Tutti i “qual’è” di Wikipedia

Quanto tempo sarà che non vi parlo più di Wikipedia? Eh, parecchio!

Oggi mi è venuto in mente di cercare sull’enciclopedia più sgangherata del mondo quante volte e in quali pagine ricorra l’espressione “qual’è”, con tanto di apostrofo (che, notoriamente, non ci va).

Ho cliccato su “cerca” e mi si è aperto il mondo. Guardiamo il caso più divertente:


Nella pagina dedicata al cognome “Russo” (origini, diffusione etc…), tra le note è riportato un articolo di Emanuela Mastrocinque, “Qual è l’origine del cognome Russo?”, pubblicato su un sito web. Nel trascriverne il titolo il wikipediano medio si è lasciato sfuggire un “Qual’è”, che ancora campeggia a bella vista nella pagina.

Uno può sempre dire: “Ma magari era sbagliata la dicitura della fonte citata da Wikipedia”. Macché, invece era giusta. Eccola:

Intellettuali d’oggi, wikipediani di domani.

E come sempre a corredo del tutto, ecco la pagina originale di Wikipedia in PDF

https://www.valeriodistefano.com/wp-content/uploads/2019/01/Russo_cognome.pdf

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Lettera al Senatore Francesco Russo (PD)

Senatore Russo,

ho letto la Sua lettera a Beppe Grillo, che riporto qui sotto per comodità dei lettori del mio blog e, nello spirito della libertà di opinione e di critica, ho deciso di risponderLe.

Cominciamo dal fondo (in cauda venenum).

Beppe Grillo non è un parlamentare, è vero. Non è necessario esserlo per esercitare i propri diritti politici, in particolare quello di formare un movimento. Così come non è necessario essere incensurati. Se il vostro alleato Silvio Berlusconi prendesse anche solo minimamente atto di questo, non assisteremmo al gioco al rimando e al perdere tempo della Giunta per le Elezioni che dovrebbe sindacarne l’incompatibilità con la carica che riveste.

Grillo è stato condannato per un delitto colposo e non doloso. Mettere sullo stesso piano i 14 mesi per omicidio colposo plurimo cui è stato condannato Grillo, con le pene cui vengono condannati i parlamentari (si pensi, appunto, ai 4 anni di reclusione per il vostro alleato Berlusconi) è semplicemente inaccettabile.
Il titolo della Legge Severino reca chiaramente “disposizioni in materia di incandidabilita’ e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi”. Quindi è evidente che con quella condanna Grillo potrebbe benissimo candidarsi, e che, se non lo fa, è solo per il suo senso civico, fermo restando che, comunque, sarebbe una condanna di entità inferiore ai due anni.

Il PD, invece, ha deciso di candidare nel 2008 alla Camera dei Deputati, nel collegio Sicilia 1 Enzo Carra, che era stato condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi il 5 aprile 1995 per false dichiarazioni al pubblico ministero.
Nell’ottobre del 2009 è eletto all’assemblea nazionale del PD nella lista “Democratici per Franceschini”.
O ve lo siete dimenticato??
Lei mi dirà che Carra ha abbandonato il PD per aderire ad altra formazione politica, ma intanto lo avete candidato voi.

Lei elenca tutta una serie di azioni decisamente lodevoli e degne di un buon rappresentante delle Istituzioni. Accompagnare i figli in autobus, servirsi dei mezzi pubblici, essere assiduo al proprio lavoro parlamentare, non rubare (ci mancherebbe anche altro!), ma questi sono comportamenti che un senatore dovrebbe mantenere normalmente. Lei non sta facendo gesti eccezionali, sta semplicemente facendo il Suo dovere. In un paese in cui la normalità è diventata eccezione e, quindi, evento, mantenere la parola data probabilmente costituisce una notizia. Ma non lo è. Io, cittadino, posso solo aspettarmi che chi mi rappresenta e mi deve rendere conto (e Lei, come tutti gli altri Suoi colleghi senatori, deve rispondere a me anche se non l’ho votata e non ho votato il Suo partito) sia migliore di me. Più che aspettarmelo, lo esigo.

