizione, che sostiene "Con i tagli la volete uccidere".
Bersani e i suoi non hanno ancora capito che la scuola pubblica italiana è già stata uccisa, e che solo oggi ne scoprono il cadavere in avanzato stato di decomposizione!

Ora basta parlare di scuola.

Nichi Vendola contro il bullismo nelle scuole a favore delle associazioni di volontariato

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Premessa: Non mi piace più parlare di scuola sul blog. Una volta, quando esisteva ancora la scuola pubblica, lo facevo volentieri, mi esponevo, tiravo boccette di vetriolo sotto forma di dure parole di condanna contro i tanti vizi e le scarsissime virtù dell’apparato educativo italiano. Ma lo facevo perché l’apparato burocratico italiano relativo all’educazione e all’insegnamento era ancora vivo. Per la stessa ragione per cui non si parla più di ciò che è morto, ho deciso di lasciare l’argomento scuola da una parte. Oggi ci torno sopra perché credo che possa valerne la pena,e

Allenati per la vita! Segui i corsi di tiro e sopravvivenza organizzati da Scuola ed Esercito.

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Dài, tu…

Sì, proprio tu che non vuoi farti mancare nulla.

Tu che sei un giovane studente, potrai, grazie all’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, d’intesa con il Comando Militare Esercito, partecipare a una serie di emozionanti incontri in cui potrai approfondore le tue conoscenze delle seguenti materie:

a) Diritto Costituzionale (max. 1 ora e mezza ad incontro, così impari di più e studi di meno…)
b) Cultura Militare
c) Mezzi dell’Esercito
d) Topografia ed orientamento
e) Difesa nucleare, batteriologica e chimica
f) Trasmissioni
g) Armi e tiro (con armi ad aria compressa)
h) BLS e primo soccorso
i) Superamento Ostacoli
l) Sopravvivenza in ambienti ostili

Pensa che bagaglio culturale potrai mettere da parte come credito formativo! Basta con le certificazioni linguistiche, lo studio della matematica, delle poesie a memoria e delle discipline noiose!

Vieni con noi nell’esercito, ti divertirai e potrai far sentire ancora di più che il bullismo nelle scuole è cosa malvagia, ma se impari a tirare con le armi direttamente dall’Esercito, allora sì che sei un ganzo.

E il bello è che questa non è una pubblicità progresso di quelle tipiche di valeriodistefano.com, no, è roba vera.

Scàrica il modulo di partecipazione in PDF. Come ci sei rimasto??

Come nasce un libro Open Source?

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Grosseto – Siamo abituati, quando parliamo di OpenSource, a pensare al software, così come quando parliamo di CC pensiamo alla licenza libera con la quale si condividono legalmente e si preservano le opere intellettuali che di solito troviamo su Internet. Non penseremmo mai di associare entrambe le cose a un libro e per di più, oltre che in formato elettronico, anche in quello cartaceo. Invece è successo, esiste un libro di testo di matematica open source e rilasciato con licenza CC.

L’idea di realizzare tutto ciò è venuta al professor Antonio Bernardo, docente di matematica presso il Liceo Scientifico "Banzi" di Lecce, autore di numerose pubblicazioni nonché fondatore nel 2000 del sito matematicamente.it nato per "cercare strategie per coinvolgere i ragazzi, per avere un feedback dagli studenti, con giochi e curiosità ma anche fornendo una visione ampia della materia", come lo stesso fondatore dichiara in un’intervista. Il sito ha avuto subito molto successo, ma il successo riscosso non era completo per il docente e matematico: da qui il volersi cimentare in una nuova impresa, innovativa e senza dubbio unica nel panorama italiano (analoghe iniziative sono in corso negli USA).

È così venuto alla luce un libro di testo, dal titolo "Matematica C3" dove una C rappresenta Collaborative, una Creative e l’altra Commons, pensato per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado. Sfongliandolo lo si trova semplice, chiaro, ben strutturato: probabilmente risulterà gradito persino agli studenti che si troveranno da usarlo, tanto più che è dotato di una caratteristica molto differente rispetto agli altri libri che possiedono. Il testo è integrabile da chiunque ne abbia le conoscenze, un testo da rendere sempre migliore e che di conseguenza non ha prezzo (in tutti i sensi).

l professor Bernardo ha accetto di rispondere ad alcune domande sul progetto e sul libro.

