Manfredi Vinassa de Regny – Cinquant’anni di radio (e se vi sembran pochi…)

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Ho ricevuto nei giorni scorsi una copia del volume “Cinquant’anni di radio (e se vi sembrano pochi…)” dell’amico Manfredi Vinassa de Regny. L’ho ordinato dopo avere ascoltato un’intervista all’autore su “Radiomagazione” di Dario Villani.

Il volume sorprende fin dal titolo: non si tratta, come è evidente, del solito manuale radiantistico (eppure Manfredi ne ha scritti tanti), o del vademecum per fare, con la radio, questo e quell’altro. E’ un libro che racconta un’esperienza, quella di un uomo che la radio non solo l’ha vissuta come ascoltatore, ma 4l’ha creata, se possibile, personalmente, mettendosi in gioco in prima persona.

Dall’esperienza sgradevole (ma felicemente conclusasi con un’assoluzione, ai sensi dell’art. 21 della Costituzione) di un procedimento penale a suo carico, all’ingresso nell’Associazione Radioamatori Italiani, dall’amicizia con Herbert Pagani di Radio Montecarlo, DJ e cantautore di raro e squisito talento, alla fondazione di Radio Milano International, passando per l’esperienza nella Associazione Italiana Radioascolto e quella, preziosissima, delle prime radio private (ma preferisco chiamarle “libere”, da Radio Milano 4 all’amicizia con Piero Castagnone (the great, the big old Friend!).

Tutto è raccontato in modo partecipato e con un senso di struggente ma divertita nostalgia. Manfredi Vinassa de Regny non ha soltanto raccontato un’esperienza personale, ci ha reso tutti partecipi di un radiantismo che non esiste più. Anche qui si va dalle QSL smazzate nei Buro dell’ARI a quelle inviate in via elettronica, dalla prima radio a onde corte ricevuta in dono mentre lavorava a Dublino a quelle elettroniche inviate via e-mail, dalle immagini di Awanagana di Radio Montecarlo con in mano una copia di “Radiorama” a quella della cartolina della stessa emittente monegasca, dal logo di RMI disegnato da lui stesso a rare immagini di repertorio che ritraggono un giovanissimo Mike Bongiorno e una antesignana Loredana Berté ai microfoni.

Manfredi è un uomo che per la radio ha rischiato sulla propria pelle, dobbiamo essergliene tutti profondamente debitori. Mi fa dono della sua preziosa amicizia e gliene sono immensamente grato. Quindi il libro compràtevelo e leggétevelo subito, razza di lazzaroni!

La giornata internazionale della radio

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Anch’io amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente.

E’ inutile, la radio mi attira, mi attizza, mi prende e mi porta via. Molto più della logorroica televisione, che guardo, sì, ma con moderazione, visti i contenuti a dir poco criticabili (ormai la TV praticamente la uso per guardare qualche film su Sky, “Un posto al sole” la sera -sì, io lo guardo! Qualcosa da ridire?- e poco, poco altro).

L’idea di qualcuno che parlava da lontano, dietro a un microfono, che io non potevo vedere, che per quello che mi riguardava poteva essere vestito/a con abiti logori e sdruciti, tanto chi se ne fregava, mi bastava la voce, bastava che qualcuno mi parlasse in continuazione, e io ero contento. Quest’idea, dicevo, ha sempre esercitato in me un fascino irresistibile. Ognuno ha le sue fisime.

Con la radio (l'”aradio”, come diceva il mi’ nonno Armando, il marito della mi’ nonna Angiolina, ma questa è un’altra storia) cominciai a smanettare da bambino. Ero un assiduo ascoltatore di Radio Montecarlo, sulla frequenza storica di 701/702 kHz, in Onde Medie. A Vada arrivava a bomba, si sentiva benissimo di giorno e all’imbrunire, quando alle 19,30 cedeva il passo alla consorella monegasca Trans World Radio, stazione religiosa di ispirazione protestante che trasmetteva sermoni e riflessioni bibliche, ma io ascoltavo anche quella, cosa me ne fregava… Anzi, siccome quelli di TWR invitavano gli ascoltatori a scrivere (c’erano carta e francobolli, allora, non esisteva l’e-mail!), io, che avrò avuto allora 8-10 anni, scrivevo perdavvero. “Sono un bambino italiano, potete mandarmi il Nuovo Testamento?” E quelli, pazienti, me lo mandavano. Chissà quanti accidenti devono avermi tirato. Ma adoravo quel mondo di corrispondenza scambiata, di attese, di postini che arrivavano con pacchetti dal contenuto misterioso.

Cominciò così la mia attività di ascoltatore attivo. Volevo esplorare quel mondo, ascoltare l’ascoltabile, programmi, voci, opinioni, lettere degli ascoltatori. Così, una sera d’inverno, mi bastò smuovere leggermente la manopola della sintonia a destra per incappare su Radio Praga in italiano. Ovviamente scrissi anche a loro, e da lì cominciai a spendere più soldi in francobolli che altro. Se avessi messo da parte tutto quello che ho dissanguato in affrancature selvatiche, oggi non sarei certo ricco, ma avrei la possibilità, questo sì, di togliermi qualche sfizio in più, questo è certo. Dopo Praga vennero presto tutte le stazioni europee principali in italiano: Berlino Est, Sofia, Varsavia, Tirana (la bestia nera dei radioamatori patentati!), Colonia, Pechino (che in italiano trasmette ancora oggi), Tokyo. E giù contatti personali, ma anche un paio di ricevitori professionali della serie Grundig Satellit. Praticamente dei cannoni. Ma erano, appunto, altri tempi.

Con l’avvento delle radio libere, ma libere veramente, in Italia, ebbi la fortuna non solo di ascoltare un numero potenzialmente infinito di stazioni in FM e con qualità audio allora stupefacente, ma mi dilettai come conduttore di una stazione locale che adesso non esiste più, ma che ricordo con infinita nostalgia e gratitudine per come mi ha formato come persona, prima ancora che come esperto della materia. Mi piaceva condurre di tutto, dal buongiorno della mattina al quiz di mezzogiorno, una volta condussi anche un programma di ballo liscio solo per un giorno, ma sì, chi se ne frega… Ma la massima soddisfazione la ottenni con la co-conduzione assieme ad Alberico Quiriconi (the great, the big old friend!) del programma “Obiettivamente ma fino a un certo punto”, un titolo lungo come la sua durata: tre ore dalle 21 alle 24. Un microfono praticamente sempre aperto su tutto quello che accadeva in studio, il prototipo dei talk show, con musica di eccellente qualità (folk anglo-scoto-irlandese, soprattutto). La domenica notte andavo a letto alle 2. Alle 7 mi alzavo sveglio come un grillo e felice di aver fatto quello che avevo fatto. Non sentivo nessuna fatica fisica e mentale, ero perfettamente rilassato e tranquillo. Come facevo, proprio non me lo so spiegare.

Ora, tutto è cambiato, non abito più là. Ho una casa bellissima e un apparecchio radio da 60 euro che si collega in digitale a Internet e prende qualsiasi stazione trasmetta sul web (quindi praticamente tutte) in qualità strabiliante. Sono pigro e non ho più voglia d alzarmi la notte o stare sveglio fino a tardi perché a quell’ora trasmette Radio Putipú dal Brasile (chissà se esiste veramente, me la sono inventata adesso.

