Paolo Pezzana, ex sindaco di Sori, condannato a 200 euro di multa per diffamazione contro Salvini

Aveva definito Salvini come “Stronzo, cattivo, pericoloso”. E’ stato condannato dal giudice monocratico per diffamazione a 200 euro di multa, 3000 euro di risarcimento danno morale e le spese di procedimento. Si tratta dell’ex sindaco di Sori Paolo Pezzana che ha replicato “Rispetto il provvedimento ma sono stupito per l’interpretazione che il giudice ha dato di una giurisprudenza in cui il diritto di critica sia costituzionalmente protetto e, soprattutto in politica, possa essere esercitato in maniera anche forte senza per questo costituire un reato.”.

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Greta: tutta la verità in un tweet

Ah, beh, allora…

Io non so se la bambina che Salvini ha preso in braccio e portato sul palco della Lega riunita a Pontida sia o meno una di quelle elencate nel caso Bibbiano. Non so nemmeno se “Greta” sia il vero nome della bambina e se Salvini, còlto probabilmente da un momento di rispetto delle forme e delle apparenze, abbia voluto usare questo nome per preservare la minore dall’identificazione (fatto sta che l’ha mostrata pubblicamente). Non so che senso abbia il tweet di Selvaggia Lucarelli e che cosa voglia dimostrare (i soliti debunker di Stato sono all’opera per spulciare i documenti del caso Bibbiano e per vedere quante volte vi compaia il nome “Greta”) né che tipo di informazione voglia dare. So solo che mi disgusta l’uso dei bambini, soprattutto se portatori inconsapevoli e certamente innocenti di una situazione sociale delicata, a fini di propaganda politica. “Greta” avrebbe potuto essere tranquillamente Matilde, Alessandra, Roberta, Marisa, Clotilde o chissà che cos’altro. Potrebbe essere stata strappata dall’affetto dei suoi genitori o avere una famiglia felicissima che vota Lega, è felicemente razzista e salviniana, ed è orgogliosa di avere affidato la figlia alle braccia forti e rassicuranti del Capitano. Mi diede da pensare, tempo fa, anche la foto di Bersani con in braccio una bambina di colore. A che serve?? Cosa ne sanno i bambini delle logiche politiche di intenerimento dei cuori del proprio bacino di votanti che sottendono a queste operazioni bieche e deprecabili? Nulla. Sono lì, inermi, impossibilitati a reagire e a dire la loro, mentre il solito giornalismo di maniera tipico di una rete ormai marcita fino al midollo nella propria sete di trovare la notizia che corregge la non notizia a tutti i costi, e che vede bufale per ogni dove, fa suoi stilemi e uscite sensazionalistiche grondanti di retorica e di inutilità fattuale. Facciano pure, Lorsignori, ci abitueremo anche alla nausea persistente che ci causa questo modo di fare informazione. Ma nella politica i bambini non devono entrare.

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Le bizze di Luigi Di Maio

Luigi Di Maio, non appena Conte è stato nominato Presidente del Consiglio incaricato, ha subito fatto le bizze. Ha visto che per lui la poltrona da Ministro dell’Interno è sfumata, che la nomina a vicepremier invece pure, e che, insomma, non c’è trippa per gatti. Eppure l’accordo col PD lo ha ripreso in extremis dalla caduta vertiginosa verso l’oblio cui sembrava essere predestinato dopo il fallimento del suo inciucio con la Lega. Adesso se n’è uscito nuovamente a dire che “O mi approvate i 10 punti della mia parte politica (che poi sono miracolosamente e inspiegabilmente diventati 20) o salta la cucuzza insieme a tutto il cucuzzaro. Si permette di farlo dopo che ha praticamente dimezzato i voti dalle scorse politiche alle ultime europee, dopo aver avallato tutte le iniziative politiche di Salvini e aver convinto i suoi a salvarlo dalle indagini della Procura siciliana e dalla relativa richiesta di autorizzazione a procedere, adesso si permette il lusso di alzare la voce (che paura!) e di minacciare addirittura quelle elezioni anticipate che inevitabilmente perderebbe. Cioè, non si è dimesso dopo le europee, no, ha chiesto a Rousseau e a una manciata di smanettoni iscritti a una piattaforma privata, proprietà di un privato, se dovesse lasciare oppure no. E’ ovvio che gli hanno risposto tutti di sì. Lui l’ha presa come un plebiscito, ed eccolo qui a mascherare la vera essenza della sua richiesta, che è “O me, o le elezioni”. Certo, ce ne deve volere di prepotenza per arrivare a fare dei ricattucci del genere. E tutti continuano a dire che questo governo non è affatto interessato alle poltrone, no, macché, Di Maio è diventato la succursale di Poltrone&Sofà. E così siamo di nuovo in bilico e il governo di neoinciucio giallorosso sta per esalare l’ultimo respiro prima ancora di presentarsi alle Camere. “Due miserie in un corpo solo” (G. Gaber).

