Le conquiste della cultura gay: non festeggiare la festa del papà e della mamma all’asilo nido

festamamma

Anni, lustri, decenni di lotte per i diritti degli omosessuali.

Dalla derubricazione dell’omosessualità dal rango di malattia a quello di semplice condizione, al matrimonio tra persone dello stesso sesso in svariati stati europei (in Italia no perché è peccato e poi noi siamo in leggera controtendenza), dalla paura di farsi vedere in pubblico per non offendere il comune senso del pudore all’orgoglio ritrovato di mostrarsi gay davanti a tutti, sia in maniera sobria ed elegante, con il proprio compagno o la propria compagna, sia in maniera più briosa e istrionica nelle riunioni “a fiume” del gay pride, con vestiti sgargianti e lustrini, dall’impossibilità di dare amore a una creatura adottandola al diritto di essere genitori (sempre negli altri stati perché noi, si sa, siamo in leggera controtendenza).

Tutta questa fatica, tuatta questa rivoluzione culturale, questo sacrificio, questa consapevolezza per cosa? Per essere liberi, all’asilo nido “Il chicco di grano” al quartiere Ardeatino di Roma, di bloccare i festeggiamenti della festa del papà e della mamma e di convertirle in un più sobrio “laboratorio aperto alle famiglie”. Laboratorio su che cosa non è ancora dato di saperlo. Ma perché, poi, dev’essere degradante festeggiare il papà o la mamma, fermo restando che si tratta di feste commerciali (soprattutto quella della mamma, quella del papà si salva in corner perché è San Giuseppe che qualcosa con la religione cattolica ci deve comunque avere a che fare) per dei bambini dell’asilo nido? Hanno due papà, bene, vorrà dire che il 19 marzo festeggeranno il doppio. Hanno due mamme?? Vorrà dire che a maggio faranno due volte dei pensierini per le loro genitrici e va da sé che non è un male. Come non è un male avere un padre e una madre, e allora, perbacco, si sta tutti insieme a giocare, a ridere, a scherzare, a festeggiare i compleanni, a fare le festicciole di Natale, i filmati da dare ai genitori (io queste cose le so perché mia figlia va all’asilo nido), ma il “laboratorio” proprio non si affronta. Non è evitando la realtà che si arriva ad educare un bambino. Mamma e papà esistono, magari non li hanno i figli degli omosessuali, ma i figli degli etero sì, e allora che cultura del piffero creo se evito ai miei figli (di chiunque siano) una realtà evidente??

Non lo sappiamo, e probabilmente non lo sapremo mai. Sono solo bambini. Armati della privazione della realtà e disarmati nell’età più delicata del loro sviluppo.

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Il “fracaso” della Gazzetta dello Sport

fracaso

A proposito di giornalismo sciatto e approssimativo, l’altro giorno, dopo la “remontada” della Roma (o “romantada”, secondo quanto hanno pubblicato svariati giornali) è apparso questo tweet sull’acount della “Gazzetta dello Sport”. Si vede un “ritaglio” tratto da un giornale sportivo in spagnolo che parla del “fracaso” del Barça. Alla Gazzetta lo traducono, naturalmente, “fracasso”. Ora, si dà il caso che lo spagnolo “fracaso” stia a significare “disfatta”, “sconfitta sonora”, e non “fracasso” nel senso di “grande rumore”, che, oltretutto, nella traduzione non avrebbe neanche senso. Ma, tanto, si sa, lo spagnolo somiglia all’italiano, non è difficile, è musicale, è sensuale e poi basta metterci la -s in fondo.

Nota: A corredo di queste brevi considerazioni metto lo screenshot del tweet e non l’embedding diretto da Twitter perché mi interessa “fotografare” la situazione (il tutto potrebbe venir corretto strada facendo).

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Quelle scuole dove non esistono né stranieri né “diversamente abili”

This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic license. Da: http://homepage.mac.com/weckpe/iblog/B1954039669/index.html
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Avevo scritto che non mi sarei più occupato di scuola per lungo tempo. Poi succedono o, peggio, si scrivono cose che lasciano attoniti e sbigottiti. Per cui ho deciso di riaprire le danze, sempre per la serie “Scrivono senza vergogna, ripubblico senza commento”.

“L’essere il Liceo classico più antico di Roma conferisce alla scuola fama e prestigio consolidato, confermato dalla politica scolastica che ha da sempre cercato di coniugare l’antica tradizione con l’innovazione didattica. Molti personaggi illustri sono stati alunni del liceo. Le famiglie che scelgono il liceo sono di estrazione medio-alto borghese, per lo più residenti in centro, ma anche provenienti da quartieri diversi, richiamati dalla fama del liceo”
“Tutti, tranne un paio, gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile. La percentuale di alunni svantaggiati per condizione familiare è pressoché inesistente, mentre si riscontra un leggero incremento dei casi di DSA. Tutto ciò favorisce il processo di apprendimento, limitando gli interventi di inclusione a casi di DSA, trasferimento in entrata o all’insorgere di BES”

