Greta: tutta la verità in un tweet

Ah, beh, allora…

Io non so se la bambina che Salvini ha preso in braccio e portato sul palco della Lega riunita a Pontida sia o meno una di quelle elencate nel caso Bibbiano. Non so nemmeno se “Greta” sia il vero nome della bambina e se Salvini, còlto probabilmente da un momento di rispetto delle forme e delle apparenze, abbia voluto usare questo nome per preservare la minore dall’identificazione (fatto sta che l’ha mostrata pubblicamente). Non so che senso abbia il tweet di Selvaggia Lucarelli e che cosa voglia dimostrare (i soliti debunker di Stato sono all’opera per spulciare i documenti del caso Bibbiano e per vedere quante volte vi compaia il nome “Greta”) né che tipo di informazione voglia dare. So solo che mi disgusta l’uso dei bambini, soprattutto se portatori inconsapevoli e certamente innocenti di una situazione sociale delicata, a fini di propaganda politica. “Greta” avrebbe potuto essere tranquillamente Matilde, Alessandra, Roberta, Marisa, Clotilde o chissà che cos’altro. Potrebbe essere stata strappata dall’affetto dei suoi genitori o avere una famiglia felicissima che vota Lega, è felicemente razzista e salviniana, ed è orgogliosa di avere affidato la figlia alle braccia forti e rassicuranti del Capitano. Mi diede da pensare, tempo fa, anche la foto di Bersani con in braccio una bambina di colore. A che serve?? Cosa ne sanno i bambini delle logiche politiche di intenerimento dei cuori del proprio bacino di votanti che sottendono a queste operazioni bieche e deprecabili? Nulla. Sono lì, inermi, impossibilitati a reagire e a dire la loro, mentre il solito giornalismo di maniera tipico di una rete ormai marcita fino al midollo nella propria sete di trovare la notizia che corregge la non notizia a tutti i costi, e che vede bufale per ogni dove, fa suoi stilemi e uscite sensazionalistiche grondanti di retorica e di inutilità fattuale. Facciano pure, Lorsignori, ci abitueremo anche alla nausea persistente che ci causa questo modo di fare informazione. Ma nella politica i bambini non devono entrare.

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Le bizze di Luigi Di Maio

Luigi Di Maio, non appena Conte è stato nominato Presidente del Consiglio incaricato, ha subito fatto le bizze. Ha visto che per lui la poltrona da Ministro dell’Interno è sfumata, che la nomina a vicepremier invece pure, e che, insomma, non c’è trippa per gatti. Eppure l’accordo col PD lo ha ripreso in extremis dalla caduta vertiginosa verso l’oblio cui sembrava essere predestinato dopo il fallimento del suo inciucio con la Lega. Adesso se n’è uscito nuovamente a dire che “O mi approvate i 10 punti della mia parte politica (che poi sono miracolosamente e inspiegabilmente diventati 20) o salta la cucuzza insieme a tutto il cucuzzaro. Si permette di farlo dopo che ha praticamente dimezzato i voti dalle scorse politiche alle ultime europee, dopo aver avallato tutte le iniziative politiche di Salvini e aver convinto i suoi a salvarlo dalle indagini della Procura siciliana e dalla relativa richiesta di autorizzazione a procedere, adesso si permette il lusso di alzare la voce (che paura!) e di minacciare addirittura quelle elezioni anticipate che inevitabilmente perderebbe. Cioè, non si è dimesso dopo le europee, no, ha chiesto a Rousseau e a una manciata di smanettoni iscritti a una piattaforma privata, proprietà di un privato, se dovesse lasciare oppure no. E’ ovvio che gli hanno risposto tutti di sì. Lui l’ha presa come un plebiscito, ed eccolo qui a mascherare la vera essenza della sua richiesta, che è “O me, o le elezioni”. Certo, ce ne deve volere di prepotenza per arrivare a fare dei ricattucci del genere. E tutti continuano a dire che questo governo non è affatto interessato alle poltrone, no, macché, Di Maio è diventato la succursale di Poltrone&Sofà. E così siamo di nuovo in bilico e il governo di neoinciucio giallorosso sta per esalare l’ultimo respiro prima ancora di presentarsi alle Camere. “Due miserie in un corpo solo” (G. Gaber).