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Verso il Conte-bis

Io non so se la gente si stia consumando inesorabilmente i neuroni o che cosa, ma abbiamo la possibilità forse irripetibile di proporre come prossimo presidente del Consiglio un nome di garanzia, una figura super partes che calmi gli estremi bollori del patto scellerato tra M5S e PD e faccia da ago della bilancia dell’inusuale matrimonio politico. Giorni fa avevo sostenuto la candidatura di Marta Cartabia. Mal me ne incolse. Sono stato attenzionato (orrenda espressione che va molto di moda) sul fatto che la signora abbia avuto dei trascorsi in Comunione e Liberazione e che abbia espresso opinioni non perfettamente condivisibili dalla sinistra sul ruolo della donna nella società. E va beh, ma si trattava comunque di un nome istituzionale di altissimo livello, perché di questo si tratta: trovare una persona che garantisca che Tom e Jerry non litighino più e non si prendano a ceffoni per tutto il resto del durare della legislatura.
E invece qual è il nome che è saltato fuori? Conte. Ora, per l’amor del cielo, Conte sarà anche una persona preparata, un gentiluomo, una persona di buon senso, ha messo alle corte Salvini in un discorso storico al Senato della Repubblica, ma Conte rappresenta comunque il vecchio che avanza, anzi, riaffiora. E’ uscito dalla porta di Palazzo Kitsch per rientrare dalla finestra. E’ stato il presidente del consiglio del peggior governo della storia della Repubblica, quello che vedeva tra le sue compagini i sovranisti, gli antieuropeisti, gli invocatori del cuore immacolato di Maria, gli ostentatori a tutti i costi di rosari e vangeli. Quello che era il capo del governo quando il Senato (sempre quello che Renzi voleva abolire) salvava il Ministro dell’Interno dal processo con l’autorizzazione a procedere richiesta dalla magistratura siciliana. E’ quello che non ha detto nulla quando lo stesso Ministro dell’Interno di cui sopra offendeva Carola Rackete, rea di aver evitato più gravi e tragiche conseguenze al suo carico navale di disperazione e prostrazione. Conte è quello che, durante il suo dicastero, ha lasciato approvare il decreto di sicurezza bis, che prevede la galera per chi salva un povero disgraziato che rischia di annegare, provvedimento sul quale ha posto la condizione della modifica secondo le indicazioni fornite dal Presidente della Repubblica. E adesso lo vogliono tutti. Ma proprio tutti. Perfino i marxisti-leninisti. Che saranno, questo sì, due o tre in tutto in Parlamento, ma intanto ci sono. Per favorire il nome di Conte nella trattativa sgangherata tra M5S e PD si è mosso perfino D’Alema (ve lo ricordate?). La Boschi ha detto che lei non farà mai parte del prossimo esecutivo (ma chi la vuole?) ma che voterà comunque la fiducia (c’era da dubitarne?). E’ un vero e proprio plebiscito che non ha un senso. Perché se vuoi avere un segnale di discontinuità (termine tanto caro al sempre più impacciato Zingaretti), devi agire sul doppio binario del programma di governo e sui nomi. Non c’è un’alternativa possibile. Non puoi riciclare quello che è stato buttato nel cestino dei rifiuti e farci un paralume.
E le consultazioni del Presidente della Repubblica cominciano domani alle 16. E non c’è più tempo. Il nome di Conte è il primo passo verso l’inciucio giallorosso. Zitti e subire.

