Roseto: il culo come volontà e rappresentazione

aloisi

Un culo è un culo. E un culo che sia un culo si chiama “culo” proprio perché è un culo. Non si chiama “lato B” o “le terga”. O “sedere”, giusto per addolcire.

Ciò premesso, accade anche in questa Roseto, piccolo mondo di un mondo picccolo come la chiamerebbe Giovannino Guareschi, in questa ridente cittadina che sempre meno ha da ridere, che un consigliere comunale, nonché segretario locale del PD, tale Simone Aloisi posti (“un po’ per celia un po’ per non morir”, direbbe la Butterfly) su Facebook un selfie che lo ritrae sdraiato su un lettino, con accanto un culo femminile altrove definito “scultoreo” (per noi è un culo e basta). Pochi minuti e il popolo di Facebook, che, si sa, è implacabile sia quando dà dei giudizi positivi che quando dà dei giudizi negativi, si è tuffato a mani basse a difendere il consigliere comunale, oppure a stigmatizzare il contenuto sessista dell’immagine. Alla fine le spiegazioni di Aloisi: “Noto che da uno scherzo tra amici si è scatenato un polverone più grande del previsto, ovviamente chiedo scusa se ho potuto urtare la sensibilità di qualcuno ma di certo non era questa la mia intenzione, è chiara una cosa: il mio ruolo mi impone di mantenere un certo self-control, da oggi in poi cercherò di ricordarmelo. Non ho intenzione di cambiare per colpa della politica, continuerò a scherzare come ho sempre fatto”. Insomma, scherzava e poi, come spessso succede, il gioco gli è sfuggito di mano. Tanto che, adesso, pentito, il post è stato rimosso dal suo profilo Facebook (già, ma se scherzava e se non trova nulla di male in quello che ha fatto perché non l’ha lasciato?).

Fin qui i fatti. Per carità, può capitare a tutti “un momento di fosforescenza” (come scriveva Eduardo De Filippo in “Napoli Milionaria”) e di goliardia senza freni. E, in fondo, dicevamo, non c’è proprio nulla di male in quello che ha fatto l’esponente locale del PD. Già, è vero: non c’è niente di male. Ma non c’è nemmeno niente di bene. Voglio dire, che valore ha una azione di questo genere? Nessuno. Non è una cosa morale o immorale, no, è una cosa del tutto a-morale, che non ha un perché, non ha una causa, non ha una spinta all’origine, non ha niente di niente se non l’effetto dirompente di provocare delle reazioni (ma, in fondo, mi viene da pensare che la bravata sia stata organizzata a bella posta proprio per questo, per vedere di nascosto l’effetto che fa). In fondo tra fotografarsi con un culo a fianco e andare in giro vestite di tutto punto, attopatissime, con un tacco veriginoso, l’andatura ancheggiante e il seno strippato al punto di esplodere, non c’è molta differenza. Tutti e due gli atti hanno un solo scopo finale: quello di essere guardati.

E allora scatta la domanda successiva: cosa me ne frega a me di con chi vai a trascorrere una giornatina sul mare e se questa amica ha, per inciso, un gran bel culo? Ma saranno ben affari tuoi e del tuo privato. Io cosa c’entro? Io mi trovavo su Facebook a leggere il tuo profilo perché, oltretutto, c’è la non piccola discriminante che sei un personaggio pubblico. Tutto lì. Invece mi ritrovo questo cupolone che non dice nient’altro che “Guardami, sono qui.” Va bene, lo vedo che ci sei, e allora?? Niente, nessuna risposta oltre alla mera e banale constatazione dell’esistenza.

La rete, per fortuna, ha la memoria lunga. Ma anche i rosetani che vanno a votare a volte non scherzano.

 

A distanza di pochi minuti dalla messa in linea di questo articolo, l’amico Pasquale Bruno Avolio mi comunica che il post originale non è stato rimosso da Facebook (grazie, prendo atto e correggo) e che la proprietaria del culo ha rivelato coram populo la sua identità. Prendo atto anche di questo e mi nauseo.

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Un nuovo (ennesimo!) punto scommesse a Roseto degli Abruzzi

A Roseto degli Abruzzi sta prendendo il via un nuovo centro di scommesse di una catena in franchising. Che io sappia che ne sono almeno altri tre o quattro.

