Roseto Opera Prima 2010: and the winner is… “Dieci inverni” di Valerio Mieli

(Tonino Valerii, organizzatore della rassegna "Roseto Opera Prima" in una sua espressione)

Alla fine, poi, non ve l’ho detto, il Primo premio del concorso cinematografico "Roseto Opera Prima" l’ha vinto "Dieci inverni" di Valerio Mieli.

Diciamocela tutta, non è stato un gran che, e, personalmente, ho rifiutato gentilmente ma fermamente l’invito a partecipare alla premiazione con tanto di giuria sul palco, scrosci di nattimani, sindaco con fascia tricolore, valletta-presentatrice, frizzi, làzzi, triccheballàcche, ricchi premi e cotillons, vénghino siòri vénghino…

Soprattutto perché mi ha dato profondamente fastidio che il regista non sia venuto alla sera della proiezione, serata di pioggia battente mostruosa, proiezione al cinema al chiuso, sì, ma il pubblico è venuto e ha pagato il biglietto normalmente, la giuria era lì con golfini rossi, giacche, felpe, maglioncini sulle spalle, ma c’era. Il regista no. Però, poi, a ritirare il premio in denaro e come se c’è venuto…

Non ho votato "Dieci inverni" e sono convito, a tutt’oggi, di aver fatto la cosa giusta. Ma più che ci penso e più che l’impressione sgradevole della visione si stia dissipando, in fondo è un film con un finale lieto, certo, un tantinellino sospirato ma, comunque, lieto, ed è bello quando tutti vissero felici e contenti, anche se ci misero dieci inverni e d’inverno fa assai freddino.

E’ uno di quei film che alla fine uno applaude perché fa il tifo per l’amore e per la capacità che hanno i protagonisti di dirsi le cose. Oggi non ci si dice più nulla e mi viene in mente che il regista sia stato perfino un po’ ottimista nel prevedere dieci inverni come tempi di risoluzione delle questioni Amorose con la A maiuscola, ma del resto aveva a disposizione due ore di girato e anche lui avrà dovuto fare delle scelte (questa delle "scelte" registiche è stato un tormentone della giuria, basta dire che una cosa non è coerente e tutti ti dicono: "E’ una scelta del regista!" e va beh…).

Non parteciperò alle prossime edizioni, ritenendo chiusa qui la mia attività di critioc cinematografico e stroncator di giovani virgulti della macchina da presa.

Che ci pensi qualcun altro, le cose, per avere un senso, devono finire. Certo, magari dopo tre anni, non subito.

E va beh, deuìmmeris…
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Valerio Mieli – Dieci inverni – Roseto Opera Prima

E così, anche per questa quindicesima edizione, il Premio "Roseto Opera Prima" è giunto alla sua conclusione.

L’ultimo film in concorso è stato "Dieci inverni" di Valerio Mieli.

Il film, lo dico subito, a scanso di equivoci, non solo non mi è piaciuto ma mi è persino sembrato vuoto, privo di significato, a tratti noiosetto, perfino angosciante.

Silvestro è la parte maschile di una coppia che si rincorrerà per un lasso di tempo piuttosto lungo (e non dico altro).

Lei, invece, è una ragazza bellina, semplice, problematica e antipatica come il suo nome: Camilla.

I due si incontrano per la prima volta a Venezia su un vaporetto, la ragazza è diretta su un’isola dove ha una sorta di stamberga-tugurio in cui vivrà la sua vita di studentessa di slavistica. E’ inverno (manco a dirlo) e lei ha un berretto di lana in testa, gli occhiali sul naso e sta leggendo un libro.

A un certo punto si alza per andare a chiedere un’informazione e quando torna in cabina, Silvestro si è messo il suo cappello, i suoi occhiali e sta leggendo il suo libro.

