AIR: la patata bollente

“Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po’ più di destra
ma un figone resta sempre un’attrazione
che va bene per sinistra o destra”

(Giorgio Gaber, Destra-sinistra)

“Radiorama”, l’organo ufficiale dell’AIR, Associazione Italiana Radioascolto, non si pubblica più su supporto cartaceo.

E’ un PDF che tutti possono scaricare. Quindi io l’ho fatto.

Il numero 26 della “rivista” ha una caratteristica strana, non presenta la data in cui è stato pubblicato. Né sulla copertina, né nelle pagine interne.
Della copertina parlerò tra poco. Per il resto colpisce questo limbo radiantistico-temporale diffuso.

Il numero è presentato da Bruno Pecolatto. Sentiamo un po’ cos’ha da dirci (come dicevano quelli delle stazioni radio in lingua italiana quando conducevano la posta degli ascoltatori):

“Un numero sempre ricco di notizie e curiosità che, assieme al BLOG AIR-RADIORAMA, letto in 151 paesi del mondo, oltre 1700 pubblicazioni, oltre 850.000 visualizzazioni ed il Gruppo su Facebook che sfiora le 4000 presenze ci consente una disseminazione globale della Cultura del Radioascolto.”

Pecolatto parla di 850.000 visualizzazioni ottenute dal blog. Un numero decisamente discutibile. Cosa sono le “visualizzazioni”? Semplice, dovrebbero essere le volte in cui un sito viene visualizzato (sulla home page o su una pagina non importa). Ma questo non significa che sono state 850.000 le persone che hanno visitato quel sito, perché una persona può avere cliccato su più pagine. Se mi mettessi a cliccare in continuazione sulle pagine di questo blog per cento volte avrei aggiunto 100 visualizzazioni al numero globale delle mie statistiche. Ma sarei sempre e soltanto UN visitatore.

E poi gli utenti possono entrare più volte in una settimana o in un mese, quindi il dato è assolutamente inutilizzabile. Una domanda più corretta potrebbe essere “Quanti visitatori unici ha ottenuto il blog di Radiorama dalla sua nascita ad oggi??”
E per visitatori unici non intendo gli IP (che possono cambiare di giorno in giorno), ma proprio “quante persone”. A questo nessuno può rispondere, neanche l’AIR. A meno che non si fidi di quei contatorini gratuiti che spopolano in rete.

“4000 presenze” su Facebook. Però, niente male. Già, però come mai di questi 850.000 accessi e di queste 4000 presenze (a questo proposito sarebbe interessante sapere quanti sono soci AIR, è comodo fare un clic su “Mi piace”) SOLO 31 (come ho dimostrato nell’articolo scorso) sono quelli che seguono l’AIR su Twitter??
31 su 4000 corrisponde allo 0,775%. Praticamente una percentuale da Sinistra e Libertà senza il Partito Democratico.
E’ uno squilibrio enorme. Io che mi accontento di 446 “amici” su Facebook, eche ho 81 “followers” su Twitter, raggiungo il 18,36% delle quote. Praticamente sono già in Parlamento.

E della chiavetta USB vogliamo parlare? Vendono una chiavetta USB con i numeri di Radiorama in PDF dal 2004 ad oggi. Va bene, è un loro diritto, la rivista è loro, e se qualcuno gliela compra, in qualsivoglia forma sia, buon per loro, se no tanti saluti e sono, è la legge del mercato.
Ma, cielo, un non socio paga 24,90 euro, gli volete dire qual è la capienza della chiavetta? 2Gb? 4? 8? 16?? Non si sa.

Ma veniamo alla “disseminazione globale della Cultura del Radioascolto”. La copertina l’avete vista tutti, ora io non è che mi scandalizzi per una bella gnocca, tutt’altro, ma, voglio dire, una volta Radiorama metteva in copertina una QSL, la foto di un socio in visita a qualche centro emittente, una radio d’epoca, un raduno radioamatoriale, antenne, trasmettitori, gettonatissima l’antenna del dito del Papa della Radio Vaticana. Ecco, siamo passati dalla Radio Vaticana a queste popo’ di sventole che, per carità, apprezzabilissime, ma uno si chiede cosa c’entrino con il radioascolto. Ve lo immaginate il WRTH che invece delle consuete copertine scegliesse Miss Danimarca in costume da bagno? O Klingenfuss che mostra le grazie perizomate di una biondona teutonica che spumeggia lussuria come una birra nel boccale?

