L’insostenibile leggerezza di chiamarlo “Stefano”

boldrinirodota

E’ morto Stefano Rodotà e io ci sono rimasto così male da non aver trovato nulla da dire o da dedicargli (non credo sia la stessa cosa, anzi, quasi mai lo è, ma è tanto per dire) nelle ore immediatamente successive la sua morte.

Come la maggior parte di noi ho appreso la notizia via internet, dove era riportata in primissima evidenza sui principali quotidiani nazionali, verso sera. Poi, la mattina successiva, era già passata in second’ordine (via, via, che qui il mondo gira, posson mica star dietro solo a Rodotà che muore lorsignori dell’editoria giornalistica!).

Poi i commenti su Twitter. Io è tanto tempo che mi dico che devo assolutamente iscrivermi ai canali delle istituzioni e dei principali politici italiani, ma leggere quello che scrivono può farmi male ai succhi gastrici, che son già delicatini, per cui mi dedico con tempi e attenzione limitati allo spulciare i loro cinguettii. Ce n’è uno che mi ha particolarmente colpito, ed è quello di Laura Boldrini, di cui non parlo più in questo blog da molto tempo. Ha scritto: Con #Rodotà [mi raccomando l’hastag, che fa più figo] perdiamo uno straordinario giurista [vero!], che si è battuto per il diritto di avere diritti [verissimo, sacrosanto!], anche nell’era digitale. [Perché, nell’era digitale i diritti non valgono?? Va be, passiamole anche questa.” E poi la chiusura finale: “Grazie Stefano”.

Ma come sarebbe a dire “Grazie Stefano”?? Perché lo ricorda e lo chiama come se fosse un amico intimo di infanzia? Perché si conoscevano, d’accordo, mi fa piacere, certamente Rodotà era un uomo dalla compagnia gradevole e da cui c’era sempre qualcosa da imparare, ma diamine, sei la Presidente della Camera, un po’ di contegno e di misura nell’eloquio non guasterebbe. Che so un “Grazie Professore” (per ricordare tutti gli anni di Rodotà spesi nell’insegnamento e nella formazione di generazioni di giuristi), “Grazie Presidente” (per ricordare quello che ha fatto come Presidente dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali). Rodotà era un gigante e almeno in articulo mortis merita il rispetto e il doveroso Lei che tutti gli dobbiamo tutti. E che gli deve, a maggior ragione il Presidente della Camera come terza figura istituzionale. Che, evidentemente, non smette di essere Presidente della Camera neanche quando sditeggia su Twitter.

Così ho scritto un controtweet alla Boldrini: “Perché lo chiama ‘Stefano’ come se ci fosse andata a mangiare la pizza insieme fino all’altro giorno?” I miei 140 caratteri di amarezza.

Per tutto quello che ho appreso nella lettura dei suoi scritti, grazie Professor Rodotà!

45 Views

Bersani: “Mica volevo far l’alleanza con Grillo, son mica matto!”

Pierluigi Bersani ha pronunciato la fatidica frase “Mica volevo far l’alleanza con Grillo, son mica matto!”

Già, perché se l’avesse fatta, poi avrebbe dovuto rinunciare al rimborso elettorale e avrebbe dovuto dimezzare le entrare dei parlamentari del suo gruppo e questo, si sa, non è bello.

Magari gli sarebbe perfino toccato di votare Rodotà col rischio di vederlo eletto Presidente della Repubblica. O di votare l’ineleggibilità di Berlusconi e non ritrovarselo come alleato di governo.

Beh, certo, non è mica matto!

33 Views

Lo vedi ecco Marini

image

Sembra proprio che Franco Marini abbia la strada spianata verso il colle.
Non ho nulla contro Marini Presidente della Repubblica. Ma non ho neanche qualcosa a suo favore.
È/sarebbe l’espressione della casta, quella stessa che si mette d’accordo su un nome per fare lo sgambetto a Rodotà. Non in quanto Rodotà ma in quanto espressione di una forza politica avversa e frutto di un gradimento dal basso.
Pare che sia sgradito a Renzi. Poco male per Marini perché Renzi non è un grande elettore.
Così, lentamente ma inesorabilmente, ci trascineremo dietro la vecchia politica, instancabili nel non voler vedere il bene del Paese.

