Oggi sono stato alle Poste

– Buongiorno polito e riverito utente, in che cosa posso rendermi fattiva per restare ai suoi servigi?

– Buongiorno spettabile impiegata, avrei bisogno di spedire una raccomandata e di fare un’operazione a denaro, per cortesia (e sottolineo P-E-R C-O-R-T-E-S-I-A).

– Uh, ma che vedo???? Passi pure per la raccomandata, ma l’operazione a denaro non gliela posso proprio fare, no, no, non se ne parla, sa?

– Ma su, via, è mia convinzione che se Lei lo desiderasse, potrebbe fare un’eccezione ed accettarmi l’operazioncina a denaro evitandomi di fare una seconda fila.

– Oh, che insolenza, ma questo non è proprio possibile, sa? Per chi mi ha preso?? Guardi quanta gente c’è dietro di Lei (tre persone).

– Ma è il mio turno!

– Ah già, mi faccia vedere il bigliettyno. Ah, peggio ancora. Orrore delle mie pupille, veggo qui che lei, povero e rintontito utente, ha sbagliato a prendere la prenotazione. Doveva premere il tasto in alto invece ha premuto quello in basso, mal gliene incolse, ora lei prende tutti i suoi ciottolini e fa un’altra fila alle casse che sono abilitate anche per la spedizione delle raccomandate, ma te guarda che insolenza.

– Ma io non posso fare tutta questa fila, ho una bambina piccola a casa.

– Cazzi suoi, o peripatetico, io gliel’ho detto, poi faccia un po’ come le pare, io non ho tempo da perdere. (Gentile)

Dopo 45 minuti di attesa nella nuova fila

– Di bel nuovo inclito utente, disponga pure di me a suo bell’agio.

– B-b-b-buongiorno, mi sc-sc-sc-usi de bal-bal-balbetto ma ho i nervi a pe- a pe- a-pe -a pezzi dall’attesa.

– Faccia poco il gazzosino e lo spiritosetto, dia qui, che cos’ha, un’operazione a denaro??

– Sì, e ho anche una rac- raccomandata.

– Eh, no, mi scusi, lei non può venire alle poste a prendere in giro i poveri impiegati che lavorano unicamente per il bene del pubblico e per vendere prodotti finanziari. Sappia che a noi delle poste c’importassai della corrispondenza, che sarà, questo sì, un diritto costituzionale ma che per noi è un peso morto incredibile, e poi non posso assolutamente accettarle nulla dato che non ho la connessione Internet.

– Ma una volta le raccomandate si accettavano a mano.

– Eh, caro il mio Coso, lei è ancora all’età del Pleistocene. Oggi è tutto ollàin. Vada a casa e ritorni quando siamo a posto, vedrà che prima o poi ci riesce.

. MA L- L- L- Lei allora mi vuol D-D-D-D-DISTRVGGERE!!!!!!!!!! (ricovero coatto del polito utente)

 

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PECcati veniali

Il mio datore di lavoro (Pubblica Amministrazione) deve mandare al mio datore di stipendio (Ufficio del Tesoro) alcuni incartamenti che mi riguardano.

Per farlo usa la tradizionale raccomandata.

Sia il mio datore di lavoro che il mio datore di stipendio sono dotati di caselle di Posta Elettronica Certificata.

L’affrancatura della raccomandata è a carico dei cittadini contribuenti. Se usassero la PEC non ci sarebbero costi per nessuno. Io non ho parole. O, meglio, le ho. Ma è meglio che non le scriva.

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Esame di invalidità

Oggi mi è arrivata una raccomandata dall’INPS.

Mi dicono che devo presentarmi a una visita DOMANI. La lettera porta la data dell’11 novembre scorso, ma il timbro postale è quello del 28 novembre. L’ufficio postale di partenza è quello di Torino A.D.

Cioè, l’INPS di Teramo mi spedisce una raccomandata da Torino. Mi sembra normale. Così si ottimizzano le prestazioni del sistema, si sfruttano le sinergie e si va dritti verso la catastrofe.