Che uno dice, “Ma no, ma quello è solo un esempio di cosa si può ricevere con il digital SSTV!” Ho capito, ma non è che uno “riceve” esattamente Biancaneve e i sette nani. O una fotografia di prova. Quella lì non mi pare che somigli proprio a Guglielmo Marconi!

Quindi la patata bollente per l’AIR, tanto per cambiare, è rispondere alla domanda: “A cosa serve?”
A cosa serve censurare un socio perché ha scritto una frase latina ritenuta offensiva in una mailing list se poi si pubblica una signora discinta nella copertina del proprio organo ufficiale?
A cosa serve dare regole di ferro come quella di non parlare di niente che non sia radio, quando questa donzella con la radio c’entra come il due di spade quando comanda coppe??
A cosa serve invocare la “Cultura del Radioascolto” (maiuscolo, si badi bene!!) quando la radio serve per guardare un paio di tette e non per informarsi, per capire il mondo, per avere contatto con realtà diverse e uguali (ormai la gente non ascolta più neanche la RAI)??

E’ la “disseminazione globale”, bellezze!

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C’è qualcosa di nuovo nell’AIR, anzi, di antico

Cari Amici, cari soci e simpatizzanti appassionati della radio.

Pensate, sono già passati ben 30 anni da quando abbiamo fondato l’AIR !
Intanto vorrei fa¬rvi avere un cordiale saluto e un ben ritrovati a tutti voi.
Mi sembra ieri, quando, con difficoltà e con molto impegno, abbiamo affrontato l’avventura della fondazione dell’AIR: è difficile immaginare quanti mezzi, tempo e risorse abbiamo messo in questa impresa! Convinti di stare facendo qualcosa di utile e necessario, in collaborazione con tanti amici, tutti accomunati da questa passione per la radio.
  Difficile immaginare, allora, che alcuni di loro ci avrebbero lasciati tanto prematuramente, lasciando in noi una vena di tristezza, ma rafforzando però il desiderio di proseguire il loro gusto per l’hobby del radioascolto e, perché no, per l’Associazione.
C’è voluto quindi tanto impegno ed è stato bello, percorrendo quella strada, avere incontrato e conosciuto tanti nuovi amici e  colleghi, che si sono man mano associati all’AIR per condividerne le sorti e spartito con noi la comune passione per il radioascolto. Un saluto soprattutto a quelli che si sono impegnati negli anni e che si sono fatti in quattro per far progredire l’associazione: grazie a tutti, siete stati bravissimi e tutti abbiamo apprezzato la vostra collaborazione.
Passando gli anni, si è trasformata anche la tecnologia, che si è evoluta, proponendo nuove soluzioni, sia per la gestione della nostra Rivista e sia per la pratica dell’hobby, che si è evoluto e modificato. Forse in parte ha perso un poco del suo fascino iniziale, ma la caccia, la ricerca e l’ascolto difficile delle stazioni lontane continua a tenere in vita questa originale attività. Il nostro hobby ha saputo adeguarsi ai nuovi tempi superando gli ostacoli che si sono presentati. Lo stesso è stato per l’AIR, che, anche se con notevoli sforzi organizzativi, sta superando le novità che si sono imposte con il rinnovamento di Radiorama e delle altre pubblicazioni.
Grazie quindi a tutti, in particolare a quelli (e sono tanti) che si sono dati da fare in tutti questi anni e in silenzio hanno lavorato, anche nell’ombra, per una Associazione che, non pare vero, ha resistito con meritevole impegno alle novità sopraggiunte.
Quindi la mia lettera vuole essere un ringraziamento in particolare per quelli che, defilati, hanno lavorato per l’Associazione: grazie, colleghi! Però la mia lettera vuole anche essere un addio a tutti voi, a quelli che credono in una certa idea di condotta, di tolleranza e di disponibilità.
Mi vedo costretto con questa mia a rassegnare le dimissioni da Presidente onorario dell’ AIR. Da parte mia non è più possibile continuare a fare, inutilmente, discorsi seri ed etici in un’ottica di correttezza come era sempre stato negli anni.
Come parte di voi già sa, sono stato chiamato dal Tribunale di Roma a ricoprire l’incarico di Presidente di un Collegio Arbitrale per dirimere una questione richiesta da un socio dell’AIR, ai sensi del nostro Statuto, nei confronti di un altro socio.
Ho presieduto quindi questo Collegio nell’istruttoria, sentendo le tesi del socio Marsiglio che aveva chiamato in causa il Presidente dell’Associazione, avvocato Giancarlo Venturi. Abbiamo approfondito con i colleghi del Collegio arbitrale tutte le tesi, che ci hanno costretto ad una fatica improba, con un dispendio di energie e di soldi, ma con assoluta imparzialità.
Quando però poi abbiamo deliberato, su indicazioni del Tribunale di Roma, di condannare e di censurare l’operato del presidente Venturi nei confronti del socio  Marsiglio, lo stesso Presidente ha ignorato la sentenza e il lodo del Collegio arbitrale: non lo ha neppure considerato.
Ecco il perché delle mie dimissioni di fronte a tanta insensibilità e sicumera, per cui ho deciso che non è più il caso di continuare a convivere in un’Associazione come la nostra. Mi piange il cuore, ma il mio ruolo in questa Associazione non ha più ragione di essere. Il mio era un ruolo “ombra”, ma avendo fondato l’AIR con altri baldi e intrepidi giovani, ora, allo stato delle cose non mi sento più partecipe.