(Liceo Ennio Quirino Visconti – Roma)

“Gli studenti del nostro Istituto appartengono prevalentemente alla medio-alta borghesia romana. L’incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana è relativamente molto bassa e si tratta per lo più di figli di personale delle ambasciate e/o dei consolati, particolarmente presenti nel quartiere Parioli”.
“Data la prevalenza quasi esclusiva di studenti provenienti da famiglie benestanti, la presenza seppur minima di alunni provenienti da famiglie di portieri o di custodi comporta difficoltà di convivenza dati gli stili di vita molto diversi“

(Liceo Giuliana Falconieri – Roma)

“Il contesto socio- economico e culturale complessivamente di medio- alto livello e l’assenza di gruppi di studenti con caratteristiche particolari dal punto di vista della provenienza culturale (come, ad esempio, nomadi o studenti di zone particolarmente svantaggiate) costituiscono un background favorevole alla collaborazione e al dialogo tra scuola e famiglia, nonché all’analisi delle specifiche esigenze formative nell’ottica di una didattica davvero personalizzata”
“Il contributo economico delle famiglie sostiene adeguatamente l’ampliamento dell’offerta formativa”

(Liceo D’Oria – Genova)

Gli studenti “in genere hanno per tradizione una provenienza sociale più elevata rispetto alla media”

(Liceo G. Parini – Milano)

Sono i RAV, i rapporti di autovalutazione che le scuole sono tenute ad inviare ogni anno al MIUR. E fanno venire freddo.

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Liceo Virgilio di Roma: ha ragione il Dirigente Scolastico

virgilio

Il Liceo Virgilio di Roma è il migliore tra i licei nel raggio di 30 km. da Roma, secondo una graduatoria pubblicata dalla Fondazione Agnelli.

Beh, a qualcuno questo primato doveva pur toccare e siamo contenti che le caratteristiche di merito di questa Istituzione scolastica siano state ben evidenziate, anche se non mancano i mugugni sul fatto che sia stata proprio la Fondazione Agnelli (per intenderci, non esattamente la Associazione Montessori-Milani) a conferire l’agognato galardone. Pazienza, non si può piacere a tutti.

Più volte, e soprattutto di recente, il Liceo Classico Virgilio di Roma è stato “attenzionato” (brutto termine per non dire che è stato messo sotto tiro) dai media, per fatti, non ben meglio identificati (dai media, perché gli inquirenti li hanno identificati benissimo) relativi all’occupazione dell’istituto, allo spaccio di droga, alla bomba carta, all’alcol, al biglietto d’ingresso a 5 euro, allo Xanax e perfino alla presunta diffusione di un presunto filmino presuntamente hard con protagonisti due presunti studenti che facevano del presunto sesso in un’aula dell’istituto previamente okkupato con due k. Uso massicciamente l’aggettivo “presunto” perché l’esistenza di questo filmino non è stata minimanete confermata (ma neanche sufficientemente smentita) e voglio dare una chance al dubbio che si tratti di un falso. Dare una chance non vuol dire esserne convinto, ma fare del blogging onesto.

Ora, i fatti ipotizzati sono estremamente gravi. Non nascondiamoci dietro un dito. E i casi sono due: o sono veri o sono falsi. Non può esistere un limbo in cui accovacciarsi per coccolare la proprie minime responsabilità e sentirsi ridimensionati nel ruolo in un contesto (quello scolastico) in cui i protagonisti sono la Dirigenza, i Professori, gli studenti, i genitori, le famiglie. Esistono dei presunti comportamenti che potrebbero costituire ipotesi di reato. Su queste deve indagare la magistratura. Se i reati non ci sono, ma si tratta evidentemente di comportamenti poco consoni al decoro e alla vita scolastici, allora che si prendano i provvedimenti del regolamento. E’ un ragionamento estremamente semplice pur nella sua crudeltà.

E qualcosa c’è. Non lo dico io, lo dicono le inchieste. Una del 2016, quando furono piazzate all’interno dell’istituto telecamere che evidenziarono dazioni di stupefacenti tra ragazzini che la marjuana se la nascondeva nelle mutande e baby-pusher che cedono hashish. In quell’occasione furono individuati quattro maggiorenni e quattro minorenni. Per i maggiorenni fu chiesto l’arresto ma il GIP Elisabetta Pierazzi, nel negarlo, disse:

Nei due mesi di riprese sono stati effettivamente registrati numerosi episodi di cessione di stupefacenti avvenuti all’interno della scuola e ciò costituisce un fenomeno allarmante sotto il profilo educativo e sociale

Poi sottolineò:

nessun tipo di struttura o di organizzazione, neppure embrionale è stato evidenziato

