La Gauche-rosée!

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Matteo Renzi ha preso il treno, è andato alla stazione Termini di Roma con la macchina, si veda il caso la stessa con cui è arrivato per recarsi al Quirinale. Sta andando a Firenze da dove era venuto, ieri si è fermato a prendere un caffè, è andato dal suo barbiere a farsi dare una spuntatina, probabilmente ha salutato sua moglie e i suoi figli, forse ha rischiato anche di inciampare per la strada e sono convinto che si sia fatto una doccia e abbia usato uno shampoo come noi tutti mortali.

Sono azioni banali, quotidiane, assolutamente ininteressanti dal punto di vista della rilevanza delle notizie. Eppure i giornali radio e i telegiornali ne sono pieni.

La nausea ci prende e ci blocca, ci assale una sorta di infantile pudore. E’ possibile che quest’omino non abbia ancora iniziato il suo lavoro e la gente sia già assalita da questo feticismo giornalistico al limite della reliquia, per cui questa è la poltrona dove si è seduto, questa è la tazzina da cui ha bevuto, questo è il posto sul treno su cui ha viaggiato, e ci manca solo la tazza del water in cui ha soddifatto le sue necessità biologiche (oh, ne avrà anche lui, o sta sempre a farsi doccia, shampoo, capelli o a viaggiare sulla Smart, anzi, no, sulla Giulietta).
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In lode di Gabriele Paolini

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Voglio spendere due parole in lode di Gabriele Paolini, il “disturbatore” televisivo recentemente arrestato per sfruttamento della prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico.

Non tanto per la gravità delle accuse che, se confermate, diventerebbero condanne a pene che Paolini dovrà comunque scontare, ma per il personaggio eclettico che era e che aveva fatto del rompere le scatole al prossimo quasi una ragione di vita.

Ovunque un telegiornale trasmettesse un servizio in esterno, con l’inviato o l’inviata a riferire ora dal Quirinale, ora da Palazzo Chigi, ora da qualsiasi altro luogo a lui raggiungibile, Paolini era lì che si faceva vedere dietro al mezzobusto di turno, turbandogli l’aria solenne e grave con cui parlava, annuendo, facendo versacci, pigliandosela con Berlusconi (anche lui indagato per prostituzione minorile nel Caso Ruby ma, a differenza di Paolini, ancora in stato di libertà) o con chiunque altro (storica l’apparizione dietro Aldo Maria Valli all’indomani delle dimissioni di Benedetto XVI, quando dichiarò “Il Papa è pedofilo” -adesso dovrà essere lui a rispondere di detenzione di materiale pedopornografico, e su questo non ci piove, ma era chiaro che si riferisse agli scandali di pedofilia che avevano piegato la Chiesa al tempo del pontificato di Ratzinger e di cui adesso, miracolosamente, non si sente più parlare-.
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Gratias agimus tibi

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Dunque, si parla ancora di grazia.

La nota che il Quirinale ha diffuso ieri, contenete la presa di posizione di Napolitano di fronte a un possibile provvedimento di clemenza nei confronti della sentenza passata in giudicato per Silvio Berlusconi, pur redatta in forma ineccepibile, si presta a una serie di interpretazioni possibili.

I punti sono:

a) Per concedere la grazia o la commutazione della pena c’è bisogno di una domanda. Il Presidente può concederla anche di sua iniziativa, ma prassi e giurisprudenza gli impongono prudenza (“E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del c.p.p.”). Quindi, quanto meno che Berlusconi firmi una domandina in cui riconosce la sentenza e la pena inflittagli;

b) Il Governo Letta non si tocca (“Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso. Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione – da parte di tutte le forze di maggioranza – del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.”)
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Colpo di grazia

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Brunetta e Schifani saliranno al Quirinale, forse già domattina, con le dimissioni dei deputati dei loro gruppi firmate in tasca, per chiedere la grazia per Berlusconi al Capo dello Stato. Atteggiamento senza dubbio di interlocuzione e conciliazione.

Bondi ha detto che o si va a un provvedimento di clemenza istituzionale o si paventa la guerra civile. Rassicurante.

In Italia l’istituto della grazia è regolamentata dall’articolo 681 del codice di procedura penale.