Sono contento per l’esito fondamentale della Sua battaglia per l’abolizione dei fax dalla pubblica amministrazione. Ma mi chiedo com’è che ne vedo ancora tanti in giro per gli uffici pubblici. Personalmente sono il fortunato possessore di una casella di Posta Elettronica Certificata, che uso con molta soddisfazione in tutte le mie relazioni con la Pubblica Amministrazione, fatto salvo il caso che ricevo sempre risposte cartacee, a volte per raccomandata. Per cui i cittadini pagano per quello che potrebbe essere loro risparmiato.
C’è una voragine di divario di conoscenze tecnologiche e opportunità operative nella Pubblica Amministrazione, abolire i fax è come togliere una ragnatela nel laboratorio del Dr. Frankenstein.

Ma mi dica, Senatore, Lei che si dichiara così “fiero di essere del PD”, come si fa a tornare a casa la sera e avere sulla coscienza l’aver votato assieme al PDL per ordine di partito? Come si fa a coniugare le istanze degli elettori cosiddetti “di sinistra” con quelle della destra cui fino alla scorsa legislatura il PD avrebbe dovuto fare da opposizione? Come si fa a dire, legittimamente, “non ho conflitti di interesse” e stare nella stessa formazione politica che non ha mai mosso un dito per fare la legge sul conflitto di interesse e limitare Berlusconi? Ma non si dorme un po’ male? No, eh??

Valerio Di Stefano
Cittadino italiano


Caro Beppe,
io mi sono tagliato lo stipendio,
vengo in Aula in metropolitana,
porto i miei figli a scuola in autobus,
ho il 96% di presenze in Parlamento,
non rubo,
non ho conflitti d’interesse,
non sono in Parlamento da 20 anni,
mantengo la parola data,
ho vinto la battaglia per abolire i fax dalla pubblica amministrazione,
non voglio tornare a votare con il Porcellum.
Eppure sono un senatore del PD e non del M5S. E ne vado fiero, sono orgoglioso di appartenere a un Partito in cui:
il pluralismo è un valore e non un virus da debellare
i processi decisionali sono chiari e trasparenti
il candidato premier viene eletto da 3 milioni di persone
il mio leader non è né pregiudicato né condannato in via definitiva.
Perciò se credi davvero che l’onestà debba tornare di moda e il Parlamento riconquistare la centralità decisionale perduta allora comincia a dare il buon esempio: smettila di parlare sempre tu a nome del Movimento e passa il testimone. Perché tu in Parlamento non ci sei. E perché, fino a prova contraria, quello condannato in via definitiva sei tu, non i parlamentari del PD.

Cordialmente

Un senatore (fiero di essere) del PD

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“Chi l’ha visto?” e il caso della scomparsa di Ida Russo: era a casa sua

Su “Chi l’ha visto” tempo fa hanno trasmesso un appello in occasione della scomparsa di Ida Russo che è stata cercata dal 29 marzo all’8-9 aprile scorso per ogni dove, tanto da giustificare la richiesta di intervento di una trasmissione del servizio pubblico televisivo.

Ora Ida Russo è stata, fortunatamente, ritrovata. Sapete dov’era? A casa sua!

La sua famiglia di origine è di Salerno, ma lei ha una casa anche a Campi Bisenzio. E ha un vizio molto brutto Ida Russo, non ha la televisione. O, se ce l’ha, non le interessa “Chi l’ha visto?”. Eh, son robe che non si perdonano, sapete? Cose che non possono passare inosservate. Ma come, tutto il mondo ti cerca, si sono mobilitati carabinieri, polizia, forze dell’ordine, magistratura, e perfino “Chi lha visto?” e TU ti permetti il lusso di startene a casa TUA???
Oltretutto durante questi giorni in cui non ha più dato notizie di sé ha ricevuto anche delle visite. Cioè ci sono persone che L’HANNO VISTA. Cioè, qualcuno la vedeva ma NON quelli che avrebbero dovuto vederla DAVVERO.

Ma come, Dio mio, si allerta tutto l’ambaradàn e in dieci giorni nessuno si sogna di andare a vedere se questa persona, per caso, si trovi nella casa in cui vive?

E ha dovuto anche rilasciare una dichiarazione alla stampa. Una dichiarazione in cui ha detto, in pratica, che lei era lei (cosa lapalissiana, ma, sapete, le cose lapalissiane son sempre le più difficili da mettere in conto) e che sì, si trovava esattamente a casa sua.