Che vuol dire? Vuol dire che non c’è una vera e propria associazione a delinquere con finalità di spaccio di stupefacenti, che non esiste una rete organizzata e capillare di persone che cedono droga, ma esiste comunque un fenomeno di dazione che crea allarme e deve esere affrontato. E, comunque, la procura ha deciso in ogni modo di chiedere il processo per i quattro maggiorenni. E vorrei anche vedere che non fosse così. E questo accadeva nel 2016. Dunque un problema c’è, degli episodi ci sono, ci sono delle indagini, c’è la dichiarazione di un GIP. Non è fuffa, non è montaggio mediatico, non è voglia di dare addosso a dei poveri ragazzini che hanno il solo handicap di essere disorientati in questa società brutta e cattiva che non ha altro da fare che gettare loro discredito. Sono fatti. E i fatti non si discutono. Sono lì, magari ad indicarci il nostro fallimento. Lo dice la Dirigente Scolastica dell’Istituto quando afferma che:

E’ una situazione troppo seria e grave che da qualche anno è ‘attenzionata’ dai carabinieri, dalla Digos e anche dalla magistratura. Ci sono indagini e processi in corso

Ma questo nesssuno pare vederlo. Anzi, da parte di alcuni Docenti della scuola è uscito un documento che ha dell’incredibile e che è stato riportato recentemente, tra gli altri, da “Orizzonte Scuola” e che recita, tra l’altro:

(…) preso atto della campagna di stampa in corso, condannano fermamente l’esposizione mediatica lesiva a cui è stata sottoposta la scuola

Non si capisce perché, se il Liceo Virgilio viene premiato con il posto d’onore nella classifica dei migliori licei classici a 30 km. da Roma e la stampa ne parla tutto questo vada bene, mentre se quattro dei loro alunni vengono indagati (o “attenzionati”, come si dovrebbe dire) dalla magistratura questo non debba o non possa essere riportato. Si diceva che un fatto è un fatto ed è bene che l’opinione pubblica ne venga informata. Ed è indubbio che qualcosa è successo, in ossequio a quella situazione “troppo seria e grave” di cui parlava la Dirigente.

Gli insegnanti inoltre:

“Non si riconoscono nell’immagine della propria scuola che viene proposta, che mette in cattiva luce tanto la componente studentesca quanto quella dei docenti, deformando la realtà e facendo apparire il Liceo come un luogo ai margini della legalità.”

Alt! Qui c’è solo da dire che esistono dei comportamenti che non solo sono stati messi in ipotesi dall’informazione e dalla pubblica opinione, ma che sono stati anche documentati da prove filmiche rilevate dalla polizia competente. E la responsabilità dei singoli comportamente è personale. Nessuno pensa che il Liceo Virgilio sia ai margini della legalità, perché nel Liceo Virgilio ci saranno certamente dei ragazzi che rappresentano un’eccellenza e che meritano di essere valorizzati, ma i “numerosi esempi” di cessione di stupefacenti di cui parla la GIP Elisabetta Pierazzi che facciamo, ce li siamo inventati?

Proseguono gli insegnanti:

La realtà quotidiana è ben diversa: gli studenti vivono la scuola come luogo di formazione e di crescita culturale e civile interagendo in un clima di confronto, dialogo e dialettica costruttiva.

Sì, e i regali sotto l’albero li porta Babbo Natale!

Ma come si fa a vivere in un clima costruttivo in un ambiente in cui la magistratura “attenziona” gli studenti, in cui i filmati rimbalzano sui siti dei quotidiani on line (quello della Polizia era sul sito di Repubblica), in cui l’occupazione è momento per richiedere il pagamento di un balzello da offrire alla preside come risarcimento danni (“[…] ma io non accetto soldi sporchi, ottenuti con la vendita di alcol [nel party a pagamento organizzato durante l’occupazione, ndr]: e su questo non posso essere smentita visto che, all’epoca dei fatti, hanno persino esposto un prezziario di ciò che veniva venduto.” ha dichiarato la Dirigente Scolastica), dove si danneggiato il sistema di allarme e antincendio, le serrature, dove si vende lo Xanax (che tra l’altro è reperibile per pochi centesimi in una banale farmacia), fumogeni, deflagrazioni di bombe carta, rave party, alcool e droga a gogò. Ma come si può studiare così? Altro che “clima di confronto, dialogo e dialettica costruttiva“!

Gli insegnanti inoltre:

Ritengono rassicurante la nota del 20 novembre 2017 della Questura di Roma, che afferma: “Non sono emersi elementi che facciano pensare a traffico di droga né, tantomeno, atteggiamenti violenti ed intimidatori da parte degli studenti.”

Questa nota della Questura non è rassicurante per niente, anche perché nel loro comunicato, la parte dei docenti del Liceo che ha firmato (o l’estensore del testo, si veda il caso) ha riportato solo la una parte della nota stessa. Basta cercare su Google e si scopre che il documento della Questura di Roma include anche quanto segue:

Non si può trascurare tuttavia come sia presente, secondo quanto riferito, una serie di problematiche che devono investire, in prima battuta la funzione educativa della scuola e, solo in un secondo livello, la funzione di Polizia. Allo scopo sono stati già suggeriti alcuni correttivi a carattere strutturale, di tipo educativo, mentre poprio il dialogo con questi ultimi infatti aveva consentito, poco meno di un mese fa, la liberazione, senza alcun utilizzo della forza pubblica, del liceo Virgilio, a circa 48 ore dalla richiesta di sgombero della dirigenza scolastica.

