Variazioni su un tema dell’Avigan

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Insomma, via, c’è stato uno, un illustre sconosciuto, che dal Giappone ha postato un video su Facebook o su Twitter (ora non so bene) che dice che lì in terra nipponica il coronavirus non esiste (infatti hanno fatto slittare in avanti le Olimpiadi proprio per questo), e che non esiste perché c’è un farmaco, l’Avigan, che fa miracoli e che lo combatte e lo debella, ma al resto del mondo non lo fanno sapere, per cui imparate e, naturalmente, come è prevedibile in questi casi, “fate girare”. Ah sì, e cosa sarà questo Avigan che schiaccia il coronavirus come se fosse una piàttola appena uscita da un buco nel muro? Via, via, dice il popolino ignorante e cafone dei social network, facciamolo “girare” perdavvero, sicché gira che ti rigira si arriva a farlo diventare virale perdavvero questo filmato. E la gente, piano piano, apprende dell’esistenza di questo Avigan e della sua presunta efficacia contro il coronavirus. Non solo lo apprende, ci crede. Tanto che Zaia per il Veneto, seguito dalla regione Piemonte, decidono di iniziare a sperimentarlo, con quali risultati non è ancora dato di sapere. La FUJIFILM Toyama Chemical fa sapere che sul farmaco, testato anche in Cina, “al momento NON ESISTONO PROVE SCIENTIFICHE cliniche pubbliche che dimostrino l’efficacia e la sicurezza di Avigan contro Covid-19 nei pazienti”. Ma nulla, in Italia l’AIFA ha dato il via libera alla sperimentazione pur specificando che l’Avigan viene sperimentato anche altrove, che è un farmaco piuttosto conosciuto, e che presenta una serie di controndicazioni, anche di un certo rilievo. Tutto questo perché qualcuno ha messo un video su Internet.

(da un’idea di Emiliano Rubbi)

Una brevissima sulla morte di Davide Vannoni

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C’è stato un generale atteggiamento remissivo di fronte alla morte di Davide Vannoni. Si sa, la morte è pur sempre qualcosa di grave e di solenne, quasi di imbarazzante. Per cui chi muore è come se si vedesse cancellata ogni colpa. E probabilmente (anzi, senz’altro) per l’ordinamento giudiziario sarà così. Era il guru di “Stamina”, la metodologia che prevedeva l’uso di cellule staminali per trattare patologie neurodegenerative, attività che gli ha portato una grande popolarità tra i sostenitori delle cosiddette medicine alternative (ricordo che non esistono medicine alternative, esistono solo alternative più o meno pericolose alla medicina) e in ambito politico.

Purtroppo sotto il profilo giudiziario non gli è andata altrettanto bene. Oltre ad avere un processo ancora in corso a Roma, nel 2005 patteggiò una pena di 1 anno e 10 mesi di reclusione per associazione a delinquere. Nello stesso 2015 risultò prescritto il reato di tentata truffa ai danni della Regione Piemonte per un contributo da 500 mila euro che aveva chiesto e ottenuto nel 2007. Nel 2017 fu arrestato dai carabinieri dei NAS.

Ma, soprattutto, si è visto dare del “ciarlatano” in una sentenza, e la sua metodologia non ha mai trovato un supporto scientifico adeguato. Il trattamento non aveva alcuna validità scientifica ma anche grazie al programma televisivo Le Iene, acquisì una straordinaria popolarità. Una commissione del Ministero della Salute bocciò definitivamente il caso Stamina, ponendo una pietra tombale sulle aspirazioni di Vannoni (che intanto andava in giro su una Porsche) e sulle illusioni di molte persone malate che si sono affidate alle sue cure, le uniche per cui valga la pena, oggi, provare un po’ di compassione.