Le hanno chiesto dei suoi rapporti con i genitori e la famiglia di origine. E lei è stata estremamente paziente, anche se avrebbe potuto dire “Queste sono cose personali, come vi permettete di venire a ficcare il naso in questi aspetti che non vi riguardano?” Ha detto che ci sono delle “divergenze culturali di opinione”. E che questo l’ha portata ad allontanarsi (del resto è maggiorenne…) e a vivere, guarda caso, a casa sua. Punto.

Siccome ormai i giornali non sapevano più che cosa scrivere, non hanno mica scritto, no, che “Chi l’ha visto?” e tutte le forze dell’ordine coinvolte avevano fatto un buco nell’acqua clamoroso, non cercando la ragazza dove era più logico cercarla, hanno scritto che è dimagrita. E’ dimagrita?? Sì, e allora? E’ importante?? Cosa aggiunge questo dato alla mia conoscenza di cittadino riguardo al fatto, ammesso e non concesso che mi interessi sapere che una persona è a casa sua?

La vera rivoluzione, oggi, è quella di Ida Russo. Niente TV, nessuno spazio per la realtà riprogrammata dai media. Solo la verità più semplice e diretta: io abito da me.

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Giovanni Scattone PUO’ insegnare nel Liceo frequentato da Marta Russo

E’ un gran pullulare di reazioni indignate alla notizia che Giovanni Scattone, già condannato per omicidio colposo in danno della povera studentessa Marta Russo, insegni storia e filosofia in un Liceo, si veda il caso, proprio quello che la sventurata ragazza frequentò prima di iscriversi alla facoltàdi giurisprudenza dell’Università "La Sapienza" di Roma, dove sarebbe stata uccisa da un proiettile vagante, sparato per imperizia e faciloneria, dallo stesso Scattone, secondo una sentenza definitiva passata in giudicato.

Ovviamente Scattone si è difeso in tre gradi di giudizio come era suo diritto. Alla fine ha scontanto cinque anni e alcuni mesi di reclusione e adesso è una persona libera.

La sentenza della Cassazione, ridimensionando l’entità della pena, ha escluso l’interdizione dai pubblici uffici per Scattone.

Quindi Scattone può insegnare. Punto. Può, più in generale, lavorare nella pubblica amministrazione. Non si vede perché se facesse, che so, l’impiegato comunale dell’anagrafe o l’addetto al centralino di un ente pubblico, nessuno avrebbe nulla da ridire, mentre se insegna storia e filosofia c’è questo balletto di indignazioni che, se da un lato sono comprensibili, soprattutto se espresse dalla famiglia della ragazza uccisa, dall’altro non lo sono da quello dell’opinione pubblica.

Le sentenze si rispettano, ma, soprattutto, si applicano.
E sulla base della sentenza che lo ha condannato Scattone non può non insegnare.

La gente ha criticato la Dirigente Scolastica (che ha invece applicato la legge ed è stata correttissima), qualche alunno (probabilmente quelli che si sentono in assoluto meno preparati) dice di aver paura, qualcun altro che Scattone dovrebbe essere cacciato da tutte le scuole del Regno (c’è ancora questo senso consolatorio della punizione da libro "Cuore", la tentazione di prendersela con il Franti di turno è forte, quasi irresistibile.

Dàgli all’insegnante, dunque. Anche se è stato condannato per un delitto colposo. Anche se ha scontato la pena. Anche se non è stato interdetto dai pubblici uffici, neanche temporaneamente.

Siamo al punto di confondere i sentimenti (legittimi, certo) con la legge, vorremmo fare del dolore un diritto, e della giustizia qualcosa di morale, ma ci dimentichiamo, anzi, non lo sappiamo proprio per niente, che la giustizia non ha nulla a che fare con la legge, e che ogni legge è, di per sé, amorale.

Auguriamoci che anche Giovanni Scattone non abbia a soffrire, oltre al rimorso per quello che ha fatto e per cui è stato dichiarato colpevole, che lo perseguiterà per tutta la vita, anche l’ergastolo a vita della morte civile perché questo significherebbe aggiungere sofferenza a sofferenza, ingiustizia a dolore, vendetta a responsabilità individuali.
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Necropedia

Ieri è morto Mino Retano.

