Sulla tomba dell’eroe: morte di Ernesto Sabato

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La morte di Ernesto Sábato (che si scrive con accento, anche se lui non lo metteva nella sua firma) è una di quelle notizie che sono state divorate dai media, tra beatificazioni e matrimoni reali. Appena pochi secondi in TV, poche righe su qualche giornale, generalmente quello che si riserva agli uomini miti e che preferiscono parlare più con la propria opera narrativa e saggistica che con la dipartita dagli uomini, che nel caso del Nostro, è avvenuta a pochi giorni dal compimento del centesimo anno di età.

Naturalmente in Argentina, terra che gli diede i natali, lo piangono tutti. Naturalmente in Italia, nazione di cui, pure, era cittadino, non se lo fila più nessuno.

L’Italia ignora un suo cittadino che fu presidente e fondatore dell’organismo d’inchiesta più autorevole sui desaparecidos argentini.

Considerato il fatto che il primo romanzo di Sábato è stato tradotto in italiano vent’anni dopo la sua prima pubblicazione in lingua castigliana, forse tra un altro ventennio ci renderemo conto di quello che il mondo ha perso.