Punto Informatico: So che lei ha alle spalle diverse esperienze editoriali: come è nata l’idea di questo testo così diverso da quanto siamo abituati a vedere?
Antonio Bernardo: Quando si scrive un libro di testo, specie se a più mani, e si fa pubblicare da una casa editrice i costi sono elevati e i guadagni per gli autori sono irrisori. Diventa poi anche più complesso aggiornare l’opera in quanto il libro "appartiene" all’editore. Guardando il libro di testo sia con gli occhi dell’insegnante che lo usa, sia dell’autore che lo scrive, mi son reso conto di un fatto banale ed elementare: chi scrive i manuali scolastici sono gli insegnanti, chi li usa sono sempre gli insegnanti e gli studenti, chi sfrutta economicamente questo meccanismo sono invece operatori esterni alla scuola. Rappresentanti, librerie, editori.

PI: È possibile cambiare questo percorso?
AB: Oggi ci sono gli strumenti, sia quelli elettronici, sia il sistema della stampa on demand, che permettono di "circuitare" direttamente gli insegnanti/autori con gli insegnanti/studenti fruitori, lasciando all’esterno il mondo dello sfruttamento economico dell’opera e per questo motivo mi sono deciso a intraprendere questa strada e diventare editore io stesso.

PI: Quanto tempo ha richiesto la sua realizzazione?
AB: Da un po’ di tempo avevo questa idea ma avevo paura a partire, più per gli aspetti legali che per quelli organizzativi, immaginavo che sarei andato allo scontro con interessi economici piuttosto forti, e sarei andato a scontrarmi anche con aspetti burocratici per niente banali. Poi, una volta preso il coraggio di partire ho potuto constatare che molti docenti hanno apprezzato l’idea e si sono dimostrati entusiasti di collaborare: una volta messa in moto la "macchina organizzativa" poi non si torna più indietro. Dalla fase iniziale di progettazione, di definizione di una linea comune, alla prima stesura del primo volume sono passati un paio d’anni.

PI: Due anni sono bastati a completare tutto il percorso?
AB: Il progetto è ancora all’inizio perché speriamo di completare i volumi per tutti e cinque gli anni della scuola superiore, tuttavia essere riusciti a portare a completamente il primo volume è stato un grande risultato. Essere riusciti a chiudere il ciclo di produzione del primo volume significa che il progetto è realizzabile.

PI: La scelta della CC è stata sua? Se sì, perché?
AB: Ho scelto la CC più aperta per dare la possibilità a tutti di personalizzare il testo e condividerlo. L’insegnante che adotta e utilizza questo libro ha modo di modificare o suggerire modifiche in base alla scuola in cui insegna, al proprio modo di lavorare e alle esigenze dei suoi studenti. Il libro quindi può essere non solo liberamente condiviso ma anche personalizzato.

PI: Quanto tempo ha richiesto la sua realizzazione?
AB: Da un po’ di tempo avevo questa idea ma avevo paura a partire, più per gli aspetti legali che per quelli organizzativi, immaginavo che sarei andato allo scontro con interessi economici piuttosto forti, e sarei andato a scontrarmi anche con aspetti burocratici per niente banali. Poi, una volta preso il coraggio di partire ho potuto constatare che molti docenti hanno apprezzato l’idea e si sono dimostrati entusiasti di collaborare: una volta messa in moto la "macchina organizzativa" poi non si torna più indietro. Dalla fase iniziale di progettazione, di definizione di una linea comune, alla prima stesura del primo volume sono passati un paio d’anni.

PI: Due anni sono bastati a completare tutto il percorso?
AB: Il progetto è ancora all’inizio perché speriamo di completare i volumi per tutti e cinque gli anni della scuola superiore, tuttavia essere riusciti a portare a completamente il primo volume è stato un grande risultato. Essere riusciti a chiudere il ciclo di produzione del primo volume significa che il progetto è realizzabile.