La polizia, dunque, ritiene che non sia necessario il suo intervento (deciderà la magistratura, successivamente, se questo intervento sia effettivamente necessario o meno) ma pesano come un macigno (altro che le rassicurazioni dei docenti!) le parole circa le “problematiche” emerse durante la sua attività. Vuol dire che il bubbone è scoppiato, e che il pus è in primo luogo di natura educativa, e l’educazione in una scuola è a carico del corpo Docente, dov’è questa nota rassicurante, quando si tratta di un campanello d’allarme grosso come una casa (la polizia, in soldoni, dice che alcuni problemi ci sono e riguardano la scuola)?

Pare che questa immagine edulcorata dei fatti sia destinata a fallire sotto la determinazione della Dirigente Scolastica, che in tutto questo marasma è stata lasciata sola (in preda anche a genitori che hanno affermato che se i ragazzi hanno fatto uso di stupefacenti è segno che lì la roba è buona)a cercare di far valere lo stato di diritto in un ambiente che sembra averlo perduto:

E’ mio dovere di preside continuare a lavorare per il bene della scuola senza cedere a pressioni e meno che mai a richieste di ritrattazioni da parte di certi studenti e certi genitori. Sto difendendo la legalità dell’istruzione pubblica.

Dirigere il Virgilio è molto problematico. Io difendo sempre la libertà di esprimersi, ma questi ragazzi sono ben pilotati e sanno mistificare bene. Se qualche studente li critica, vanno a dire in giro che è psicolabile… Hanno cercato di farmi capire chi comandava davvero e io una risposta ce l’ho: lo Stato che rappresento.

Ha ragione lei, non ci sono dubbi. In una Casamicciola di opinioni e commenti avere il senso dell’istituzione è sicuramente controcorrente. E questa preside controcorrente che ci riporta all’essenza cruda dei fatti ci piace.

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Raggi & paRaggi

Virginia_Raggi_-_Festival_Economia_2016

Sì, anch’io sono sempre più convinto che Virginia Raggi debba spiegare o andarsene.

E non certo perché le polizze vita a lei intestate da Romeo (oh, Romeo, Romeo, perché sei tu, Romeo?) ne facciano una Giulietta inconsapevole o costituiscano le prove di un reato (anzi, pare proprio che la Raggi non ne sapesse nulla), ma perché cominciano ad essere troppe le circostanze in mano agli inquirenti su cui la Raggi è (stata) chiamata a rispondere.

Tecnicamente, dunque, non c’è nulla da rimproverarle oltre quell’abusino d’ufficio e quel falso che costituiscono, a tutt’oggi, ancora delle ipotesi e non delle sicurezze tali da giustificare delle misure precauzionali: Virginia Raggi è libera di farsi intestare polizze vita da chi le pare, soprattutto se a sua insaputa.

Nessun reato, dunque. Lo ripeto e lo ribadisco. Ma appare fin troppo chiaro che non è solo l’illecito penale a costituire motivo di evangelico “scandalo” nell’opinione pubblica, di cui (dovrebbe essere chiaro) fa parte anche chi ha votato per la Raggi, non importa se del M5S o no. In breve, non importa (o non dovrebbe importare) se la Raggi abbia commesso qualche infrazione al Codice, basta che abbia “commesso”, ovvero che nelle sue azioni esista un minimo di dolo o di consapevolezza per offuscarne l’immagine.

Allora decida lei dove parlare e con chi. Sulla carta stampata, in televisione, sul suo profilo Facebook o sul blog di Beppe Grillo. Ma decida in fretta e ci faccia sentire con la sua voce e la sua faccia che quelle polizze erano il frutto di un infelice amore non corrisposto. Qualcuno le crederà, altri no. Ma almeno cesserà il balletto del “c’è un indagine in corso” (e lo sappiamo, sticazzi) e del “sono serena”.

Poi, vivaddio, ci occuperemo di altro.

 

(foto: Niccolò Caranto)

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La casta dei genitori

…che poi uno dice, ma scrivi ancora sulla vicenda del Giulio Cesare e sulla querela agli insegnanti che hanno consigliato la lettura del libro della Mazzucco? Sì, perché, non si può??

Un altro problema di quella storia da non raccontare, storia un po’ complicata, una storia sbagliata in definitiva, è il potere che esercitano, o credono di poter esercitare, i genitori nei confronti dell’istituzione scolastica enella fattispecie nei confronti degli insegnanti, che di quella istituzione rappresentano l’avamposto, l’obiettivo da poter impallinare.