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L’anima nobile di Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto, PD, ha fatto un gesto nobile, democratico e pieno di senso della giustizia.

E’ andato a Regina Coeli e, siccome lì è detenuto l’assassino del carabiniere ucciso, già fotografato bendato e con le manette ai polsi e le mani dietro la schiena, ha voluto vedere se le cose in Italia funzionano ancora con la logica segnata dall’insegnamento di Cesare Beccaria oppure no.

Lo può fare. E’ un parlamentare della Repubblica e rientra tra le sue personali prerogative. C’era, all’indomani di questo gesto, come minimo da aspettarsi che la maggioranza di governo, parte avversa al PD, facesse sentire la propria voce in segno di schifo. Che so, un bel Salvini grondante hate speech in prima serata sui TG, lontano da quel cacchio di Twitter, il Movimento 5 Stelle che sveste i suoi supposti panni garantisti e continua a tintinnare le manette ad ogni frusciar di avvisi di garanzia. O certa destra giustizialista e colpevolista a prescindere. Nulla di tutto questo. Le critiche ci sono state, sì, ma sono venute precisamente dallo stesso PD. “Quella di Scalfarotto è una sua iniziativa personale. Rientra nelle sue prerogative di parlamentare. Ma ripeto, è una sua iniziativa non fatta a nome del Pd”. Questo è Nicola Zingaretti. Mentre Emanuele Fiano ribatte che “Ci sono momenti in cui il pensiero di dissociarsi dal comportamento di un amico, un compagno di battaglie sui diritti, e sulla difesa della democrazia nel nostro Paese, può spingere a stare in silenzio”.

Non c’è differenza tra un discorso di destra e un discorso del PD, soprattutto quando si tratta di parlare di stato di diritto e di svolgere un potere/dovere costituzionalmente inteso. E’ sempre il solito grigiore con qualche sfumatura color cenere di una politica trita e ritrita. Nessun esponente del PD ha scritto una cosa del tipo “E bravo Scalfarotto, così, si fa! Ci si addolora e ci si costerna per la morte di un servitore dello stato, ma se quello stato deve essere servito, almeno che sia davvero uno stato di diritto fino in fondo. Sì, hai fatto bene ad andare a controllare come funzionano le cose in una delle carceri italiane più grandi, e se c’è bisogno di una mano mi trovi qui”. Nulla, lo hanno lasciato solo a dire delle cose che dovrebbero essere date per assodate in qualsiasi contesto civile. Tipo “Non è che se lo Stato diventa meno democratico, diventiamo più solidali con le vittime dei reati, se passa questa logica è finita”.

Ma certo, ha ragione da vendere. Solo che il PD è ancora in LEGGERA controtendenza.

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Qui chi non terrorizza si ammala di terrore

Adesso sì. Adesso potranno finalmente sfogarsi e dire, a ragione, che ci sono gli africani e gli extracomunitari in genere che vengono in Italia per sposare le nostre donne ma che poi hanno atteggiamenti di interesse e di molestia ai danni delle minori del nostro paese. Loro. I Kunta Kinte, quelli di colore, sì, insomma, i négher, come li chiamiamo nuiàlter, che vengono nelle tranquille cittadine del Nord a seminare il terrore, a rapire i nostri bambini, a far loro rischiare la pelle, provocare incendi, e tante brutture che non sto nemmeno qui a dirvi, compresa quella patente sospesa o ritirata (so mia ben mi come vanno ‘ste ròbe!) per guida in stato di ebbrezza, ma vadaviaiciapp, ecco cosa succede a dare lavoro ai baluba, nèh?, che poi vogliono vendicare i loro fradèi (ma fradèi di questo paro di zùfoli) che muoiono in mare a Pantellerusa, là, e va beh, puver Crist, di qualcosa bisogna pure s-ciopare nella vita, se pol no viver semper, e fa bene il coso lì, il Salvini a prendere, sbatterlo in galera e buttar via la chiave, almeno per venti o trent’anni, disgrassià’ farabutto, vergogna del suo paese e dell’Italia che se la dessero agl’italiani non succederebbero mica queste robe qui, noi siamo gente tranquilla, onesta, lavoratrice, che quando turna a cà’ la sera da laurà’ ha solo voglia di andare a schiantarsi dal sonno in letto, altro che pensare a quelle robe brutte là’, lazarùn d’un lazarùn, a far la fame, altro che il rancio di San Vitùr! Ciapa sü, andém che comincia la telepromossiun su Rete Quattro!