Grazie della vostra attenzione e buoni ascolti.

Manfredi Vinassa de Regny

—-

Questa è la lettera con cui Manfredi Vinassa de Regny ha comunicato agli amanti della radio e del radioascolto, le sue dimissioni dall’Associazione Italiana Radioascolto.

Mi pare che le parole di Manfredi parlino da sole e che non ci sia bisogno di ulteriori commenti.

Quello che sì, si può fare, è tentare di capire quel che è successo all’AIR in tutti questi anni, al di là delle ragioni che hanno opposto il signor Marsiglio al Presidente dell’AIR e che hanno indotto un Collegio Arbitrale ha censurare il comportamento di quest’ultimo. Ci risulta da che mondo è mondo, le decisioni inappellabili, una volta aventi forza esecutiva, non possono essere sgattaiolate e devono essere eseguite, qualunque cosa dispongano.

L’AIR è giunta a questo triste epilogo perché non ha saputo adeguarsi ai tempi e alle evoluzioni di un hobby frequentato da quattro gatti. E’ inutile che si insista a dare la caccia a Radio Putipù in banda tropicale quando la si può ascoltare accedendo a internet e in studio quality. Anzi, se uno vuole si può anche scaricare il podcast così se l’ascolta mentre va a fare jogging o coltiva i pomodori per la conserva di cui manderà la ricetta a Radio Mosca.

Non si può fare una rivista a pagamento che contenga ascolti, schedules, informazioni e articoli che ben che vada andranno nelle mani degli interessati un mese emezzo dopo essere stati passati in redazione e, quindi, largamente “scaduti” dal punto di vista dell’utilità. Per la verità nemmeno una rivista gratuita con queste caratteristiche sarebbe vagamente fruibile. Per comunicare a un amico che è ascoltabile Radio Bottillon Troppober su quella data frequanza, basta una mail, un SMS, una nota su un blog.

E’ la rete che ha ucciso l’AIR, e non c’è niente di male. Le idee circolano, e in una mailing-list, il cui scopo è proprio quello di far circolare le idee, è improponibile scrivere “Chi entra nella lista accetta il giudizio insindacabile del moderatore e le eventuali sanzioni per violazione del regolamento” e “Polemiche o attacchi personali possono costituire comportamenti sanzionabili anche penalmente.” Certo, un’offesa palese è sanzionabile penalmente, ma una “polemica” non è altro che l’espressione di un pensiero individuale. E se io ho un’idea diversa da quella del moderatore e questi me la censura? Il suo giudizio è insindacabile, no?? Come si fa a dire che “Nel partecipare alla ML si rinuncia a qualsivoglia diritto alla riservatezza sul contenuto dei messaggi inviati, in quanto diretti ad una generalità indefinita di persone.”?? Ai diritti non si rinuncia mai, se io mi iscrivo accetto che i miei messaggi vadano in mano a una generalità indefinita sì, ma non infinita. Si tratta comunque di una comunità CHIUSA. E quando mi iscrivo il mio indirizzo e-mail glielo lascio, se mi sospendono loro continuano ad avere quell’indirizzo. E non mi dovrei rivolgere al Garante della Privacy, secondo loro, per tutelare i miei diritti? Cosa vuol dire, che possono farci quello che vogliono? No.
Com’è pensabile pretendere che le regole del diritto non valgano per un determinato contesto sociale solo perché uno lo si scrive in un regolamento?

