Il dito medio alzato contro Salvini che dorme in aereo

La ragazza in aereo siede sul posto immediatamente accanto a quello di Salvini. A un certo punto Salvini si addormenta e lei decide di farsi un selfie con il dito medio alzato e di postarlo su Instagram. Come si dice in gergo, l’immagine diventa immediatamente “virale” e fa il giro di tutti i social network, con sequele di utenti inferociti che stigmatizzano il gesto, se la prendono con la ragazza e perfino coi suoi genitori, rei di non averle dato una educazione adeguata. Salvini ha ripreso la foto, senza minimamente curarsi di pixelare il volto della ragazza e l’ha rilanciata commentando:

«Che bello viaggiare in compagnia di personcine educate! E poi magari vanno in piazza per combattere odio, violenza e maleducazione»

Apriti cielo e spalancati terra. Dopo pochi minuti centinaia di insulti si sono riversati sulla povera ragazza (“povera” in quanto ignara delle conseguenze che avrebbe potuto scatenare il suo gesto) che ha immediatamente disattivato i suoi profili social, mentre nel frattempo svariati account fake riprendevano il suo nome e la foto per guadagnarsi condivisioni e ampliare ancora di più la platea di utenti “attenzionati” dall’immagine.

Va detto, a scanso di equivoci, che il dito medio alzato non è che sia un gesto decisamente elegante e rispettoso. Ma bisogna anche chiedersi se rappresenti o no un’offesa tale da giustificare una campagna di violenza e di odio contro la persona che ha scattato e pubblicato per prima il selfie al punto da indurla a rinunciare alla sua identità social, a fronte del proliferare di profili falsi che finiscono per essere più veri del vero. Vale la pena arrivare a questo per un gesto di strafottenza che potremmo definire al limite del goliardico?

E non scampa tra chi veste da parata chi veste una risata, come dice il Poeta. L’avvocato Cathy La Torre ha provato a buttarla in battuta:

“Io gli avrei mandato un bacione ma si vede che il dito medio va di moda”

e, successivamente

 “Condanno assolutamente un gesto del genere. Non è possibile fare ciò, specie in un luogo pubblico. Dormire in quel modo scomposto, dico!”

Non l’avesse mai fatto. E’ arrivata nientemeno che Selvaggia Lucarelli personalmente di persona a rimetterla in riga:

“E’ un illecito civile e un civilista dovrebbe saperlo. Fotografare una persona di nascosto e farle il dito medio diffondendo la foto sui social è qualcosa che non andrebbe pubblicizzato come un gesto figo, se si è promotori della campagna #odiareticosta. Così per dire”.

Insomma, la Lucarelli difende Salvini, che in tema di gesti dell’acciuga non ha mai dato mostra di essere secondo a nessuno. E di per sé alzare il dito medio non è che sia un gesto figo, ma bisogna pur contestualizzare l’azione di una diciannovenne che ha fatto un gesto dissacratorio e forse solo e soltanto quello, e per quel gesto ha pagato un presso altissimo. In breve, nella rete ci sono odiatori e odiatori, ci sono quelli che, durante un comizio,  possono permettersi di designare una bambola gonfiabile come la “sosia della Boldrini” e quelli che se fanno il gesto dell’acciuga si ritrovano contro i cani sciolti mordaci del potente di turno se non addirittura i perbenisti di sinistra che fanno del loro meglio per stigmatizzare e condannare. Sempre criticando, criticando, criticando, ma senza mai prendersi la briga di comprendere che si è trattato, tutt’al più, di uno sberleffo. La famosa pernacchia al passaggio pomposo e suntuoso del Re. Si chiama diritto di critica, diritto di satira, diritto a distruggere la sacralità di un mito, diritto a essere giovani e sbagliare anche pochino.

Illegittimo impedimento

Salvini avrebbe dovuto presentarsi il 10 dicembre scorso presso il Tribunale di Torino, dove lo aspettavano schiere di fans preghieranti per la sua sorte giudiziaria. L’imputazione era quella di vilipendio alla magistratura. Il 14 febbraio, Salvini aveva dichiarato:

“Se so che qualcuno nella Lega sbaglia sono il primo a prenderlo a calci nel culo e a sbatterlo fuori. Ma Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ultimo da quella schifezza che è la magistratura italiana