Ci sono passato davanti l’altra sera, ho scattato lì davanti all’entrata, e la cosa pare che sia stata “tollerata” e non “gradita” da chi stava lavorando alla vetrina. E’ chiaro, la gente scatta foto e selfie con chiunque, mette su Facebook tutto il bambinàme possibile, poi però si stranisce se uno fotografa una vetrina di un negozio regolarmente posto sulla pubblica via. Un po’ come quelli che ti dicono che non puoi prendere loro il numero di targa perché c’è la privacy.

Che dire? Spero che chi l’ha aperto con entusiasmo abbia anche il suo ritorno economico.

Però questi centri scommesse e ricevitorie varie cominciano a spuntare come i funghi. Assieme ai compro-oro e alle rivendite di sigarette elettroniche, liquidi, aromi e pseudonicotinàme assortito.

Ci si potrebbe fare una riflessione. Magari (dico, non sicuramente, ma magari) Roseto è un paese di personcine nervosette che si aggrappano alla sigaretta, non sanno smettere e sono costrette a far ricorso ai surrogati. Hanno anche pochi soldi, si vanno a rivendere sottoprezzo l’argenteria di casa, la catenina della nonna o la presentosa della zia Cesira (cosa sia la presentosa, vi chiederete, va beh, poi ve lo spiego), e vanno a scommettere.

Ecco, questo non capisco. Scommettere. Oh, per carità, ognuno ha il diritto di aprire tutti i centri scommesse che vuole, ci si mette sopra una vetrofania con un figone da sballo e il gioco è fatto. Ma la gente? La gente che cerca di azzeccare una combinata, una corsa, un risultato e dopo mezzo minuto è pronta a gettare via la ricevutina per tentarci di nuovo.

Alberto Sordi in un’intervista diceva “Non mangiate troppo che poi diventate poveri!” Voleva dire che la povertà, dopo che si è conosciutto un maggiore agio, diventa insopportabile. E chi perde il suo denaro scommettendo diventa lentamente sempre più povero, fino a vedersi in una condizione insopportabile.

Ecco, volevo dirvi che sono preoccupato.

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A Roseto degli Abruzzi piove, l’acqua ha cattivo odore e le scuole restano aperte

A Roseto degli Abruzzi piove. Tanto. Da sempre. E quando piove si allagano le strade e gli scantinati. Lo sanno tutti, ma alla prima asciugatina di un raggio di sole la gente se ne dimentica. Siamo fatti così, ci piace inzupparci le ossa e buttare via un po’ di roba ammontonata nei garages, ogni tanto.

L’ufficio stampa comunale, l’11 novembre scorso, alle 23:24 (perché, si sa, a quell’ora tutta la popolazione guarda il sito web del Comune!) informava che erano previsti “forti venti, una forte attivita’ elettrica , forti rovesci e mareggiate.” E che
“L’ intensa fase di maltempo è prevista anche per domani sera (12 novembre) con elevato rischio alluvionale.”

Ora, c’è stato un “elevato rischio alluvionale”, segnalato dalla Protezione Civile, e il sindaco NON ha chiuso le scuole. Anzi, ha invitato a “evitare di mettersi in auto in caso di forte maltempo”.

Ma come si fa, appunto, a evitare di portare i propri figli a scuola (perché le scuole sono aperte) o a recarsi al lavoro se in quel momento piove a ciel rotto? E anche se il maltempo non dovesse essere “forte”, ma appena appena accentuato, sarebbe forse meno rischioso mettersi in giro, considerato il succitato “elevato rischio alluvionale”?

 

In una piccola parte di Roseto l’acqua dei rubinetti puzza. Il comunicato del Comune parla di “cattivo odore”. Cambiando l’ordine dei fattori linguistici il risultato non cambia.

Un secondo comunicato del Comune riferisce che “il Sindaco consiglia precauzionalmente di non utilizzare l’acqua per uso alimentare”. Giusto. Non si fa cuocere la pasta nell’acqua maleodorante. Non la si beve per precauzione, potrebbe essere inquinata o far male, in attesa che giungano i risultati delle analisi della ASL. Non la si usa per fare il pane o per lavare le verdure e la frutta. Sacrosanto.