Camilla non si incazza, no, non lo prende a sacrosante legnate sul groppone, no, gli dice "Me li ridài per favore?" con il tono monocorde tipico dei film francesi per cui una ragazza, basta che sia bellina, può dire qualunque cosa in qualsiasi modo, anche "Aujourd’hui maman est morte!" (che è lo storico attacco de "L’étranger" di Camus) , "vos peines sur mon coeur et vos pieds sur une chaise" (che è un verso da "Milord" di Edith Piaf).

Poi lui le chiede ospitalità e fanno la nanna insieme. Dico, fanno la nanna, dormono, non fanno quelle cose lì (alla prima notte avrebbe esaurito il film!), anche se a lui piacerebbe tanto.

I due si incrociano, si prendono, si rilasciano, probabilmente si piacciono ma non se lo dicono, Camilla va in Russia a ritrovare se stessa, e già che c’è trova anche un regista russo bisbetico molto più anziano di lei. Ovviamente lo ama, perché non si fa mancare nulla quando si tratta di uomini problematici.

Tornata in Italia, Camilla incontra di nuovo Silvestro, ma è incinta. Naturalmente non di Silvestro e naturalmente nemmeno del russo, che, una volta arrivat oin Italia a cercarla esce di scena con il classico due di picche.

La bambina nasce, Camilla è depressa, è tornata a vivere dal padre. Silvestro la va a trovare (perché l’ama, Dio quanto l’ama…), stanno per fare l’amore ma lui non se la sente, la situazione è poco romantica, ha qualche problema, non gli sembra giusti e via, e via…

Alla fine, i due si ritrovano nella stanzetta in cui si erano conosciuti e lì, finalmente

TROMBANO®

e lo fanno per la prima volta dopo DIECI ANNI.

Il pubblico tira un sospiro di sollievo, con un applauso, anche liberatorio, per l’inizio dei titoli di coda con la colonna sonora di Vinicio Capossela, nemmeno tanto bella a dire il vero.

Belle le ambientazioni tra Venezia e Mosca, ok, ma il film mi è parso un po’ come il cofanetto delle caramelle Sperlari, quello che, in una pubblicità degli anni 70, non si incartava, no, non si incartava MAI!! Poi magari le caramelle potevano non piacere, ma quello che contava era l’involucro.

Sono film che piacciono perché a una forma accattivante e a una fotografia certamente ben fatta, oppongono contenuti quasi inesistenti (la storia è, sostanzialmente: "Due ragazzi si incontrano nell’invern odel 1999 e fanno l’amore la prima volta dieci anni dopo", basta, tutto lì…).

Poi, dopo la proiezione, ci siamo riuniti per votare il vincitore della rassegna. Che è stato… appunto, quello!
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Luigi Sardiello – Piede di Dio – Roseto Opera Prima 2010

E sulle scomode poltroncine in pura plastica dell’arena della Villa Comunale di Roseto, alla penultima proiezione dei film in concorso del Premio "Roseto Opera Prima" fa finalmente freddo.

Ma non "fresco", proprio freddo, di quelli da maglione. Tutta colpa, dicono i fedelissimi del pubblico, di una perturbazione che arriva dall’Atlantico, attraversa la Scandinavia e arriva a perpendicolo proprio sulle nostre regioni. Perché tra il pubblico si parla di questo e di altro.

"Piede di Dio" è l’opera prima del giovane Luigi Sardiello, realizzato con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, protagonista Emilio Solfrizi. Il regista è stato carino a venire e a restare fino alla fine della proiezione, ottenendo un buon successo di pubblico.

Ma il film non convince. Sa di pasticciato, rabberciato, una sorta di "déjà vu" trasposto nel mondo del calcio.

Il protagonista, procacciatore di talenti calcistici, si imbatte in un ragazzo, Elia, famoso per non sbagliare neanche un rigore, incontrato su una spiaggia pugliese.

