La schiacciata della Valma

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La Piazza di Vada (da wikimedia.org)

La Valma era la Valma, e questo è un dato di fatto incontrovertibile.

A Vada la Valma era la proprietaria del forno forse più frequentato. Oh, non che non ce ne fossero altri, certo, a pochi passi, davanti alle scuole, c’è sempre quello del Polidori (a Vada il contraddittorio è garantito anche quando si tratta di andà’ a comprà’ ‘r pane!), ma andare dalla Valma era un po’ un rito per tutti.

Sarà che si scambiavano due chiacchiere, sarà che il corridoio stretto davanti al banco obbligava le persone ad avere un minimo di relazione sociale (“Sposa mi fa passà’ ho furia?…” “O Signora se lo tenga un po’ fra le gambe questo bimbetto, un lo vede li stranuti che fa? Se mi smoccola i pantaloni c’è ca vede’ Casamìcciola!!”).

Da bimbetto andavo dalla Valma per la schiacciata della Valma.

A Vada la schiacciata è la focaccia di basso spessore condita con olio e sale. E a me mi garba con parecchio sale e parecchio olio. In questo la Valma ci aveva azzeccato. Quando te la dava per portarla via la incartava in un pezzo di carta (a Vada si dice “un foglio”) da pane e poi in un sacchettino di nylon. Quando l’aprivi era tutto un proliferar di unto di cui la Valma era, sia benedetta, generosa e provvidenziale dispensatrice. Così mangiavi la schiacciata, ti ungevi le dita e andavi a casa soddisfatto e bello tronfio con la maglietta impataccata.
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