Il Papa: “Pio XII e’ stato un dono di Dio”

Reading Time: < 1 minute

 214 total views

Adesso basta parlare male di Pio XII.

E’ vero, ognuno può esprimere legittimamente il suo pensiero sull’operato, o, per meglio dire, sull’inoperato del papa del silenzio, si può pensare legittimamente che non abbia mosso un dito per salvare gli ebrei dall’olocausto, ma sarebbe anche l’ora di smettere di pensarlo, e di accettare Eugenio Pacelli come un dono di Dio, come Papa Barack John Razzo 16 ha stabilito.

Perché, lo si sappia, se Pacelli avesse pubblicamente condannato la Shoah, avrebbe potuto salvare molti meno ebrei dai campi di concentramento, per cui, cari fedeli, d’ora in poi la questione è cosa nostra, santo subito, così la storia potrà finalmente ricordare che condannare non paga, mentre il silenzio val bene un’aura di santità.

Ipse dixit.


(screenshot da: ilcorriere.it)

Pio XII sara’ beato, con buona pace dell’Olocausto e di Ratzinger

Reading Time: 2 minutes

 346 total views,  1 views today

Non se ne sono accorti in molti, ma nei giorni scorsi la Chiesa ha imbarazzantemente ricordato il 50° anniversario della morte di Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, papa durante la seconda guerra mondiale e controversa figura storica, accusata da più parti del mondo ebraico di avere chiuso un occhio sull’Olocausto, rinchiudendosi in un immobilismo secco e lungo come la sua figura fisica.Recentemente Benedetto XVI si è prodigato in un augurio e in una preghiera, ovvero che il processo di beatificazione di Pio XII potesse procedere in maniera più celere, visto che la beatificazione è l’ultimo passo prima di diventare santi.

Ora, probabilmente Peppino Ratzinger sa perfettamente che la approvazione della causa di beatificazione dipende esclusivamente da lui, ma esprime lo stesso questi auspici, un po’ come quando Berlusconi dice “auspico che il Governo mi permetta di lavorare serenamente senza dover andare ogni giorno a un’udienza di un processo che mi riguarda” e il Governo è lui.

Questa excusatio non petita  è la chiara e netta dichiarazione di intenti della Chiesa: Pio XII sarà quanto meno beato, checché ne dicano gli altri.

Si consegna alla venerazione dei fedeli una figura controversa, tormentata e tormentante, abilissimo diplomatico e tessitore di trame politiche, pontefice di lungo corso (la sua reggenza durò dal 1939 al 1958), consapevole che tutta la vita era un tormento (a cominciare dal suo “accipio in crucem”, con cui iniziò la sua vaticana e disgraziatissima esperienza pastorale), attento alla sua immagine fino all’ossessione (i filmati che lo ritraggono passeggiare per i giardini vaticani sono stati studiati nei minimi particolari), ma non tanto da impedire che il suo medico personale fotografasse il momento del suo trapasso a miglior vita e vendesse le foto ai maggiori giornali e rotocalchi del mondo.

Colmo dell’ironia, il procedimento di imbalsamazione di Pio XII non riuscì, e il corpo del futuro beato andò velocemente in decomposizione, dimostrando ancora una volta il ridicolo della tendenza squisitamente necrofila che la Chiesa vuole spacciare come “culto”.

Mi piace terminare riportando le parole di Dragor, dal suo blog su www.lastampa.it:

Non capisco perché molta gente si opponga alla beatificazione di Pio XII. Che abbia salutato con favore l’avvento dei nazisti in Germania non ha importanza. Che non abbia alzato la voce contro lo sterminio nazista degli ebrei è secondario. Che abbia sostenuto con entusiasmo il regime razzista e filonazista di Ante Pavelic in Croazia non significa niente. Che abbia inveito solo contro Stalin è del tutto trascurabile. Che abbia condannato l’invasione sovietica della Finlandia senza spendere una parola per il bombardamento nazista di Coventry è una mera quisquilia. Che non abbia condannato le leggi razziali del partito fascista nonostante l’esplicito invito degli angloamericani è una sciocchezza. Che abbia scomunicato i comunisti e non i nazisti non interessa a nessuno. Che con gli stessi criteri si possa beatificare anche Hitler non conta niente.(…)

http://dragor.blog.lastampa.it/journal_intime/2008/10/beato-pio-xii-1.html

Dio c’è! (e Mastella no)

Reading Time: < 1 minute

 162 total views

Ci sono giorni in cui ti senti vivo, giorni in cui ti svegli e il Papa è stato cancellato dall’Università La Sapienza di Roma da 67 professori e un pugno di studenti ben determinati.

E dopo poche ore sai che la moglie di Mastella è stata posta agli arresti domiciliari e che lui, l’autore dell’indulto-insulto e dell’indagine su De Magistris, in questo momento, sta discutendo alla Camera dei Deputati le sue dimissioni.

Solidarietà a tutti e due da politici e giornalisti. Censura, giustizia a orologeria, intolleranza, giudici vendicativi finché si vuole, ma intanto che si dimettano. Ora e sempre. Et in saecula saeculorum.

“Assurdo contestare il Papa” (se no se ne ha a male…)

Reading Time: 2 minutes

 171 total views

Il Papa è stato invitato all’Università La Sapienza per l’inaugurazione dell’anno accademico.

In 67 docenti hanno definito “incongrua” la sua presenza, in nome della laicità della scienza, e la Radio Vaticana ha dissentito.

Prima ha definito “tollerante” l’appello dei docenti contro la visita di Ratzingere alla fine si sono prodigati in un giudizio esternato nell’espressione “E’ assurdo contestare il Papa”.