Oggi è la giornata internazionale della radio. Passatela bene e trattate, se possibile, ancora meglio questo mezzo di comunicazione che, con la sua flessibilità, si è adattato ad ogni esigenza, e che oggi potete portare in tasca come podcast o come applicazione del telefonino. Abbiatene sempre cura, che è una cosa preziosa.

Per Rai Radio 2 Freddie Mercury è un artista con l’apostrofo

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In un Tweet di Rai Radio 2 Freddie Mercury è diventato “un’artista unico” con tanto di apostrofo. Lui che aveva un’estensione vocale inimmaginabile se lo poteva ben permettere, il servizio pubblico della Radio di Stato un po’ meno (Mama, didn’t mean to make you cry!)

Ora basta con questi post di errori diffusi, parliamo di altro.

Oggi Charlie Charplin è morto. Anzi, no, è nato!

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Dopo l’apostrofo di troppo della Boldrini, mi è capitato di aguzzare la vista (come recitava una rubrica de La Settimana Enigmistica) navigando in rete (ma in particolare su Twitter) e sono giunto a una serie di strafalcioni ed errori tra i più svariati, di cui vi darò conto, magari uno alla volta.

Il primo lo fa Radio 2 RAI sul suo profilo Twitter. Oggi è l’anniversario della nascita di Charlie Charplin, ma per loro il 16 aprile 1889 è la data della sua morte (avvenuta in realtà il 25 dicembre 1977).

Ora, per carità, anche qui non è che ci sia da stracciarsi le vesti e strapparsi i capelli dalla vergogna, per carità, può succedere a tutti un momento di “fosforescenza”, ma un conto è se questo errore lo faccio io, che non ho una redazione che si occupa di queste cose, che sono solo un lettore (o un ascoltatore, si veda il caso) e che, soprattutto non sono un servizio pubblico, un conto è se lo fa la radio di stato, che dovrebbe dare informazioni corrette anche quando si tratta di interventi occasionali, come quello su Charplin.

Avanti un altro!

La radio ha 90 anni. 50 sono miei.

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Il primo ricordo che ho dell’aradio (perché a Vada la radio era l’aradio, e l’apostrofo si sentiva anche senza scriverlo) era quello della mi’ zia Iolanda (la Iolanda era la moglie del mi’ zio Piero) che sedeva alla macchina da cucire e mentre lavorava ascoltava il “Trentuno Trentuno”, come diceva lei. Verso sera, con l’orario invernale, la mi’ zia Iolanda spostava la rotella “sul centodieci”, e io pensavo che quel “centodieci” fosse una sorta di formula magica per accedere alla voce di Paolo Cavallina, invece era l’abbreviazione stampigliata sulla manopola della frequenza delle onde medie su cui veniva trasmessa Radio 2. In realtà credo di ricordare che si trattasse di 1116 kHz, da Pisa.

La mi’ cugina Mariella, da ragazza, ascoltava sempre la Hit Parade della buonanima di Lelio Luttazzi, sia la trasmissione del venerdì che la replica del lunedì. Era una delle modalità per accedere alle hit del momento, mentre la mi’ nonna Angiolina sentiva sempre “La Corrida”, dilettanti allo sbaraglio presentati da Corrado al sabato e la domenica zitti tutti che c’era “il Gambero” con Franco Nebbia.

Smanettando smanettando ebbi accesso a quell’immenso juke box che era Radio Montecarlo, su 701 kHz (poi diventati 702, ma tanto stai a guardare il capello!). Nomi come Ettore Andenna, Herbet Pagani, Awana Gana, Luisella Berrino e Roberto Arnaldi arrivavano a bomba dalle 6,30 alle 19,30. Tutti i giorni. Ed erano voci che ti entravano in casa in modo permanente, tanto che volevi anche vederne il volto. Chissà come sarà questa Luisella… e questo Awana Gana con quella voce profonda e quel nome così strambo. Accadde che stamparono delle serie di cartoline che riproducevano i nostri beniamini. Bastava richiederle, dicevano, inviando una “cartolina postale” (sapevo una sega io cos’era una cartolina postale!) lì nel Principato di Monaco, che io mi chiedevo se esistesse e dove fosse. Dopo tre mesi le fotografie arrivarono perdavvero, con i francobollini di quel Principato di Monaco che allora esiste sul serio, e fu la prima volta che mi resi conto che con la radio si poteva anche interagire per scritto.

E lo feci. Alle 19,30 Radio Montecarlo finiva le trasmissioni in onde medie, ma restava ancora “collegata” per un quarto d’ora per fare da ripetitore a una stazione protestante europea (seppi dopo che si chiamava Trans World Radio). A seconda di chi c’era a farti il sermone ti offrivano di tutto e di più. Da una copia del Nuovo Testamento a un disco con orrendi canti e inni religiosi, da audiocassette con sermoni a veri e propri libri, tutta roba che doveva costare anche un bel po’, e io scrivevo, scrivevo a tutti, e la paccottiglia protestante arrivava, arrivava a fiumi, tanto che i miei genitori si chiesero seriamente se io non avessi avuto una crisi mistica e chi fossero questi che mi scrivevano.

Alla fine fu la volta della scoperta delle onde corte. Radio religiose a bizzeffe anche lì (ma ormai sapevo già come funzionava il giochino), ma anche e soprattutto le emittenti ufficiali del blocco comunista in una propaganda esasperata. Scrivevo anche a loro, naturalmente, scrivevo a tutte le radio che riuscivo a sentire, la mia buca delle lettere era sempre più inondata di pacchetti, pacchettini, stampe, riviste e così via. Il postino si chiedeva chi fossi mai io per ricevere posta ora da Cuba ora dalla DDR, per non parlare di Pechino e di tutti gli altri che mi scrivevano.

Ma non l’ho solo ascoltata la radio, l’ho anche “fatta”. Sei anni di preziosissimo volontariato presso Antennaerre, emittente di Rosignano Solvay in cui ho vissuto una delle parti più belle della mia vita e che ci vorrebbe un blog intero per raccontare ricordi, emozioni, autobus persi, risate a crepapelle.

La radio ce l’ho nel sangue, e lei oggi compie 90 anni.
Il primo annuncio dell’URI

559

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La notizia di questi ultimi giorni è che ogni italiano spende in media 559 euro ogni tre mesi nell’acquisto di “dispositivi”. Cioè 186,33 euro al mese, e 2236 euro l’anno.

Ogni italiano. Anche i neonati nelle incubatrici e i vecchietti ospitati dalle case di cura e di riposo.

Va detto, a scanso di equivoci, che i “dispositivi” sono quelli elettronici (TV, radio, telefonini, tablet, PC, triccheballàcche…). No, perché esistono anche i “dispositivi” intra-uterini e certo giornalismo da strilloni non ci dice che quelli stanno fuori dal computo. Ingrati.