Ma perché, un uso NON “alimentare” è raccomandabile? Si può usare quell’acqua per lavarsi i denti? Per fare la doccia? Per lavarsi le parti intime? Per lavare i bambini al cambio dei pannolini? Per lavarsi i capelli? Perché non ce lo spiega nessuno? Magari la gente dovrà continuare a farsi dei bidet di Ferrarelle!

Si dice che il fenomeno dell’acqua puteolente interessi “in particolare la Via Salara, Frazione Voltarrosto”.

A Voltarrosto ci sono delle scuole (asilo, scuole elementari e due istituti superiori). Come facciamo a sapere che l’acqua maleodorante non sia arrivata anche lì?? Non sarebbe il caso di dare informazioni attraverso il maggior numero di strumenti possibile? E invece il Comune di Roseto non aggiorna più la sua pagina Facebook dal 20 dicembre 2012. Piace a 1764 utenti, una percentuale molto esigua rispetto alla popolazione globale. Un motivo ci sarà.

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Roseto degli Abruzzi: parole grosse dal sindaco Enio Pavone nei confronti di Dalia Collevecchio

Screenshot tratto da www.primadanoi.it

“Cominciò con la luna sul posto
e finì con un fiume d’inchiostro
è una storia un poco scontata
è una storia sbagliata.”

(De André – Bubola)

A Roseto degli Abruzzi succede che una delegazione di “Sinistra e Libertà”, rappresentata da Dalia Collevecchio (che, per inciso, è una mia amica, e in quanto tale sa benissimo che non la penso come lei, e questo ci permette di andare a prenderci un aperitivo insieme quando ne abbiamo voglia senza troppa falsa “politesse”), vada a parlare con il sindaco Enio Pavone su un tema di tangibile tragicità, il caro-affitti e i contributi del Comune per le famiglie meno abbienti e in difficoltà.

Durante il confronto sarebbero volate parole grosse, il linguaggio sarebbe degenerato (con uso di espressioni come “urinare fuori dal vaso”), il sindaco avrebbe usato come parametro di valore contro Dalia Collevecchio le sue 7300 preferenze, grazie alle quali è diventato primo cittadino e rappresentante di TUTTI i rosetani, anche di quelli che non lo hanno votato. Lei di preferenze ne ha avute soltanto 16.

La stampa e il web locali riportano, effettivamente, dei virgolettati del sindaco. Ma bisogna fare bene attenzione a non cadere nella trappola dei discorsi riportati e/o ricostruiti da una fonte secondaria. Ovvero un qualcuno che ha sentito il sindaco che diceva qualcosa, e lo riporta a un giornalista il quale, a sua volta, lo riporta ai suoi lettori abusando delle virgolette, che sono un sussidio ortografico da usare con molta parsimonia.

Dunque, non sappiamo ESATTAMENTE che cosa abbia detto il sindaco Enio Pavone rivolgendosi alla persona di Dalia Collevecchio.

Ma sappiamo ESATTAMENTE che cosa il Sindaco ha confermato. In un’intervista al quotidiano abruzzese on line “Prima da noi”, a firma Marirosa Barbieri, Enio Pavone dichiara: “Ho detto che lei ha preso pochi voti, sì. E’ la verità: ho riportato esattamente il fatto che ha preso 16 voti quando si è candidata.”
Benissimo. Il “fatto” è che Dalia Collevecchio ha preso 16 preferenze. Ma questo non lo nega nessuno. Il sindaco sfonda una porta aperta. I dati elettorali, con le relative preferenze, sono dati pubblici. Quindi non c’è nessun valore aggiunto nel riferire un puro e semplice dato, peraltro mai contestato da nessuno. E’ come dire che l’erba è verde mentre, invece, il mare è blu. Non fa una grinza ma non si aggiunge niente di nuovo. E’ dal maggio del 2011 che è così.
Cosa si insinua dietro questa dichiarazione solo apparentemente neutra? Il fatto che una persona abbia ottenuto solo 16 preferenze non vuol dire che non esista, men che meno che non possa parlare. O che valga poco. Il parametro tipicamente facebookaro del “Io ho 5000 amici, tu ne hai solo 200” è valido, se del caso, per le logiche fricchettone da social network. La politica, la democrazia, la libertà di opinione e di parola sono cose ben diverse.