Come direbbe il nostro ultrafelede Baluganti Ampelio, “O cosa ci sarà scritto”? Andiamo a vedere almeno il comma 1:

“La domanda di grazia, diretta al Presidente della Repubblica, è sottoscritta dal condannato o da un suo prossimo congiunto o dal convivente o dal tutore o dal curatore ovvero da un avvocato o procuratore legale ed è presentata al ministro di grazia e giustizia.”

Bondi, Brunetta e Schifani non sono né tutori né prossimi congiunti di Berlusconi, cosa ci vanno a fare?
Vanno, evidentemente, a sollecitare la concessione di una grazia motu proprio da parte di Napolitano. Certo, Napolitano lo può fare. Può, cioè, in linea teorica, concedere la grazia a Berlusconi o a chiunque altro anche senza che l’interessato la chieda.
Ma occorrerebbe, comunque, un’istruttoria. Non è che Napolitano conceda la grazia random!

C’è un’altra cosa molto interessante da osservare. La concessione è causa di estinzione della pena e non del reato.
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Il “nuovo” che avanza: Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica

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Nel 2006, a poche ore dall’elezione di Giorgio Napolitano al suo primo mandato presidenziale, raffazzonai alla bene e meglio questa foto che ritraeva l’ex Presidente Giovanni Leone, napoletano, in uno dei suoi gesti più caratteristici, giocando sulla troppo facile analogia tra “napoletano”, “napulitano” e “Napolitano”. Una cretinata.

Oggi tutto si è capovolto, stiamo assistendo a una commedia degli orrori, non c’è proprio nessuna voglia di ridere, ma che dico, di fare anche una sola macchietta su ciò che è accaduto.

L’elezione al secondo mandato di Napolitano, lo sappiamo benissimo, prolunga la presidenza di Re Giorgio ancora per uno, massimo un paio d’anni. Il Presidente della Repubblica è nel pieno dei suoi poteri per sette anni, cos’è questo inciucio per un Presidente della Repubblica a tempo determinato? Quali sono i termini che montiani, berlusconiani e bersaniani hanno pattuito, novelli camminatori verso la Canossa quirinalizia, quando sono saliti al colle per piangere la totale sconfitta del PD -o sghignazzarci sopra, si veda il caso- capace solo di bruciare le candidature di Marini e di Prodi, implorando Napolitano di restare quel tanto che basta? Già, ma che basta a far che?

Una cosa è certa, l’accordo finirà, prima o poi, con il ridare il paese in mano a Berlusconi. E stavolta sarà la stangata finale.

Lo vedi ecco Marini

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Sembra proprio che Franco Marini abbia la strada spianata verso il colle.
Non ho nulla contro Marini Presidente della Repubblica. Ma non ho neanche qualcosa a suo favore.
È/sarebbe l’espressione della casta, quella stessa che si mette d’accordo su un nome per fare lo sgambetto a Rodotà. Non in quanto Rodotà ma in quanto espressione di una forza politica avversa e frutto di un gradimento dal basso.
Pare che sia sgradito a Renzi. Poco male per Marini perché Renzi non è un grande elettore.
Così, lentamente ma inesorabilmente, ci trascineremo dietro la vecchia politica, instancabili nel non voler vedere il bene del Paese.

Anna Finocchiaro candidata del PD alla Presidenza della Repubblica

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Anna Finocchiaro

Tra i candidati del PD che possono aspirare a concorrere all’elezione alla Presidenza della Repubblica figura, in extremis, anche Anna Finocchiaro.

Quella che nel 2006 dichiarò che “Un uomo con il mio curriculum lo avrebbero già fatto Presidente della Repubblica” (cioè, lo dice lei di se stessa!), e che nollo stesso 2006 si dichiarò favorevole all’indulto (“Sono assolutamente con l’idea di Pecorella di fare l’indulto prima dell’estate, per poi fare l’amnistia in un secondo momento dopo la pausa estiva” Ansa, 22 giugno 2006), la stessa che successivamente alla sua elezione alla Presidenza del Senato andò ad omaggiare con deferenza Renato Schifani.

Sarebbe il secondo ex magistrato ad accedere alle più alte cariche dello Stato. Un po’ tropp.