Ho fatto il calcolo di quello che succede a casa mia: abbiamo un televisore vetusto che sta cominciando a dare cenni di cedimento perché ogni tanto l’immagine sembra passata attraverso i filtri di Instagram, ma la TV la guardiamo poco. Svariati apparecchi radio sparsi un po’ per tutto l’appartamento perché la radio, quella sì, ci piace e tanto. In camera radio e TV. La radio è un regalo di nozze, quindi ha più di 10 anni, mentre la TV era quella che usavo nel mio appartamentino da single in Veneto e di anni ne ha una dozzina. Sia io che mia moglie abbiamo da “mantenere” uno smartphone ciascuno, nel senso che una volta al mese lo ricarichiamo di 15-20 euro. Quello di mia moglie è nuovo, il mio ha già un paio d’anni. Anche il PC è vecchiotto. Almeno 5 anni. Ma con Linux riesce a funzionare ancora bene e in maniera accettabilmente veloce. Siamo lontani dai 186 euro al mese.

Siamo una famiglia anomala, non cambiamo il telefonino una volta ogni tre mesi come fa l’italiano medio, perché se no 559 euro di spesa ogni tre mesi non si spiegano. Così come non si spiega l’evidente contraddizione tra le gente cha piange miseria e si lamenta perché prende 1000 euro al mese e poi ne sputtana il 18,6% in cazzatine tecnologiche perché di comprare da mangiare, evidentemente, si può fare a meno, ma di avere l’ultimo modello con cui fotografarsi i piedi per spedire la foto su Facebook e con cui pavoneggiarsi con gli amici, mentre le bollette incalzano.

Ci meritiamo tutto quello che abbiamo, governo Renzi compreso, e molto di più.

Bisogna interagire con Ruggito del Coniglio. Con due “g”.

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A volte sul “Fatto Quotidiano”, anche quando si parla di temi radiofonici come il successo de “Il ruggito del coniglio”, si deve “interaggire” con due g. Proprio non resistono, non “gliela” fanno a non scriverlo.

E non sono errori che scappano all’intervistato (che può anche aver pronunciato “interaggire”, ma il trascrittore ha comunque il dovere di correggerlo) o a chi deve impaginare il giornale e ha fretta. No. Sono errori che si buttano lì, non si sa perché.

Una volta forzare l’orgografia significava essere piacevolmente “interiggenti”.

C’è qualcosa di nuovo nell’AIR, anzi, di antico

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Cari Amici, cari soci e simpatizzanti appassionati della radio.

Pensate, sono già passati ben 30 anni da quando abbiamo fondato l’AIR !
Intanto vorrei fa¬rvi avere un cordiale saluto e un ben ritrovati a tutti voi.
Mi sembra ieri, quando, con difficoltà e con molto impegno, abbiamo affrontato l’avventura della fondazione dell’AIR: è difficile immaginare quanti mezzi, tempo e risorse abbiamo messo in questa impresa! Convinti di stare facendo qualcosa di utile e necessario, in collaborazione con tanti amici, tutti accomunati da questa passione per la radio.
  Difficile immaginare, allora, che alcuni di loro ci avrebbero lasciati tanto prematuramente, lasciando in noi una vena di tristezza, ma rafforzando però il desiderio di proseguire il loro gusto per l’hobby del radioascolto e, perché no, per l’Associazione.
C’è voluto quindi tanto impegno ed è stato bello, percorrendo quella strada, avere incontrato e conosciuto tanti nuovi amici e  colleghi, che si sono man mano associati all’AIR per condividerne le sorti e spartito con noi la comune passione per il radioascolto. Un saluto soprattutto a quelli che si sono impegnati negli anni e che si sono fatti in quattro per far progredire l’associazione: grazie a tutti, siete stati bravissimi e tutti abbiamo apprezzato la vostra collaborazione.
Passando gli anni, si è trasformata anche la tecnologia, che si è evoluta, proponendo nuove soluzioni, sia per la gestione della nostra Rivista e sia per la pratica dell’hobby, che si è evoluto e modificato. Forse in parte ha perso un poco del suo fascino iniziale, ma la caccia, la ricerca e l’ascolto difficile delle stazioni lontane continua a tenere in vita questa originale attività. Il nostro hobby ha saputo adeguarsi ai nuovi tempi superando gli ostacoli che si sono presentati. Lo stesso è stato per l’AIR, che, anche se con notevoli sforzi organizzativi, sta superando le novità che si sono imposte con il rinnovamento di Radiorama e delle altre pubblicazioni.
Grazie quindi a tutti, in particolare a quelli (e sono tanti) che si sono dati da fare in tutti questi anni e in silenzio hanno lavorato, anche nell’ombra, per una Associazione che, non pare vero, ha resistito con meritevole impegno alle novità sopraggiunte.
Quindi la mia lettera vuole essere un ringraziamento in particolare per quelli che, defilati, hanno lavorato per l’Associazione: grazie, colleghi! Però la mia lettera vuole anche essere un addio a tutti voi, a quelli che credono in una certa idea di condotta, di tolleranza e di disponibilità.
Mi vedo costretto con questa mia a rassegnare le dimissioni da Presidente onorario dell’ AIR. Da parte mia non è più possibile continuare a fare, inutilmente, discorsi seri ed etici in un’ottica di correttezza come era sempre stato negli anni.
Come parte di voi già sa, sono stato chiamato dal Tribunale di Roma a ricoprire l’incarico di Presidente di un Collegio Arbitrale per dirimere una questione richiesta da un socio dell’AIR, ai sensi del nostro Statuto, nei confronti di un altro socio.
Ho presieduto quindi questo Collegio nell’istruttoria, sentendo le tesi del socio Marsiglio che aveva chiamato in causa il Presidente dell’Associazione, avvocato Giancarlo Venturi. Abbiamo approfondito con i colleghi del Collegio arbitrale tutte le tesi, che ci hanno costretto ad una fatica improba, con un dispendio di energie e di soldi, ma con assoluta imparzialità.
Quando però poi abbiamo deliberato, su indicazioni del Tribunale di Roma, di condannare e di censurare l’operato del presidente Venturi nei confronti del socio  Marsiglio, lo stesso Presidente ha ignorato la sentenza e il lodo del Collegio arbitrale: non lo ha neppure considerato.
Ecco il perché delle mie dimissioni di fronte a tanta insensibilità e sicumera, per cui ho deciso che non è più il caso di continuare a convivere in un’Associazione come la nostra. Mi piange il cuore, ma il mio ruolo in questa Associazione non ha più ragione di essere. Il mio era un ruolo “ombra”, ma avendo fondato l’AIR con altri baldi e intrepidi giovani, ora, allo stato delle cose non mi sento più partecipe.

Grazie della vostra attenzione e buoni ascolti.

Manfredi Vinassa de Regny

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Questa è la lettera con cui Manfredi Vinassa de Regny ha comunicato agli amanti della radio e del radioascolto, le sue dimissioni dall’Associazione Italiana Radioascolto.

Mi pare che le parole di Manfredi parlino da sole e che non ci sia bisogno di ulteriori commenti.

Quello che sì, si può fare, è tentare di capire quel che è successo all’AIR in tutti questi anni, al di là delle ragioni che hanno opposto il signor Marsiglio al Presidente dell’AIR e che hanno indotto un Collegio Arbitrale ha censurare il comportamento di quest’ultimo. Ci risulta da che mondo è mondo, le decisioni inappellabili, una volta aventi forza esecutiva, non possono essere sgattaiolate e devono essere eseguite, qualunque cosa dispongano.