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Rousseau: il popolino del Movimento 5 Stelle salva Salvini dal processo

Il Sommo Poeta

Ma poi alla fine cosa è successo mai? E’ successo soltanto che una manica di presuntuosetti ignorantelli alleati con un’altra manica di intolleranti rabbiosetti si è sostituita ai suoi senatori della giunta per le autorizzazioni a procedere in primis, e alla magistratura in secundis, per sottrarre dal legittimo processo il Ministro dell’Interno (in cui, detto sia tra parentesi ma non troppo, ha diverse possibilità di essere assolto), senza nemmeno conoscere uno straccio di carta processuale, senza aver letto un nonnulla del fascicolo, con accuse banalissime come quella di abuso di potere e di sequestro di persona. E che sarà mai?? Adesso non si può più fare un sondaggino su una piattaforma proprietaria, accessibile ora sì e ora no, con un campione tutt’altro che rappresentativo dell’elettorato (figuriamoci poi dell’opinione pubblica italiana), senza trasparenza e senza possibilità di vedere la provenienza dei voti ricevuti. Il tutto con il solo scopo di salvare culo, camicia, cadrega e fedina penale a un componente del governo. Ma cosa volete che sia? Dovreste essere voi a vergognarvi della vostra puerile e sterile indignazione. Voi che tornate a casa dal lavoro, principio su cui si fondamenta la Repubblica, e vi illudete anche che la giustizia che pagate con le vostre tasse sia davvero uguale per tutti, che chi è accusato di un reato possa e debba essere sottoposto ad un regolare processo in cui difendersi, voi che andate a scuola o all’Università per studiare, per avere un futuro attraverso il sapere e non attraverso l’essere, voi che insegnate a chi vuole studiare, voi che siete impegnati nelle istituzioni pubbliche, nel volontariato, nell’associazionismo, nei partiti, DAVVERO credevate che la pellaccia giudiziaria del Vice Primo Ministro fosse uguale alla vostra? Ma allora per quale motivo esiste la piattaforma Rousseau, per la democrazia? Per dare a tutti la possibilità di esprimere la propria voce? Ma per l’amor del cielo, non diciamolo nemmeno! Si figuri, signora mia, che quei giudici volevano addirittura far politica perseguendo un membro del Governo, e Lei capirà che alla fine non se ne può più, che la misura è colma, che se non interviene il popolo a salvare il Salvinabile qui si rischia il colpo di stato. Ma Le sembra davvero davvero possibile difendersi nei processi come un qualsiasi altro cittadino normale? Allora per che cosa esiste a fare l’immunità? Ma dica Lei, Signora, se dobbiamo assistere allo scempio di un politico giovane, promettente, di belle sembianze e dalle idee fulgide e proiettate nel futuro, che viene messo a tacere da un manipolo di giudici di Catania, che non lo so nemmeno io dove sia Catania, dev’essere dalle parti di giù, ma pensassero (perché noi gente perbene i congiuntivi li conosciamo) alle loro mafie e a mettere in galera i delinquenti quelli veri, i cosi lì, i négher, mi creda Signora, non è proprio successo niente. Anzi, hanno fatto bene: salvarsi le chiappe per salvare il paese. Mi faccia tirare un sospiro di sollievo, per quel povero Salvini, lì, chissà se dorme la notte, pura stèla… andém, nà…

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Salvini: Processatemi pure. Anzi no.