E allora questi genitori non vanno a parlare, discutere, mostrare indignazione con quegli insegnanti, rei ai loro occhi di aver fatto una scelta didattica discutibile, no, li querelano. Ora, a parte il fatto che una querela con quegli argomenti ha eccellenti possibilità di venire archiviata, vivere, lavorare, avere relazioni sociali con una querela sulle spalle per un fatto avvenuto nell’ambiente di lavoro e ipotizzato come reato è una cosa estremamente dura. Magari consigliare la Mazzucco non sarà reato (e vorrei anche vedere!) però intanto devi rivolgerti a un legale e i legali costano, devi difenderti in caso di emissione di una informazione di garanzia o di chiusura delle indagini preliminari, e se sei citato direttamente a giudizio da parte del Pubblico Ministero devi difenderti davanti a un giudice terzo. Che magari ti assolve, ma intanto tu ti sei cagato addosso.

Hanno cominciato a riunirsi in gruppi di potere. Sono gli stessi che vengono a parlare con te e ti dicono “Vorrei sapere il perché del quattro nel compito di mio figlio” e ti scende il sudore freddo dietro la schiena perché magari ti sei dimenticato di motivarlo sul compito e preghi il Dio in cui non credi che la mamma smaliziata non se ne accorga, chè i voti sono atti amministrativi e come tali abbisognano di una adeguata ed esauriente (anche se stringata) motivazione. E quella ti può far vedere i sorci verdi, alro che storie! Sono gli stessi che vengono nei consigli di classe e osano anche offenderti, vogliono mettere becco sulla scelta dei libri di testo, sulla didattica, sul perché di una nota disciplinare. E ti dicono “Alle medie mio figlio nella sua materia aveva sempre otto, come mai adesso si ritrova un misero cinque?” (perché non siamo alle scuole medie, signora!).

E ogni giorno vai al lavoro non sapendo come ne uscirai. Se ne uscirai.

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L’Instituto Cervantes censura la presentazione di un libro sulla mafia

Íñigo Domínguez è un giornalista e scrittore che lavora al quotidiano “El Correo” come corrispondente da Roma.

L’Instituto Cervantes è l’organismo di diffusione di lingua e cultura spagnola più accreditato nel mondo.

Íñigo Domínguez ha pubblicato un bel libro intitolato “Crónicas de la mafia” che ripercorre storicamente tutte le tappe del fenomeno mafioso dall’ottocento ai giorni nostri. E’ un libro scritto con attenzione, scrupolo e verità. E’ stato presentato a Madrid, Barcellona, Oviedo e Santander e ha venduto oltre 5000 copie.

L’ultimo capitolo è dedicato a Berlusconi e ai suoi rapporti con Marcello Dell’Utri e Cosa Nostra.

E’ stata organizzata una presentazione del libro a beneficio degli spagnoli che vivono a Roma, ma l’Instituto Cervantes fa un passo indietro. La presentazione non si fa più. Il saggio di Íñigo Domínguez è scomodo, rischia di compromettere i rapporti con l’Italia (la verità compromette i rapporti?). L’ambasciata spagnola a Roma dichiara che  “L’Istituto Cervantes deve fare promozione culturale. Un libro sulla mafia è controverso, scomodo e il Cervantes non deve entrare in certi argomenti. E’ come se l’Alliance Française (Istituto di cultura francese ndr) presentasse a Madrid un libro sull’Eta scritto in francese da un giornalista francese” (fonte: il Fatto Quotidiano).

L’Instituto Cervantes che applica la censura nei confronti di un’opera più che dignitosa non può portare nella sua denominazione il cognome dell’autore del Chisciotte, faro di letteratura universale. La censura non è e non può essere patrimonio comune e universale da associare all’opera del Sommo. E anche gli spagnoli hanno il diritto di sapere che cos’è la mafia.

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La Signora della porta accanto

Letizia Marinelli

Questa signora è la nuova arma di distrazione di massa della disinformazione  e del pettegolùme abruzzese.

Credo che tutti siano d’accordo nel ritenere, insieme a lei, che l’adulterio non è più reato. E possiamo tranquillamente aggiungere che ognuno fa la nanna con chi vuole, avendo da rispondere esclusivamente alla propria coscienza e alla propria famiglia, se ne ha una.

Basta, non c’è altro.

Non ce ne frega niente se ha trascorso una notte d’amore con il Governatore Chiodi nella stanza 114 dell’Hotel del Sole di Roma, piuttosto che se ha occupato con lui o con chiunque altro, ma anche da sola, la numero 3 di un albergo a ore (“la meno schifosa”, secondo una canzone di Herbert Pagani). Né tanto meno se quella notte d’amore sia stata il frutto di una debolezza o di una passioncella passeggera o se quella relazione sussista tuttora.

Ci interessa, casomai, con quali soldi quella notte d’amore, ovunque consumata, sia stata pagata, se coi soldi pubblici o coi loro soldi privati.

Perché se è stata pagata con i soldi privati sono ancora affari loro e la cosa non costituirebbe notizia. Se, come pare, sarebbe stata pagata con i soldi pubblici, allora è solo questo il dato che importa. Se Chiodi fosse stato da solo e avesse pagato con la carta di credito della regione una dormita prima della quale si fosse fatto portare, che so, una bottiglia di champagne, sarebbe stata la stessa cosa.