L’AIR è giunta a questo triste epilogo perché non ha saputo adeguarsi ai tempi e alle evoluzioni di un hobby frequentato da quattro gatti. E’ inutile che si insista a dare la caccia a Radio Putipù in banda tropicale quando la si può ascoltare accedendo a internet e in studio quality. Anzi, se uno vuole si può anche scaricare il podcast così se l’ascolta mentre va a fare jogging o coltiva i pomodori per la conserva di cui manderà la ricetta a Radio Mosca.

Non si può fare una rivista a pagamento che contenga ascolti, schedules, informazioni e articoli che ben che vada andranno nelle mani degli interessati un mese emezzo dopo essere stati passati in redazione e, quindi, largamente “scaduti” dal punto di vista dell’utilità. Per la verità nemmeno una rivista gratuita con queste caratteristiche sarebbe vagamente fruibile. Per comunicare a un amico che è ascoltabile Radio Bottillon Troppober su quella data frequanza, basta una mail, un SMS, una nota su un blog.

E’ la rete che ha ucciso l’AIR, e non c’è niente di male. Le idee circolano, e in una mailing-list, il cui scopo è proprio quello di far circolare le idee, è improponibile scrivere “Chi entra nella lista accetta il giudizio insindacabile del moderatore e le eventuali sanzioni per violazione del regolamento” e “Polemiche o attacchi personali possono costituire comportamenti sanzionabili anche penalmente.” Certo, un’offesa palese è sanzionabile penalmente, ma una “polemica” non è altro che l’espressione di un pensiero individuale. E se io ho un’idea diversa da quella del moderatore e questi me la censura? Il suo giudizio è insindacabile, no?? Come si fa a dire che “Nel partecipare alla ML si rinuncia a qualsivoglia diritto alla riservatezza sul contenuto dei messaggi inviati, in quanto diretti ad una generalità indefinita di persone.”?? Ai diritti non si rinuncia mai, se io mi iscrivo accetto che i miei messaggi vadano in mano a una generalità indefinita sì, ma non infinita. Si tratta comunque di una comunità CHIUSA. E quando mi iscrivo il mio indirizzo e-mail glielo lascio, se mi sospendono loro continuano ad avere quell’indirizzo. E non mi dovrei rivolgere al Garante della Privacy, secondo loro, per tutelare i miei diritti? Cosa vuol dire, che possono farci quello che vogliono? No.
Com’è pensabile pretendere che le regole del diritto non valgano per un determinato contesto sociale solo perché uno lo si scrive in un regolamento?

Così si è andati avanti, per anni, troppi. Finché non è arrivato qualcosa che ha rotto irrimediabilmente il meccanismo fatto di tramezzini surgelati mangiati in uno studio a Milano per permettere i “lavori” di qualche riunione operativa, o di mail spedite per decidere se il moderatore Tale doveva essere rimosso dal suo incarico.

E i social network?? Peggio che andar di notte. Ho cercato l’AIR su Facebook? Ecco la risposta:

Su Twitter?? Quanti follower avranno su Twitter??? E’ presto detto, 31.


Triste, solitario y final.

Precisazione del 18 novembre 2013: Alcuni amici mi hanno fatto opportunamente notare che il solo fatto che io non veda la pagina Facebook dell’AIR non significa che non ci sia. Ne prendo atto e correggo volentieri quanto ho scritto -e non ho mai scritto che quella pagina non esiste-, ma questo non cambia minimamente il mio pensiero.

“Che palle! Che paio di palle!!”

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A “Tutta la città ne parla” (RadioTre) qualcuno mi ama. E sia chiaro che io adoro essere amato.

Comunque vengo citato abbastanza spesso per i miei contributi a quella che è una piccola e divertente comunità radiofonica.

Anche oggi hanno (coraggiosamente) letto un mio intervento su Facebook che inizia con “Che palle! Che paio di palle!!” (non si dice “palle!” alla radio), con risatina soffocata del conduttore. Hanno detto che non sono MAI d’accordo. Poi vado a vedere ed in effetti coloro che hanno cliccato un “like” al mio commento sono pochini, solo una persona.

Ma quella persona chi è?? La redazione!!

Cioè, loro fanno un programma, io non sono d’accordo, dico “Che paio di palle!!” e loro sono dicono “Mi piace!”. Adoro essere amato.

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Milano: la Polizia Postale “spegne” Radio Padania

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Nonostante i ripetuti inviti di adeguamento per trasmettitore che aveva “caratteristiche di funzionamento difformi da quelle prescritte”, da Radio Padania non sono arrivati provvedimento. E così, stando a ciò che riferisce anche il portale Bergamonews.it “da qualche giorno Radio Padania, l’emittente della Lega Nord, non è più udibile in buona parte di Milano perché il trasmettitore che operava sulla frequenza 103,5 Mhz è stato ‘beccato’ dalla Polizia Postale con caratteristiche di funzionamento difformi da quelle prescritte”.

Dunque, l’emittente radiofonica del Carroccio, risulta praticamente “oscurata” in quel di Milano. A confermare il provvedimento e fornire ulteriori ragguagli è stata la stessa polizia postale sulla propria pagina ufficiale: “L’antenna, originariamente situata in comune di Cisinello Balsamo, funzionava abusivamente dal centro di Milano, sul grattacielo Torre Velasca”

Gli organi preposti avevano chiesto alla Lega di provvedere celermente alla regolarizzazione del trasmettitore ma, dal Carroccio, era arrivato direttamente un ricorso al Tar. Così, hanno precisato dalla polizia postale, “Per ora, fino alla pronuncia del Tar, le trasmissioni su Milano restano mute”.

(Roberto Scaglione su BCL News Mailing List, 26 agosto 2012, pubblicato su gentile autorizzazione dell’Autore)

“Tutta la città ne parla” e il nostro blog

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Screenshot dal podcast di "Tutta la città ne parla"

Oggi la redazione di “Tutta la città ne parla” mi ha contattato per un intervento telefonico.

Ho rifiutato.

Il perché credo afferisca a quella sfera discrezionale e personale per cui si fanno delle scelte e non se ne deve spiegazione a nessuno. Libertà, dunque, o, se si preferisce, “scelte”.

L’edizione di oggi, tuttavia, si è conclusa con una citazione dall’articolo del blog “La distrazione massmediologica di massa e la trattativa stato-mafia”. A questo proposito ho da dire che:

a) l’articolo non si trova sulla pagina Facebook della trasmissione. E’ stato pubblicato solo (credo) sul mio blog e, se del caso, linkato;
b) non è stata citata la fonte di provenienza (nulla di che, solo una questione di trasparenza filologica);
c) l’articolo è stato pubblicato ieri e non oggi.

Comunque il brano citato era questo:
“Io voglio Ingroia non perché mi interessi stare dalla sua parte, tutt’altro, ma, paradossalmente, proprio perché non voglio stare da nessuna parte, neanche dalla sua. Non mi interessa niente se era un pubblico ministero troppo “esposto”, è un suo diritto esternare il suo pensiero, e se lo fa può essere criticato come qualunque altro cittadino. Ma ci stanno togliendo gli interlocutori e il materiale di discussione da sotto al naso.”