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Verso il Conte-bis

Io non so se la gente si stia consumando inesorabilmente i neuroni o che cosa, ma abbiamo la possibilità forse irripetibile di proporre come prossimo presidente del Consiglio un nome di garanzia, una figura super partes che calmi gli estremi bollori del patto scellerato tra M5S e PD e faccia da ago della bilancia dell’inusuale matrimonio politico. Giorni fa avevo sostenuto la candidatura di Marta Cartabia. Mal me ne incolse. Sono stato attenzionato (orrenda espressione che va molto di moda) sul fatto che la signora abbia avuto dei trascorsi in Comunione e Liberazione e che abbia espresso opinioni non perfettamente condivisibili dalla sinistra sul ruolo della donna nella società. E va beh, ma si trattava comunque di un nome istituzionale di altissimo livello, perché di questo si tratta: trovare una persona che garantisca che Tom e Jerry non litighino più e non si prendano a ceffoni per tutto il resto del durare della legislatura.
E invece qual è il nome che è saltato fuori? Conte. Ora, per l’amor del cielo, Conte sarà anche una persona preparata, un gentiluomo, una persona di buon senso, ha messo alle corte Salvini in un discorso storico al Senato della Repubblica, ma Conte rappresenta comunque il vecchio che avanza, anzi, riaffiora. E’ uscito dalla porta di Palazzo Kitsch per rientrare dalla finestra. E’ stato il presidente del consiglio del peggior governo della storia della Repubblica, quello che vedeva tra le sue compagini i sovranisti, gli antieuropeisti, gli invocatori del cuore immacolato di Maria, gli ostentatori a tutti i costi di rosari e vangeli. Quello che era il capo del governo quando il Senato (sempre quello che Renzi voleva abolire) salvava il Ministro dell’Interno dal processo con l’autorizzazione a procedere richiesta dalla magistratura siciliana. E’ quello che non ha detto nulla quando lo stesso Ministro dell’Interno di cui sopra offendeva Carola Rackete, rea di aver evitato più gravi e tragiche conseguenze al suo carico navale di disperazione e prostrazione. Conte è quello che, durante il suo dicastero, ha lasciato approvare il decreto di sicurezza bis, che prevede la galera per chi salva un povero disgraziato che rischia di annegare, provvedimento sul quale ha posto la condizione della modifica secondo le indicazioni fornite dal Presidente della Repubblica. E adesso lo vogliono tutti. Ma proprio tutti. Perfino i marxisti-leninisti. Che saranno, questo sì, due o tre in tutto in Parlamento, ma intanto ci sono. Per favorire il nome di Conte nella trattativa sgangherata tra M5S e PD si è mosso perfino D’Alema (ve lo ricordate?). La Boschi ha detto che lei non farà mai parte del prossimo esecutivo (ma chi la vuole?) ma che voterà comunque la fiducia (c’era da dubitarne?). E’ un vero e proprio plebiscito che non ha un senso. Perché se vuoi avere un segnale di discontinuità (termine tanto caro al sempre più impacciato Zingaretti), devi agire sul doppio binario del programma di governo e sui nomi. Non c’è un’alternativa possibile. Non puoi riciclare quello che è stato buttato nel cestino dei rifiuti e farci un paralume.
E le consultazioni del Presidente della Repubblica cominciano domani alle 16. E non c’è più tempo. Il nome di Conte è il primo passo verso l’inciucio giallorosso. Zitti e subire.

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L’anima nobile di Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto, PD, ha fatto un gesto nobile, democratico e pieno di senso della giustizia.