PI: La scelta della CC è stata sua? Se sì, perché?
AB: Ho scelto la CC più aperta per dare la possibilità a tutti di personalizzare il testo e condividerlo. L’insegnante che adotta e utilizza questo libro ha modo di modificare o suggerire modifiche in base alla scuola in cui insegna, al proprio modo di lavorare e alle esigenze dei suoi studenti. Il libro quindi può essere non solo liberamente condiviso ma anche personalizzato.
PI: Ho notato che sul testo stampato non c’è il bollino SIAE…
AB: Prevedendo complicazioni burocratiche mi sono proposto come editore del libro e gli ho assegnato un codice ISBN in modo che potesse essere inserito con facilità tra i libri di testo adottati, anche per questo ha una sua versione cartacea. Per i libri il bollino SIAE serve a garantire l’autore e a certificare il numero di copie vendute, in modo che l’editore gli corrisponda il dovuto secondo contratto. Per questo libro non ci sono diritti da pagare né agli autori né all’editore, pertanto non ha senso tenere un conteggio esatto delle copie vendute né ha senso certificare l’originalità del libro, poiché come accade con la licenza Creative Commons non ci sono copie originali e copie contraffatte: tutte le copie, anche quelle stampate in casa o fotocopiate, sono legittime.

PI: Cosa si aspetta da questo libro sempre in continua evoluzione e modificabile da chiunque ne abbia le competenze?
AB: Che diventi uno standard di riferimento per gli insegnanti di matematica e viva di vita propria indipendentemente dalle persone che in questo momento sono gli autori, un po’ come per i software Open Source. Quello che vorrei si realizzasse è che questo manuale non appartiene a nessuno in particolare ma allo stesso tempo è di tutti.

PI: Ha avuto molte ad
esioni da persone che volevano farne parte?
AB: Adesioni tantissime e tuttora ce ne sono, ma a questo punto del lavoro ho notato che chi vuole interagire fa fatica a mettersi al passo e la cosa più complicata, sono certo, sarà soppiantare chi andrà via. Per la mia esperienza sulla gestione di community bisogna creare le condizioni affinché le persone entrino ed escano dal progetto secondo le loro spontanee esigenze e desideri, ma facendo in modo che il progetto continui a vivere, a migliorarsi, ad ampliarsi o più semplicemente ad evolvere con le esigenze, in questo caso, della scuola.

PI: Da quello che ho visto, guardando il libro devo dire che è molto ben fatto. Come hanno fatto, persone che vivono in città diverse, hanno esperienze e modi di lavorare diversi, a raccordare il loro lavoro?
AB: In effetti, le persone del gruppo promotore, coloro che hanno fatto proprio il progetto condividendo aspettative e risultati, non si si sono mai incontrate fisicamente, ma devo dire che non è stato un handicap: Internet, e gli strumenti che offre, fa sì che ci si possa confrontare anche in tempo reale. Periodicamente infatti teniamo delle chat di redazione per raccordare il lavoro, ma ognuno lavora per conto proprio e condivide il lavoro prodotto.

PI: Cosa le fa ritenere che un libro scritto da un gruppo che possiamo definire di appassionati, non scrittori professionisti, possa essere ugualmente efficace?
AB: So per esperienza che un libro di testo scritto da professionisti che non siano docenti o anche studenti (perché no?) risulta poco efficace perché bisogna avere esperienza nel settore specifico del quale si vogliono affrontare le tematiche, e anche il giusto linguaggio perché un libro di testo possa davvero definirsi tale. Tengo a precisare che sarebbe più corretto definirlo manuale, poiché è pensato non tanto per la teoria, quella è materia per il docente, quanto per fornire un’ampia scelta di esercizi che sono più complessi da preparare. Una delle indicazioni principali per chi scrive il testo è quello di raccontare la matematica allo stesso modo in cui la racconta in classe di fronte agli studenti. Il libro quindi non è rivolto a un pubblico di studenti immaginari, ma agli studenti che siamo abituati ad avere in classe.

PI: Se altri volessero darle una mano, come dovrebbero fare? Di quali strumenti avrebbero bisogno per farlo? In pratica che tipo di aiuto più vi serve?
AB: Ci sono diversi livelli di collaborazione. Un piccolo gruppo di autori che scrivono una prima stesura della teoria con qualche esempio e qualche esercizio. C’è poi chi rivede ed integra il testo. Ma soprattutto ci occorre chi poi scrive gli esercizi, chi è in grado di svolgerli e verificarne il risultato preferibilmente usando i software di calcolo simbolico. In realtà quindi serve molto lavoro di chi legge e corregge il testo, di chi lo integra con esercizi meglio se originali, con qualche idea nuova, di chi trova gli errori nel testo degli esercizi o nel risultato. Per questo tipo di lavoro gli studenti sono più adatti degli insegnanti.