Non è detto che venga eletta. Ma nel caso avremo una compilation di collane da ammirare, assieme a un senzafine di scialletti e montature di occhiali che cambiano ogni 15 giorni.

La deformazione del Caso Sallusti

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Screenshot tratto sal sito web di Rai News 24

Il caso Sallusti si sta trasformando, più che nella discussione, sia pure animata dai tempi che scorrono inesorabili verso il definitivo pronunciamento della Corte di Cassazione, su tematiche imprescindibili e inderogabili per un sistema democratico come quello della libertà di critica e di espressione, nella difesa ad oltranza e ad ogni costa da parte di un movimento politico e giornalistico acriticamente unito, della persona del giornalista Sallusti che, evidentemente, non deve e non può andare in carcere.

Sallusti è stato difeso da tutti. Tutti. Da Travaglio, da “Repubblica” (che non mi sembrano né un giornalista né una testata tradizionalmente “amiche” del direttore del “Giornale” della famiglia Berlusconi), da esponenti del PD che propongono interrogazioni parlamentari, da una nota su Twitter della Presidenza della Repubblica, da Di Pietro che sottolinea l’urgenza di un problema, quella della abnormità della previsione del carcere per il reato di diffamazione, che esisteva e resisteva lì, nel codice penale, da decenni e decenni, senza che nessuno se ne sia mai accorto..

Ieri sera una notizia su RaiNews24: si sarebbero aperte delle trattative per la risoluzione stragiudiziale del caso Sallusti e per giungere alla remissione della querela.

Ora, risolvere in via stragiudiziale un caso di diffamazione è legalmente possibile. Non so se lo sia anche tecnicamente, proprio nel momento in cui il terzo e definitivo grado di giudizio sta per emettere la sentenza, ovvero se ci siano i tempi materiali per farlo. Se sì si tratterebbe di vedere CHI sta cercando questo accordo di risarcimento.
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Quer pasticciaccio brutto de Via Panorama

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Screenshot da ilfattoquotidiano.it

La misura è ormai colma.
Dovrebbe essere davvero l’ora dell’indignazione nei confronti di un sistema informativo becero e logoro di strali, di attacchi, di accuse e di controaccuse che non fanno altro che distogliere l’opinione pubblica dalla verità e dal bene più prezioso di cui si possa disporre, la conoscenza.

“Panorama” ha pubblicato la notizia secondo cui in alcune intercettazioni, non ancora sbobinate né trascritte, riguardanti Nicola Mancino in qualità di testimone, e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (intercettato non come soggetto di indagine, ma è logico che se io telefono o ricevo una telefonata da un soggetto sottoposto a intercettazione o indagine automaticamente sono intercettato anch’io), il Capo dello Stato avrebbe usato espressioni fuori dalle righe nei confronti di Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro (che ha già detto di volercisi fare sopra mezzo bicchiere, beato lui!) e parte della magistratura.

Ora, sicuramente:
a) queste intercettazioni non sono a disposizione delle parti perché, in quanto non ancora trascritte, sono a disposizione solo dei PM e della procura;
b) parrebbe che queste intercettazioni non contengano niente di “penalmente rilevante”. O, almeno, di rilevante ai fini dell’inchiesta per le quali sono state acquisite;
c) negli articoli pubblicati da “Panorama” non c’è traccia di un virgolettato, di un documento riportato, di una frase contenuta nelle intercettazioni di cui si parla, di un documento, fosse anche acquisito in modo illecito (ci sono fior di giornalisti che sono campioni della violazione del segreto istruttorio, lo ha spiegato questa mattina su Radio Tre il direttore di Panorama su “Tutta la città ne parla”). Insomma, non si riportano prove.
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Muore Loris D’Ambrosio e non può essere stata colpa dei giornali

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Loris D'Ambrosio

Loris D’Ambrosio è morto d’infarto. Naturalmente è stata tutta colpa dei giornali e dei pubblici ministeri, che negli ultimi mesi avevano dimostrato una particolare pervicacia e ostinazione nei suoi confronti.

Naturalmente in quelle telefonate con Mancino non c’era nulla di penalmente rilevante.