Se ci sono stati favoritismi nei confronti della signora stessa o di suoi familiari lo si dimostri e basta. Se no lasciatela in pace.

Perché quella che è passata in secondo piano è stata la dichiarazione dello stesso Chiodi: “Ho sentito Silvio Berlusconi e non ho alcun dubbio sul fatto che sia io il candidato di centrodestra”.

E vincerà.

 

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Genitore 1 e genitore 2: Presentate il vostro nuovo partner in segreteria!

Una volta, sui libretti delle giustificazioni scolastici, c’era lo spazio riservato alla “firma del padre o chi ne fa le veci”.

Formula austera, fondamentalmente seriosa, ma assai democratica.

Voleva dire che se avevi preso l’influenza e quella sera tuo padre lavorava o era stanco morto poteva firmare tua madre. E se nemmeno lei era disponibile, ci potevano pensare i tuoi zii, i tuoi nonni, tuo fratello maggiorenne. Insomma, chi faceva le veci del padre all’interno della famiglia, ecco.

Che poi “fare le veci” poteva essere anche una azione temporanea. Voleva dire: adesso i tuoi non ci sono, ti ho in custodia io, ergo ti firmo la giustificazione. Oppure: sei stato malato, i tuoi lavoravano ti ho curato io  (nonna, zia, sorella,) e nessuno meglio di me sa perché non sei andato a scuola.

Adesso una scuola romana, il Liceo Mamiani, ha fatto stampare i nuovi libretti delle giustificazioni con la scritta “Genitore 1” e “Genitore 2”. Per non non discriminare i genitori omosessuali, dicono.

Già. Ma i membri delle coppie omosessuali non possono sentirsi GENITORI e basta, senza numerazione cardinale o, peggio ancora, ordinale??

Genitori non in quanto madre e padre, o uno e due, evidentemente, ma per il ruolo di responsabilità individuale e sociale che hanno nei confronti di un minore.

Qualcuno ha fatto notare che “l’importante, stando al regolamento scolastico, è che la firma riportata nella giustificazione sia la stessa depositata in segreteria”. E c’era bisogno di ristampare tutti i libretti? Bastava controllare un po’ meglio. E perché, poi, da una parte basta una sola firma (in pratica quella del genitore che è venuto a ritirare il libretto quella mattina) mentre dall’altra si numerano addirittura i genitori??

La Dirigente Scolastica, dichiara al Corriere della Sera: «Se un genitore presenta in segreteria il nuovo compagno/a e spiega che è il nuovo genitore acquisito, che si prende cura del ragazzo e che ne condivide la responsabilità, non vedo perché opporsi o creare difficoltà»

Ma questo caso è assai diverso. Prima di tutto non si vede perché un genitore debba andare in segreteria a presentare il nuovo partner. Una persona della propria vita affettiva non deve proprio niente a nessuno.
Una volta ci si fidanzava in casa, oggi ci si rifà una vita nella segreteria della scuola del figlio di uno dei due?
Eh, no, questo non torna.
Se il nuovo compagno volenteroso e partecipe della crescita dell’alunno va a parlare al ricevimento con un insegnante e questi gli sbatte lo liquida con un “Caro signore, cara signora, io non sono proprio tenuto/a a dirle un bel niente!” fa solo bene e solo il suo dovere.
Che poi “nuovo genitore acquisito” ma sulla base di cosa? C’è una sentenza del tribunale (come nel caso delle coppie affidatarie etero- e omosessuali) che stabilisce che quello è il “nuovo genitore” o è “acquisito” sulla base degli sconvolgimenti ormonali? O del fatto che fanno la nanna insieme?? Ma questi sono affari loro che non hanno nessuna attinenza con l’educazione allo studio del figlio di uno dei due.
Bisognerebbe prevedere una figura in segreteria addetta alle presentazioni. Una sorta di burocrate un po’ sessuologo, psicologo, sacerdote, possibilmente iscritto a SEL, che curi il reparto separazioni e riaccasamenti.
Ma ce lo vedere il professore a dire “No, io questa giustificazione non l’accetto perché è firmata da un’altra persona” e quello/a lì a ribattere “Ma no, professore, guardi che il signore è già stato presentato alla segreteria della scuola, è il nuovo compagno della signora Promiscui, che sostituisce il padre attualmente recluso nelle patrie galere per mazzette, ma mi raccomando massima pràivassi!”

E sticazzi??

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Un PC in regalo al “Mamiani” di Roma. E poi?

PREMESSA: Vediamo se riesco a scrivere un post perbenino e a non lasciarmi trascinare dalla mia proverbiale incontinenza verbale.

I FATTI: La Dirigente Scolastica del Liceo Classico Statale “Terenzio Mamiani” di Roma, con una comunicazione datata “settembre 2013”, ma reperibile sul sito dell’Istituto già dai giorni precedenti, ha invitato i genitori degli alunni a donare alla scuola computer, video, scanner, stampanti e altre attrezzature informatiche, purché in buono stato, a seguito dell’adeguamento alle “nuove tecnologie”.