PI: Cos’altro?
AB: Poi ovviamente serve qualcuno con competenze specifiche per spostare i contenuti e le immagini da un software a un altro, qualcuno che migliori le figure e qualcuno che dia un aiuto sotto l’aspetto "estetico", si sa che noi matematici non siamo molto bravi in questo.

PI:La sua è sicuramente una pietra miliare nel campo dell’editoria e nella scuola: pensa che aprirà la strada a un nuovo modo di fare cultura?
AB: Ovviamente saranno i risultati dati dalla verifica in aula a dire quale sia veramente il valore di questo progetto. Le idee di partenza sono buone, ma la vera sfida è poi combattere sul campo per risolvere man mano tutte le problematiche che si presentano. Sarebbe una sfida "culturale" più ampia se si riuscisse a diffondere l’idea di una scuola più democratica, più libera, dove ognuno può attingere almeno alle risorse di base, in questo caso un manuale di matematica, in modo gratuito, senza segreti per nessuno: un libro che si sa in partenza che è condiviso da un buon numero di docenti di tutta Italia che insegnano in differenti tipi di scuola, cosa quest’ultima non facile da realizzare nemmeno per una grande casa editrice.

PI: Pensa che altri, di altre discipline, seguiranno la sua strada?
AB: Io spero di sì, e poi lo stesso Ministero dell’Istruzione sembra orientato a privilegiare i libri elettronici, quelli scaricabili da Internet, spero che si vada sempre di più in questa direzione. Tuttavia ritengo sia molto più facile realizzare a più mani, quindi collaborativamente, un testo scientifico che non ad esempio uno di letteratura o storia, dove l’impronta dell’autore è più importante. Probabilmente, invece, per testi antologici di brani di classici come se ne vedono tanti su Internet, la cosa dovrebbe essere molto più semplice. Si potrebbero ad esempio raccogliere un po’ di questi brani e farne un manuale scolastico. Speriamo che quando si diffonderà il nostro manuale anche altri colleghi di altre discipline si rendano conto che è un progetto fattibile.

PI: Sa se ci sono state scuole che hanno adottato il testo?
AB: Al momento sono sei ma ricevo richieste ancora oggi, qualche scuola si è lasciata la possibilità di adottare il nuovo libro a settembre. In ogni caso bisognerà aspettare almeno un paio d’anni affinché il libro si diffonda.

PI: Se una casa editrice le proponesse la pubblicazione (con tutto ciò che questo comporta) accetterebbe?
AB: Ho scelto di essere editore proprio per evitare di rivolgermi ad una casa editrice, e quindi direi proprio di no. In ogni caso il libro non è solo mio ma di tutti quelli che vi partecipano, e ciascuno mi ha rilasciato una liberatoria sulle condizioni di utilizzo dei materiali prodotti. Il libro è nato con licenza Creative Commons e tale resterà.

PI: Non crede che in parallelo al suo libro dovrebbe essere portata avanti la conoscenza e la diffusione del software libero?
AB: Lavorando con persone che in molti casi non hanno una preparazione informatica ho preferito lasciare libera scelta agli autori sugli strumenti da usare, in quanto ritengo che le persone non possono essere obbligate a studiare un software che useranno occasionalmente. Il prodotto finale è rilasciato in due versioni, quella PDF pronta per la stampa, e quella in OpenOffice che è stato scelto dopo aver valutato diversi software liberi perché ha un buon editor per le formule matematiche. La versione in Openoffice può essere modificata a piacimento da chi il libro lo deve usare.

PI: Non sarebbe più corretto realizzare lo stesso libro con strumenti liberi?
AB: In generale io vedo il software come una cosa di cui uno non si deve accorgere: noi lavoriamo sui contenuti, il software deve essere trasparente, invisibile. In ogni caso, scinderei il problema della diffusione del software libero dalla creazione di manuali scolastici come il nostro.