29 Views

Per Stefano Rodotà Presidente della Repubblica

da: it.wikipedia.org

E’ risaputo che l’elezione alla presidenza della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica di Laura Boldrini e Piero Grasso mi lascia piuttosto perplesso. Ma soprattutto insoddisfatto.

C’è da sognare, dunque. Sognare che, a questo punto, Stefano Rodotà venga eletto Presidente della Repubblica. Uomo retto, preparato, di grande cultura giuridica ed estremamente sensibile ai diritti di ciascuno. Chi meglio di lui?

Nessuno, certo. E sarà per questo che non sarà eletto. Gli verrà preferito un uomo del sistema, un vecchio notaio costituzionale brontolone e ringobbito. E’ la diciassettsima legislatura, bellezze…

25 Views

Stefano Rodota’: il software libero e il no-copyright come nuovi diritti fondamentali della persona

"Parole nuove percorrono il mondo. No copyright, software libero, accesso all’acqua, al cibo, alla salute, alla conoscenza, ad Internet come nuovi diritti fondamentali della persona. Intorno a questa inedita prospettiva sta davvero nascendo un altro genere di cittadinanza, non più legata all’appartenenza a un territorio, ma caratterizzata appunto dalla dotazione di diritti che ogni persona porta con sé, quale che sia il luogo in cui si trova."

(Stefano Rodotà, in "In difesa di Sorella Acqua")
30 Views

L’appello di Liberta’ e Giustizia contro il Decreto Alfano per ora solo su Facebook

Ho una stima pressoché incondizionata del Professor Stefano Rodotà, e mi auguro che l’abbiate anche voi.

 
Uomini come lui onorano quotidianamente l’Italia con la loro presenza garbata ma decisa e con la consapevolezza della cultura giuridica che si contrappone all’ignoranza e alla mallanteria di qualsivoglia orientamento politi, spaziale e/o temporale.

 
Stefano Rodotà è co-firmatario di un appello rivolto ai membri della Commissione Giustizia del Senato, affinché non diano parere favorevole al Decreto Alfano sulle intercettazioni, che avrebbe gravi e inimmaginabili ripercussioni sulla libertà di stampa, di informazione e di pensiero.

 
Da qui è sorto un appello di Libertà e Giustizia che riporto integralmente:

 
"Il continuo peggioramento del ddl 1611 sulle intercettazioni in Commissione giustizia al Senato, dove si stanno approvando gli emendamenti al testo arrivato dalla Camera, rispecchia il terrore di una Casta colta con le mani nel sacco. Imporrà tra l’altro l’assoluto silenzio sugli sviluppi più importanti delle inchieste sulla corruzione, in uno dei Paesi più corrotti del mondo: il nostro.

 
Quel testo, così come è ora, non impedisce soltanto la pubblicazione selvaggia di intercettazioni segrete, vieta anche la pubblicazione in qualsiasi forma, anche di riassunto, di tutti gli atti d’indagine, anche se non sono più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza.

Se quel testo fosse già in vigore, per esempio, le rivelazioni giudiziarie che di giorno in giorno scoperchiano la consorteria di Balducci, Anemone e company, sarebbero rimaste un segreto custodito dal potere politico anche per questo reso sempre più assoluto.

 
LeG si rivolge a tutte le forze che in Parlamento, sia nell’opposizione che nella maggioranza, hanno ancora a cuore la libera informazione, affinché si adoperino per impedire questo scempio contro la democrazia: l’approvazione cioè dell’ennesima legge anticostituzionale violentemente limitativa della libertà di informare e di essere informati. In assoluto, forse, la peggiore di tutte quelle ad oggi varate".

 
Tutto  perfettamente condivisibile e ci mancherebbe altro.

 
Ma perché lo hanno divulgato su Facebook? E chi Facebook non ce l’ha? E chi non lo vuole?? Perché devo essere per forza iscritto a Facebook, colabrodo della Privacy di cui lo stesso Stefano Rodotà è stato primo baluardo in Italia e non, ad esempio, sullo stesso sito web ufficiale di Libertà e Giustizia che appena due minuti fa si presentava così, con appena uno scarno comunicato stampa, ma di possibilità di sottoscrivere l’appello, se non si è su Facebook, ciccia?