Elia ha una madre, Benedetta, che si occupa di lui e dei suoi problemi di ritardo mentale. Il padre ha abbandonato Elia molto piccolo e Benedetta è l’unico riferimento del ragazzo, che passa ore e ore a guardare il cielo o ad osservare gli uccelli.

La madre, ovviamente, è una strafiga. Vestita di nero (perché, si sa, lo stereòtipo delle donne del Sud vestite a lutto è duro a morire…) ma maledettamente strafiga. E uno si chiede com’è che c’è sempre una donna strafiga in TUTTI i film che vengono ambientati in Puglia. E va beh, torniamo al Nostro.

Il protagonista riesce a farsi affidare Elia e promette che ne farà un grande campione, il viaggio di distacco dall’ambiente di Elia è una sorta di Odissea, alla fine, grazie a un rigore sbagliato dal ragazzo ("perché non volevo diventare un calciatore") il procacciatore di talenti si ritrova in braghe di tela (letteralmente!) e completamente rovinato.

Da sottolineare la presenza della figura della fidanzata cretina del protagonista-Solfrizzi, in un contesto che va da Calciopoli alle rivalità di quartiere nelle realtà delle scuole calcio cittadine, che sono un modo sul quale bisognerebbe fare ben più di un film.

Dunque "déja vu", dicevo, e il riferimento va indubbiamente a "Rain Man", con Tom Cruise e Dustin Hoffman. I punti di analogia sono imbarazzantemente molti:

– Elia deve fare pipì subito dopo la partenza e approfitta dell’occasione per perdersi e farsi trovare a guardare il cielo (Raimond si perdeva sempre ad osservare qualsiasi cosa);
– Il protagonista ha una fidanzata oca e poco presente nella sua vita affettiva (ricorderete Valeria Golino, perfetta in quella parte);
– Il protagonista viene rovinato economicamente dalla presenza nella sua vita del ragazzo portatore di handicap;
– Per rifarsi della perdita economica il protagonista decide di affidare Elia a un improvvisato saltimbanco (in "Rain Man", Raimond accompagna il fratello a contare le carte al casinò)
– Elia vede il protagonista e la fidanzata fare l’amore e raccoglie, reduplicandolo, il linguaggio "settoriale" dell’amplesso (lo fa anche Raimond).

Film piacevole, ma fiacco.
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Rocco Papaleo – Basilicata Coast to Coast – Roseto Opera Prima

“Basilicata Coast to Coast”, o della commedia perfetta, caleidoscopio di trovate e di invenzioni linguistiche, ritmo, ritmo sincopato, jazzistico quanto basta, splendide interpretazioni, assolutamente perfetto nelle trovate, nella trasposizione filmica del tema dell’amicizia al maschile, umoristico senza essere volgare, pur con abbondante uso di volgarismi, inno alle donne impossibili, quelle che si devono sposare entro venti giorni o un mese al massimo, e viaggio, viaggio dal Tirreno allo Ionio, viaggio che vuol dire vita (da Omero ad Antonio Machado nessuno si è mai inventato nulla di diverso), ricerca di sé, esperienza al termine della quale nessuno sarà più lo stesso e ha detto una grossa coglionatura chi ha definito questa pellicola come una “commedia musicale”.

Quattro musicisti lucani mettono l’accento sull’esistenza della Basilicata, ne riscoprono e ne rivivono il gusto percorrendola a piedi in dieci giorni, solo con un cavallo bianco, un cellulare per le emergenze, un computer alimentato a energia solare che vorrei averlo io un impiantino di quelli lì, sì.

Lasciano tutto, mogli, illusioni, ricordi, vite a metà, per percorrere la Basilicata da costa a costa in dieci giorni, contro l’ora e mezza di media di percorrena di un veicolo.

Una Giovanna Mezzogiorno finalmente simpatica e probabilmente anche carina (un po’ più rozza e grassottella, ancorché poco abile nella recita nei dialetti del Sud) si unisce a una banda di sgangherati poeti e musicisti in questo viaggio dell’anima, in cui nessuno si prende mai sul serio e, conseguentemente, non prende sul serio l’Altro.