Tutti coloro fossero interessati o curiosi possono avere informazioni sul manuale o scaricarlo da qui. Il testo sarà presentato alla Convention delle associazione italiane per il software libero che si terrà a Puntone Scarlino (GR), Baia dei Gabbiani, i giorni 10, 11 e 12 settembre prossimi.

a cura di Patrizia Bisaccia
da: www.punto-informatico.it
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Don Verze’ e la cattedra di docenza ‘ad personam’ per Barbara Berlusconi

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Dunque, Barbara Berlusconi si è laureata, con il massimo dei voti, in una disciplina filosofica, discutendo una tesi sull’economista indiano Amartya Sen, premio Nobel nel 1998 (credo).

La laurea è, ovviamente, triennale, perché, si sa, lo studio è attività faticosa, irta di perigli e incognite, Barbara Berlusconi è nata nel 1984, si è diplomata nell’anno scolastico 2002-2003, la laurea è triennale, insomma, ci vuole tempo, non son cose che s’improvvisano così alla bene e meglio, si sentono dire delle cose allucinanti, tipo gente che si è laureata col vecchio ordinamento e che si ritrova a fare la disoccupata, eh, se ne sentono dire tante, e allora come diceva il Manzoni "¡Adelante, Pedro, con juicio!"

Una bella laurea triennale che ha reso felice papà Silvio, la neo-dottoressa titolare del 7,143% di Mediaset, e Don Verzè.

Don Verzè, quello che è stato pregato dal Premier di farlo vivere fino a 150 anni, ha còlto la palla al balzo e ha immediatamente, ipso facto, creato una cattedra ad hoc e ad personam (Di Stefano, ora basta con questi latinismi, ci avresti anche rotto le scatole!) presso la sua Università di economia "seniana" (chissà se si dice così), ovvero basata sul pensiero autentico dell’economista indiano Sen, e chi poteva essere il docente perfetto per questa neocattedra? La Berlusconi in persona.

Nell’istruzione pubblica se vuoi fare il professore universitario, una laurea triennale non basta. Ma, soprattutto, ti devi fare il culo.

Ho amici ed amiche, persone stimatissime, rispettabilissime, di una onestà e di una integrità morali ed intellettuali che lèvati, che stanno facendo la gavetta da anni.

Quando mi laureai con una tesi sull’opera poetica di Miguel de Unamuno col cavolo che mi hanno detto "Possiamo darle una cattedra di poesia unamuniana qui in università", no, mi hanno stretto la mano, mi hanno sorriso, mi hanno dato il massimo dei voti, mi hanno accompagnato alla porta dell’Aula Magna, e mi hanno dato un calcio in culo dicendomi che ora il lavoro, se lo volevo, me lo dovevo trovare da me. Ma sorridendo, eh?

Che abbia sbagliato tutto io?

Esami di Stato – Le seconde prove

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Licei

Versione dal Greco (indirizzo classico)
Matematica (indirizzo scientifico)
Matematica (indirizzo scientifico – P.N.I.)
Lingua straniera (indirizzo linguistico)
Pedagogia (indirizzo socio-psico-pedagogico Brocca)
Figura disegnata (artistico -I e II sezione)

Istituti Tecnici

Economia aziendale (sezione commerciale – giuridico economico aziendale)
Ragioneria ed economia aziendale (sezione commerciale – programmatori)
Tecnica professionale e amministrativa, organizzativa, operativa
  (sezione commerciale – periti aziendali e corrispondenti in lingue estere)
Lingua straniera (sezione per il turismo)
Estimo (geometri)
Agronomia e coltivazioni (sezione agraria)
Tecnologie chimiche industriali, principi di automazione e di organizzazione industriale
  (sezione industriale – chimico)
Topografia e disegno  (sezione industriale – edilizia)
Elettrotecnica (sezione industriale – elettrotecnica e automazione)
Informatica generale ed applicazioni tecnico scientifiche (sezione industriale – informatica)
Meccanica applicata e macchine a fluido (sezione industriale – meccanica)