E va beh, muore tanta gente, e la gente muore tutti i giorni.

Uno ci pensa non tanto per il valore artistico di Reitano (che non mi è mai piaciuto gran che, a parte quel capolavoro che fu "Una ragione di più" della Vanoni), ma per il fatto che sono quei nomi che uno ha sempre sentito nominare e cantare fin da piccolo, figlio com’ero di una cultura nazional-popolare che aveva un cuore che t’amava tanto, e che si faceva cento illusoni con una chitarra.

Wikipedia, dunque, doveva per forza aver dedicato a Mino Reitano una voce aggiornata con i dati della sua morte. C’è scritto:

"Nel 2007 gli viene diagnosticato un cancro all’intestino: egli affronta serenamente la malattia anche grazie al conforto della fede cattolica. Per tale motivo subirà anche due interventi chirurgici, l’ultimo nel novembre 2008."


C’è da chiedersi prima di tutto come un fatto così personale e intimo come la fede possa assurgere a dato biografico e artistico. Non è Oscar Wilde che, convertitosi in articulo mortis, ci dà la possibilità di rileggere la sua opera sotto una nuova prospettiva, no, Mino Reitano era un cattolico ed erano e continuano a rimanere personalissime posizioni personali.
A dir poco imbarazzante il passaggio per cui sembra quasi che per il conforto della fede cattolica, Reitano abbia subìto due interventi chirurgici.

Ecco, Wikipedia ha il gusto del pianto, delle emozioni che si smuovono e commuovono, ho pensato che chi ha aggiornato la voce doveva essere un ammiratore sfegatato del ragazzo di Calabria e che quindi non fosse poi troppo oggettivo (non lo sarei nemmeno io se dovessi scrivere qualcosa sulla morte di uno dei miei artisti preferiti).

Per curiosità mi sono permesso il lusso di fare una minicarrellata di cantanti morti di tumore, per vedere come sono stati trattati e come il senso wikipediano della disgrazia e del defungimento prematuro venga messo a testo in voci che si presume siano "enciclopediche".

Ecco cosa scrivono su Lucio Battisti, alla voce "Biografia":

"Lucio Battisti nacque il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone, secondo figlio di Alfiero (1913-2008) e Dea Battisti (1918-1983). Il loro primogenito, anch’egli di nome Lucio, morì nel 1942 a soli 2 anni di età. L’atto di nascita del cantautore non esiste perché, durante la seconda guerra mondiale, un bombardamento colpì il palazzo comunale, distruggendo anche i registri dello stato civile, ma venne ricostruito nel 1976. La sorella Albarita nacque nel 1946 e morì nel 2003, a causa di un tumore."

E’ il massimo, neanche De Amicis avrebbe potuto fare di meglio. Il genitori di Battisti (tutti e due, va detto, rigorosamente morti) hanno avuto un primogeto, morto, neanche a dirlo, all’età di due anni. Lucio, si apprende, aveva anche una sorella, morta per tumore, e via di disgrazie. Colmo della sfiga, l’atto di nascita di Battisti va perduto durante un bombardamento, ma, ci rassicura Wikipedia, il municipio è stato ricostruito (la speranza trionfa sempre!!)

Ma cosa c’entrano questi dati con la biografia di Battisti (caso mai avranno a che fare con quella dei suoi genitori, di sua sorella, del suo fratello morto a due anni)?

Non ci dice Wikipedia, che so, che percorso di studi abbia fatto Battisti, quali siano state le sue esperienze personali artistiche e preartistiche, no, è un senzafine di sciagure, bombardamenti, disgrazie e tumori in pochissime righe.

Termino la mia minicarrellata con la povera Giuni Russo, artista di ben altro calibro. Ecco la trascrizione del brano che riguarda la sua scomparsa:

"Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 2004 Giuni Russo morì, all’età di 53 anni, a causa del cancro che l’aveva colpita cinque anni prima.

I suoi funerali si tennero alle 14.45 di mercoledì 15 settembre 2004, presso il monastero delle Carmelitane Scalze, in via Marcantonio Colonna. Il suo amico Franco Battiato non vi prese parte: si trovava all’estero per una tournée. La sera precedente le aveva dedicato il concerto. Tra gli amici famosi al suo funerale c’erano: Mario Lavezzi, Christian, Ivan Cattaneo, Shel Shapiro, Iva Zanicchi, Franco Simone, Aida Cooper. Caterina Caselli, forse per il rimorso per quanto osteggiò la carriera di Giuni, non si presentò alle esequie ma inviò delle corone di fiori, lo stesso dicasi per Franco Battiato.

