Sakineh non è stata liberata, ed e’ ancora condannata a morte nelle carceri dell’Iran

E invece non era vero un accidente di niente.

Sakineh non è stata liberata, le immagini che la ritraevano assieme al figlio e al suo avvocato sono da far risalire agli inizi del mese, quando gli iraniani l’hanno riaccompagnata sul luogo del delitto per ricostruire la dinamica dei fatti a beneficio della TV nazionale.

Falso allarme, dunque, e sulla mia segnalazione di ieri per fortuna che ho messo una certa dose di formula dubitativa.

Quello che, invece, nessun quotidiano on line e nessuna fonte di informazione vi dirà mai è come si sia arrivati a costruire una notizia falsa che viene bevuta e ritrasmessa dagli organi di stampa occidentali come se fosse oro colato, senza nessun controllo e senza nessun tipo di formula dubitativa. Della serie "Il condizionale è d’obbligo".

La notizia, a dire il vero, l’ha data una ONG, il che è grave. Una delle tante associazioni di volontariato internazionali che pensano di poter manovrare il peso dell’opinione pubblica, o, peggio, pensano di poter manovrare l’opinione pubblica direttamente. E’ la stessa ONG che ha divulgato la notizia della impiccagione prevista il giorno successivo al comunicato.

Si sono sputtanati sulla pelle di una donna, e poi uno mi chiede "ma perché pensi sia giusto non dare un soldo alle ONG?", e mi sa che la prossima donazione che faccio sarà, tanto per cambiare, alla associazione per la cura e il recupero degli animali "Vita da cani", perché salvare gli animali è un dovere, fin quando ci sarà una ONG che fa carne da macello sulla pelle degli umani.

129 Views

Sakineh non sara’ lapidata. Per lei prevista l’impiccagione.

"…così lo impiccheranno con una corda d’oro
è un privilegio raro…"

(Antica Canzone Inglese – traduzione e versione di Fabrizio De André)

Il popolo del web, quello del "salviamola con un clic!", sarà contento. E con lui i Facebookiani che hanno veramente a cuore le cause vinte dalla comodità della propria poltrona, con un movimento impercettibile dell’indice sul tasto sinistro del mouse. E con loro quanti hanno mandato SMS di solidarietà o di invito alla solidarietà foraggiando i guadagni delle compagnie di telefonia mobile che vendono comunicazione a 15 centesimi, tra i prezzi più alti in Europa.

Tutti a tirare un sospiro di sollievo per il fatto che Sakineh, condannata a morte per omicidio e adulterio, non sarà più lapidata, nossignori.

Le autorità iraniane, nel rivedere il suo caso hanno stabilito che siccome ci sono due reati concorrenti, l’omicidio e l’adulterio, ambedue puniti con la pena di morte, il primo con l’impiccagione, il secondo con la lapidazione, si esegue la pena con le modalità previste per il reato più grave.

Quindi Sakineh sarà impiccata, non lapidata.

L’ipocrisia dei "salvazionisti del clic" si è sempre e comunque concentrata sulla brutalità della modalità di esecuzione della lapidazione.

Carla Bruni, indignata fino all’inversimile, si disse scandalizzata che una donna potesse essere uccisa con modalità così bàrbare e sanguinarie. Dopo si è rinchiusa in sala d’incisione per una cover di David Bowie che le è venuta anche male, poverina.

Basta, si decise che la lapidazione era un metodo troppo antiquato e indegno di una società civile.

Invece l’impiccagione no, vero??

L’impiccagione ha quel senso di vecchio, anzi, di antico, sa di "pendagli da forca", rievoca Sandokan, i romanzi dei cicli della Malesia di Salgàri, i banditi sommariamente lasciati lì a penzolare e a far cibo per gli avvoltoi nei film di Robin Hood. Oh, poi l’impiccagione è anche un metodo moderno, l’hanno usata per eseguire le condanne del Processo di Norimberga.

Sakineh sarà uccisa tra due settimane, e ci sarà qualcuno che dirà che sarà una morte più dignitosa, che le causerà minore sofferenza. Fu impiccato anche Saddam Hussein, del resto, nel 2006.

E non è stato, forse, negli Stati Uniti che si è verificato tutto quel dibattito che ha portato all’abolizione della sedia elettrica e, più di recente, della fucilazione, troppo truculente e indegne della dignità del condannato? Meglio un cocktail di farmaci, volete mettere? Il moribondo si sdraia comodamente su un lettino a croce, assistito da un prete, un medico si occuperà di lui per vedere se è veramente morto, e, insomma, son cose che fanno piacere quando uno si trova in quei momenti lì.

Sakineh non sarà lapidata. Non assisteremo, muti, allo scorrere del suo sangue sul corpo fino alla totale resa dei suoi parametri vitali sotto i colpi delle pietre. Questo le autorità iraniane ce lo risparmieranno. Avranno la stessa pietà che ha la TV quando evita di farci vedere i bambini che muoiono di fame proprio all’ora del telegiornale della sera ("cosa vuole, signora, stavamo cenando, non è nemmen decenza…")

La sapremo col collo spezzato e, probabilmente, ci farà anche una impressione minore.

In fondo il popolo della rete ha fatto tanto.

Tranne gridare "No alla pena di morte!" per chiunque, ovunque e con qualunque mezzo.

94 Views