Così si è andati avanti, per anni, troppi. Finché non è arrivato qualcosa che ha rotto irrimediabilmente il meccanismo fatto di tramezzini surgelati mangiati in uno studio a Milano per permettere i “lavori” di qualche riunione operativa, o di mail spedite per decidere se il moderatore Tale doveva essere rimosso dal suo incarico.

E i social network?? Peggio che andar di notte. Ho cercato l’AIR su Facebook? Ecco la risposta:

Su Twitter?? Quanti follower avranno su Twitter??? E’ presto detto, 31.


Triste, solitario y final.

Precisazione del 18 novembre 2013: Alcuni amici mi hanno fatto opportunamente notare che il solo fatto che io non veda la pagina Facebook dell’AIR non significa che non ci sia. Ne prendo atto e correggo volentieri quanto ho scritto -e non ho mai scritto che quella pagina non esiste-, ma questo non cambia minimamente il mio pensiero.

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“L’Associazione Italiana Radioascolto si modernizza”: ma ha solo aperto un conto Paypal

Sul consueto blog dell’AIR, Associazione Italiana Radioascolto, è apparso un post intitolato “L’AIR si modernizza” [1].

Bene, mi sono detto, vediamo un po’ in cosa consiste questo processo di “modernizzazione”. E leggo che “l’AIR ha deciso di attivare il pagamento tramite Paypal e tutte le principali Carte di Credito , Postepay e quant’altro”.

Ah sì? Francamente mi domando se questo costituisca una notizia. Ovvero in che cosa risieda l’originalità e, per certi versi, la “sensazionalità” di questa comunicazione.
Cos’è successo in realtà? Che l’Associazione Italiana Radioascolto ha aperto un account su Paypal.
Punto, nient’altro.
Qual è il “merito”? Qual è il “valore aggiunto”?
Paypal ha milioni di correntisti in tutto il mondo ed esiste dal 1999. Personalmente ho un conto Paypal dal 2003 e già allora non mi sembrò di essermi dotato di un processo di modernizzazione particolare. Casomai di uno strumento di pagamento che avrebbe potuto tornarmi utile.
Cosa serve per aprire un conto su PayPal? Un nome, un cognome, una carta di credito (anche ricaricabile!) e, in via opzionale, un conto corrente bancario.
Sono cose che hanno o che possono acquisire tutti.
E, soprattutto, sono azioni che si possono eseguire in pochissimi clic e in pochissimo tempo.

E’ come iscriversi a Facebook. O a Twitter. O aprire una casella di posta elettronica. O installare Skype. Non c’è nulla di anormale o di titanico.

Una volta aperto l’account, si possono ricevere pagamenti da altri utenti PayPal. Se chi ti deve pagare non ha a sua volta un conto PayPal può far ricorso alla sua carta di credito, perché PayPal glielo consente. Ecco tutto.

Alla fine del post si leggono dei ringraziamenti a: “Angelo Brunero , Valerio Cavallo e Fiorenzo Repetto che hanno dovuto compiere  un difficile  “slalom” tra numerosi problemi tecnici ed amministrativi”.
Chissà mai quali remoti e imperscutabili “problemi tecnici ed amministrativi” ci saranno mai stati! Un’associazione come l’AIR è una persona giuridica, avrà uno o più rappresentanti legali abilitati ad operare sul conto corrente (BancoPosta!), richiedere carte di credito, estratti conto, servizi, effettuare prelievi, versamenti o bonifici a favore di terzi. In che cosa consisterebbero questi “slalom”? Perché non ce lo dicono? Naturalmente non avremo nessuna risposta.