Se oggi non fossi stato in casa il postino avrebbe lasciato un avviso. E visto che la visita di domani è fissata alle 13,15, se domattina me la fossi presa comoda, o avessi rimandato il ritiro della missiva a dopodomani, addio visita.

Oh, non che sarebbe successo poi chissà che. No, mi avrebbero SOLO sospeso il sussidio di invalidità. Così. SOLO perché una raccomandata non è stata recapitata con un congruo preavviso. Poi, certo, avrei potuto richiedere a mia volta la visita successivamente.

Ah, la visita serve come verifica nei confronti di chi percepisce sussidi di invalidità. Cioè quella che mi hanno riconosciuto LORO. Ho risposto con una PEC che, certamente, domani alle 13:15 NON sarà sul loro tavolo.

Kafka se la ride.

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La Posta Elettronica Certificata che non arriverà mai

Il mio cosiddetto “datore di lavoro” ha una casella di posta elettronica certificata.

Anch’io ho una casella di posta elettronica certificata.

Entrambi conosciamo i rispettivi indirizzi. Quindi possiamo inviare comunicazioni di qualunque tipo, incluse dichiarazioni d’amore, con il valore legale di una raccomandata con ricevuta di ritorno a costo praticamente zero (la mia PEC costa 5 euro l’anno IVA esclusa, meno di una raccomandata di tipo tradizionale).

L’altro giorno ho ricevuto una raccomandata cartacea con ricevuta di ritorno.

Prezzo dell’affrancatura 4 euro. Cioè, i cittadini italiani hanno speso 4 euro per mandare a me una raccomandata con ricevuta di ritorno quando il mio datore di lavoro (che, evidentemente, per le spese postali, accede a un fondo pubblico) avrebbe tranquillamente potuto inviarmi un allegato in PDF con recapito praticamente istantaneo, al posto dei due giorni di trasporto impiegati dal cartaceo.

Noi siamo in leggera controtendenza.

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Volevo solo spedire una raccomandata…

Una raccomandata.. e che sarà mai??

Una raccomandata è una di quelle cose che ti mettono sicurezza, cambiano i modi di gestirlo, ma il prodotto esiste da sempre, tu vai all’ufficio postale con la tua letterina, fai diligentemente la tua fila, l’impiegato/a ti guarda un po’ sbuffando, hai la tua ricevuta, paghi, grazie e arrivederci.

E invece no, perché le Poste Italiane hanno istituito l’ufficio complicazioni affari semplici delle raccomandate e della corrispondenza in genere.

Le Poste non sono minimamente interessate alle raccomandate in particolare e a tutta la corrispondenza in generale, se potessero ne farebbero a meno domattina di raccogliere, smistare, distribuire e recapitare lettere, cartoline (ma chi le spedisce più le cartoline…), avvisi, multe e quant’altro. Via, solo prodotti bancari, per lo più poco solidi, conti correnti, carte di credito, postamat, vendono perfino libri, cd, macchinette per fare il caffè espresso, ma quando si tratta di assicurare lo scambio di corrispondenza tra cittadini storcono il naso.

Dunque, la letterina ce l’ho, all’ufficio postale ci sono, la fila la sto facendo, quando mi accorgo che, maledetetto me e chi mi governa (in Toscana "governare" ha il significato di "dare da mangiare agli animali", il mi’ nonno Armando andava sempre a "governà’ i conìglioli"), ho dimenticato di prelevare i contanti al bancomat.

Pazienza, penso, illuso, alle poste sono dotati di un POS, accetteranno la carta di credito o il pagamento via bancomat, è già successo un’altra volta nell’altro ufficio postale, quindi la cosa è tecnicamente fattibile.