 

 
Ma, soprattutto, perché spingere tanto il tasto sul diritto dei cittadini ad essere informati dalla stampa e da internet e non su quello di chiunque ad informare attraverso i blog, i siti web, le pagine in rete, su ciò che ogni cittadino, al di là di una logica informativa di regime (quasi tutti i quotidiani italiani percepiscono un contributo pubblico senza il quale chiuderebbero domani mattina).

 
Il salto di qualità è esattamente questo, il Decreto Alfano non mette il bavaglio solo ai giornalisti, tappando, di conseguenza, il pur sacrosanto diritto dell’utente finale ad accedere alle notizie, ma esclude, soprattutto, il cittadino dalla circolazione delle idee, dalla possibilità di produrre informazione, di dare notizie lui per primo senza il filtro della casta dei giornalisti, sfruttando l’opportunità offerta dalla rete.

 
Uno dice: ma il cittadino che possibilità ha di accedere alle trascrizioni delle intercettazioni? Nessuna, d’accordo (a parte il fatto che fino ad oggi si tratta di atti pubblici), ma la mpossibilità di leggere quegli atti può dare il via a una serie di interpretazioni successive e alternative che costituiscono la vera essenza dell’informazione, quella di formare dei liberi cittadini. Liberi anche e soprattutto di esprimersi.
42 Views

Una raccolta di firme per il diritto alla privacy

Firmarla è imprescindibile:

20 settembre 2007

E’ in corso al Senato un nuovo tentativo di svuotare la legge sulla protezione dei dati personali, a danno dei cittadini e dei lavoratori e a favore delle imprese. La Commissione Industria sta esaminando gli emendamenti alla cosiddetta “lenzuolata Bersani”. In seguito alle pressioni di forti organizzazioni imprenditoriali, alcuni parlamentari di entraambe gli schieramenti hanno proposto che tutte le imprese siano esonerate dal predisporre le misure minime di sicurezza a tutela dei dati personali.

Prima dell’estate la Camera aveva già introdotto questo esonero per le imprese con meno di 15 dipendenti. Ora si vorrebbe estendere la cosa a tutte le aziende, violando così la normativa comunitaria, che non consente di sottrarre intere categorie di titolari del trattamento dall’ambito applicativo della disciplina della sicurezza dei dati personali.

Secondo la nostra legge ciascun titolare del trattamento ha l’obbligo di adottare misure di sicurezza “idonee” a ridurre “al minimo” i rischi di distruzione o di perdita, anche accidentale dei dati o di accesso non autorizzato ai dati stessi, ed è esposto a responsabilità per risarcimento del danno ove non riesca a provare di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il pregiudizio eventualmente verificatosi. Tutto ciò verrebbe ora cancellato per le imprese. Già era grave l’esclusione delle piccole imprese.

L’estensione a tutte le aziende è addirittura paradossale, oltre che gravemente lesivo dei diritti dei cittadini. Basti pensare ai dati, anche sensibili, dei lavoratori dipendenti da queste imprese. Un esempio? Le notizie riguardanti la salute. E’ un micidiale attacco ai diritti fondamentali.

Ma se tale approccio si rivela come un indizio preoccupante di una deriva sociale che antepone i profitti ai diritti dei cittadini, può trasformarsi in un boomerang per le stesse aziende.

Infatti, se tale esonero può apparire nell’immediato come un “risparmio” per le aziende, avrà l’effetto di ingenerare perplessità e sfiducia nei lavoratori e nei clienti, che non si sentiranno più adeguatamente tutelati, sollecitando i consumatori a preferire quelle imprese che la privacy la considerano un valore da tutelare e un asset della propria attività.

Tale esonero determinerà anche un freno alla spinta innovativa di quelle aziende che nella tutela e nel corretto trattamento dei dati personali hanno trovato uno stimolo per innovare procedure e professionalità e ampliare la propria offerta di servizi.

Ancora più grave è però che gli stessi emendamenti prevedono l’eliminazione delle tutele per le persone giuridiche, gli enti e le associazioni. Si dà il via libera alla schedatura delle associazioni con l’effetto di limitare grandemente il diritto alla libertà di associazione, critica e libera manifestazione del pensiero che sono il sale di ogni democrazia.

Per questo chiediamo al Parlamento di intervenire subito per impedire un attacco tanto micidiale alla libertà dei cittadini.

Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Carlo Formenti, Arturo Di Corinto

Firmate l’appello su:

http://www.adunanzadigitale.org/privacy/index.php

29 Views