Nella stessa intervista Pavone dichiara: “Visto che Sel è per le spiagge libere, loro sono per il tutto pubblico, poi però non si capisce chi deve pulire sti beni, ho detto: visto che è così brava vada a pulire lei. Sì l’ho detto. Non voglio rispondere più ora. Non meritano le mie risposte. Le dichiarazioni di Sel non meritano alcuna risposta.”
A parte il fatto che non si capisce che cosa abbia a che vedere la posizione della Collevecchio sulle spiagge libere in tutto questo. Non stavano forse parlando, o non dovevano forse parlare della politica comunale sugli affitti?
Perché denigrarla? Conoscendo Dalia Collevecchio non ho nessun dubbio che svolgerebbe con molto senso civico un compito di operatrice ecologica, lei che, certamente non è una mezza dottoressa (anche perché di mezzi dottori non ne ho mai visti, o uno ha il titolo di dottore o non ce l’ha) ma una persona laureata in filosofia e insegnante nella scuola pubblica.
Quanto alle “dichiarazioni di SEL” che “non meritano nessuna risposta” è indubbiamente diritto del sindaco tacere su qualunque cosa egli ritenga immeritevole di replica (salvo poi il corrispondente diritto di critica da parte dell’opinione pubblica, che si può e si deve esercitare anche e soprattutto nei confronti del silenzio).
Non può essere tollerato, invece, l’attacco denigratorio personale che, proprio in virtù di quel silenzio sul merito del contendere, viene a sostituirsi alle idee e al confronto, base logica di ogni comunità di individui democraticamente costituita.

Il caso è balzato agli onori nazionali grazie a un post sul blog della psicologa Barbara Collevecchio (che non è parente dell’auspicata pulitrice di spiagge) su “il Fatto Quotidiano”. Il pezzo si intitola “Piccoli soprusi quotidiani di politici esaltati dal potere. Sindrome clinica?”
Non ci ho capito molto, in verità. Perché non mi pare che ricostruisca bene i fatti. Piuttosto cita l’esternazione dell’ego dei politici citando la casistica di Gasparri e Formigoni. Non so esattamente se Dalia Collevecchio, ancorché citata per contrappasso e non certo per analogia, si senta onorata da tale compagnia.
Ma non ho particolarmente apprezzato una parte del linguaggio della Collevecchio (B.!) quando parla di Dalia come “ragazza precaria della scuola”. Ora, indubbiamente, Dalia una “ragazza” lo è. Sono io, piuttosto, che non lo sono più. Ed è anche “precaria della scuola”. Due affermazioni vere, ma che messe insieme la dipingono un po’ come la piccola fiammiferaia di turno.
E qui parte una considerazione successiva: Dalia, nella rappresentazione complessiva della vicenda (ANCHE e SOPRATTUTTO quella ricostruita dai quotidiani) è vista come soggetto debole. In quanto donna, in quanto precaria, in quanto “ragazza”, in quanto esponente di un movimento minoritario.
Nel testo del post di Collevecchio (B.!) è sì presente il nome di Dalia ma, curiosamente, non si fa il nome del sindaco di Roseto Enio Pavone. Quello lo fanno i commentatori, non lei. Ecco perché ci ho capito poco, perché mancano i personaggi, mancano i termini della questione, manca il “chi avrebbe detto cosa”.

Dalia Collevecchio, non lo si dimentichi, aveva tutto il diritto ad essere rispettata come interlocutrice ma non in quanto donna, ragazza o precaria, bensì in quanto PERSONA.

E in questo trucco narrativo è caduta con tutte le scarpe anche la stessa Sinistra e Libertà, che invece di agire si è limitata a definire il Sindaco Pavone “un sessista sconsiderato, uno sciacallo e pure un opportunista”.
Come se ripagare la denigrazione con la stessa moneta ripari, in un certo qual modo, l’essere passati dal piano delle idee a quello dell’attacco personale. Come se due denigrazioni facessero una sola dignità.

“E’ una storia un po’ complicata…”

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“Eidos” pubblica i nomi dei 159 indagati a Roseto degli Abruzzi. Ma uno è deceduto.