Successivamente aveva chiarito che

“Ci sono tanti giudici che fanno benissimo il loro lavoro. Penso a chi è in prima linea contro mafia, camorra e ‘ndrangheta. Purtroppo è anche vero che ci sono giudici che lavorano molto di meno, che fanno politica, che indagano a senso unico e che rilasciano in 24 ore pericolosi delinquenti. Finché la magistratura italiana non farà pulizia e chiarezza al suo interno, l’Italia non sarà mai un paese normale”

Ma Salvini non si è presentato. Il suo avvocato Claudia Eccher ha eccepito che il suo cliente era impegnato in Senato per una riunione di capigruppo per la legge di Bilancio. Dopo una brevissima camera di consiglio, il giudice di Torino Roberto Ruscello ha respinto la richiesta della difesa, avendo constatato la modifica del calendario dei lavori della capigruppo del Senato e ha dichiarato irricevibili le argomentazioni dell’avvocato Eccher.

Il consigliere triestino Fabio Tuiach scappa dall’Italia e si arruola nella Legione Straniera

“Inviterei anche io questa simpatica nonnina, (Liliana Segre) come Salvini, a bere un the. Massima stima, grande ammirazione però mi ha un po’ confuso e da profondamente cattolico mi sono sentito un po’ offeso perché ha detto che Gesù era ebreo”.

«Liliana Segre ha detto che Gesù Cristo era ebreo: da profondamente cattolico mi sono sentito offeso».

Questo l’intervento del consigliere comunale Fabio Tuiach durante la discussione sulla cittadinanza onoraria alla senatrice Segre.

A pochi giorni da questa gaffe Fabio Tuiach ha deciso di scappare dall’Italia,  lasciare la politica e la città di Trieste, per trasferirsi in Francia, rinunciare al suo incarico politico e prendere l’aspettativa dal suo lavoro da portuale e arruolarsi nella Legione Straniera.

«Sono in treno per la Francia, vedo se posso arruolarmi nella Legione straniera e cambiare vita. Per adesso mi prendo un mesetto di pausa dal lavoro e dal Comune, poi deciderò quale vita scegliere»

«Marciare ha degli effetti miracolosi sulla mente e io sono un uomo di sport. Sono sempre stato massacrato per la mia fede, anche i nostri santi partivano per le crociate con la benedizione del Papa».

«Io sono un guerriero e quando le cose si mettono male, vado a marciare. Ora, se passo le selezioni, avrei la possibilità di diventare francese e avere una seconda opportunità nella mia vita a 39 anni. Non so quanto starò via, forse un mese ma forse potrei non tornare più».

Tra le altre gaffe di Tuiach, quella secondo cuii Maometto era un “pedofilo” e il tentativo di far passare una mozione per vietare i gay pride.

fonti: leggo.it e globalist.it

Un ringraziamento all’avvocato Cathy La Torre che ha segnalato la notizia via Twitter.

Paolo Pezzana, ex sindaco di Sori, condannato a 200 euro di multa per diffamazione contro Salvini

Aveva definito Salvini come “Stronzo, cattivo, pericoloso”. E’ stato condannato dal giudice monocratico per diffamazione a 200 euro di multa, 3000 euro di risarcimento danno morale e le spese di procedimento. Si tratta dell’ex sindaco di Sori Paolo Pezzana che ha replicato “Rispetto il provvedimento ma sono stupito per l’interpretazione che il giudice ha dato di una giurisprudenza in cui il diritto di critica sia costituzionalmente protetto e, soprattutto in politica, possa essere esercitato in maniera anche forte senza per questo costituire un reato.”.