La collaboratrice, probabilmente visto che la trasmissione era agli sgoccioli, ha saltato il brano “e se lo fa può essere criticato come qualunque altro cittadino.” Lo ritengo solo un lapsus, ripeto, nulla di voluto, forse solo la fretta. Ma anche come lapsus fa riflettere…

(Dal lettore virtuale di MP3 è ascoltabile l’estratto della puntata di oggi)

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In ricordo di Enio Marabotti

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Oggi vi prego di ricordare assieme a me la cara persona di

ENIO MARABOTTI

che ha permesso di accedere a me e a tanti altri ragazzi e adolescenti della fine degli anni ’70 al dono irripetibile di

Antennaerre (FM 96,3 MHz)

emittente radiofonica, culla di cultura, incontri, voglia di fare, musica e libertà di espressione.

Abbraccio commosso Simonetta, Claudio, la cui rinnovata amicizia di cultore di cose lusitane mi è tanto gradita, e Marco le cui cure di medico sono state supporto insostituibile in momenti davvero difficili del mio passato.

Auguro a chiunque di trovare e coltivare nella propria vita quello che uomini come Enio hanno regalato a me e a tanti altri.

Grazie, Enio, ci siamo tutti. Ti vogliamo bene.

Per la Voce della Russia, Berlusconi è ancora l’ultimo dei Mohicani

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All’indomani delle dimissioni di Berlusconi ho avuto l’idea di inviare una mail alla Voce della Russia, l’emittente radiofonica in lingua italiana che una volta veniva conosciuta con il nome di "Radio Mosca". 

Il 15 novembre scorso hanno aperto la sezione "La paginetta degli ascoltatori" proprio con il mio scritto. Che, come vi potete immaginare, non era particolarmente generoso nei confronti di Berlusconi, ma questo non ha impedito alla fedelissima redazione italiana di difenderlo, e di riportare gli "aspetti internazionali dell’attività di Silvio Berlusconi che non possono essere ignorati". Non so se si riferissero a quando Berlusconi diede del Kapò al deputato europeo Schultz, quando parlò della Presidente Finlandese facendoci fare una figura meschina, quando ha fatto le corna nei consessi internazionali.

Insomma, nessun riferimento alla politica interna dell’Italia e alla crisi economica. Berlusconi, anche per la Voce della Russia, è l’ultimo dei Mohicani.

Speriamo che sia l’ultimo davvero, allora…

Buona sera a tutti! In studio Giovanna.

Certamente non sono io che devo raccontarvi, amici, della reazione in Italia alle dimissioni di Silvio Berlusconi. Valerio Di Stefano di Roseto degli Abbruzzi – Teramo ha scritto:”Gentili Signori della Redazione Italiana, le inevitabili dimissioni di Berlusconi e del suo governo chiudono un’era dolorosa per l’Italia. Il popolo italiano è stato portato sull’orlo del baratro da un governo di personalismi opportunistici. Saranno necessari anni prima che il dissesto economico dell’Italia, assieme al suo degrado morale, civile, politico e delle istituzioni possa essere sanato. Lo sfascio del libero pluralismo dell’informazione, dell’equilibrio idrogeologico e artistico, della scuola pubblica e della giustizia costituiscono l’unica eredità di un Presidente del Consiglio che ha svolto il suo ruolo a discapito degli interessi del Paese. Mi auguro con forza che tutto questo non accada mai più. Un cordiale salute”. Gli italiani hanno pieno diritto di esprimersi su chi li ha governati per tanti anni. Ci sono però anche aspetti internazionali dell’attività di Silvio Berlusconi che non possono essere ignorati. Egli indubbiamente ha fatto molto per il consolidamento di buone relazioni tra l’Italia e la Russia. E il Presidente russo Dmitrij Medvedev, parlando domenica con Silvio Berlusconi, lo ha ringraziato per il contributo apportato allo sviluppo dei rapporti tra i nostri paesi. "Il Presidente russo ha ringraziato Silvio Berlusconi per il costruttivo lavoro congiunto e il suo grande contributo personale in qualità di Capo del Governo italiano allo sviluppo dei rapporti pluridimensionali russo-italiani,- è detto in una notizia diffusa dal servizio stampa del Cremlino. Si rileva che la sinergia tra i due paesi ha raggiunto un alto livello senza precedenti e si esprime la speranza in un ulteriore sviluppo progressivo dei rapporti bilaterali. A conferma di quanto detto davanti agli esperti internazionali della Russia nell’ambito del Club di Valdai il premier russo Vladimir Putin ha definito il suo collega e amico Silvio Berlusconi "uno dei piu’ grandi uomini politici europei", "uno degli ultimi Mohicani della politica".

Un intervento alla radio di Juan Carlos de Martin sulla “neutralita’ della rete”

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Ho ascoltato, sia pure in podcast e con un certo ritardo, un interessantissimo intervento di Juan Carlos de Martín sulla neutralità della rete, andato in onda nella rubrica "Io non ho paura" della trasmissione "Radio 3 Scienza".

Vorrei ringraziare pubblicamente e di cuore Juan Carlos per quello che ha detto in quella sede, con particolare riferimento a quello che riporto qui sotto:

JCDM: "(…) posso farle un esempio concreto, senza fare nomi specifici, ma immaginiamo l’operatore di telecomunicazioni "A" che ha un accordo strategico con la libreria on line "B": chiaramente ha un incentivo molto forte affinché quelli che vogliono comprare libri sulla libreria on line "B" vedano comparire la pagina molto rapidamente, a scapito delle librerie on line "D", "F" e "G". E’ assolutamente ovvio che ci sarebbe un incentivo molto potente."

COND: "Certo, ci sarebbe, diciamo, una continua contrattazione e, soprattutto, immaginiamo, anche abbastanza nascosta e non evidente (…)

Penso che sia stato corretto da parte del Professor De Martín scegliere l’"esempio concreto senza fare nomi specifici".

Però ritengo che ciascono sia libero di pensare i nomi che vuole.
E a pensar male, si sa, si fa peccato. Ma ci si indovina sempre.

Potete ascoltare l’intervento dal lettore di MP3. Prego.

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Radio Romania Internazionale: decine di indirizzi e-mail di radioascolatori in chiaro

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Ho appena ricevuto una mail dalla redazione italiana di Radio Romania Internazionale.

E va beh, direte voi, chi se ne frega. Il punto era che nel campo CC: (Carbon Copy) erano riportati, per filo e per segno, nomi, cognomi ed indirizzi di posta elettronica degli ascoltatori destinatari.
Diverse decine, a dire il vero, un numero decisamente enorme per un database finito in chiaro e leggibile per tutti i destinatari, ma estremamente esiguo se si calcola che si tratta di un’emittente di Stato di un Paese dell’Unione Europea e che non pare avere molto seguito tra il suo target naturale (il pubblico di lingua italiana, appunto).

Insomma, adesso conosco gli indirizzi di posta elettronica di un po’ di persone, che nella maggior parte dei casi non conosco, e che nelle restanti parti non ho alcun interesse a contattare o che se ho interesse a contattare posso farlo tranquillamente in un altro modo (gli amici, quelli veri, non si perdono per una e-mail). Da quello che so, alcuni di loro ci tengono molto a che il proprio recapito e-mail non venga particolarmente diffuso in giro (e hanno anche ragione).


Ho scritto alla redazione italiana che mi ha subito risposto scusandosi.
Intanto però, io ho una valanga di indirizzi di sconosciuti, e loro hanno il mio.
E coi personaggi che circolano oggi nel mondo del radioascolto italiano non c’è molto da fidarsi.