“Eidos” è un quindicinale di Roseto degli Abruzzi.

E’ a distribuzione gratuita (e non ho assolutamente niente contro i periodici a distribuzione gratuita) e contiene una altissima percentuale di pubblicità (e io non ho niente in contrario alla pubblicità e ai periodici che si autofinanziano ospitando annunci a pagamento di questa o di quella azienda).

Solo che, quando mi càpita di andare a comprare il quotidiano in edicola e me lo offrono con gesto quasi meccanico (gratis, s’intende!), rispondo sempre con un “No, grazie!”

Perché il fatto che io non abbia nulla contro la distribuzione gratuita di un periodico e la sua decisione di sostenere i costi di stampa e distribuzione con la pubblicità non vuol dire che io ne debba condividere per forza i contenuti o volerlo a tutti i costi. E questo mi pare lapalissiano.

“Eidos”, nel suo numero 161, anno VII, ha ripreso la notizia, già pubblicata sul quotidiano locale “il Centro”, che riferisce dell’iscrizione nel registro degli indagati di 159 cittadini, di cui 17 vigili urbani per ipotesi di reato che vanno dal concorso in truffa al concorso come esterno in abuso d’ufficio, falso materiale o ideologico. Alcune contravvenzioni elevate sarebbero state “ridotte” nella sanzione e nell’infrazione contestata, permettendo un risparmio all’automobilista e creando un danno alle casse comunali.

Ho già detto che non mi piacque l’iniziativa de “il Centro” di pubblicare i nomi di TUTTI gli indagati, anche perché se ci fosse stata una sola assoluzione tra le 159 posizioni contestate, mi chiedevo se la stampa locale avrebbe avuto almeno il buon gusto di dedicare alla notizia dell’assoluzione lo stesso spazio che ha dedicato a quello della pubblicazione del nome, mettendolo in evidenza in un riquadro a parte.

“Eidos” ha ripubblicato tutti i nomi, aggiungendo particolari in più. Intanto l’età e/o l’anno di nascita degli indagati per evitare spiacevoli casi di omonimia. Lodevole delicatezza. Inoltre, l’elenco degli automobilisti indagati viene ordinato per vigile urbano. Ovvero, non si sa solo che quel cittadino è stato indagato per aver beneficiato di una agevolazione nella riduzione della sanzione, ma anche chi è stato il vigile conciliante (una volta dovevano conciliare gli automobilisti, e va beh…).

Si dirà: “E’ diritto di cronaca, si tratta di dati pubblici e, quindi, possono essere ripubblicati anche in forma esaustiva”. Ripeto: “E se qualcuno venisse assolto??” Niente paura, la magistratura farà il proprio dovere e quando si arriverà a una sentenza, anche non definitiva, se ne darà debito conto.

Sembra un ragionamento che fila liscio come l’olio. Ma stavolta si dà il caso che uno degli indagati sia, nel frattempo, deceduto. E che sia stato, si veda il caso, uno dei vigili urbani di cui si fa l’elenco completo, nome, cognome ed età, a pagina 5 del numero in questione, mentre a pagina 6 sono riportati nello stesso ordine i vigili urbani, ciascuno con i nomi dei rispettivi beneficiati.

A pagina 6, dunque, appare la dicitura “vigile deceduto”, ma il nome e cognome del defunto appaiono regolarmente a pagina 5, per cui, sottraendo dall’elenco di pag. 5 i nomi dei vigili di pagina 6 si ottene il nome del vigile deceduto.

Si potrà sempre dire che, in fondo, anche il decesso di una persona è una circostanza pubblica.

Sì, ma si dà anche il caso che, nel diritto italiano, la morte dei presunto reo è causa di estinzione del reato. Cioè, un reato si estingue perché chi si sospetta l’abbia commesso, nel frattempo è morto. Per cui se Tizio ruba una mela, ma muore prima di un pronunciamento definitivo, il furto della mela si estingue. E Tizio, logicamente, non verrà mai condannato.

Né si potrà sapere, nel caso del vigile deceduto in questione, se era responsabile o meno dei reati che gli erano stati ascritti, perché non è cominciata nemmeno la prima udienza di primo grado e non è stata pronunciata nessuna sentenza, neanche non definitiva. Non si è entrati, in breve, nel merito dei fatti.