L’impiegata dello spotello delle raccomandate ostenta occhiali da presbite e un’aria che non mi piace.
E’ lì dietro lo sportello e fa andare avanti con esrema l-e-n-t-e-z-z-a i numeri della fila, tanto per confermarti che chi comanda è lei, ha appena finito di servire il cliente prima di me, cosa le costa premere il bottoncino? Non lo fa. Non lo fa perché -ne ho la certezza- vuole solo creare nervosismo, il suo scopo è quello che qualcunosi arrabbi, che le dica che non è corretto che la gente attenda il proprio turno mentre lei fa finta di rimettere a posto le carte, di cercare un modulo, di darsi una ravvivata ai capelli, di guardarsi in giro per vedere se, putacaso, l’ufficio si fosse svuotato tutto d’un bòtto per un allarme bomba (eh, non si sa mai).

– Buongiorno, signora…

– (….) nessuna risposta -oh,la signora è educata!-

– …dovrei spedire questa raccomandata, ma non ho contante con me, magari posso pagare con la carta di credito, sa, ho pensato di dirglielo prima di chiedere il serviz….

– No, noi non accettiamo assolutamente carte di credito…

– Ah, voi non accettate carte di credito. Emettete carte di credito, ma non ne accettate in pagamento, nemmeno se la carta di credito è emessa dal Servizio BancoPosta?

– E’ esattamente così! (e ostenta fierezza, ha appena detto una boiata cosmica e si rende conto che si tratta di una contraddizione in termini, è come se lo stato italiano, che batte moneta, non accettasse le monete che conia in pagamento…)

– Beh, allora pago con il Bancomat, quello lo potete accettare in pagamento…

– Sì, ma le raccomandate devono essere per forza pagate in contanti (e sottolinea quel "per forza" come per dire "E’ inutile che continui a insistere, il tuo Bancomat noi non lo prenderemo mai e poi mai…).

– Ma all’altro ufficio postale me l’hanno accettato in pagamento senza problemi…

– Non è assolutamente possibile, e, comunque, può andare all’altro ufficio postale, visto che dice così… (le spaccherei il bancone in faccia, perché sta dicendo che quello che le ho detto non è vero e sono cose che non tollero)

Non mi resta che desistere, anche perché l’altro ufficio postale non è aperto nel pomeriggio, quindi o vado a ritirare al Bancomat e faccio una seconda fila o torno il giorno dopo. Opto per la seconda opzione, ma di mattina, perché così, se ce la faccio, la raccomandata parte subito (non so se lo sapete ma se spedite una raccomandata nel pomeriggio, la data e l’ora di spedizione sono quelle normali, ma l’invio parte la mattina dopo, una volta il furgone delle poste si chiudeva alle sette di sera, ma, si sa, eravamo scemi, e le poste facevano le poste, non il gestore telefonico alternativo…).

La mattina dopo la signora è ancora lì. Non sembra affatto cambiata dalla sera prima, se non fosse perché porta indumenti diversi si direbbe che ha dormito all’ufficio postale, visto che fa pendant con l’arredamento.

– Buongiorno, signora…

– Ah, ha una raccomandata, vedo, ma non può venire qui e pretendere che parta subito, stiamo chiudendo il sacco per il furgone…

(incazzato sul serio perché ora basta) Signora, io non sto pretendendo niente, sono qui per richiedere un servizio che, oltretutto, viene regolarmente fornito, o, almeno, dovrebbe esserlo.

(Lei non si perde d’animo) Ah, vedo che non ha neanche compilato il mòdulo di accettazione della raccomandata…

(Stavolta ho la risposta e la crocefiggo sulla sedia!) No, non l’ho compilato perché il modulo non è disponibile per il pubblico, se lo metteste a disposizione, FORSE uno sfrutta i tempi vuoti e arriva allo sportello con tutto l’occorrente e allora tutto si velocizza…

– Non possiamo metterli perché se no la gente se ne porta a casa a decine e poi non ne rimangono…

– E allora cosa se la prende a fare con la gente? Anch’io ho fatto la mia fila e non mi sono lamentato di nulla.