Tutto l’archivio di “Studio DX”

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Con l’autorizzazione e l’aiuto di Roberto Scaglione, è in linea l’archivio completo (a tutt’oggi) del programma "Studio DX", in un mirror utile per il download anche simultaneo di tutte le puntate andate in onda (e sono oltre 400).

L’indirizzo a cui puntare è https://www.valeriodistefano.com/studiodx/ ma per semplificarvi il lavoro, eccovi i link diretti:

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Dieci consigli per essere degni del VERO radioascolto italiano

Reading Time: 3 minutes

Il radioascolto è l’hobby più bello del mondo e tutto il resto va preso di tacco. Infatti i radioascoltatori non parlano mai con quelli che collezionano sottobicchieri da birra, praticano il free-climbing, o, semplicemente, escono con le ragazze nel tempo libero. Sono tollerate attività parallele come la collezione di adesivi di emittenti radiofoniche o, sia pure in maniera minore, la filatelia. Ma sono cose che non vanno dette troppo in giro.

Nel radioascolto siamo tutti uguali ma qualcuno è più uguale di altri. Rivolgendoti a un collega radioascoltatore, ricordati di chiamarlo "Ragioniere", "Dottore", "Professore", "Consigliere", "Proboviro", "Ministro Plenipotenziario", ma soprattutto abbi soggezione di lui. Contribuirai a gonfiare oltremodo il suo ego e lui, in cambio, ti chiamerà "Signor Rossi". Una bella dimostrazione di rispetto!

Quando parli del radioascolto a un amico fai in modo che non ci capisca niente così il tuo interlocutore non sarà tentato dal parteciparvi attivamente e tu non avrai un potenziale rivale che ti possa oscurare.

Non criticare mai nulla di quello che ascolti. Quando scrivi a un’emittente non indignarti del fatto che pratichi l’ignobile arte della propaganda: sono tutti carissimi amici e nessuno è cattivo. Così non avrai noie nelle loro risposte e, soprattutto, non svilupperai idee personali, che nel radioascolto è una caratteristica molto sgradita.

Ricordati di elogiare l’eccellenza della qualità delle trasmissioni che ascolti. In particolare non dimenticarti di fare i complimenti a WYFR – Family Radio per il servizio delle loro news, sempre degne della massima attenzione.

Spedisci sempre gli auguri di Pasqua e Natale soprattutto alle redazioni di quelle emittenti che non li festeggiano. Dimostrerai così di essere disponibile al rispetto degli altri e parteciperai alla costruzione della pace del mondo, che è il fine principale del radioascolto.

Se non ricevi risposta da un’emittente non pensare MAI che sia per il loro disinteresse nei confronti di quello che scrivi!! Anzi, prendi la buona abitudine di pensare che quello che scrivi tu è importante per la conoscenza universale e che nessuno può permettersi il lusso di ignorarlo. Puoi sempre dare la colpa alle poste, o argomentare con sussiego e supponenza della scarsa attenzione nei confronti dell’uditorio da parte di quella stazione, che non si è mai vista una radio che sia fatta per trasmettere programmi e non per mandare adesivi e bandierine a chi glieli richiede, come si permettono?

Quando ascolti il tuo nome citato in un programma sorridi sempre di autocompiacimento. Lo vedi? E’ facile sentirsi importanti, TU sei stato citato dalla redazione italiana perché TU sei importante per loro. Gli ascoltatori hanno ascoltato il TUO nome sulle onde radio, oggi sei TU il protagonista. Ringrazia per gli applausi, te li sei meritati.

Disprezza Internet ogni volta che puoi! Internet è lo strumento del diavolo perché permette a tutti di ascoltare le stazioni lontane in studio quality e questo non va bene. Le onde corte hanno sempre un futuro e internet e le trasmissioni via satellite non possono nulla contro i transistor del Sangean. Internet permette alla gente di parlare e comunicare, come osa?

Non partecipare a forum, mailing list, Facebook o altre iniziative di discussione. Il bravo radioascoltatore, proprio perché tale, mantiene intatta la sua verità e cura personalmente i suoi contatti. Se proprio fa parte di un gruppo on line (ma Internet è lo strumento del diavolo, ricordi?) esprimerà il suo risentimento verso tutti quelli che non lodano Radio Cina Internazionale, limitandosi a esprimere inutili idee personali che non interessano a nessuno e cercando di entrare in quello che loro chiamano "dialogo" e che tu definisci, più giustamente, "polemica".

Emanuela Falcetti: cancellata “Italia: Istruzioni per l’uso” dal palinsesto RAI

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Il riassetto delle trasmissioni radiotelevisive ha, generalmente, sempre portato a un impoverimento della offerta precedente.
Sono state “silurate” trasmissioni bellissime e storiche. Mi viene da pensare a “Fabio e Fiamma” su Radio Due (ve la ricordate “La trave nell’occhio?”), ma anche trasmissioni di servizio come “3131” hanno lasciato il passo a un palinsesto decisamente meno qualificato sul piano informativo e sulla qualità dell’intrattenimento (basti pensare a come si è ridotto “Black Out” dopo almeno venticinque anni di onoratissima carriera).
Oggi però sono contento.
La RAI ha deciso di non mettere più in onda il programma “Italia: istruzioni per l’uso”, su RAI Uno condotto da Emanuela Falcetti.
Non ho mai amato la sua modalità di condurre il programma che personalmente ho sempre trovato eccessiva, inadeguata e invadente, in genere non mi piacciono troppo i giornalisti che fanno domande lunghissime e poi chiedono risposte in tre secondi perché “Si sbrighi abbiamo poco tempo…
Non  ho mai trovato “Italia: Istruzioni per l’uso” una vera trasmissione di servizio, sarà per questo giornalismo “gridato” che mi sembra fuori luogo.
Penso che questo programma possa tranquillamente essere destinato agli archivi della RAI senza troppi rimpianti.
Sono anche contento che il programma presentato dall’ex reginetta di Discoring non abbia più, al mattino, l’appendice televisiva su Rai News 24, che è un’emittente seria, nei commenti di Corradino Mineo, che è un giornalista serio.

L’ultima trasmissione, quella di questa mattina, è andata avanti fino alla fine, con l’interlocutore che negli ultimi secondi diceva alla Falcetti “Sei una grande!“, complimento che mi è sembrato un po’ esagerato, ma ognuno ha le sue opinioni. La mia è che di questa trasmissione non sentirò certamente la mancanza.

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I 70 anni “commuoventi” della Redazione Italiana di Radio Cina Internazionale

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Oggi mi è arrivata una mail da Radio Cina Internazionale in cui mi si informa del compimento del 70° anniversario delle loro trasmissioni in italiano.

Una volta mi piaceva ascoltare certe emittenti straniere, scrivere, ricevere le loro risposte. Mandavano un sacco di gadgets e solo sapere che un segnalibro o un ritaglietto di carta velina provenivano dalla Cina era una soddisfazione straordinaria.

Ma allora non esisteva Internet, non c’era la posta elettronica, non si poteva contare sulle antenne paraboliche, i segnali arrivavano via onde corte e, soprattutto, ero molto più giovane e scemo.

Adesso sono invecchiato, la radio mi serve per ascoltare programmi veramente interessanti (quindi non propaganda) in casa e in macchina, le stazioni straniere le ascolto via satellite o in streaming, perché una delle cose per cui non smetterò mai di ringraziare la vita è la rete.