Solo pochissimi giorni fa ho scritto un accorato post in cui auspicavo che Salvini si sottoponesse spontaneamente al giudizio dei suoi giudici naturali, che rinunciasse all’immunità parlamentare e che si facesse processare come qualunque altro disgraziato incappato nelle maglie della giustizia italiana. Il perché l’ho spiegato: Salvini è il Ministro dell’Interno, è il capo della polizia e adesso deve dare l’esempio ai suoi sottoposti e all’intero paese. Inizialmente sembrava proprio che saremmo andati in questa direzione. Salvini, tutto baldanzoso, ha detto che non gliene frega niente del processo, che lui continua a fare quello che ha fatto finora (nulla, probabilmente), che le navi cariche di disgraziati che chiedono asilo nel nostro Paese se ne possono stare tranquillamente al largo o andare in Olanda, visto che battono bandiera di quella nazione, che ha paura zero (su questo non ci credo nemmeno se lo vedo, una incriminazione per abuso di ufficio e sequestro di persona è roba da non dormirci la notte), che lui ha agito nell’interesse della nazione, e bla e bla e bla. Poi, d’improvviso, l’inversione a U. La retromarcia. L’inversione di tendenza. La richiesta al Senato di non concedere l’autorizzazione a procedere al Tribunale dei Ministri di Catania e la aspettativa del voto favorevole (a lui) degli alleati di governo del Movimento 5 Stelle, se no potrebbe anche saltare tutto l’ambaradàn dell’esecutivo. Si sono svegliati anche Conte, di Maio e Toninelli, che manderanno un memoriale alla giunta per le autorizzazioni a procedere in cui ristabiliranno che quella di non far sbarcare la nave Diciotti fu una decisione di tutto il governo e non del singolo ministro dell’interno, accollandosi una responsabilità politica che evidentemente sussiste, ma che non può coincidere (infatti non coincide) con la responsabilità penale che, secondo elementari nozioni di diritto scolastico, è personale e solo personale. Se, poi, Di Maio, Toninelli e Conte ritengono che il loro operato rivesta dei profili penali, allora possono tranquillamente autodenunciarsi (come fece Marco Cappato per il caso di DJ Fabo e non solo) e rispondere a un giudice davanti al quale potranno difendersi (non si sa da che cosa, dalle proprie autoaccuse, probabilmente, e qui si sfiora completamente il grottesco). Non lo faranno mai perché un conto è essere imputati di un procedimento (anche solo per essere stati d’accordo con il Ministro del Rancore), altra cosa è essere ascoltati come testimoni, ovvero come persone informate sui fatti. Del resto, per il Movimento 5 Stelle, votare a favore dell’immunità parlamentare per Salvini, sarebbe come dare uno schiaffo al proprio elettorato. E poi cosa c’entra una memoria depositata alla Giunta per le Immunità? La memoria la presenterà Salvini sempre se e quando lo riterrà opportuno, non è che ci sono terze parti in ballo. Il Presidente della Giunta è stato abbastanza chiaro su questo (ah, il Presidente è Maurizio Gasparri). C’è molta confusione sotto il sole e ben poco di nuovo.

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Tasse: le Onlus paghino. E paghino caro.

Si stanno lamentando che il volontariato e le opere benefiche sarebbero penalizzate dalla legge di bilancio approvata in extremis dal Parlamento e firmata, sempre in extremis, dal Presidente della Repubblica, per essere poi pubblicata, ancofra in extremis sulla Gazzetta Ufficiale, perché le tasse per le onlus e le organizzazioni di volontariato aumenterebbero e non è giusto che chi fa del bene debba anche pagare di più, no, non è giusto.

Naturalmente Conte, Salvini e Di Maio, una volta resisi conto delle consistenti critiche contro di loro hanno fatto marcia indietro preannunciando una modifica della legge che intanto doveva essere approvata sempre e comunque in extremis, pena pesanti conseguenze per lo Stato. Ma quella dell’aumento delle tasse per le onlus era forse l’unica cosa buona della legge di bilancio. Lo so che dico cose molto impopolari, ma non me ne importa niente, sono a casa mia e dico quello che voglio.

Il volontariato è una cosa meravigliosa. Le associazioni di volontariato molto meno.
Se qualcuno ha un bisogno e qualcun altro provvede questo è volontariato. Se ci si mette di mezzo un’associazione, un gruppo, qualcosa di burocraticamente costituito, qualcosa che faccia da filtro tra il bisogno del singolo e l’offerta di solidarietà è finita per sempre.