Perché un fatto ordinario diventa straordinario o addirittura extra-ordinario?
Gli interessati ora possono pagare anche tramite PayPal o con carta di credito. Ma la domanda resta sempre ed inevitabilmente la stessa: E allora?

[1] http://www.valeriodistefano.com/public/airmodernizza.png

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Associazione Italiana Radioascolto: solo l’Assemblea Ordinaria decide su Radiorama!

Torno sulla decisione del Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana Radioascolto (che il 99% dei lettori del mio blog probabilmente non sa che cosa sia), di chiudere la pubblicazione cartacea dell’organo sociale “Radiorama” a far data dal prossimo 31 dicembre.

Dopo la pubblicazione del mio precedente articolo, il 19 luglio scorso [1], il silenzio totale continua a regnare su una decisione così delicata e, soprattutto, sulle domande cha abbiamo indirettamente rivolto all’Associazione.
Anzi, nessuno sembra proprio dire nulla.

L’imbarazzo è compensibile, il silenzio molto meno.

Non solo non si sa che cosa pensino di questa decisione gli stessi dirigenti che l’hanno approvata, stando a quanto riferito dal Presidente Venturi “dopo uno scambio di centinaia di email durato oltre un mese” [2], quindi, a sentir lui, dopo una fase vivacemente partecipata e travagliata.
La delibera del 5 luglio, del resto è stata approvata all’unanimità.

Non si capisce, quindi, la necessità di scambiarsi centinaia di e-mail in un lasso di tempo così lungo (un mese di discussione in Internet è una vita intera) se tutti erano d’accordo. Dunque, nessuno dei componenti il consiglio direttivo ha votato contrario. [3]

E questo è un dato granitico e inconfutabile.

Tanto inconfutabile che il Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana Radioascolto non si è accorto della cosa più importante: che non tocca a lui decidere delle modalità di pubblicazione di “Radiorama”.

Loro, tutt’al più, possono fare una proposta, chi decide che cosa si fa e che cosa non si fa dell’organo ufficiale è l’Assemblea Ordinaria dei soci.

Non ci possiamo fare niente se l’Associazione Italiana Radioascolto si è data uno statuto che al comma e) dell’articolo 12 recita testualmente:
“L’Assemblea Ordinaria delibera in merito a: approvazione, su proposta del Consiglio Direttivo, delle modalità di pubblicazione e diffusione dell’Organo Sociale”[4]
Quindi, il Consiglio Direttivo propone e l’Assemblea dei Soci dispone.
Se la sono data loro questa regola, la colpa non è di nessuno.

E siccome per effetto dello stesso articolo dello Statuto [4], l’Assemblea Ordinaria dell’AIR si tiene di norma entro il 30 giugno, e la delibera del Consiglio Direttivo è del 5 luglio, occorre attendere la prossima Assemblea prima di poter chiudere baracca e burattini.

Per cui non si può dire, come dice il Consiglio Direttivo: “Ne consegue che la pubblicazione di radiorama su supporto cartaceo cesserà con il numero dicembre 2011” [3], perché dal voto all’unanimità del Consiglio Direttivo non consegue un bel niente se non l’obbligo di portare la discussione in assemblea. Dopo, e solo dopo, Radiorama di carta potrà andare in pensione.
E non si può indire un’assemblea straordinaria nel frattempo, perché il loro statuto (che, ripeto, si sono dati autonomamente e liberamente) prevede che su questa materia sia l’assemblea ordinaria a decidere (non quella straordinaria o il Consiglio Direttivo).

Se, poi, le persone che si occupavano della rivista non vogliono più occuparsene da soli, che si trovino altri volontari.
Se non ci sono i soldi l’associazione può essere sciolta e ne decadrebbe l’obbligo di mantenere un organo sociale.
Ma sono solo ipotesi. Ho già chiarito come dal gruppo di fans su Facebook dell’AIR si evinca che vi sono circa 2800 fan. Se ciascuno di loro tirasse fuori due euro, che non pesano a nessuno, l’AIR si ritroverebbe in cassa la non disdicevole sommetta di 5600 euro, più che bastevoli per far sopravvivere, magari con una periodicità più dilatata, la rivista fino alla prossima assemblea.

