Il pulsante antimolestie di Twitter

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Twitter è qualcosa di meraviglioso, peccato che l’ho scoperto troppo tardi.

140 caratteri, praticamente un palpito. Un blogghettino minimale e, soprattutto, niente ansia di avere tanto “follower” (si chiamano così i fans su Twitter) perché, tanto, tutto è pubblico e chiunque può leggere tutto di chiunque altro.

Insomma, semplice, immediato, veloce, accessibile da quasi qualunque piattaforma (esistono blogger come Yoani Sánchez che aggiornano il proprio blog attraverso gli SMS), trasparente, ma soprattutto arma di discussione e di critica nei confronti dei politici (io ho risposto a Laura Puppato e Matteo Renzi). Su Twitter, molto più che su Facebook, ognuno si ritrova davanti al popolo del web.

Al punto che, tempo fa, la deputata laburista Stella Creasy e la blogger Caroline Criado-Pérez, oltre a tre giornaliste, sono state molestate su Twitter nel Regno Unito con l’invio di tweet volgari, offensivi e denigratori, e addirittura alcune minacce di morte.

Sono cose che fanno male. Molto male.

E così, svariate migliaia di utenti ha pensato di chiedere a Twitter di inserire un pulsante antimoltestia. Che non si sa bene come funzionerà dal punto di vista pratico. Cioè, io ritengo di essere stato molestato da qualcuno, clicco sul pulsantino e Twitter mi rimuove il contenuto suppostamente denigratorio e fa tottò all’utente? Sarebbe terribile.
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Yoani Sánchez e la dittatura capitalista degli sms

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Yoani Sánchez, blogger e dissidente cubana ha sottolineato ieri, attraverso il suo account Twitter (sia detto per inciso, detesto espressioni volgarmente di moda come “il suo Twitter” o “il mio Facebook”) che non può postare i propri messaggi con caratteri estesi perché altrimenti il suo gestore telefonico cubano, attraverso il quale accede a Twitter in scrittura via sms, le farebbe pagare il doppio.
Si tratta delle parole accentate, ad esempio. La lingua castigliana ne è piena ed è praticamente impossibile non trovarne neanche uno in un testo correttamente scritto di 160 caratteri.
La possibilità di inviare un testo di 160 caratteri è subordinata dunque all’uso dei caratteri base. Viceversa il costo di una comunicazione potrebbe lievitare in maniera preoccupante se si considera che alcuni gestori latino americani per ogni accentata utilizzata decurtano un monte-caratteri considerevole (circa una novantina per un semplice “sí”).
Normale che attivisti come la Sánchez (sì, anche il suo cognome si scrive con l’accento) ripieghino su un uso maggiormente semplificato dell’ortografia. Ma pensare ai milioni di adolescenti sudamericani che comunicano con gli sms e che massacrano l’abitudine di scrivere in modo corretto fa pensare a un deperimento delle conoscenze delle regole della scrittura a vantaggio di un risparmio economico.
È il costo della revolución, bellezze!

Arrestata a Cuba la blogger Yoani Sánchez

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Screenshot tratto da "El nuevo Herald" - Miami

Apprendo che la blogger cubana Yoani Sánchez è stata arrestata poche ore fa assieme al marito Reinaldo Escobar, giornalista di opposizione.

La Sánchez si sarebbe recata a Bayamo per protestare contro il processo a cario del politico  spagnolo Angel Carromero, accusato dell’omicidio colposo dell’oppositore Osvaldo Payá,capo del Movimiento Cristiano de Liberación, morto in un incidente stradale.

Yoani Sánchez è una delle blogger più seguite del mondo. In Italia molti dei suoi articoli sono tradotti e pubblicati sulla rivista “Internazionale”.