Era proprio necessario? Si doveva fare?? E se sì, per quale motivo???

A chi giova, sempre che giovi a qualcuno, l’eccesso di zelo di una cronaca che, alla fine, non assume più le caratteristiche dell’informazione, ma quelle della ridondanza e del “cumulo” di dati che arrivano prima ancora delle sentenze,  ma hanno effetti molto più distruttivi? Perché adesso chi glielo dice alla famiglia del defunto, ovvero di una persona il cui reato, se mai è esistito,  è già estinto, che quelli della stampa, come quelli della magistratura, erano “atti dovuti”?

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Roseto degli Abruzzi: 142 persone e 17 vigili indagati

A Roseto degli Abruzzi è una bella giornata di primavera.

L’arrivo dell’ora legale ha accolto, sonnacchioso, quello della notizia dell’indagine a carico di 159 (centocinquantanove!) soggetti, di cui 17 vigili urbani.

L’avviso di conclusione delle indagini (che preclude a una successiva richiesta di rinvio a giudizio, o, a seconda dei reati contestati, della citazione diretta a giudizio) è stato firmato dal Pubblico Ministero della Procura della Repubblica per il Tribunale di Teramo Laura Colica, a partire da una denuncia del comandante dei Vigili Emiliano Laraia.

Nel capo di accusa per i vigili si legge che avrebbero agito «formando false quietanze di pagamento» (…) «per contravvenzioni e sanzioni diverse e inferiori rispetto a quelle indicate nei verbali di accertamento, alterando il preavviso di accertamento e applicando a favore dei contravventori sanzioni diverse a quelle di legge, procurando loro intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nel pagare sanzioni inferiori al dovuto».

Indagati anche i cittadini rosetani multati perché «concorrevano tutti, come estranei, nel reato commesso dal pubblico ufficiale, in quanto soggetti contravventori che hanno conseguito l’ingiusto vantaggio patrimoniale pari alla differenza di quanto dovuto e quanto pagato».

Fin qui i fatti.

Lo tsunami, a Roseto, si è avuto non tanto all’arrivo della notizia (si sapeva da tempo, e probabilmente svariati avvisi di garanzia erano già stati emessi dall’autorità inquirente con la solita formula dell'”atto dovuto”) quanto in conseguenza alla pubblicazione dei nomi e cognomi di tutti e 159 gli indagati sull’edizione cartacea de “Il Centro”, il quotidiano abruzzese.

159 nomi sciorinati uno per uno al centro della pagina che contiene l’articolo di cui vi do conto in edizione telematica.

Al di là dei vari casi di omonimia che indubbiamente ci saranno, e che consentiranno a più di una persona innocente di essere additata al pubblico ludibrio, al di là delle responsabilità individuali accertate che dovranno adesso essere giudicate da un giudice terzo e indipendente, al di là di chi, aggrappandosi a un cavillo burocratico, dirà di non aver ricevuto (ancora per quanto?) nessuna comunicazione dal Tribunale, al di là di chi approfitterà della situazione per chiedere i danni perché ha lo stesso nome di un indagato, al di là di tutto questo, dicevo, mi chiedo se davvero valeva la pena pubblicare i nomi di tutti, e che cosa, eventualmente, possa aggiungere alla notizia il rivelare nomi e cognomi.
Non solo quelli dei vigili urbani coinvolti, ma anche quelli di persone di ogni estrazione ed età. Giovani, anziani, madri di famiglia, ragazzi, rosetani, stranieri, regolari, irregolari, pregiudicati, incensurati. E’ tutto un calderone.

E’ vero, per TUTTE queste persone sono state chiuse le indagini preliminari. Sono atti pubblici nel momento in cui vengono a conoscenza dell’indagato/a e quindi si possono pubblicare ulteriormente. Nulla da dire.

Il punto non è se sia lecito o non lecito fare i nomi degli indagati (perché è evidente che lo è), il punto è chiedersi se è OPPORTUNO. O, meglio, se non sarà opportuno, nel momento in cui ANCHE UNO SOLO degli attuali avvisati dovesse essere assolto, dedicare lo stesso spazio e la stessa enfasi della notizia che oggi lo vede in prima pagina?