L’Altro che è amico, fratello, compagno. Una miscela di armate Brancaleone de noàntri con i ricordi fiabeschi dei musicanti di Brema (con tanto di gallo che li segue).

Trovate straordinarie, gag esilaranti, un pensiero per Carlo Levi, un messaggio di speranza, Max Gazzè che non dice quasi nulla e Alessandro Gassman nella parte del tamarro, un po’ stereotipato ma bravo anche lui.

Decisamente papabile. Ma non sarà “papàto”.

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Simona Nicchiarelli – Cosmonauta – Roseto Opera Prima 2010

Alla fine la frescura l’ha fatta da padrona sulle scomode poltroncine in pura plastica dell’Arena delle Proiezioni all’aperto del concorso cinematografico "Roseto Opera Prima", di cui, non so nemmeno se ve l’ho detto, sono, manco a dirlo, giurato, e che jersera è giunto a metà del suo cammino di quest’anno.

Film in concorso "Cosmonauta" di Susanna Nicchiarelli, con Claudia Pandolfi e Sergio Rubini, prodotto dalla Fandango e con tanto di logo "Rai Cinema", per essere un’opera prima di soldini ne ha visti in giro, la regista, che, guarda caso, ieri sera non c’era perché doveva andare a promuovere il film in Francia dove, a dire della presentatrice sarebbe "molto amato", oh, e va beh, e allora che la prèmino i francesi (che, come dice Paolo Conte, ci "rispettano").

Pur senza la presenza della regista il film è gradevole, i ruoli sono ben recitati, la sceneggiatura scorre bene, la storia di Luciana, la protagonista, scorre bene ed è a tratti avvincente fino a suscitare momenti di vera e propria commozione.

Luciana, figlia di Mario, attivo e fervente comunista, morto nel 1957, eredita dal padre un attivismo e una passione politici molto spiccati e sinceri. Si dichiara "comunista" dalla prima scena, e assieme al fratello, malato di epilessia, ripercorre le tappe di una specie di formazione personale non priva di dolori.

Sono gli anni delle conquiste spaziali dei russi, dalla cagnetta Laika al volo di Gagarin, Luciana è intrisa di passione e di propaganda, di idee originali (che le verranno sempre e costantemente rubate, come si fa con tutte le persone intelligenti) e turbamenti interiori, di odio nei confronti della madre (una iconografica Claudia Pandolfi) che, regolarmente, non la capisce, anzi, si sposa in seconde nozze con un fascistone (Sergio Rubini) che autorizza persino a picchiare i suoi figli, eh, le donne italiane degli anni sessanta, altro che boom economico…

Luciana conosce la sezione, gli atti di teppismo, gli amori, i primi approcci alla sessualità regolarmente buttata via con il primo cretino che passa in "sezione" e la rivalità con le "oche", compagne di scuola. Il tutto mentre si aspetta che i russi vadano sulla luna, fino a scoprire che ci andranno gli americani.

Luciana trova in Marisa (interpretata dalla stessa regista) una sorta di madre-sorella che non ha mai avuto. Ma la tradirà ancche lei, aderendo a un bigottismo comunista secondo cui "la reputazione è importante" e che non si amoreggia mai tra compagni di partito.

Il tutto, dicevo, condito da una buona dose di empatia che arriva perfino a commuovere lo spettatore ma c’è qualcosa nel film che non funziona.

La colonna sonora inizia con "Nessuno mi può giudicare", per proseguire con "E’ la pioggia che va…", include "Cuore matto" e "Io che amo solo te",  in cover gradevoli, e forse è proprio l’ultima canzone, quella di Sergio Endrigo ad essere "sincronizzata" con la narrazione storico-cronologica del film.

