Oggi Charlie Charplin è morto. Anzi, no, è nato!

charplin

Dopo l’apostrofo di troppo della Boldrini, mi è capitato di aguzzare la vista (come recitava una rubrica de La Settimana Enigmistica) navigando in rete (ma in particolare su Twitter) e sono giunto a una serie di strafalcioni ed errori tra i più svariati, di cui vi darò conto, magari uno alla volta.

Il primo lo fa Radio 2 RAI sul suo profilo Twitter. Oggi è l’anniversario della nascita di Charlie Charplin, ma per loro il 16 aprile 1889 è la data della sua morte (avvenuta in realtà il 25 dicembre 1977).

Ora, per carità, anche qui non è che ci sia da stracciarsi le vesti e strapparsi i capelli dalla vergogna, per carità, può succedere a tutti un momento di “fosforescenza”, ma un conto è se questo errore lo faccio io, che non ho una redazione che si occupa di queste cose, che sono solo un lettore (o un ascoltatore, si veda il caso) e che, soprattutto non sono un servizio pubblico, un conto è se lo fa la radio di stato, che dovrebbe dare informazioni corrette anche quando si tratta di interventi occasionali, come quello su Charplin.

Avanti un altro!

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Quest’anno m’illumino lo stesso, ma senza il Senato della Repubblica

"M’illumino di meno" è l’iniziativa della trasmissione radiofonica Caterpillar (su Radio 2 Rai, alle 18,00 di ogni giorno, sabato e domenica esclusi).

Una giornata dedicata al risparmio energetico, ottenuto spegnendo una lampadina, una fonte di energia, oppure non utilizzando cose perfettamente inutili, come gli stand-by delle apparecchiature elettroniche (dal lettore DVD alla TV, dal caricabatterie del cellulare lasciato nella presa elettrica anche se non serve al ricevitore satellitare che uno si dimentica sempre e perennemente acceso).

Lodevolissima iniziativa. Che, come è d’uopo, viene regolarmente pilotata dai nostri politici, tanto che il Senato della Repubblica, ha aderito preannunciando di spegnere l’illuminazione esterna di Palazzo Madama.

No, dico, il Senato della Repubblica. Lo stesso in cui Quagliariello ha dato in escandescenze, in cui Gasparri ha attaccato la Presidenza della Repubblica, in cui si è consumato lo strappo istituzionale più grave della nostra storia recente.

Ho molto rispetto per l’iniziativa di Cirri e Solibello, conduttori esilaranti e pungenti.

Ma l’aderire a una iniziativa a cui partecipa il Senato della Repubblica mi mette una certa inquietudine. Preferisco consumare lo stesso e cercare di risparmiare come posso per tutti gli altri giorni, se i miei compagni di risparmio sono questa Camera Alta in cui il senso istituzionale (e, conseguentemente, quello etico) è andato a farsi benedire (dal Papa, naturalmente).

L’iniziativa è prevista per domani, 13 febbraio. Io cercherò di risparmiare in tutto il resto dell’anno.
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Viva Radio 2!

La radio è bella.
La radio sa di inverno, di vecchie manopole, di valvole, la radio parla, è libera, libera veramente (abbiate pazienza, non è possibile parlare della radio senza citare Finardi), la radio è una delle pochissime cose che non sono mai cambiate nella nostra vita, c’è sempre un apparecchio da accendere e qualcuno di là da ascoltare, che non sai chi è, che non sai com’è fatto, eppure ti parla, e tu sei lì che lo ascolti, magari per anni, e conosci meglio lui del tuo vicino di casa.
La radio sa di Corrado, di Mike Bongiorno, di Enzo Tortora, del Gambero con Franco Nebbia, del 3131 con Paolo Cavallina, di Paolo Valenti e delle sue radiocronache di pugilato, di scusa Ameri, di Sandro Ciotti, di Nicolò Carosio.
E la radio ritorna, dandoci la percezione della normalità e del quotidiano che si affacciano nuovamente alle nostre vite dopo la follia estiva.
Radio 2 torna con la programmazione tradizionale, e vale la pena tuffarcisi.
Tornano Dose e resta, quelli del "Ruggito del coniglio", tornano Vaime, Fazio e la Marchini di "Black out", che sono quasi trent’anni che si ritrovano ogni sabato mattina, ovunque siano nel mondo, a fare un po’ gli scemi il sabato e la domenica, tornano Fabio e Fiamma coi loro consigli d’amore, torna Caterpillar, tornano i podcast da scaricare sul lettore MP3 e ascoltare in treno.
E purtroppo torna anche la Palombelli, che ha detto di aver abbandonato la RAI per le TV del Cavaliere, ma uno spazio di ventotto minuti sul servizio pubblico per dire la sua  se l’è fatto mantenere e poi ci si lamenta che ci mancano così tanto Alto Gradimento e la Hit Parade di Lelio Luttazzi
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