Il fatto di non essersi lamentati di nulla, naturalmente, non le può importare di meno, anzi, il cliente è, per definizione, agli occhi dell’impiegato, quello che NON si deve lamentare, tanto sono loro che ti tengono per i coglioni ("Ma noi stiamo facendo solo il nostro lavoro…").

Compilo il cedolino, lo consegno e pago (stavolta in contanti). La signora mi dà la ricevuta e il resto. Ma mi accorgo che la ricevuta era "sporca". Ovvero che qualcuno aveva già scritto sulla carta calcante, e che l’indirizzo del destinatario del MIO invio si vede assai poco. Glielo faccio gentilmente notare:

– Ah, non ha nessuna importanza, quello che conta è il numero, la data e l’ora di spedizione (quindi anche se non lo riempivo era la stessa cosa??), ma se vuole possiamo annullare e rifare…

Certo che lo vorrei, ma ho passato un’ora in tutto alle poste e ho anche una vita, io. La raccomandata è regolarmente partita il giorno dopo, ovvero il 6 agosto. A tutt’oggi, 16 agosto, non è ancora arrivata.
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Radioascolto – Alfredo Gallerati – Raccomandate respinte

Alfredo Dante Gallerati fa parte dell’Associazione Italiana Radioascolto.
E’, inoltre, titolare di una sezione dedicata al radioascolto pubblicata su "Radio Rivista", organo dell’Associazione Radioamatori Italiani.

In qualità di titolare del sito web www.radioascolto.it, ha scritto all’indirizzo web:

http://www.radioascolto.it/03c_associazioni.htm

"Poco più tardi Monferini viene estromesso dall’Air. Il leader di uno spontaneo movimento "autonomista" riesce intanto ad aggregare intorno a sé un buon numero di BCL in aperto conflitto, per le più diverse e discutibili ragioni, con l’Air. Erano persone come: Walter Mola, Valerio Di Stefano, Luigi Basso, Giuseppe Zella ed altri che poi diverranno nemici dell’Air ad oltranza." [01]

Per quello che riguarda la mia persona (espressamente nominata) ritengo che tali affermazioni non corrispondano al vero e abbiano valenza denigratoria nei miei confronti.

In primo luogo perché sono stato tra i primi ad iscrivermi all’AIR e a ricoprire incarichi in seno ad essa (alcuni verbali di assemblea dei primi anni ’80 portano la mia firma). Ho, inoltre, riavvicinato l’AIR con la mia iscrizione risalente al settembre 2009 (ringrazio pubblicamente Giancarlo Venturi per la disponibilità ad accogliermi). E’ pur vero che anche questa iscrizione si è risolta con le dimissioni e la presa d’atto delle divergenze. Ma almeno non si può dire che io non ci abbia provato.
In secondo luogo perché il mio nome e i miei comportamenti sono stati associati a quello di Dario Monferini, che il 9 luglio 2009 pubblicò la falsa notizia della mia morte nel tragico incidente di Viareggio, e ai suoi comportamenti.

Le mie ragioni di "aperto conflitto" con l’AIR sono state definite "diverse e discutibili".

Non desidero limitare la libertà di nessuno di dissentire dalle mie opinioni. Ma non per questo debbo sentirmi limitato nella mia libertà di dissentire dalle posizioni e modalità operative dell’AIR, diffondere ed esprimere il mio pensiero con ogni modo lecito a mia disposizione, senza per questo essere definito "autonomista".

Nel tentativo di addivenire a un accordo che ho definito di "gentlemen agreement", ho inviato al Gallerati una raccomandata (in data 7 maggio 2010) attraverso il servizio on line del sito di Poste Italiane. [02]

La raccomandata è stata respinta dal destinatario [03]

Successivamente ho inviato una seconda raccomandata al Gallerati dall’Ufficio Postale di Verona 25 [04].
La raccomandata è stata, questa volta, regolarmente ritirata con debita firma di scarico. [05]
In seguito la busta contenente la raccomandata e il testo della lettera mi sono stati di nuovo rinviati indietro dopo che, con tutta evidenza, era stata presa visione del contenuto [06].