Greta: tutta la verità in un tweet

Ah, beh, allora…

Io non so se la bambina che Salvini ha preso in braccio e portato sul palco della Lega riunita a Pontida sia o meno una di quelle elencate nel caso Bibbiano. Non so nemmeno se “Greta” sia il vero nome della bambina e se Salvini, còlto probabilmente da un momento di rispetto delle forme e delle apparenze, abbia voluto usare questo nome per preservare la minore dall’identificazione (fatto sta che l’ha mostrata pubblicamente). Non so che senso abbia il tweet di Selvaggia Lucarelli e che cosa voglia dimostrare (i soliti debunker di Stato sono all’opera per spulciare i documenti del caso Bibbiano e per vedere quante volte vi compaia il nome “Greta”) né che tipo di informazione voglia dare. So solo che mi disgusta l’uso dei bambini, soprattutto se portatori inconsapevoli e certamente innocenti di una situazione sociale delicata, a fini di propaganda politica. “Greta” avrebbe potuto essere tranquillamente Matilde, Alessandra, Roberta, Marisa, Clotilde o chissà che cos’altro. Potrebbe essere stata strappata dall’affetto dei suoi genitori o avere una famiglia felicissima che vota Lega, è felicemente razzista e salviniana, ed è orgogliosa di avere affidato la figlia alle braccia forti e rassicuranti del Capitano. Mi diede da pensare, tempo fa, anche la foto di Bersani con in braccio una bambina di colore. A che serve?? Cosa ne sanno i bambini delle logiche politiche di intenerimento dei cuori del proprio bacino di votanti che sottendono a queste operazioni bieche e deprecabili? Nulla. Sono lì, inermi, impossibilitati a reagire e a dire la loro, mentre il solito giornalismo di maniera tipico di una rete ormai marcita fino al midollo nella propria sete di trovare la notizia che corregge la non notizia a tutti i costi, e che vede bufale per ogni dove, fa suoi stilemi e uscite sensazionalistiche grondanti di retorica e di inutilità fattuale. Facciano pure, Lorsignori, ci abitueremo anche alla nausea persistente che ci causa questo modo di fare informazione. Ma nella politica i bambini non devono entrare.

Le bizze di Luigi Di Maio

Luigi Di Maio, non appena Conte è stato nominato Presidente del Consiglio incaricato, ha subito fatto le bizze. Ha visto che per lui la poltrona da Ministro dell’Interno è sfumata, che la nomina a vicepremier invece pure, e che, insomma, non c’è trippa per gatti. Eppure l’accordo col PD lo ha ripreso in extremis dalla caduta vertiginosa verso l’oblio cui sembrava essere predestinato dopo il fallimento del suo inciucio con la Lega. Adesso se n’è uscito nuovamente a dire che “O mi approvate i 10 punti della mia parte politica (che poi sono miracolosamente e inspiegabilmente diventati 20) o salta la cucuzza insieme a tutto il cucuzzaro. Si permette di farlo dopo che ha praticamente dimezzato i voti dalle scorse politiche alle ultime europee, dopo aver avallato tutte le iniziative politiche di Salvini e aver convinto i suoi a salvarlo dalle indagini della Procura siciliana e dalla relativa richiesta di autorizzazione a procedere, adesso si permette il lusso di alzare la voce (che paura!) e di minacciare addirittura quelle elezioni anticipate che inevitabilmente perderebbe. Cioè, non si è dimesso dopo le europee, no, ha chiesto a Rousseau e a una manciata di smanettoni iscritti a una piattaforma privata, proprietà di un privato, se dovesse lasciare oppure no. E’ ovvio che gli hanno risposto tutti di sì. Lui l’ha presa come un plebiscito, ed eccolo qui a mascherare la vera essenza della sua richiesta, che è “O me, o le elezioni”. Certo, ce ne deve volere di prepotenza per arrivare a fare dei ricattucci del genere. E tutti continuano a dire che questo governo non è affatto interessato alle poltrone, no, macché, Di Maio è diventato la succursale di Poltrone&Sofà. E così siamo di nuovo in bilico e il governo di neoinciucio giallorosso sta per esalare l’ultimo respiro prima ancora di presentarsi alle Camere. “Due miserie in un corpo solo” (G. Gaber).