"Nessuno mi può giudicare" della Caselli è del 1966, e il film comincia nel 1957.

E poi la storia, la storia del comunismo che sembra essersi fermata ai voli nello spazio dell’Unione Sovietica, invece un anno prima del 1957 c’era stato il colpo di mano dei russi in Ungheria, nel 1959 la rivoluzione cubana, Giovanni XXIII e John Fitgerald Kennedy che muoiono nel 1963, il mondo sull’orlo del terzo conflitto nucleare, sono tutti temi di cui una ragazzina come Luciana, sempre in contatto con quotidiani di partito, sezione e compagni, deve per forza essere venuta a conoscenza.

Invece il film resta lì, sospeso, contestualizzato ma non storicizzato, e questo è un vero peccato, perché certa fotografia che ricorda i filmini in Super 8 e la Pandolfi che sembra la massaia del doppio brodo Star sono veramente da salvare.
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Marco Campogiani – La cosa giusta – Roseto Opera Prima 2010



E finalmente si vede del buon cinema a "Roseto Opera Prima". La seconda serata ha visto un minore afflusso di pubblico che ha premiato la indubbia qualità di un film come "La cosa giusta", con Ennio Fantastichini, Paolo Briguglia, Ahmed Hafiene, Camilla Filippi, Samya Abbary per la regia di Marco Campogiani.

Marco Campogiani è regista giovane ma di buon nerbo, poco verboso, estremamente chiaro, lineare, semplice e sintetico nelle sue esternazioni al pubblico che lo hanno presentato come persona compassata che sa andare al nocciolo delle cose senza girarci troppo intorno.

Campogiani ha saputo tenere a bada una presentatrice che stava per svelare troppo della trama del film e ha glissato, da "gentleman" sulla domanda finale: "Sei soddisfatto?" ("E che ne so? Lo deve dire il pubblico" -giustamente!-)

E il film è piacevole, gradevole, indubbiamente "compiuto", meditato, forse, a volergli trovare proprio un difetto, eccessivamente dialogico, ma comincia con un ritmo sincopato, quasi jazzistico (lo so, vi chiederete cosa c’entri il ritmo "sincopato" con un film, so assai io, è un flash che mi è venuto così, ho ancora sonno…) e lo porta fino alla fine.

Due poliziotti di diversa indole, esperienza e carattere si ritrovano a dare la caccia a un presunto terrorista islamico collegato ad alcune cellule di Al Qaeda. Da qui una serie di situazioni tragicomiche accompagnano i due (che, per certi versi, somigliano un po’ a Stanlio e Ollio, essendo l’uno il doppio speculare dell’altro) in un’analisi dell’amicizia al maschile, pasticciona e sincera, che si ritrova nonostante il protagonista perda in un giorno il suo matrimonio e veda sgretolarsi le "certezze" di una vita con una donna sinceramente antipatica e sospettosa.

La parte amara consiste proprio nel mostrare come la fiducia tra un uomo e una donna possa venir meno per pregiudizi.

Film decisamente papabile.

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Marco Chiarini – L’uomo fiammifero – Roseto Opera Prima 2010

Non è iniziata nel migliore dei modi la rassegna "Roseto Opera Prima", dopo lo sfarfallante, e per certi versi maldestro inizio della rassegna con la presenza di Michele Placido e del film "Il grande sogno" che, però, era stato montato male a livello di proiezione, così la gente si è vista le scene random, il finale all’inizio del secondo tempo, come un puzzle che non torna, e il pubblico non ci ha capito un cazzo. Però erano disponibili solo posti in piedi.

Insomma, si comincia bene.

La rassegna è iniziata in modo stanco e accaldaticcio, con le prime tre file riservate alla giuria e alle autorità. Erano mezze vuote.