Istituti Professionali

Economia d’azienda (tecnico della gestione aziendale – indirizzo informatico)
Economia d’azienda (tecnico della gestione aziendale – indirizzo linguistico)
Economia e gestione delle aziende ristorative (tecnico dei servizi della ristorazione)
Economia e tecnica dell’azienda turistica (tecnico dei servizi turistici)
Sistemi – automazione e organizzazione della produzione
  (tecnico delle industrie elettroniche)
Tecnica della produzione e laboratorio (tecnico industrie meccaniche)
Tecnica amministrativa (tecnico dei servizi sociali)

Istituti d’Arte

Progettazione (disegnatori di architettura e arredamento)
Progettazione (arte metalli e oreficeria)
Progettazione (decorazione pittorica)
Progettazione (arte ceramica)

Esami di Stato: e’ uscito Mussolini – Tutte le tracce della prova di italiano in PDF

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Pare che nessun giornale se ne sia accorto, o, peggio, che sia interessato ad occuparsene.

Tra i vari Levi,fra le foibe, gli UFO (sì, si sono visti gli ufo agli esami di Stato), la traccia di argomento storico riprendeva una citazione da un discorso del 1925 dello zio Benito. Quello in cui si dichiara il capo di quella associazione a delinquere che fu il fascismo. Ci mancava solo nonno Itle e poi eravamo a posto. Oltretutto si tratta evidentemente del discorso in cui il Dvce rivendica la paternita’ del delitto Matteotti. Che c’entra con i giovani?

Ma non temete, al Ministero, per rispetto della “par condicio” ci hanno messo anche il cugino Palmiro.

Voi potete scaricare da qui le tracce dell’esame di Stato.

Esami di Stato – Maturita’ 2010: ecco cosa uscira’ domani

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Ecco cosa uscirà domani alla prima prova scritta dell’esame di Stato (ex esame di "maturità"):

uscirà la paura degli studenti, che si presenteranno assonnati davanti alle scuole, di buon’ora, a stringere sotto il braccio dizionari che nessuno ha mai insegnato loro ad usare correttamente nel corso degli ultimi cinque anni;
uscirà l’ennesimo pasticcio ministeriale, di cui si capirà poco o nulla, ma intanto queste sono le tracce che dovrete svolgere;
usciranno i soliti consigli su cosa mangiare durante gli esami, quali cibi evitare e quali preferire, come se si potesse sopperire all’ignoranza col non studio e con una dieta adeguata, là, frutta, verdura, sali minerali, bere molto, pochissima carne rossa, meglio il pesce, evitare il caffè, e diventate più intelligenti di Wikipedia, il che è tutto dire;
uscirà qualcuno che dirà che l’esame di stato così come è concepito è inadeguato;
uscirà una signora con gli occhialini e il sorrisetto beffardo che dirà "in bocca al lupo, ragazzi…", tanto cosa volete che gliene freghi a lei;
uscirà anche questa maturità 2010, e non se ne ricorderà, giustamente, più nessuno.

Non ho piu’ “Parole per raccontare”: quando il libro di testo sbaglia

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La scuola italiana sta andando in malora.

Ma in modo allegro, senza che nessuno se ne accorga. Anzi, nella legittimazione di una beata e scanzonata ignoranza che fa bella mostra di sé sotto forma di informazioni sbagliate nientemeno che nei libri di testo.

E soprattutto in quella categoria di libri di testo che vanno sotto il funesto nome collettivo di "antologie", libroni che vengono sfruttati, durante l’anno scolastico, per il 10% al massimo dei contenuti, e che costano un occhio della testa, pretendendo di aiutare lo studente ad analizzare le informazioni contenute in una qualsivoglia tipologia di testo, sia esso letterario, saggistico, poetico, teatrale, iconografico.

Ricordo che l’ultimo laboratorio serio di analisi del testo per le scuole superiori fu quel monumentale "Il materiale e l’immaginario" di Remo Ceserani e Lidia De Federicis (10 volumi).

Poi si accorsero che quel testo aiutava un  po’ troppo gli studenti a capire, e allora prima lo "facilitarono" (così, giustamente, la gente studia un po’ meno) e poi lo eliminarono proprio dalla distribuzione, perché si doveva far spazio a cumuli di carta con tagli diversi, a privilegiare l’ovvio e il banale, che, si sa, sono cose che interessano docenti e discenti, altro che i contenuti, non sia mai che uno studente impari a riconoscere una metafora da una ipàllage o da una litote, ma che scherziamo sul serio?