Sarebbero solo due euro a testa. Certo, non si può pretendere che gli aficionados dell’Associazione li tirino fuori per forza, ma ci si possono porre delle legittime domande sul perché non lo facciano.

[1] http://tinyurl.com/3qf2xwb
[2] http://www.valeriodistefano.com/public/centinaiadimail.png
[3] http://www.valeriodistefano.com/public/airunanimita.png
[4] http://www.valeriodistefano.com/public/airassemblea.png
[5] http://www.valeriodistefano.com/public/airfacebook.jpg

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Radiorama: l’Associazione Italiana Radioascolto cessa la pubblicazione cartacea

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Il radioascolto italiano è stato messo definitivamente K.O. da Internet.

Senza “se” e senza “ma” la rete ha fatto piazza pulita delle manie di grandezza, protagonismo e di accentrazione personale delle decine di iniziative personali e associative italiane.
Negli ultimi 10-15 anni,  mentre i “guru” del radiantismo italiano rilasciavano interviste telefoniche a servizi radiofonici in lingua italiana di pura propaganda politica, che nulla hanno a che vedere con il concetto di informazione, la gente ha potuto tranquillamente ottenere informazione di prima mano e non filtrata direttamente dalle emittenti di maggiore interesse.
Mentre alcune persone si sono sforzate e continuano a sforzarsi di creare un “bollettino” su carta  da mandare a 30 indirizzi, la gente si collega in diretta, scarica podcast, ascolta, commenta, critica, interagisce in tempo reale con i contenuti.
Mentre si creano mailing-list ad accesso chiuso, in cui i contributi devono essere supervisionati dal moderatore di turno, la gente apre blog, si scambia e-mail, SMS, messaggi su Twitter.
Mentre qualcuno vince l’ennesimo viaggio-premio in Cina rispondendo alle domande pilotate sulla “cultura cinese”, il governo di quel paese sta tentato di imporre la censura sui contenuti dei principali motori di ricerca e nella rete nascono movimenti di netta opposizione e denuncia.
Mentre qualcuno collabora con riviste che pubblicano le informazione due mesi più tardi, due appassionati di radioascolto agli estremi opposti nel mondo si scambiano una mail con informazioni fresche e fruibili.
Mentre qualcuno impagina una rivista usando software antidiluviani qualcun altro installa una piattaforma open source e in pochi minuti è on line.

Il radioascolto italiano ha sempre avuto paura della rete, perché la rete significa confronto, critica, esposizione alle opinioni altrui.
Ognuno ha cercato di sopravvivere allo tsunami della rete come poteva. Chi continuando a cercare di andare controcorrente, finché la corrente non lo ha trascinato via, chi chiudendosi nel suo guscio, con l’illusione di non essere visto, chi gonfiando a dismisura dati e risultati pur di poter dichiarare di avere visibilità e credibilità.

L’Associazione Italiana Radioascolto, con delibera del 5 luglio scorso, ha dichiarato la fine della stampa cartacea dell’organo sociale “Radiorama”. [1]
Lo ha annunciato il Presidente Giancarlo Venturi sul blog http://air-radiorama.blogspot.com.

Ma c’è di più. Con un articolo del 17 luglio, intitolato “1982-2012: Cambiamenti in AIR” lo stesso Giancarlo Venturi spiega in modo più informale e scevro dal burocratismo dei freddi comunicati ufficiali le ragioni della decisione.
Ed è qui che ci sarebbe e c’è molto da dire.

Scrive Venturi: “Dopo 30 anni il Consiglio Direttivo, (…) , si è trovato di fronte ad una scelta per il futuro: continuare con la rivista radiorama così strutturata oppure impiegare le nuove tecnologie di comunicazione?” [2]
C’è da chiedersi: “nuove tecnologie” da quando? Il web è disponibile al grande pubblico da almeno un decennio, la stessa AIR gestisce il dominio air-radio.it dal 31 maggio 2006 [3], e addirittura il dominio radiorama.it dal 28 gennaio 1997 [4].
E, a questo punto, ci si può chiedere a maggior raggione: “nuove” per chi??