Se il mio vicino ha bisogno di un vaccino e non ha i soldi per comprarselo glielo posso comprare io, glielo do, lui se lo fa iniettare e siamo tutti felici. Se invece per avere un vaccino deve passare attraverso un’organizzazione che glielo darà anche gratis, ma che prima, per comprarlo, deve avere raccolto il denaro necessario sotto forma di donazioni (quindi non è neanche garantito che lo abbia il denaro necessario), aver fatto acquisti, scaricato la fattura, aperto un ufficio, pagato il responsabile di quell’ufficio (a meno che non sia a sua volta un volontario e lo faccia gratis), consegnato il vaccino a chi ne ha bisogno uno fa prima a morire.

Poi, per carità, anch’io do qualche soldino all’Opera di San Francesco per i Poveri che prepara pasti caldi per chi ne ha bisogno, ma sono consapevole che dietro a quello che il poveraccio mangia c’è tutta una “filiera” complicatissima, mentre se il poveraccio lo invito a casa mia (ce ne sono di poveracci che hanno bisogno di mangiare anche vicino a casa mia, avete voglia se ce ne sono!) gli faccio un piatto di spaghetti, una fetta di carne alla griglia, un po’ di frutta, qualcosa di dolce e magari spendo la stessa cifra di una donazione, ma almeno il rapporto è diretto, immediato e non ci sono intermediari di mezzo. Perché il poveraccio ha fame qui e ora, non dopo che qualcuno avrà trasformato in cibo ciò che all’origine nasce come donazione.

Quindi è giusto he le onlus paghino le tasse per qualsiasi cifra passi dalle loro mani, e per qualsiasi cifra diversa da zero che abbiano in attivo alla fine del bilancio, che abbiano dei bilanci finali trasparenti e pubblici regolarmente depositati e pubblicati sui loro siti web (come fa la Chiesa Valdese col suo 8 per 1000), che facciano, cioè, quello che lo stato fa con i suoi dipendenti: se ricevono stipendi o sovvenzioni il minimo che possono fare è pagarci le tasse. Ora, le onlus non sono lo stato (ma vi si sostituiscono volentieri) e non possono ritenere le tasse alla fonte, ma in fondo all’anno le onlus le tasse le possono pagare, soprattutto perché molte di esse sono concessionarie di servizi da parte di comuni e regioni (si pensi solo alle cooperative che hanno in gestione asili, centri diurni, servizi per anziani, case famiglia etc…), ed è giusto che paghino salato, che paghino caro, perché la solidarietà non può essere disgiunta dal senso di comunità cui, pure, il Presidente della Repubblica faceva cenno nel suo discorso di fine anno. Per cui se le tasse le pago io, che sono una persona fisica, non vedo perché non possano pagarle loro che sono persone giuridiche. Solo perché il loroscopo è quello di fare del bene? Allora che rendano conto ai cittadini. Se no che paghino le tasse e la smettano di rompere i coglioni con le loro lagne.

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Pane e Nutella

In principio erano i bucatini della Barilla conditi col Gran Ragù Star. Poi è arrivato Santo Stefano e Salvini, per non far vedere di essere venuto meno alle sue scelte di alimentazione industriale ha deciso di fare colazione con pane e Nutella. Fin qui nulla di male, voglio dire, saranno ben cazzi suoi quel che mangia o che non mangia. Ma il guaio è che ne ha fatto un selfie da distribuire sotto forma di tweet all’universo mondo proprio nel momento in cui la Sicilia si svegliava terremotata e a Pesaro veniva assassinato per vendetta trasversale un cittadino sotto la protezione del ministero degli interni (cioè il dicastero presieduto dal nutellaro in questione) che non si era nemmeno accorto, guarda caso che questo qui, la vittima, aveva scritto esplicitamente il suo nome e cognome sul cartellino della buca delle lettere fuori casa. Mentre l’Italia si risvegliava (risvegliava?) dai bagordi natalizi infilata in questa melma di sismi e spatatorie, lui si faceva vedere mentre faceva colazione con pane e Nutella. E se qualcuno glielo ha fatto timidamente notare, lui ha risposto con un perentorio “pensi alle cose serie”, come se un terremoto fosse un cartoccio di bruscolini, o lo stato “bucato” proprio quando doveva garantire il massimo della sicurezza fosse pizza e fichi. Ma ci illudono (e ci ingrassano) con pane e Nutella. Che, voglio dire, è Natale, màngiati una fetta di pandoro o di panetùn, fai quello che vuoi, ma non rompere gli zebedei a noi e, soprattutto, fai il ministro degli interni che ce n’è tanto, ma tanto di bisogno. Personalmente ho aderito all’iniziativa #ioboicottosalvini, bloccando il vicepremier su Twitter, ma me lo ritwittano in almeno sette o otto e su Facebook appaiono gli screenshot di quello che scrive. Boicottare Salvini, dunque, non è possibile. Magari comincio a boicottare la Nutella!