E’ andato a Regina Coeli e, siccome lì è detenuto l’assassino del carabiniere ucciso, già fotografato bendato e con le manette ai polsi e le mani dietro la schiena, ha voluto vedere se le cose in Italia funzionano ancora con la logica segnata dall’insegnamento di Cesare Beccaria oppure no.

Lo può fare. E’ un parlamentare della Repubblica e rientra tra le sue personali prerogative. C’era, all’indomani di questo gesto, come minimo da aspettarsi che la maggioranza di governo, parte avversa al PD, facesse sentire la propria voce in segno di schifo. Che so, un bel Salvini grondante hate speech in prima serata sui TG, lontano da quel cacchio di Twitter, il Movimento 5 Stelle che sveste i suoi supposti panni garantisti e continua a tintinnare le manette ad ogni frusciar di avvisi di garanzia. O certa destra giustizialista e colpevolista a prescindere. Nulla di tutto questo. Le critiche ci sono state, sì, ma sono venute precisamente dallo stesso PD. “Quella di Scalfarotto è una sua iniziativa personale. Rientra nelle sue prerogative di parlamentare. Ma ripeto, è una sua iniziativa non fatta a nome del Pd”. Questo è Nicola Zingaretti. Mentre Emanuele Fiano ribatte che “Ci sono momenti in cui il pensiero di dissociarsi dal comportamento di un amico, un compagno di battaglie sui diritti, e sulla difesa della democrazia nel nostro Paese, può spingere a stare in silenzio”.

Non c’è differenza tra un discorso di destra e un discorso del PD, soprattutto quando si tratta di parlare di stato di diritto e di svolgere un potere/dovere costituzionalmente inteso. E’ sempre il solito grigiore con qualche sfumatura color cenere di una politica trita e ritrita. Nessun esponente del PD ha scritto una cosa del tipo “E bravo Scalfarotto, così, si fa! Ci si addolora e ci si costerna per la morte di un servitore dello stato, ma se quello stato deve essere servito, almeno che sia davvero uno stato di diritto fino in fondo. Sì, hai fatto bene ad andare a controllare come funzionano le cose in una delle carceri italiane più grandi, e se c’è bisogno di una mano mi trovi qui”. Nulla, lo hanno lasciato solo a dire delle cose che dovrebbero essere date per assodate in qualsiasi contesto civile. Tipo “Non è che se lo Stato diventa meno democratico, diventiamo più solidali con le vittime dei reati, se passa questa logica è finita”.

Ma certo, ha ragione da vendere. Solo che il PD è ancora in LEGGERA controtendenza.

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Qui chi non terrorizza si ammala di terrore

Adesso sì. Adesso potranno finalmente sfogarsi e dire, a ragione, che ci sono gli africani e gli extracomunitari in genere che vengono in Italia per sposare le nostre donne ma che poi hanno atteggiamenti di interesse e di molestia ai danni delle minori del nostro paese. Loro. I Kunta Kinte, quelli di colore, sì, insomma, i négher, come li chiamiamo nuiàlter, che vengono nelle tranquille cittadine del Nord a seminare il terrore, a rapire i nostri bambini, a far loro rischiare la pelle, provocare incendi, e tante brutture che non sto nemmeno qui a dirvi, compresa quella patente sospesa o ritirata (so mia ben mi come vanno ‘ste ròbe!) per guida in stato di ebbrezza, ma vadaviaiciapp, ecco cosa succede a dare lavoro ai baluba, nèh?, che poi vogliono vendicare i loro fradèi (ma fradèi di questo paro di zùfoli) che muoiono in mare a Pantellerusa, là, e va beh, puver Crist, di qualcosa bisogna pure s-ciopare nella vita, se pol no viver semper, e fa bene il coso lì, il Salvini a prendere, sbatterlo in galera e buttar via la chiave, almeno per venti o trent’anni, disgrassià’ farabutto, vergogna del suo paese e dell’Italia che se la dessero agl’italiani non succederebbero mica queste robe qui, noi siamo gente tranquilla, onesta, lavoratrice, che quando turna a cà’ la sera da laurà’ ha solo voglia di andare a schiantarsi dal sonno in letto, altro che pensare a quelle robe brutte là’, lazarùn d’un lazarùn, a far la fame, altro che il rancio di San Vitùr! Ciapa sü, andém che comincia la telepromossiun su Rete Quattro!

