Risotto al radicchio trevigiano, prosecco e provola affumicata

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Son grato agl’istolti che han gradito la ricetta degli straccetti di carne ripeni di verzure e conditi colla salsa allo zafferano colla quale ci lasciammo colla fame e collo stòmaco vàcuo essendo codesta, come è ben noto, una ricetta del cazzo, e prometto a’ suddetti un piatto degno di codesto nome che potrete servire a’ vostri ospiti ignari e beòti, illudendoli di far loro assaggiare una vivanda da veri scèfffffff, il che è assai facile considerati i bàrbari e spregevoli costumi alimentari degli umani.

Per fare il risotto al radicchio, prosecco e provola affumicata avete bisogno di ingredienti assai semplici da trovare, ma sulla loro qualità è d’uopo ragionare artusamente oltre la mera elencazione.

Pigliate il riso, ma state attenti che sia un riso che tanga bene la cottura e non si disfi. Mi raccomando, ci tengo particolarmente, chè se no divento intollerante e principio a ragionar colle dovute supponenza e alterigia anche delle questioni più futili e dozzinali.
Il riso, dunque, ha da esser Carnaroli, se proprio volete andar sul sicuro va bene anche il tradizionale "Parbòiled", che altri chiama "RisoFlora", benché è da riconoscere che si tratti d’un riso impoverito, ma tanto anche il Carnaroli è bianco e brillato, sicché c’è poco da fare, o vi accontentate, o vi attaccate al cosiddetto batacchio, oppure ve l’andate a raccogliere da voialtri soli il riso nelle campagne del vercellese.

Pigliato dunque codesto riso, abbisognerete del radicchio, ortaggio mai sufficientemente lodato per la sua versatilità tra i  fornelli anche perché "quando non c’è altro è bòno anche un culo gnudo", come dice la mi’ mamma, soprattutto se è fresco, perché, come diceva il mi’ nonno Armando, fresco si mangia anche un chiodo arrugginito. Il radicchio può esser di qualsivoglia specie e fatta, a cappuccio, a supposta (buona anche per usi paralleli e rettali se proprio uno non ha altro da fare) e tardivo. Il tardivo trevigiano è in assoluto il migliore.

Sulla qualità del prosecco non mi pronunzio, giacché ce ne sono di bevibili anche a prezzi da discount, l’essenziale è che sia Prosecco di Valdobbiàdene e non un Brut qualsiasi, chè se vi confondente mi va il sangue al cervello. Ovviamente avrete l’accortezza di non sprecare un Foss Marai per cucinare, tenete bene in conto che di prosecco ce ne andrà parecchio nel piatto, sicché regolàtevi.

Necessiterete anche della pròvola affumicata e qui son casi vostri, giacché o la pigliate il più possibile naturale e ad affumicatura artigianale, o se vi affidate alle "trecce" o altri formaggi a cui è stato iniettato l’odor di "fumé" rischierete seriamente di rovinare il piatto.

A parte nel frattempo avrete preparato un court-bouillon, con cipolla, sedano, carota, mazzetto di odori, tanticchia di patata, un po’ di sale marino e quant’altro vi piaccia, ma se non ce l’avete il Brodo Granulare Knorr alle verzure farà egregiamente al caso vostro, sì lo so che non è la stessa cosa ma quello della Knorr è uno dei marchi cui son più affezionato da quand’ero piccino, e guai a chi me lo tocca, è una sorta di imprinting, e allora cosa ci volete fà’?

Tritate ordunque assai bene la cipolla nel tegame (sempre e rigidamente nonché immancabilmente di Vostra Madre!!) e fatela imbiondire in poco olio (la cipolla, non Vostra Madre!), tanto ve lo regàlano l’olio al supermercato, sicché guardate d’andarci pianino, poi vi viene il polistiròlo, e quando sarà dorata e NON bruciata (malidetto chi vi còce ‘r pane, ma allora siete duri!) farete tostarvi il riso in modo che s’insaporisca, di che non si sa, c’è solo un po’ di cipolla, ma dice che i grandi sssCCCèèèEEEfffFFFsss fanno così, o allora?
Girate il riso in modo che s’impregni dell’oliùme cipollàto, dopodiché potrete cominciare a versare il court-bouillon o il brodo di dado (a seconda che siate dei draghi o delle mezze calzette, ça va sans dire!) a mestolate, ma vi consiglio, onde evitare di rompervi i coglioni a girare continuamente, di versarlo a coprire, così il riso si cuocerà in modalità "Pilaf", facendovi risparmiare moccoli e attese inutili.

Subito dopo aggiungete il radicchio, che avrete ridotto nel frattempo a listarelle sottili, oppure tagliàtelo come vi pare, tanto ciavete da mangiallo voi, mica io.

Versate anche una buona mezza bottigliàta di prosecco (dose raccomandata per tre o quattro persone), un po’ di più o un po’ di meno, a seconda del vostro gusto, considerato che una dose generosa di prosecco dà al piatto un sapore asprigno per nulla sgradevole, e non guardatemi con quella faccia se no vi pigliate due gollettoni nella ghigna subito. Sappiate solo che una dose esagerata di prosecco rischia di rovinare il piatto e di farvi fare una stercofigura co’ vostri ospiti.