Verso il Conte-bis

Io non so se la gente si stia consumando inesorabilmente i neuroni o che cosa, ma abbiamo la possibilità forse irripetibile di proporre come prossimo presidente del Consiglio un nome di garanzia, una figura super partes che calmi gli estremi bollori del patto scellerato tra M5S e PD e faccia da ago della bilancia dell’inusuale matrimonio politico. Giorni fa avevo sostenuto la candidatura di Marta Cartabia. Mal me ne incolse. Sono stato attenzionato (orrenda espressione che va molto di moda) sul fatto che la signora abbia avuto dei trascorsi in Comunione e Liberazione e che abbia espresso opinioni non perfettamente condivisibili dalla sinistra sul ruolo della donna nella società. E va beh, ma si trattava comunque di un nome istituzionale di altissimo livello, perché di questo si tratta: trovare una persona che garantisca che Tom e Jerry non litighino più e non si prendano a ceffoni per tutto il resto del durare della legislatura.
E invece qual è il nome che è saltato fuori? Conte. Ora, per l’amor del cielo, Conte sarà anche una persona preparata, un gentiluomo, una persona di buon senso, ha messo alle corte Salvini in un discorso storico al Senato della Repubblica, ma Conte rappresenta comunque il vecchio che avanza, anzi, riaffiora. E’ uscito dalla porta di Palazzo Kitsch per rientrare dalla finestra. E’ stato il presidente del consiglio del peggior governo della storia della Repubblica, quello che vedeva tra le sue compagini i sovranisti, gli antieuropeisti, gli invocatori del cuore immacolato di Maria, gli ostentatori a tutti i costi di rosari e vangeli. Quello che era il capo del governo quando il Senato (sempre quello che Renzi voleva abolire) salvava il Ministro dell’Interno dal processo con l’autorizzazione a procedere richiesta dalla magistratura siciliana. E’ quello che non ha detto nulla quando lo stesso Ministro dell’Interno di cui sopra offendeva Carola Rackete, rea di aver evitato più gravi e tragiche conseguenze al suo carico navale di disperazione e prostrazione. Conte è quello che, durante il suo dicastero, ha lasciato approvare il decreto di sicurezza bis, che prevede la galera per chi salva un povero disgraziato che rischia di annegare, provvedimento sul quale ha posto la condizione della modifica secondo le indicazioni fornite dal Presidente della Repubblica. E adesso lo vogliono tutti. Ma proprio tutti. Perfino i marxisti-leninisti. Che saranno, questo sì, due o tre in tutto in Parlamento, ma intanto ci sono. Per favorire il nome di Conte nella trattativa sgangherata tra M5S e PD si è mosso perfino D’Alema (ve lo ricordate?). La Boschi ha detto che lei non farà mai parte del prossimo esecutivo (ma chi la vuole?) ma che voterà comunque la fiducia (c’era da dubitarne?). E’ un vero e proprio plebiscito che non ha un senso. Perché se vuoi avere un segnale di discontinuità (termine tanto caro al sempre più impacciato Zingaretti), devi agire sul doppio binario del programma di governo e sui nomi. Non c’è un’alternativa possibile. Non puoi riciclare quello che è stato buttato nel cestino dei rifiuti e farci un paralume.
E le consultazioni del Presidente della Repubblica cominciano domani alle 16. E non c’è più tempo. Il nome di Conte è il primo passo verso l’inciucio giallorosso. Zitti e subire.

L’anima nobile di Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto, PD, ha fatto un gesto nobile, democratico e pieno di senso della giustizia.

E’ andato a Regina Coeli e, siccome lì è detenuto l’assassino del carabiniere ucciso, già fotografato bendato e con le manette ai polsi e le mani dietro la schiena, ha voluto vedere se le cose in Italia funzionano ancora con la logica segnata dall’insegnamento di Cesare Beccaria oppure no.

Lo può fare. E’ un parlamentare della Repubblica e rientra tra le sue personali prerogative. C’era, all’indomani di questo gesto, come minimo da aspettarsi che la maggioranza di governo, parte avversa al PD, facesse sentire la propria voce in segno di schifo. Che so, un bel Salvini grondante hate speech in prima serata sui TG, lontano da quel cacchio di Twitter, il Movimento 5 Stelle che sveste i suoi supposti panni garantisti e continua a tintinnare le manette ad ogni frusciar di avvisi di garanzia. O certa destra giustizialista e colpevolista a prescindere. Nulla di tutto questo. Le critiche ci sono state, sì, ma sono venute precisamente dallo stesso PD. “Quella di Scalfarotto è una sua iniziativa personale. Rientra nelle sue prerogative di parlamentare. Ma ripeto, è una sua iniziativa non fatta a nome del Pd”. Questo è Nicola Zingaretti. Mentre Emanuele Fiano ribatte che “Ci sono momenti in cui il pensiero di dissociarsi dal comportamento di un amico, un compagno di battaglie sui diritti, e sulla difesa della democrazia nel nostro Paese, può spingere a stare in silenzio”.

Non c’è differenza tra un discorso di destra e un discorso del PD, soprattutto quando si tratta di parlare di stato di diritto e di svolgere un potere/dovere costituzionalmente inteso. E’ sempre il solito grigiore con qualche sfumatura color cenere di una politica trita e ritrita. Nessun esponente del PD ha scritto una cosa del tipo “E bravo Scalfarotto, così, si fa! Ci si addolora e ci si costerna per la morte di un servitore dello stato, ma se quello stato deve essere servito, almeno che sia davvero uno stato di diritto fino in fondo. Sì, hai fatto bene ad andare a controllare come funzionano le cose in una delle carceri italiane più grandi, e se c’è bisogno di una mano mi trovi qui”. Nulla, lo hanno lasciato solo a dire delle cose che dovrebbero essere date per assodate in qualsiasi contesto civile. Tipo “Non è che se lo Stato diventa meno democratico, diventiamo più solidali con le vittime dei reati, se passa questa logica è finita”.