Naturalmente non si può dichiarare di non avere ricevuto una raccomandata, anche se la si è rispedita indietro subito dopo avere firmato la ricevuta alle poste.

E naturalmente non può dirlo Gallerati, il quale ha corretto la pagina, sostituendo il mio e i nomi di Walter Mola, Giuseppe Zella e Luigi Basso con una dicitura più generica. La pagina corretta infatti recita:

"Poco più tardi Monferini viene estromesso dall’Air. Il leader di uno spontaneo movimento "autonomista" riesce intanto ad aggregare intorno a sé un buon numero di BCL in aperto conflitto, per le più diverse e discutibili ragioni, con l’Air. Erano persone che poi diverranno nemici dell’Air ad oltranza." [07]

Ma il web ha la memoria molto lunga.
Il sito archive.org [08] contiene lo "storico" di Internet fino al 2008.
Andando a ricercare sul servizio "The WebBack Machine" è possibile risalire a una versione del 6 luglio 2007 in cui tali espressioni sono già chiaramente rintracciabili [09].

E’ chiaro, dunque, che la correzione è recentissima e conseguente alla lettura della raccomandata, perché tale correzione non è stata neanche registrata su Google, che continua, ad oggi, a riportare il vecchio testo. [10]

Ma come se non bastasse, nel tentativo invero malriuscito di ripulire la pagina da quelle espressioni, Gallerati lascia una "traccia" evidentissima.
All’indirizzo web
http://www.radioascolto.it/03b_associazioni.htm
regolarmente collegabile in rete (almeno fino ad ora) e che rappresenta una sorta di versione non definitiva (ma pur sempre consultabile e disponibile) la dicitura non è stata corretta. [10bis]

Non è la prima volta che vengono rimossi contenuti dal sito www.radioascolto.it.
Ad esempio, non vi si trova traccia dell’attività di DX Editor che Gallerati ha svolto per conto del programma italiano della Voce dell’Iran (VOIRIB) nel 2005.
Gallerati, nel dicembre 2005, informa la mailing list "Conexion digital" dell’esistenza del programma da lui condotto per l’Iran [11].
La sua segnalazione verrà pubblicata sul n. 345 di "Conexion digital" del 14 dicembre 2005 [12] e si ha ragionevole motivo di ritenere che da li’ non verrà cancellata.

Gallerati scrive: "Per fare un sano radiantismo è necessario superare personalismo ed individualismo." [13]

Prendo serenamente atto anche di questo.

[01] http://www.valeriodistefano.com/public/radioascoltoitscreenshot.png
[02] http://www.valeriodistefano.com/public/racc07052010.png
[03] http://www.valeriodistefano.com/public/racc07052010respinta.jpg
[04] http://www.valeriodistefano.com/public/racc07062010.jpg
[05] http://www.valeriodistefano.com/public/racc07062010consegnata.png
[06] http://www.valeriodistefano.com/public/racc07062010respinta.jpg
[07]
http://www.valeriodistefano.com/public/radioascoltoitpaginamodificata.png
[08] http://www.archive.org
[09]
http://web.archive.org/web/20070706042912/www.radioascolto.it/03c_associazioni.htm
[10] http://www.valeriodistefano.com/public/ricercagoogleradioascoltoit.png
[10bis]
[11] http://www.valeriodistefano.com/public/dxeditorvoiri.png
[12]
http://archive.hard-core-dx.com/channels/conexion/2005-12/2005121202150923.html
[13] http://www.radioascolto.it/03c_associazioni.htm


(C) Valerio Di Stefano 2010
E’ permessa la riproduzione integrale di questo scritto purché non a scopo di lucro e a patto che questa dicitura sia riprodotta.
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