Quando il liquidùme si sarà ritirato, e il radicchio disfatto, il che per certi tipi di riso può prolungare la cottura anche verso i 17 minuti (sempre rimestando nel tegame di Vostra Madre di cui sopra) farete disciogliere la provola affumicata tagliata sottile anch’essa. Amalgamate bene, e se dovesse restare un po’ di liquido non ritirato, spegnete il fuoco e in codesta guisa continuate a girare.

Unite al composto il grato odore della noce moscata, lasciate riposare un minuto e portate in tavola tra il gaudio e il tripudio generali (fuochi d’artificio, triccheballàcche e veroni adornati a festa).

Potete berci il prosecco avanzato, ma se fosse un pasto di quelli raffinati perdavvero, vi consiglio un Franciacorta, l’unico Brut degno di essere vagamente bevuto, lo Sciampàgna non ve lo raccomando perché dà alla testa e siete già briài mézzi per conto vostro.

Anche per oggi tèrmina qui la rubrica dello ScèffiSSSSSSSSSsss…

Involtini di carne con verdure al forno in salsa di zafferano

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Comincio testé questa rubrica di economia domestica e di igiene alimentizia cor una ricetta che vi verrà grata e che ho fatto oggi, non avendo in casa che quattro fettine di carne sottilmente tagliate dal macellajo rincorbellito, e che s’avevan a buttar via se non ci fosse stato altro da aggiungervi.

V’avverto che si tratta d’un piatto assai lèggio e che se non ne preparate a sufficienza di codesti involtini potreste ritrovarvi, com’io mi ritrovièdi in effetti, a completare il già misero manducare con pane e salame e vino di quello buono, chè in mancanza di cose di sostanza, è sempre bene attingervi.

Questa è una ricetta adeguata alle signore a dieta, giacché di grassi un ce n’è proprio punti, e che è tutta un’illusion per lo stomaco ma soprattutto per gli occhi, che pensan di mangiare assai.

Dunque, munitevi di:

– 1 macellajo ricorbellito
– 2 fette di carne a testa tagliate sottili, meglio se della parte delle fettine alla pizzajuola, chè il taglio è più ignobile ma vengon più saporose al palato e non vi parrà nemmeno della differenza
– zucchine o coccocce o cococcille o come cazzo le chiamate
– radicchio in foglie oblunghe, meglio se tardivo ma o cchio che quello costa una caterva di vaìni
– una supposta di indivia belga per vostri personali trastulli
– latte parzialmente scremato un mezzo bicchiere sennò diociliberi guarda qui non entro più nei vestiti
– una bustina di zafferano ogni due commensali
– farina un cucchiajo raso
– sale, pepe e aromi quanto basta
– stecchini da denti

Insaporite le fettine di carne tagliate sottili col sale fino, il pepe, se la gradite una fogliolina di salvia fresca, ma aglio no se no viene la mia massaia appo voi e vi rovina dai nocchini.

Smettetela ora di rompere i coglioni alla carne e passate alle zucchine, che taglierete a listarelle anch’esse sottili e che passerete al forno assieme al radicchio in foglie e alle medesime della supposta di indivia belga, poi se non avete l’indivia belga metteteci un po’ cosa vi pare, ma cosa volete che me ne freghi a me, salate il giusto, che le verdure pajano avere una loro sacralità agli occhi delle donne, ma è ormai acclarato che non v’è alcuna susta in esse.
Quando tutto si sarà grigliato, mettetene una generosa dose nelle fette oblunghe, alternando, se volete, le zucchine col radicchio e l’indivia, ma tanto non se ne accorgerà nessuno e allora cosa state lì a fare a votarvi i coglioni, arrotolate la carne degl’involtini e fermatela cor uno stecchino da denti stile saltimbocca alla romana.

Ponete il tutto sulla teglia del forno che avrete lasciato precedentemente in caldo, munita della maladitta carta forno che prima di stendersi vi si arrotolerà di nuovo due o tre volte insistendo a voler pigliare la forma originaria.
Ciò fatto, non ugnéte la carta forno, ma versate appena appena un filo d’olio extravergine d’oliva sugl’involtini, i quali cuoceranno un un amen, sicché sbrigatevi col resto.

Ora pigliate un pentolino in cui verserete il latte, la farina, altro sale, pepe, e le bustine di zafferano, che non vi preoccupate se viene forte, perché la salsa ha da esser così, se non si sente lo zafferano allora cosa ce lo mettete a fare, madonna come li odio quelli che fanno il risotto alla milanese per otto persone e ci mettono una bustina stitica di zafferano comprata alla Coop!!
Ponete il tegame (meglio se di Vostra Madre) sul fuoco basso basso e comunciate a rimestare cor una frusta, andrebbe bene anche un cucchiajo di legno ma oggi mi sento particolarmente rompicoglioni.

Cominciate a girare la salsa affinché possa inspessirsi, versatela a specchio nel piatto di portata e adagiatevi gl’involtini bollenti, indi servite ben caldo, poi mi raccontate cosa volevate di più, chè oggi un ciavevo nulla in casa.

Ci si può bere del Prosecco di Valdobbiàdene, ed essendo un piatto che fa assai colpo sulle PHYAE aspettatevi un dopocena scoppiettante, tuttavia resterete colla fame essendo una pietanza di scarsissimo valore nutritivo, ecco, l’avete voluta la ricettina del giorno, o ciuccàtevi i diti!!