LE OPINIONI (necessariamente più lunghe): L’iniziativa del Mamiani è assolutamente legittima. Non esiste alcuna legge che proibisca di chiedere qualcosa a qualcuno in dono. Se quello ce lo dà, bene, altrimenti amici come prima. Su questo non si discute.
Ciò su cui sì, intendo discutere, è la tendenza, ormai molto diffusa nella scuola italiana, di sanare le deficienze in denaro, che impediscono l’acquisto di beni di prima utilità e/o necessità, facendo ricorso alle donazioni delle famiglie.
Il problema si cominciò a porre con la carta igienica, per cui le famiglie, che erano abituate a far portare agli alunni il classico rotolo “di scorta” (non si è mai capito “di scorta” a che cosa), cominciarono a fare collette per l’acquisto di forniture più adeguate. Poi fu la volta della carta per le fotocopie, dei toner per le fotocopiatrici e le stampanti.
Cose di poco valore, dicevo.
Resta il fatto che la famiglia va a sopperire a delle necessità di una istruzione per la quale ha già pagato le tasse. In breve, paga due volte. La prima con una dazione “imposta”, la seconda con una donazione liberale, che se non è imposta, almeno è caldamente indispensabile.
E’ la strada più breve per ovviare a un problema. Ma non è certamente quella più efficace per sensibilizzare l’opinione pubblica.
La scuola italiana versa in condizioni assolutamente disperate. Se non ci sono i soldi per i computer i soldi non ci sono. Punto. Basta. Se ne fa a meno. Già, ma bisogna, ad esempio, adeguare le aule e l’istituto all’avvento dell’obbligatorietà dell’uso del registro elettronico. Molto bene, ma se i soldi non ci sono, i casi sono due, o sono stati spesi precedentemente in una gestione poco oculata o lo stato non li ha forniti. Quella dell’aiuto delle famiglie è una stampella che prima o poi rischia di spezzarsi perché il sistema pubblico non può basarsi sulla liberalità di qualcuno (che può venir meno in qualunque momento), ma sul contributo di tutti.
E’ indubbiamente più difficile star dietro a chi deve darti i soldi perché te li dia. Devi scrivere, telefonare, protocollare, attendere, sollecitare, chiedere, dare spiegazioni, fare conti, giustificare, consultare bilanci.
E’ ovvio che, poi, ci sono dei problemi non indifferenti da sormontare, come quello del trasferimento delle licenze del software, dei driver e dei sistemi operativi, dell’uso di piattaforme diverse (Windows, Mac, Linux…) che nella scuola NON dovrebbe costituire un broblema, ma provate a dare a un docente un PC su cui è installato Ubuntu al posto del solito Desktop rassicurante di Windows, la prima cosa che vi dirà è “Dov’è Word??”. E la scuola non può riformattare quel PC e installarci Windows + Office, a meno di dismettere un PC su cui era installato precedentemente o di comprarsi un’altra licenza. E allora dov’è la convenienza di avere un PC in regalo?

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Ai quattro ragazzi del Liceo Socrate

Ma cosa cazzo vi è venuto in mente di dare fuoco alla scuola, non siete nemmeno maggiorenni, anzi, due di voi sì, ma non potevate lasciare i cosiddetti grandi sulla subodorazione della posta politica o omofobica, almeno c’era qualche speranza che il vostro gesto sconsiderato venisse ascritto a qualcosa che avesse una qualche vaga attinenza con l’esercizio di un’opinione, sia pur bacata come quella omofobica o sia pur pericolosa come quella politica, no, invece no, dovete averlo fatto per forza perché vi hanno bocciato, chè poi uno di voi è stato promosso, cazzo gli è passato per la testa di partecipare alla pirlata del secolo di giocare a Nerone, voglio dire, ma perché, non si può bocciare? Ma se tutto il consiglio di classe era d’accordo nel mandarvi a ripetere l’anno qualche piccola ragione forse c’era, e invece no, tanica di benzina e via, chè poi me lo spiegate cosa vuol dire che volevate solo bruciare alcuni banchi e che non credevate che le fiamme diventassero così alto e si propagassero in un baleno, chissà per cosa servirà mai la benzina, per prepararci i coctails o per nebulizzarla in bocca ai mangiatori di fuoco, ma certo è stato un gesto contro la società e contro gli insegnanti che sono stati cattivi a bocciarvi mentre voi avete studiato diligentemente tutto l’anno, avete 18 anni e chissà a chi credete di raccontarla…

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Berlusconi in Cassazione il 30 luglio

Roma, la Corte di Cassazione

Ok, si diceva? Ah, sì, Berlusconi.

Berlusconi, o, più esattamente, il processo Mediaset, andrà in Cassazione il 30 luglio. Significa che, salvo rivii, si arriverà a una sentenza definitiva. O forse anche no, perché la Cassazione potrebbe, tecnicamente, rinviare il processo in Corte d’Appello, oltre che accettare il ricorso di Berlusconi e assolverlo seduta stante senza rinvio, o confermare definitivamente (stavolta sì) la setenza degli altri gradi di giudizio.