La presentazione non è stata delle migliori, e va beh, questo càpita, ma la strada è ancora molto lunga e chi ben comincia dovrebbe essere a metà dell’opera, pasticci linguistici come "la prima opera prima" (beh, se l’opera è "prima", certo che è la prima, cosa dev’essere, la seconda?) sono comprensibili ma non dànno una splendida impressione al pubblico.

Il film era "L’uomo fiammifero" del regista teramano Marco Chiarini, che è venuto con la moglie e la bambina e quando la conduttrice ha rivelato che sono in attesa del secondo figlio (perché, voglio dire, un po’ di privacy no? E’ una notizia importante ai fini della visione del film? No, e allora??), il regista ha candidamente ammesso che "io ogni quattro anni devo inseminare", e va beh, bonjour finesse, dopo venti minuti di questo tira e molla il film è cominciato.

Non è nulla di che il film, a dire il vero. Qualche trovata divertente, specie nel finale, ma il costrutto è lento e fa fatica a decollare.

E’ la storia di Simone, ragazzino, manco a dirlo, orfano di madre, oltretutto morta di tumore (perché la sfiga nei film è un ingrediente prezioso) che aspetta l’arrivo dell’uomo fiammifero, ripercorrendo i racconti materni, e inventandosi una serie di personaggi improbabili e degni, giustamente, della fantasia di un bambino.

Alla fine si renderà conto che l’uomo fiammifero non esiste (come Babbo Natale, o la Befana), e sarà solo allora, nel momento della disillusione, che diventerà grande.

Il personaggio del bambino è un misto di Pinocchio (che infatti ha per mamma una fata e che dice che la sua mamma è in cielo), Emil di Lonneberga (Simone viene costretto a starsene in casa sotto il controllo del padre, come Emil doveva andare in punizione nella piccola falegnameria), c’è un po’ di Beckett che non si nega mai a nessuno (tutti aspettiamo Godot), un pizzico di Gian Burrasca che rincorre i maialini, senza pur tuttavia non essere nulla di nessuna di queste componenti.

In genere si comincia sempre con un titolo "piazzato". Cioè con un film che potrebbe non vincere ma per il quale la giuria darà qualche voto.

E se questo è il titolo "piazzato" chissà gli altri.
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E’ gia’ “Roseto Opera Prima 2010” e io ancora no

Stasera comincia l’edizione del Premio Cinematografico "Roseto Opera Prima" 2010, io anche quest’anno farò parte della giuria, pur non capendo nulla di cinema, come spesso mi rimprovera il fido e maieutico Baluganti Ampelio.

Non sono esattamente pronto e determinatissimo, quest’anno mi pare che la manifestazione, a livello di titoli in concorso, sia leggermente sottotono (un titolo di punta e il resto da vedere e valutare), comunque l’elenco dei film che si contenderanno il premio in denaro messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale è:

"Cosmonauta" di Susanna Nicchiarelli
"La cosa giusta" di Marco Campogiani
"L’uomo fiammifero" di Marco Chiarini
"Basilicata coast to coast" di Rocco Papaleo
"Il piede di Dio" di Luigi Nardiello
"Dieci inverni" di Valerio Mieli

tutti proiettati da domani sera in avanti, per cui per una settimana intera farò il tiratardi e mi fermerò a discutere con gli altri membri della giuria anche delle minimerrime questioni di fotografia, inquadrature e luci.

Ci saranno un (bel) po’ di incontri corollari e manifestazioni varie, stasera viene Michele Placido (ma perché, i registi dei film in concorso non si fanno vedere?), una serata dedicata a François Truffaut, un’altra sulla musica nel cinema con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, ma io non ci andrò perché sono profondamente antipatico e prendendo a prestito una battuta di uno che è perfino più antipatico di me, penso che mi si noti di più se sono assente.

Una curiosità: il sito www.rosetooperaprima.it non è stato aggiornato per l’edizione 2010. Un altra risorsa informatica inutilmente inattiva. I costi di mantenimento del dominio inerte su chi gravano?
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