Il padre di Giuni, Pietro Romeo, la madre, ed il fratello più grande erano scomparsi già da anni. Al suo funerale erano presenti solo 7 fratelli, poiché l’artista non aveva buoni rapporti con uno di essi, mentre l’altro era morto tempo prima.

Oggi Giuni Russo riposa tra le Carmelitane Scalze, per suo espresso desiderio in punto di morte."

Notate anche qui il senso dell’insistenza ostinata su certi particolari.

Come se fosse importante per inquadrare bene una personalità come Giuni Russo, sapere con precisione quale fosse l’ora del suo funerale e dove si fosse svolto. Il culmine viene raggiunto quando si descrive il senso di solitudine della salma della povera cantante che nel suo ultimo viaggio si è ritrovata accompagnata da Christian e da Iva Zanicchi perché Battiato non c’era e Caterina Caselli era in preda ad un atto di costrizione e di pentimento per averne osteggiato la carriera.
I genitori, naturalmente, erano già morti. Un fratello pure. E colmo della sfiga, con un altro non erano in buoni rapporti. Chissà cosa hanno a che vedere le relazioni interfamiliari di Giuni Russo con la sua attività artistica.

Mi sono fermato perché a un certo punto uno non ne può più di morti, di litigi, di sciagure e di pietismi.

Ma Wikipedia è anche e soprattutto questo, il privilegiare l’aspetto emotivo ed emozionale al dato scientificamente utile.

La cultura, quella vera, gemente e morente in questa valle di rinnovato senso dell’enciclopedismo, ringrazia quanti vorranno partecipare alle sue esequie.

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Ferdinando Russo – Idillio ‘e ‘mmerda – Nuova versione riveduta

Vi vo’ a pubblicare testé un meraviglioso e delicato poema in lingua napoletana del Poeta Ferdinando Russo, che ebbi modo di ascoltare per la prima volta declamato da Peppe Barra (il poema, non il poeta) durante uno spettacolo teatrale. Ricercatolo sul web, dove non ne esistono che trascrizioni orripilanti, sono riuscito a ricostruirlo in una versione quanto meno decente. Ve la offro con l’orgoglio tipico del filologo e la vanagloria che ne consegue:

Nu juorno na cacata sulitaria,
meza annascosta dint’ ‘a nu sentiero,
c”o sole ‘e luglio e c”o profumo ‘e ll’aria
s’annammuraie d”o strunzo ‘e nu pumpiero.

Essa era tonna, acconcia, piccerella,
isso era niro, gruosso, frisco frisco;
essa era fatta a fforma ‘e cuppulella,
isso rassumigliava a n’obelisco.

E, cu ll’ intermediario ‘e nu muscone
na bella sera tutta prufumata,
‘o strunzo avette ‘a dichiarazione
d’ammore d”a cacata ‘nnammurata.

Isso era nato sotto mala stella;
ca maje nisciuno l’aveva guardato…
Vulette bene a chella cacatella
cchiù assaie d”o culo ca l’avea cacato.

Ma stevano luntano; e sulo ‘a luna,
e sulo ‘e pprete e sulo ‘e ffrasche verde
sapevano ‘e turmiente, a uno a uno,
‘e chilli duie sperdute piezze ‘e mmerde.

E ‘na matina, erano verso l’otto,
nu cato d’acqua ‘a copp”a na fenesta
facette comm”o libbro galeotto
‘e donna Francesca e Paolo Malatesta.

Benedicenno nzieme chella secchia,
s’astrignèttero forte. Erano sule:
essa lle regalaje na pellecchia,
isso lle regalaje dduie fasule.

Chiano, sciulianno dint’a ll’acqua ‘alice,
cu nu curteo ‘e muschille int”o sentiero,
sotto ‘o sole, ‘a cacata ‘e stiratrice
se maretaje c”o strunzo d”o pumpiero.

E in viaggio ‘e nozze stettero abbracciate
mmiez’a dduie piezze ‘e càntere scassate.

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