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Paolo Attivissimo all’Università del Salento

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Era molto tempo che non vi parlavo più di Paolo Attivissimo.

Oggi mi sento molto più diligente rispetto al passato.

L’Università del Salento lo ha invitato per inaugurare l’anno accademico della Scienza e Tecnica della Mediazione Linguistica, nell’ambito della Traduzione tecnico-scientifica e dell’interpretariato. Parlerà (tra poche ore, ormai) sul tema “Traduzione brevettuale: tecniche ed esperienze”. Sotto al nome di Paolo Attivissimo, nella locandina che vi riproduco, è riportata la dicitura “Traduttore brevettuale professionista“.

Ora, però, si dà il caso che Paolo Attivissimo non abbia neanche la laurea in lingue, ma un semplice diploma di Liceo Linguistico.

Mi si dirà che non occorre una laurea per andare a fare una conferenza di inizio anno accademico. Cioè che non c’è nulla di strano o di inusuale se un non laureato va a fare lezione a persone che, verosimilmente, si laureeranno di lì a pochi anni.

Ma certo che no. Infatti la questione non è legata all’ambito della legalità o della possibilità materiale, ma dell’etica.

In Italia una non laureata è stata per mesi e mesi Ministro della Pubblica Istruzione e dell’Università. In Italia il Ministro del Lavoro nonché vice Presidente del Consiglio ha il diploma di Liceo Classico. In Italia l’altro vice Presidente del Consiglio nonché Ministro degli Interni ha, pure, il diploma di Liceo Classico conseguito con la valutazione di 48/60 dopo, però, aver partecipato a “Doppio Slalom”, condotto da Corrado Tedeschi nel 1993.

In Italia Paolo Attivissimo, non laureato, ma, da quello che mi dice lui stesso, di madrelingua italiana e inglese, con 32 anni di esperienza nel settore della traduzione, e nessuna lamentela da parte dei suoi clienti, può andare ad aprire l’anno accademico di un corso di laurea Ateneo nazionale.

E’ un reato? Ma no, ci mancherebbe anche altro il contrario! E’ una cosa che non si può fare? No, del resto se abbiamo dato una laurea honoris causa a Valentino Rossi è segno che in Italia si può fare di tutto. E’ una cosa inopportuna? Sì, ecco, inopportuna è proprio la parola giusta. Perché, diciamocelo fuori dai denti, quanti di noi sarebbero disposti a farsi operare da un “chirurgo” con 32 anni di esperienza sul tavolo operatorio, senza nessuna lamentela, ma senza la laurea in medicina?

E’ la stessa cosa. Ma nel paese del “valàchevaibene” tutto è possibile. Ma perché una laurea è importante? Perché anni di studio non si sostituiscono con la mera esperienza, ma soprattutto perché se non si studia le cose non si sanno, ecco perché.

Solo che, a dirglielo, Paolo Attivissimo si adira. E per la seconda volta mi butta fuori dai suoi possedimenti telematici. Ormai è più prevedibile del M5S al Governo o di un insulto generalizzato di Burioni.

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“Sono quasi pronto per il Nobel per la Letteratura” (Paolo Attivissimo)

 

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Salvini, l’idolo del piccolo Tancredi

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Giovedì 8 novembre 2018

Un incontro emozionante

Un giorno ho incontrato la persona che ho sempre voluto incontrare. Il mio idolo. Davanti a me c’era Salvini. Era un uomo saggio, simpatico e gentile: il migliore. Allora mi sono messo in fila ad aspettare di fare la foto. Il mio cuore si è riempito di gioia quando Salvini ha fatto passare prima i bambini. Quando toccava a me ho preso il telefono di mia mamma, e insieme ai miei fratelli sono andato a fare la foto. Non ci potevo credere.

Tancredi, Padova, 9 anni

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