Così, l’altro giorno, mi imbatto nella pagina 785 del volume "Parole per raccontare e per immaginare – Educazione linguistica e letteraria", editore Zanichelli, a cura di Beatrice Panebianco e Antonella Varani, che in quarta di copertina recita "Un percorso affidabile ed equilibrato che distribuisce sui due anni di corso i materiali indispensabili per sviluppare le competenze linguistiche e letterarie". Le pagine, in tutto, sono 926, il peso è consistente, il costo al 2008 era di 26 euro ma, allegri, esiste anche l’edizione in volumi separati da 14,50 ciascuno. Sempre con il conio del 2008.

E’ l’analisi della fotografia "Bilbao", del 1936 del fotografo americano Robert Capa.

Si noti l’analisi dell’ovvio di cui sopra: "Questa fotografia raffigura una donna che cammina per strada tenendo per mano una bambina." Ma va’?? Davvero??? Mi sembrava un tramvài quello in primo piano, ma andiamo avanti: "Sono gli anni della seconda guerra mondiale (…)".

La seconda guerra mondiale nel 1936? E da quando? E, soprattutto, a Bilbao, che è in Spagna, ed è noto a chiunque che la Spagna non è mai entrata nel secondo conflitto mondiale perché, si veda il caso, nel 1936 stava soffrendo una tragica guerra civile?

E’ questo quello che si trova nei libri di testo. E’ questo il "peso" che i nostri figli portano a scuola ogni giorno nello zaino.

Non c’è più nulla da fare, non è possibile salvarsi, un libro di testo adottato non può più essere cambiato per cinque anni. Come il governo del paese. E i danni sono almeno paragonabili. Se non superiori.

Le “gite” a Londra e a Monaco di Baviera dell’Istituto professionale Flora di Pordenone

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La scuola è anche quella che sta andando a carte quarantotto perché ci sono collegi docenti e consigli di classe che approvano viaggi di istruzione per "ceti sociali" e pretendono anche di farci credere che si tratta di una "libera scelta nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica" (scusa antica e formula rituale per dire "noi facciamo quello che ci pare, checché ne dicano gli altri perché possiamo farlo", da trascrivere pari pari nei verbali redatti in modo sonnacchioso e tediosamente ruffiano).

All’Istituto professionale Flora di Pordenone è accaduto anche questo, i ragazzi che se lo possono permettere sono andati in Inghilterra in aereo in viaggio d’istruzione e ci sono rimasti una settimana (prezzo proposto dall’Istituzione Scolastica, 600 euro), gli altri, i pezzenti (che fa rima con "meno abbienti") con 280 euro sono andati in viaggio d’istruzione a Monaco di Baviera, in treno. Qualcuno, durante il soggiorno, si è beccato anche un’irritazione cutanea dovuta da pidocchi.

I pidocchi, naturalmente, ci sono anche a Londra, ma il fatto di aver spero 600 euro probabilmente ha avuto anche una funzione disinfestatrice. Almeno dal punto di vista psicologico.

Spiega il Vicepreside (il titolare non poteva?) Giovanni Della Torre: «I due viaggi avevano obiettivi diversi ed erano aperti a tutti, a prescindere dalle condizioni economiche della famiglia di appartenenza. Quello di Londra è un viaggio-studio, un gemellaggio con una scuola inglese finalizzato ad approfondire la lingua, mentre il viaggio a Monaco, è la classica gita di istruzione che si fa tutti gli anni. Sono due attività distinte e parallele»

Allora, se erano aperti a tutti, perché solo alcuni sono andati a Monaco di Baviera a prendersi i pidocchi? I pidocchi sono diventati un segno di democrazia e di uguaglianza e come tali devono essere rispettati.

Riforma delle scuole superiori: tutti i quadri orari

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Sono stati partoriti finalmente i quadri orari della riforma delle scuole superiori di secondo grado. Consultate e piangete.

Licei:

Istituti Professionali

Istituti Tecnici

Al via la Riforma della Scuola Superiore: video e audio della conferenza stampa del Ministro Gelmini Patelli e del Governo

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