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Rousseau: il popolino del Movimento 5 Stelle salva Salvini dal processo

Il Sommo Poeta

Ma poi alla fine cosa è successo mai? E’ successo soltanto che una manica di presuntuosetti ignorantelli alleati con un’altra manica di intolleranti rabbiosetti si è sostituita ai suoi senatori della giunta per le autorizzazioni a procedere in primis, e alla magistratura in secundis, per sottrarre dal legittimo processo il Ministro dell’Interno (in cui, detto sia tra parentesi ma non troppo, ha diverse possibilità di essere assolto), senza nemmeno conoscere uno straccio di carta processuale, senza aver letto un nonnulla del fascicolo, con accuse banalissime come quella di abuso di potere e di sequestro di persona. E che sarà mai?? Adesso non si può più fare un sondaggino su una piattaforma proprietaria, accessibile ora sì e ora no, con un campione tutt’altro che rappresentativo dell’elettorato (figuriamoci poi dell’opinione pubblica italiana), senza trasparenza e senza possibilità di vedere la provenienza dei voti ricevuti. Il tutto con il solo scopo di salvare culo, camicia, cadrega e fedina penale a un componente del governo. Ma cosa volete che sia? Dovreste essere voi a vergognarvi della vostra puerile e sterile indignazione. Voi che tornate a casa dal lavoro, principio su cui si fondamenta la Repubblica, e vi illudete anche che la giustizia che pagate con le vostre tasse sia davvero uguale per tutti, che chi è accusato di un reato possa e debba essere sottoposto ad un regolare processo in cui difendersi, voi che andate a scuola o all’Università per studiare, per avere un futuro attraverso il sapere e non attraverso l’essere, voi che insegnate a chi vuole studiare, voi che siete impegnati nelle istituzioni pubbliche, nel volontariato, nell’associazionismo, nei partiti, DAVVERO credevate che la pellaccia giudiziaria del Vice Primo Ministro fosse uguale alla vostra? Ma allora per quale motivo esiste la piattaforma Rousseau, per la democrazia? Per dare a tutti la possibilità di esprimere la propria voce? Ma per l’amor del cielo, non diciamolo nemmeno! Si figuri, signora mia, che quei giudici volevano addirittura far politica perseguendo un membro del Governo, e Lei capirà che alla fine non se ne può più, che la misura è colma, che se non interviene il popolo a salvare il Salvinabile qui si rischia il colpo di stato. Ma Le sembra davvero davvero possibile difendersi nei processi come un qualsiasi altro cittadino normale? Allora per che cosa esiste a fare l’immunità? Ma dica Lei, Signora, se dobbiamo assistere allo scempio di un politico giovane, promettente, di belle sembianze e dalle idee fulgide e proiettate nel futuro, che viene messo a tacere da un manipolo di giudici di Catania, che non lo so nemmeno io dove sia Catania, dev’essere dalle parti di giù, ma pensassero (perché noi gente perbene i congiuntivi li conosciamo) alle loro mafie e a mettere in galera i delinquenti quelli veri, i cosi lì, i négher, mi creda Signora, non è proprio successo niente. Anzi, hanno fatto bene: salvarsi le chiappe per salvare il paese. Mi faccia tirare un sospiro di sollievo, per quel povero Salvini, lì, chissà se dorme la notte, pura stèla… andém, nà…

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