Forse non lo sai ma pure questo è amore

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E lui che t’ha portato via la donna che amavi d’un solo colpo. Un incidente, dicevano.

E lui che è ancora lì, in giro per il paese, dopo sette mesi. Sette mesi in cui hai covato una rabbia antica, un rancore infinito e la voglia di stenderlo una volta per tutte. Sette mesi in cui hai pensato e ripensato. Ne hai studiato le abitudini, i movimenti, i vizi. Lo hai pedinato e lo hai guardato in faccia, lui, l’assassino. Una, cinque, dieci, venti volte, non importa quante, serviva per imprimerti bene nella mente la faccia dell’imperdonabile.

E lui esce dal bar. E la pistola è lì, nel giubbotto. Puoi sentirla, fredda e quasi impersonale. Ma sai che non sbaglierà. Qualche parola, niente di più. E poi spari. E spari, spari e ancora spari.
E lui cade a terra. Chissà se ha avuto il tempo di pensare a qualcosa o a qualcuno. Prima c’era, adesso non c’è più.

E lui, che nessuna giustizia umana adesso potrà più condannare, è stato condannato dalla tua vendetta.

Forse non lo sai ma pure questo è amore.

E vogl’essere chi vogl’io, ascite fora d’a casa mia!

Ci son momenti in cui uno non ne può più e dice basta.

A me è successo così, con una mail un po’ più pesantuccia delle tante altre ricevute. Me la mandava una  OnLus. Non ve ne dico il nome tanto non ve ne importa niente e le cose importanti sono ben altre (vivaddìo, un po’ di benaltrismo spicciolo me lo consento anch’io ogni tanto).

Mi dicevano che loro hanno in corso una iniziativa (e va beh, sono in tanti a farne di  iniziative…) soprattutto in collaborazione con un gioco da ricevitoria.

Mi è salito il sangue alla testa. Ma come, collaborate con un gioco di cui è concessionario lo stato, e per cui la gente si dissangua e ci si rovina la vita e venite a occupare la mia  casellina di posta elettronica con 170 Kb. di presentazioni, inviti, e soprattutto dati  postali, bancari o numeri di telefono della solidarietà a cui mandare un SMS “comodamente seduto nella mia poltrona”??

Io non voglio stare comodamente seduto nella mia poltrona. Io non voglio più che queste  organizzazioni grandi e piccole mi scrivano un’e-mail o mi mandino la loro propaganda cartacea del piffero. Se sono interessato alla loro causa li cercherò io, se no se ne stiano lontane.

Tra poco (cioè non troppo poco) sarà Natale e cominceranno a tempestarmi fraticelli, suorine, poverelli, mense caritatevoli, dovrò ricordarmi dei canguri dell’Australia, delle bambine abbandonate nello Zambia, delle vaccinazioni, dell’abbandono degli animali trattati a calci in culo, di mandare un obolo a quelli che dipingono con l’orecchio, a quelli che  suonano il pianoforte con i piedi, alle ragazze sordomute e al fondo di solidarietà “Dona anche tu un catetere a Valerio Di Stefano”.

No, non ci sto più, mi dispiace. Indurisco il cuore e gli faccio un mazzo così. Non mi  lascio più intenerire dalla faccia degli attori in televisione che sponsorizzano questa o  quella associazione. Non ne posso più delle stesse associazioni che mettono sullo spot televisivo gli stessi bambini che dicono di volere aiutare. Sono come quelli che li usano, o usano i cuccioli di cane, per impietosire i passanti, né più né meno.

Ci deve pensare lo Stato a questi bisogni. E se non ci pensa e crea questo vortice di denaro tra cinque per mille, otto per mille e donazioni volontarie vuol dire che qualcosa non funziona a monte.

Quindi io mi armo di firma digitale, di PEC ma soprattutto di rabbia e indignazione.

Voglio sapere dove e da chi hanno ricevuto i miei dati. E se non me lo dicono li segnalo al Garante della Privacy. Perché non è che se il frate è indovino io sono stupido!