Sarebbe anche carino, dall’altro lato, dire che è assurdo contestare la legge 194, ma quelli di Radio Vaticana sono andati perfino oltre, sostenendo che la visita di Benedetto XVI è, in fondo, giustificata dal fatto che se si va a vedere la storia, la Sapienza di Roma l’ha fondata Bonifacio VIII nel 1303.
Bonifacio VII, per intendersi fu quello che prima fece annullare tutte le decisioni del suo predecessore Celestino V, e poi lo fece rinchiudere per tutta la vita per accertarsi che i francesi non lo riconoscessero come antipapa.
Bonifacio VIII fu anche quello che faceva appendere per la lingua i suoi detrattori e che fu fatto processare da Filippo il Bello (sfuggendo, peraltro, a una condanna certa, perché fece in tempo a morire prima tra atroci dolori, imprecazioni, maledizioni, ma soprattutto bestemmie grosse come chiavi inglesi del 36!).

Ecco l’appello dei 67 che stanno dimostrando di avere un po’ di sale in zucca:

Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato.

In diretta da Loreto vi trasmettiamo…

Reading Time: 2 minutes

 194 total views,  1 views today

Sono tornati i Papa Boys.
Quelli con i fazzoletti al collo, con lo zainetto che profuma di mela e di panino con la mortadella, quelli che si muovono a migliaia, quelli che un corpo e un’anima, quelli che vanno a vedere il papa.
Un assalto di giovinetti con la chitarra, gli occhialini e i brufoletti, che tengono in mano una miriade di accendini, candeline, librettini di canti e negli ormoni la tentazione dell’ammucchiata facile e selvaggia.
Per il loro ritorno la macchina mediatica del Vaticano si è mossa al meglio, in nome di quella chiesa-spettacolo tanto cara a Wojtyla e che adesso anche Benedetto 16 ha riscoperto in tutta la sua capacità propagandistica e di persuasione delle giovani menti.
Il "pastore tedesco" (come lo chiamò "il Manifesto" all’indomani della sua elezione in una storica prima pagina) lo abbiamo sempre visto col viso truce, arcigno, intento a bacchettare ora questo e ora quel costume degli italiani, ripristinare messe in latino a richiesta, far trionfare i valori del copyright e del guadagno editoriale sui suoi scritti e anche, quando è possibile, prendersela con la satira e interferire con la vita politica di uno stato sovrano.
Invece ieri era abbronzato, festeggiante, plaudente. Chi non lo avesse conosciuto avrebbe giurato di trovarsi davanti a un simpatico vecchietto.
E c’era quest’aria di festa, di felicità. Tutti dicevano che vedere il papa era un’emozione grandissima (ai miei temi certe emozioni si chiamavano coccoloni, ma transeat), che com’è bello essere tutti qui, tutti insieme, sentirci in comunione e via così.
Aldo Maria Valli, vaticanista dei TG della RAI, si era messo la giacca e la cravatta, un po’ invecchiato ma in fondo eterno boyscout anche lui, parola di lupetto, giuro, spergiuro, giurin giuretto, croce sopra il cuore, zaino in spalla, calzino calato, scarpa da ginnastica da riempire di sudore. L’ottimismo della volontà avrebbe potuto essere benissimo uno slogan della chiesa cattolica, se solo non glielo avesse fregato Craxi qualche lustro fa.
Un sorriso e qualche lacrima di commozione da parte del papa verso una ragazza che ha superato l’anoressia. Nessuna lacrima di commozione e nessun gesto di conforto verso una donna che ha subito il trauma della scelta di abortire. O verso un separato che non sa che cosa fare della propria vita.
Valgono di più cento chitarre scordate che il dolore delle persone?

Papa Benedetto XVI ha proclamato: “L’unica chiesa di Cristo è quella cattolica”

Reading Time: < 1 minute

 90 total views

Iddio nun vò ch’er Papa piji moje
pe nun mette a sto monno antri papetti:
sinnò a li Cardinali, poveretti,
je resterebbe un cazzo da riccoje.
Ma er Papa a genio suo pò legà e scioje
tutti li nodi lenti e quelli stretti.
ce pò scommunicà, fa benedetti,
e dacce a tutti indove coje coje.
E inortr’a questo che lui scioje e lega,
porta du’ chiave pe dacce l’avviso
che qua lui opre e lui serra bottega.
Quer trerregno che poi pare un suppriso
vò dí che lui commanna e se ne frega
ar monno, in purgatorio e in paradiso


(Giuseppe Gioacchino Belli)

Papa Ratzinger compie 80 anni. Gaudio e tripudio nella popolazione

Reading Time: < 1 minute

 134 total views

(screenshot da L’Osservatore Romano)

Gioiamo festanti, levando alti gli animi, all’ottantesimo compl… genetliaco di Papa Ratzinger  che ci guiderà dall’alto del suo Magistero tollerante e aperto ai cambiamenti del mondo, nel duro cammino del terzo millennio, tra disgrazie inenarrabili come Dico, profilattici, convivenze more uxorio etc…

L’Osservatore Romano, nella sua edizione odierna, fa notare che:
In occasione dell’ottantesimo genetliaco del Santo Padre lunedì il nostro giornale non uscirà. Le pubblicazioni riprenderanno in data 17-18 aprile.

Se volete potete anche criticarmi (ma solo per oggi, eh??)

Reading Time: < 1 minute

 90 total views

Evviva. A partire da oggi, abbiamo l’autorizzazione del Papa a contraddire, criticare ed esprimere le nostre personalissime opinioni sul di lui libro, giacché trattasi di ricerca personale e non certo di un’esternazione ex cathedra come tutti sappiamo. Grazie al Santo Padre per la accomodante concessione.

(Lo screenshot è tratto da www.corriere.it)