Ma certo, ha ragione da vendere. Solo che il PD è ancora in LEGGERA controtendenza.

Qui chi non terrorizza si ammala di terrore

Adesso sì. Adesso potranno finalmente sfogarsi e dire, a ragione, che ci sono gli africani e gli extracomunitari in genere che vengono in Italia per sposare le nostre donne ma che poi hanno atteggiamenti di interesse e di molestia ai danni delle minori del nostro paese. Loro. I Kunta Kinte, quelli di colore, sì, insomma, i négher, come li chiamiamo nuiàlter, che vengono nelle tranquille cittadine del Nord a seminare il terrore, a rapire i nostri bambini, a far loro rischiare la pelle, provocare incendi, e tante brutture che non sto nemmeno qui a dirvi, compresa quella patente sospesa o ritirata (so mia ben mi come vanno ‘ste ròbe!) per guida in stato di ebbrezza, ma vadaviaiciapp, ecco cosa succede a dare lavoro ai baluba, nèh?, che poi vogliono vendicare i loro fradèi (ma fradèi di questo paro di zùfoli) che muoiono in mare a Pantellerusa, là, e va beh, puver Crist, di qualcosa bisogna pure s-ciopare nella vita, se pol no viver semper, e fa bene il coso lì, il Salvini a prendere, sbatterlo in galera e buttar via la chiave, almeno per venti o trent’anni, disgrassià’ farabutto, vergogna del suo paese e dell’Italia che se la dessero agl’italiani non succederebbero mica queste robe qui, noi siamo gente tranquilla, onesta, lavoratrice, che quando turna a cà’ la sera da laurà’ ha solo voglia di andare a schiantarsi dal sonno in letto, altro che pensare a quelle robe brutte là’, lazarùn d’un lazarùn, a far la fame, altro che il rancio di San Vitùr! Ciapa sü, andém che comincia la telepromossiun su Rete Quattro!

Rousseau: il popolino del Movimento 5 Stelle salva Salvini dal processo

Il Sommo Poeta

Ma poi alla fine cosa è successo mai? E’ successo soltanto che una manica di presuntuosetti ignorantelli alleati con un’altra manica di intolleranti rabbiosetti si è sostituita ai suoi senatori della giunta per le autorizzazioni a procedere in primis, e alla magistratura in secundis, per sottrarre dal legittimo processo il Ministro dell’Interno (in cui, detto sia tra parentesi ma non troppo, ha diverse possibilità di essere assolto), senza nemmeno conoscere uno straccio di carta processuale, senza aver letto un nonnulla del fascicolo, con accuse banalissime come quella di abuso di potere e di sequestro di persona. E che sarà mai?? Adesso non si può più fare un sondaggino su una piattaforma proprietaria, accessibile ora sì e ora no, con un campione tutt’altro che rappresentativo dell’elettorato (figuriamoci poi dell’opinione pubblica italiana), senza trasparenza e senza possibilità di vedere la provenienza dei voti ricevuti. Il tutto con il solo scopo di salvare culo, camicia, cadrega e fedina penale a un componente del governo. Ma cosa volete che sia? Dovreste essere voi a vergognarvi della vostra puerile e sterile indignazione. Voi che tornate a casa dal lavoro, principio su cui si fondamenta la Repubblica, e vi illudete anche che la giustizia che pagate con le vostre tasse sia davvero uguale per tutti, che chi è accusato di un reato possa e debba essere sottoposto ad un regolare processo in cui difendersi, voi che andate a scuola o all’Università per studiare, per avere un futuro attraverso il sapere e non attraverso l’essere, voi che insegnate a chi vuole studiare, voi che siete impegnati nelle istituzioni pubbliche, nel volontariato, nell’associazionismo, nei partiti, DAVVERO credevate che la pellaccia giudiziaria del Vice Primo Ministro fosse uguale alla vostra? Ma allora per quale motivo esiste la piattaforma Rousseau, per la democrazia? Per dare a tutti la possibilità di esprimere la propria voce? Ma per l’amor del cielo, non diciamolo nemmeno! Si figuri, signora mia, che quei giudici volevano addirittura far politica perseguendo un membro del Governo, e Lei capirà che alla fine non se ne può più, che la misura è colma, che se non interviene il popolo a salvare il Salvinabile qui si rischia il colpo di stato. Ma Le sembra davvero davvero possibile difendersi nei processi come un qualsiasi altro cittadino normale? Allora per che cosa esiste a fare l’immunità? Ma dica Lei, Signora, se dobbiamo assistere allo scempio di un politico giovane, promettente, di belle sembianze e dalle idee fulgide e proiettate nel futuro, che viene messo a tacere da un manipolo di giudici di Catania, che non lo so nemmeno io dove sia Catania, dev’essere dalle parti di giù, ma pensassero (perché noi gente perbene i congiuntivi li conosciamo) alle loro mafie e a mettere in galera i delinquenti quelli veri, i cosi lì, i négher, mi creda Signora, non è proprio successo niente. Anzi, hanno fatto bene: salvarsi le chiappe per salvare il paese. Mi faccia tirare un sospiro di sollievo, per quel povero Salvini, lì, chissà se dorme la notte, pura stèla… andém, nà…