E’ un cruccio, uno scrupolo. Perché se per una volta il sensazionalismo da paese ha messo a nudo un malcostume diffuso, dall’altra rischia di fare di ogni erba un fascio e di gettare via il bambino insieme all’acqua sporca.

Niente nomi su questo blog, quindi.

Ma i fatti così come ipotizzati hanno rivelato comportamenti che, così capillari come sono, offrono una fotografia impietosa di mentalità e modi di fare che, al di là delle singole responsabilità individuali, sono ben radicati nel territorio.

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Breaking news – Roseto degli Abruzzi: Chiuse anche mercoledì 15 febbraio le scuole di ogni ordine e grado e gli asili nido

 

Le scuole di ogni ordine e grado e gli asili nido, nonostante le dichiarazioni del Sindaco Enio Pavone, secondo cui “La situazione è tornata abbastanza normale dovunque”, rilasciate con un comunciato stampa di domenica scorsa, alle ore 20:48, saranno chiuse ANCHE mercoledì 15 (con buona pace della situazione “abbastanza normale” dopo tre giorni).

Per il momento l’annuncio è stato dato sull’account Facebook del Comune. A breve, secondo quel che dicono, sarà pubblicata anche l’ordinanza “sindacale” (“sindacale” perché del sindaco, non del sindacato).

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Scuole chiuse a Roseto degli Abruzzi anche venerdì 10 e sabato 11

L’attività didattica nelle scuole di ogni ordine e grado a Roseto degli Abruzzi è sospesa anche venerdì 10 e sabato 11 febbraio 2012, su ordinanza del Sindaco.

Insisto a dire che “chiusura dell’attività ditattica” non significa “chiusura delle scuole”. Gli uffici amministrativi e di dirigenza restano comunque aperti per assicurare i servizi minimi.

Il dibattito sull’opportunità o meno di sospendere le lezioni e chiudere le scuole per un totale di otto giorni resta ancora aperto.

Ecco l’ordinanza del Sindaco in formato PDF:

nuovaproproga

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Roseto degli Abruzzi – Scuole chiuse limitatamente alle attività didattiche nei giorni 8 e 9 febbraio

Il Sindaco di Roseto degli Abruzzi Enio Pavone ha disposto la sospensione dell’attività didattica per mercoledì 8 e giovedì 9 febbraio prossimi.

Si noti bene che “sospensione dell’attività didattica” non significa “chiusura delle suole”.

Comunque ecco il comunicato in formato PDF:

http://www.valeriodistefano.com/wp-content/uploads/2012/02/nuovaordinanza.pdf

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Ho scritto t’amo sulla neve

Mia moglie mi ha lasciato questa pregevolissima iscrizione sulla neve fugace e scioglievole (sì, ma fra una settimanetta) fuori dalla finestra del bagno, di modo che quando vo’ ad aprir la finestra io mi rammenti de’ suoi mòniti amorevoli.

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Roseto degli Abruzzi: scuole di ogni ordine e grado chiuse il 3 e il 4 febbraio 2012

 

A Roseto degli Abruzzi è caduto mezzo centimetro di neve su un fondo già bagnato dalla pioggia delle giornate precedenti.

All’Istituto Tecnico Commerciale “V. Moretti”, che si trova nella località collinare di Campo a Mare, i disagi erano minimi e le strade circostanti percorribili, sia pure con un minimo di prudenza.

L’ordinanza di chiusura della scuola (che non è la “sospensione delle lezioni”) è arrivata attorno alle 8,20.
Cioè cinque minuti prima dell’inizio del servizio dei docenti della prima ora e dopo che il personale A.T.A. aveva già regolarmente preso servizio.

Sul sito del Comune nessun comunicato stampa in proposito alle 8,56. [1]

L’ultimo in ordine di tempo continua ad essere quello sull’accordo ARPA per la fermata di Campo a Mare.

Al di sopra di questo comunicato stampa fa bella mostra di sé un banner che dice “La pubblica amministrazione cambia e ti semplifica la vita”.

Comunque sia, a Roseto degli Abruzzi le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse il 3 e il 4 febbraio 2012.

Ora, finalmente, lo sapete.

[1] http://www.valeriodistefano.com/public/schermatacomune.jpg

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