Perché il trenta luglio? Perché a settembre (ovvero alla riapertura dopo la sospensione dell’anno giudiziario) metà dei reati che vengono contestati all’ex Presidente del Consiglio potrebbero cadere in prescrizione. Questo comporterebbe una dimininuzione della pena inflitta in secondo grado (4 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici), che farebbe scendere la reclusione a meno di 3 anni, dunque, non scatterebbe più l’interdizione automatica dai pubblici uffici. Il punto è questo.

Il Prof. Coppi del collegio di difesa di Berlusconi ha dichiarato: “è una fissazione d’udienza tra capo e collo”. Ma perché? Non è stata forse la difesa a ricorrere alla Suprema Corte?

Il PDL si chiede: “Perché tutta questa fretta?” Ma è evidente, per non mandare in prescrizione la parte prescrivibile del processo.

Qualcuno si stupisce ancora che il PDL si stupisca?

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Gli insulti alla Carfagna

Mara Carfagna (da www.wikipedia.org)

Marca Carfagna ha riferito ai carabinieri di essere stata duramente e pesantemente insultata mentre stava facendo la spesa in un supermercato.

Sentirsi insultare è sempre spiacevole. Anche se ad insultarti sono, come riferisce ancora la Carfagna, persone ben vestite e di modi apparentemente tranquilli e niente affatto rispondenti all’immagine di una logica di attacco verbale premeditato e precostituito.

Quello che non si sa è quali pesanti insulti siano stati profferiti all’indirizzo della di lei persona. Cioè, questi scortesi che l’hanno insultata, quali parole le hanno indirizzato?
Non è un gioco perfido che tende a cercare con curiosità morbosa i dettagli di una storia di per sé squallida e che non meriterebbe certo le colonne dei giornali sui quali è stata pubblicata, ma sapere che cosa sia stato detto ESATTAMENTE alla Carfagna potrebbe darci l’idea se quegli epiteti sono offensivi o no, in quale contesto sono stati pronunziati e qual è la loro portata (potrebbero essere parole che non ce la fanno ad assumere la possibilità di ledere la dignità altrui, che potrebbero essere state avvertite e ingigantite dalla sensibilità della persona a cui erano destinate etc…).
Manca, naturalmente, anche l’identità degli insultatori. E’ questo è comprensibile: se vado al supermercato e mi sento dire di tutto che ne so io chi è stato?
Ma resta il fatto che la Carfagna è stata insultata e non si sa da chi e che cosa le sia stato detto.

E allora tutta questa pantomima che vorrebbe scoraggiare la tecnica dell’insulto come approccio alla dialettica politica cade miseramente. C’è solo rabbia. Rabbia per non poter individuare chi è stato. Rabbia per non poter procedere a una querela ad personam (a proposito, la Carfagna ha pensato di inoltrare una querela contro ignoti?) e rabbia per non poter avere diritto a un risarcimento, magari da devolvere in beneficenza.

Ma la rabbia maggiore, quella non detta, è, probabilmente, l’eterna associazione dell’immaginario collettivo tra la Carfagna e i suoi calendari di svariati anni fa. Cioè quello che un risarcimento e una querela per diffamazione non possono cancellare.

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CSM: Antonio Laudati può passare alla Procura di Roma

Antonio Laudati

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha espresso parere favorevole al trasferimento del Dott. Antonio Laudati, Procuratore capo della Repubblica alla procura generale di Bari, alla Corte d’Appello della Procura di Roma.

Laudati è stato riviato a giudizio dalla Procura di Lecce con l’accusa di favoreggiamento e abuso d’ufficio.

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La sfortuna di vivere adesso questo tempo sbandato

Dire che “Ha vinto la democrazia”, durante i cortei e le proteste di insegnanti e studenti a Roma è un po’ come tirare un sospiro di sollievo, dare un contentino ai manifestanti e rallegrarsi che non sia successo nulla di grave.

Forse ha vinto un po’ anche la scuola italiana, ma questo non lo dice nessuno.

Però questa mattina i quotidiani on line titolavano in modo più che allarmistico: “Roma blindata, Inviolabili Camera e Senato, Paura a Roma, Allarme cortei”.

Avevano paura degli studenti e degli insegnanti. Avevano paura dell’istruzione, della cultura, della voglia di apprendere e di dare sapere.

Categorie sociali al margine, trattate alla stregua di potenziali black-bloc, pronti ad impossessarsi dei luoghi sacri della democrazia, in cui si stanno discutendo normative essenziali per il nostro paese, come la salva-Sallusti, o la infratta-Porcellum.

Chissà cosa avrebbero potuto fare questi insegnanti e questi studenti, magari mettere a ferro e a fuoco la città, loro che sono arrivati “già menati”.

E invece neanche una macchina divelta, una vetrina rotta, un motorino dato alle fiamme, un cassonetto centrato da una Molotov. Macché, niente di niente.

Certo che è proprio strana questa gente.

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