Salvini: Processatemi pure. Anzi no.

Solo pochissimi giorni fa ho scritto un accorato post in cui auspicavo che Salvini si sottoponesse spontaneamente al giudizio dei suoi giudici naturali, che rinunciasse all’immunità parlamentare e che si facesse processare come qualunque altro disgraziato incappato nelle maglie della giustizia italiana. Il perché l’ho spiegato: Salvini è il Ministro dell’Interno, è il capo della polizia e adesso deve dare l’esempio ai suoi sottoposti e all’intero paese. Inizialmente sembrava proprio che saremmo andati in questa direzione. Salvini, tutto baldanzoso, ha detto che non gliene frega niente del processo, che lui continua a fare quello che ha fatto finora (nulla, probabilmente), che le navi cariche di disgraziati che chiedono asilo nel nostro Paese se ne possono stare tranquillamente al largo o andare in Olanda, visto che battono bandiera di quella nazione, che ha paura zero (su questo non ci credo nemmeno se lo vedo, una incriminazione per abuso di ufficio e sequestro di persona è roba da non dormirci la notte), che lui ha agito nell’interesse della nazione, e bla e bla e bla. Poi, d’improvviso, l’inversione a U. La retromarcia. L’inversione di tendenza. La richiesta al Senato di non concedere l’autorizzazione a procedere al Tribunale dei Ministri di Catania e la aspettativa del voto favorevole (a lui) degli alleati di governo del Movimento 5 Stelle, se no potrebbe anche saltare tutto l’ambaradàn dell’esecutivo. Si sono svegliati anche Conte, di Maio e Toninelli, che manderanno un memoriale alla giunta per le autorizzazioni a procedere in cui ristabiliranno che quella di non far sbarcare la nave Diciotti fu una decisione di tutto il governo e non del singolo ministro dell’interno, accollandosi una responsabilità politica che evidentemente sussiste, ma che non può coincidere (infatti non coincide) con la responsabilità penale che, secondo elementari nozioni di diritto scolastico, è personale e solo personale. Se, poi, Di Maio, Toninelli e Conte ritengono che il loro operato rivesta dei profili penali, allora possono tranquillamente autodenunciarsi (come fece Marco Cappato per il caso di DJ Fabo e non solo) e rispondere a un giudice davanti al quale potranno difendersi (non si sa da che cosa, dalle proprie autoaccuse, probabilmente, e qui si sfiora completamente il grottesco). Non lo faranno mai perché un conto è essere imputati di un procedimento (anche solo per essere stati d’accordo con il Ministro del Rancore), altra cosa è essere ascoltati come testimoni, ovvero come persone informate sui fatti. Del resto, per il Movimento 5 Stelle, votare a favore dell’immunità parlamentare per Salvini, sarebbe come dare uno schiaffo al proprio elettorato. E poi cosa c’entra una memoria depositata alla Giunta per le Immunità? La memoria la presenterà Salvini sempre se e quando lo riterrà opportuno, non è che ci sono terze parti in ballo. Il Presidente della Giunta è stato abbastanza chiaro su questo (ah, il Presidente è Maurizio Gasparri). C’è molta confusione sotto il sole e ben poco di nuovo.