Prosegue il Presidente: “Il budget dell’AIR non consentiva entrambe le scelte, anzi, anche solo la seconda era a rischio bilancio.” [5]
Quindi, le motivazioni di questa scelta sono principalmente di ordine economico. Bene. Da dove vengono i finanziamenti di una associazione come l’AIR? Principalmente ed essenzialmente possono e dovrebbero venire dalle quote sociali in primis, dalla vendita degli abbonamenti alla rivista in secundis, e, in ultima analisi dalle donazioni o dazioni volontarie dei soci.
E’ chiaro che se quello del bilancio è un rischio anche solo per l’ipotesi di “impiegare le nuove tecnologie di comunicazione” l’osservatore esterno non può che dedurre che le quote sociali non ci sono o, se ci sono, non sono sufficienti a garantire il prosieguo delle attività così come sono state portate avanti fino ad ora. Se non ci sono quote sociali sufficienti, probabilmente le entrate derivanti dalla vendita degli abbonamenti soffriranno della stessa contrazione. E forse neanche le donazioni volontarie contribuiscono a sanare un budget che, per stessa ammissione del vertice dell’Associazione, sarebbe “a rischio”.

Venturi comunica: “Sin da ora è possibile a tutti (Soci e non) accedere al blog http://www.air-radiorama.blogspot.com/
Mi domando, in tutta sincerità, dove risieda il valore intrinseco della comunicazione, se nel fatto che esista un blog, quindi una nuova risorsa informativa, o nel fatto che questa risorsa, oltre ad esistere, sia accessibile anche ai non soci.
Anche qui la domanda nasce spontanea: che cosa ha spinto l’AIR a scegliere di essere ospitata da una piattaforma come Blogspot (che fa riferimento a Google!) anziché investire pochi euro (che non contribuiranno certo a farla andare fuori bilancio) in un hosting Linux su Aruba (cioè dove lo stesso dominio air-radio.it è ospitato), scaricare gratuitamente un programma come WordPress, configurarlo ed essere in linea in modo autonomo in un quarto d’ora? Dubito che la risposta arrivi mai, ma intanto la domanda è stata fatta.

E ora parliamo di cifre.
Venturi riferisce che: “Dopo tre settimane dall’ inizio il blog ha già collezionato oltre 5000 visualizzazioni.” [6]
Non commento l’uso del verbo “collezionare” e mi riferisco al mero dato numerico riferito.
Una “visualizzazione” in Internet non corrisponde, necessariamente, a un accesso. La cifra rivela quante volte una pagina sia stata cliccata, indipendentemente da chi l’abbia collegata.
Una persona può avere visualizzato dieci pagine, un’altra solo una. Totale, 11 visualizzazioni e due persone “reali”.
Se, in teoria e in pratica, una persona si mettesse a cliccare dalla mattina alla sera sul sito, il contatore schizzerebbe a cifre ben più alte, ma sarebbe sempre e comunque una sola persona a guardare il blog.
Sia chiaro, non si tratta di dati falsi o falsati, beninteso, si tratta semplicemente di dati inutilizzabili ai fini statistici.
Prova ne sia il fatto che le visualizzazioni, al momento di scrivere questo articolo, sono passate a oltre 5800, arrivando da 238 al giorno a 430 negli ultimi due giorni.

E Facebook? Questa mattina il gruppo dell’AIR fondato da Fiorenzo Repetto contava 2799 “membri”. [8] Se ognuno di loro avesse fatto clic su un paio di link del blog (pure segnalati da Repetto) le 5000 visualizzazioni sarebbero state raggiunte in poche ore, non in tre settimane.

Ma, soprattutto, se il gruppo Facebook dell’AIR conta quasi 2800 membri, com’è che l’Associazione chiude la rivista per mancanza di budget?

Sono solo domande. Ci servirebbero solo delle risposte.

[1] http://www.valeriodistefano.com/public/deliberaair.png
[2] http://www.valeriodistefano.com/public/nuovetecnologie.png
[3] http://www.valeriodistefano.com/public/nicair.png
[4] http://www.valeriodistefano.com/public/nicradiorama.png
[5] http://www.valeriodistefano.com/public/budgetair.png
[6] http://www.valeriodistefano.com/public/oltre500.png
[7] http://www.valeriodistefano.com/public/airvisualizzazioni.png
[8] http://www.valeriodistefano.com/public/airfacebook.jpg

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