Sono vecchio, dunque, ma so ancora leggere e, soprattutto, so come è fatta una mail.

Apro l’invio della Redazione Italiana di Radio Cina Internazionale e, come spesso succede, ritrovo il mio indirizzo nel campo “To:” assieme a quello di una ventina di altre persone.

Gentili, non ci sono dubbi, così se io avessi voluto NON far conoscere il mio indirizzo di posta elettronica ad altri ascoltatori di Radio Cina Internazionale, sono stato accontentato, eccomi lì.

Del resto non posso proprio lamentarmi, perché anch’io, a mia volta, possono conoscere i dati degli altri, anche se non me ne importa proprio nulla, e vissero tutti felici e contenti.

Il “blocco” di destinatari della mail non è molto corposo, alcuni indirizzi vengono addirittura ripetuti più volte (chissà perché, magari pensano che sia una cosa importante), ed è organizzato in ordine alfabetico dalla S alla Z. Quindi questo non solo vuol dire che un servizio pubblico come quello delle trasmissioni per l’estero della radio di stato cinese non disponga (o non voglia disporre) di una mailing list chiusa che salvaguardi la privacy dei propri componenti (che, immagino, non avranno dato quei dati perché venissero ridiffusi in rete), ma che, se tanto mi dà tanto, i destinatari delle comunicazioni in italiano via posta elettronica dovrebbero essere circa 200.

E’ un sistema che sta tirando le cuoia, perché è evidente che il “ritorno” in termini di interesse è particolarmente basso.

Però anche quest’anno ci teniamo il concorsino. Per partecipare bisogna rispondere ad alcune domande. Una è: “Radio Cina Internazionale ha in programma di stabilire quante sedi generali all’estero?”. E va beh, se non lo sanno loro…

C’è anche spazio per una lacrimuccia: “Nell’arco di 70 anni sono state raccontate molte storie commuoventi: innumerevoli sognatori hanno raccontato in varie lingue i cambiamenti della Cina; numerosi giornalisti coraggiosi presenti sui luoghi degli eventi hanno registrato razionalmente i cambiamenti internazionali; molti ascoltatori che non abbiamo mai incontrato sono diventati i nostri più fedeli compagni di viaggio…….”

C’è di che immaginarseli questi sognatori, queste storie “commuoventi”, questi giornalisti coraggiosi che hanno “registrato razionalmente” i cambiamenti internazionali.

Peccato per loro che non ce ne fossero, o siano stati assai poco coraggiosi, quando il 4 giugno del 1989 si compiva la strage sulla Piazza Tienanmen.

I “Silenzi Opprimenti” di Aldo Forbice a Roseto degli Abruzzi

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Nella ormai consuetudinaria cornice della saletta del “Ciabattino” della Villa Comunale di Roseto degli Abruzzi, si è tenuta jersera la presentazione-incontro con il giornalista Aldo Forbice (nomina sunt consequentia rerum!) che ha introdotto gli astanti (che, al solito, saranno stati una sessantina a giudicare dalle sedie vuote) alla lettura di un volume di poesie dall’allegro titolo di “Silenzi opprimenti”.

La kermesse, inizialmente fissata per le 18, è iniziata abbondantemente alle 18,25 perché non sia mai che si inizi puntuali per aver rispetto di quelle sette o otto testine a pinolo che oltretutto hanno anche avuto la malsana idea d’arrivare puntuali, c’erano da aspettare gli ex onorevoli, il sindaco con fascia tricolore (che non è venuto), la locutrice, l’assessore alla cultura (giunto trafelatissimo) e anche due bagnanti da Rovereto e uno da San Coso.

Aldo Agatino Forbice è il conduttore della rubrica radiofonica “Zapping”, in onda da 16 anni su Radio Uno.

Perfino la voce che gli è stata dedicata da Wikipedia afferma che: “La conduzione di Forbice di Zapping è stata spesso oggetto di accese critiche, in particolare per la presunta faziosità del conduttore incline ad appoggiare lo schieramento di centro-destra, nonché per l’abitudine di troncare in maniera brusca e sgarbata l’intervento di ascoltatori che esprimono opinioni poco gradite.”

Forbice fu l’autore di formidabili e indimenticabili frasi pronunciate alla radio, come «Ma per carità! Ma va va lei e quelle migliaia di allocchi che ancora stanno a sentire le cretinate di Grillo! Grazie, buonasera.» o (a proposito della proposta di intestare una strada a Bettino Craxi) «Ma per favore, ancora??? Craxi è l’uomo più perseguitato d’Italia! Quanto tempo deve durare questa persecuzione?»

La scrittrice Lidia Ravera, già collaboratrice occasionale di “Zapping” del 2007, ha scritto della sua esperienza alla trasmissione: “poi una signorina di Padova ha provato a dire che su internet c’era una informazione più libera , che ai telegiornali…Il dottor Forbice l’ha aggredita, le ha dato della stupida, ha detto che Internet smercia balle eccetera…”

Sulla completezza dell’informazione in un servizio pubblico, poi, Forbice nel 2004 si lasciò scappare questa frase: “Ognuno dà le notizie come gli pare, per l’informazione ci sono i telegiornali. Se volete tutta l’informazione, ascoltate quelli.”

E’ chiaro che una persona così è stata insignita dell’onoreficenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e all’amministrazione comunale di Roseto degli Abruzzi non è parso il vero di invitarlo, per cui, armato di fotocamera e giacca di rappresentanza (la stessa che usai per andare a votare l’ultima sera del “Roseto Opera Prima” -oh, cosa volete, non ho mica il guardaroba pieno!-) sono andato a sentire l’incontro col pubblico.

Il libro è uno di quelli sponsorizzati da una Banca, la Banca Teramo, per l’esattezza, il cui attuale presidente è l’ex onorevole Antonio Tancredi.

[Aldo Forbice e l’ex onorevole Tancredi]

In breve, uno di quei libri che si presentano, di cui qualche copia andrà a finire nelle librerie locali, altre saranno regalate a ospiti illustri del territorio, altre ancora finiranno nelle biblioteche delle scuole e delle municipalità in attesa di essere consultate, le ultime nei remainders con il 70% di sconto.

L’atmosfera è stata di circostanza. Insomma, come siamo stati bravi, guarda qui che bèi versi, queste poesie sono meravigliose (a me non è che siano sembrate poi tutto questo gran che, anzi…), tra i poeti raccolti, oltre a una introduzione di Alda Merini (che a me non è mai piaciuta molto, a parte la sua frase che per avere carattere bisogna per forza avere un caratteraccio), anche qualche politico locale, il Bondi de noàntri, insomma.

[La presentatrice dell’incontro]

Storica la gaffe della locutrice quanto ha parlato dei “nostri spregevoli ospiti”. Voleva dire “pregevoli”, naturalmente, e non può e non deve essere crocefissa per questo, per carità, me ne guarderei bene, ma se Freud ci ha insegnato qualcosa, è che dal lapsus, dalla sbadataggine e dal motto di spirito, specie se involontario, c’è sempre un inconscio che salta fuori. e un inconscio significa in mondo intero, va beh, transeat.

Forbice è stato più volte “pizzicato” a rispondere al telefonino durante gli interventi dei convenuti e l’ho anche immortalato.

[Aldo Forbice mentre estrae il telefonino durante l’incontro]

Avrei voluto rivolgergli una domanda: “Visto che il volume si intitola ‘Silenzi opprimenti’, che ne pensa del silenzio opprimente cui il governo sta per sottoporre i blog e i siti web italiani, visto che Lei fa informazione -o, almeno, dovrebbe farla perché, peraltro, la paghiamo per questo?”

Nessuno spazio per le domande (a dire il vero non per volere di Forbice), sono le otto e si va tutti a cena.

Mi sono tolto la giacca e i pantaloni e mi sono messo tragicamente in mutande. Dopo certe esperienze la condizione umana non può essere rappresentata altrimenti.

Radioascolto – Alfredo Gallerati – Raccomandate respinte

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Alfredo Dante Gallerati fa parte dell’Associazione Italiana Radioascolto.
E’, inoltre, titolare di una sezione dedicata al radioascolto pubblicata su "Radio Rivista", organo dell’Associazione Radioamatori Italiani.

In qualità di titolare del sito web www.radioascolto.it, ha scritto all’indirizzo web:

http://www.radioascolto.it/03c_associazioni.htm

"Poco più tardi Monferini viene estromesso dall’Air. Il leader di uno spontaneo movimento "autonomista" riesce intanto ad aggregare intorno a sé un buon numero di BCL in aperto conflitto, per le più diverse e discutibili ragioni, con l’Air. Erano persone come: Walter Mola, Valerio Di Stefano, Luigi Basso, Giuseppe Zella ed altri che poi diverranno nemici dell’Air ad oltranza." [01]

Per quello che riguarda la mia persona (espressamente nominata) ritengo che tali affermazioni non corrispondano al vero e abbiano valenza denigratoria nei miei confronti.

In primo luogo perché sono stato tra i primi ad iscrivermi all’AIR e a ricoprire incarichi in seno ad essa (alcuni verbali di assemblea dei primi anni ’80 portano la mia firma). Ho, inoltre, riavvicinato l’AIR con la mia iscrizione risalente al settembre 2009 (ringrazio pubblicamente Giancarlo Venturi per la disponibilità ad accogliermi). E’ pur vero che anche questa iscrizione si è risolta con le dimissioni e la presa d’atto delle divergenze. Ma almeno non si può dire che io non ci abbia provato.
In secondo luogo perché il mio nome e i miei comportamenti sono stati associati a quello di Dario Monferini, che il 9 luglio 2009 pubblicò la falsa notizia della mia morte nel tragico incidente di Viareggio, e ai suoi comportamenti.

Le mie ragioni di "aperto conflitto" con l’AIR sono state definite "diverse e discutibili".

Non desidero limitare la libertà di nessuno di dissentire dalle mie opinioni. Ma non per questo debbo sentirmi limitato nella mia libertà di dissentire dalle posizioni e modalità operative dell’AIR, diffondere ed esprimere il mio pensiero con ogni modo lecito a mia disposizione, senza per questo essere definito "autonomista".

Nel tentativo di addivenire a un accordo che ho definito di "gentlemen agreement", ho inviato al Gallerati una raccomandata (in data 7 maggio 2010) attraverso il servizio on line del sito di Poste Italiane. [02]

La raccomandata è stata respinta dal destinatario [03]

Successivamente ho inviato una seconda raccomandata al Gallerati dall’Ufficio Postale di Verona 25 [04].
La raccomandata è stata, questa volta, regolarmente ritirata con debita firma di scarico. [05]
In seguito la busta contenente la raccomandata e il testo della lettera mi sono stati di nuovo rinviati indietro dopo che, con tutta evidenza, era stata presa visione del contenuto [06].

Naturalmente non si può dichiarare di non avere ricevuto una raccomandata, anche se la si è rispedita indietro subito dopo avere firmato la ricevuta alle poste.

E naturalmente non può dirlo Gallerati, il quale ha corretto la pagina, sostituendo il mio e i nomi di Walter Mola, Giuseppe Zella e Luigi Basso con una dicitura più generica. La pagina corretta infatti recita:

"Poco più tardi Monferini viene estromesso dall’Air. Il leader di uno spontaneo movimento "autonomista" riesce intanto ad aggregare intorno a sé un buon numero di BCL in aperto conflitto, per le più diverse e discutibili ragioni, con l’Air. Erano persone che poi diverranno nemici dell’Air ad oltranza." [07]

Ma il web ha la memoria molto lunga.
Il sito archive.org [08] contiene lo "storico" di Internet fino al 2008.
Andando a ricercare sul servizio "The WebBack Machine" è possibile risalire a una versione del 6 luglio 2007 in cui tali espressioni sono già chiaramente rintracciabili [09].

E’ chiaro, dunque, che la correzione è recentissima e conseguente alla lettura della raccomandata, perché tale correzione non è stata neanche registrata su Google, che continua, ad oggi, a riportare il vecchio testo. [10]

Ma come se non bastasse, nel tentativo invero malriuscito di ripulire la pagina da quelle espressioni, Gallerati lascia una "traccia" evidentissima.
All’indirizzo web
http://www.radioascolto.it/03b_associazioni.htm
regolarmente collegabile in rete (almeno fino ad ora) e che rappresenta una sorta di versione non definitiva (ma pur sempre consultabile e disponibile) la dicitura non è stata corretta. [10bis]

Non è la prima volta che vengono rimossi contenuti dal sito www.radioascolto.it.
Ad esempio, non vi si trova traccia dell’attività di DX Editor che Gallerati ha svolto per conto del programma italiano della Voce dell’Iran (VOIRIB) nel 2005.
Gallerati, nel dicembre 2005, informa la mailing list "Conexion digital" dell’esistenza del programma da lui condotto per l’Iran [11].
La sua segnalazione verrà pubblicata sul n. 345 di "Conexion digital" del 14 dicembre 2005 [12] e si ha ragionevole motivo di ritenere che da li’ non verrà cancellata.

Gallerati scrive: "Per fare un sano radiantismo è necessario superare personalismo ed individualismo." [13]

Prendo serenamente atto anche di questo.

[01] https://www.valeriodistefano.com/public/radioascoltoitscreenshot.png
[02] https://www.valeriodistefano.com/public/racc07052010.png
[03] https://www.valeriodistefano.com/public/racc07052010respinta.jpg
[04] https://www.valeriodistefano.com/public/racc07062010.jpg
[05] https://www.valeriodistefano.com/public/racc07062010consegnata.png
[06] https://www.valeriodistefano.com/public/racc07062010respinta.jpg
[07]
https://www.valeriodistefano.com/public/radioascoltoitpaginamodificata.png
[08] http://www.archive.org
[09]
http://web.archive.org/web/20070706042912/www.radioascolto.it/03c_associazioni.htm
[10] https://www.valeriodistefano.com/public/ricercagoogleradioascoltoit.png
[10bis]
[11] https://www.valeriodistefano.com/public/dxeditorvoiri.png
[12]
http://archive.hard-core-dx.com/channels/conexion/2005-12/2005121202150923.html
[13] http://www.radioascolto.it/03c_associazioni.htm


(C) Valerio Di Stefano 2010
E’ permessa la riproduzione integrale di questo scritto purché non a scopo di lucro e a patto che questa dicitura sia riprodotta.