Beh, allora i pubblici ministeri dovrebbero esserne fuori, dato che si occupano di perseguire i reati. Se il reato non c’è stato non può essere colpa dell’avvocatura dello Stato.

Restano i giornali, rei, alcuni, di non aver pubblicato un bel niente sulla posizione di Loris D’Ambrosio nella vicenda Mancino. Colpevoli, e senza regolare processo, gli altri, per aver pubblicato dei documenti riportanti stralci di intercettazioni tra Mancino e lo stesso D’Ambrosio.

Intercettazioni che, si badi bene, non contenevano alcunché di penalmente rilevante.

E allora? Un documento deve PER FORZA essere penalmente non rilevante per contenere delle frasi, delle affermazioni, dei passaggi di interesse pubblico per la vita politica o, più semplicemente, per l’etica di un Paese?

Loris D’Ambrosio non potrà più testimoniare. Non potrà più riferire davanti a un giudice terzo, che ne avrebbe valutato l’eventuale attendibilità, la sua versione dei fatti. Quindi ora restano solo i documenti. Asettiche trascrizioni davanti alle quali giornalisti, politica e pubblica opinione potranno farsi un’opinione chiara su ciò che è successo o, come dicono in molti, su ciò che NON è successo.
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Il diritto di critica non può escludere il Quirinale

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Il diritto di critica è espressione diretta di quel diritto alla libertà di parola sancito dalla Costituzione.

Nessuno può essere esente dal diritto di esprimere una posizione critica, così come nessuno può essere esentato dall’essere oggetto (reale o potenziale) della critica stessa.

Diritto di critica non è diritto di diffamazione, anche se troppo spesso “critica” e “diffamazione” vengono confuse in un mix pericolosissimo.

E il diritto di critica non può, a maggior ragione, non riguardare atti, discorsi, pronunciamenti, dichiarazioni alla stampa e aspetti contenutistici di quello che fa il Quirinale, sia nella dimensione della Presidenza della Repubblica come istituzione, sia in quella del Presidente della Repubblica come persona.
Per il semplice fatto che non possono esistere nulla e nessuno, che non siano di un qualche pubblico interesse, su cui non si possa parlare. Esiste, questo è certo, il reato di vilipendio al Capo dello Stato. Ma stiamo parlando di diritti, non di reati (e di reati di opinione si tratterebbe).

Ora, quello della critica è l’esercizio di un’opinione. E le opinioni devono restare ben distinte dai fatti e dai dati che le hanno generate. Ma sono perfettamente legittime.

Ora, le intercettazioni telefoniche che riguardano l’ex Presidente del Senato Nicola Mancino e alcuni funzionari del Quirinale, effettuate nell’ambito dell’inchiesta dei rapporti tra Stato e mafia, e pubblicate sulla stampa nazionale, sono dei fatti, dei documenti, che hanno un contenuto proprio, avulso da quelle che sono le conclusioni personali, pure legittime, che ognuno di noi può farsi leggendoli.
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Napolitano rinuncia all’adeguamento dello stipendio fino alla fine del mandato

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Trovo nobilissimo da parte del Presidente della Repubblica Napolitano il gesto di rinunciare all’adeguamento dello stipendio mensile al costo della vita stabilito dall’Irpef, da qui alla fine del proprio mandato.

Ora, però, si dà il caso che per effetto di una legge del 1985, la 372, per l’esattezza, l’assegno del Presidente della Repubblica, corrisposto in dodici mensilità, è di 200 milioni di lire (per forza, nel 1985 l’euro non c’era, ma si fa presto a fare i conti). Che adeguati dal 1985 al 2011, sono decisamente molti di più.

Certo, una persona che prende 200 milioni di lire del 1985, magari agli adeguamenti al costo della vita può anche di no. Insomma, è una iniziativa da gentiluomini, ma mi sembra un po’ il "giocare facile" della pubblicità.

Se prendiamo una categoria a caso come gli insegnanti che saranno assunti a settembre, si vedranno applicato il blocco stipendiale per nove anni, il conto è fatto. Certo, c’è chi può rinunciare a un pacchetto di sigarette al giorno, magari ne guadagna in salute e i dindini gli restano in saccoccia.

Ma quei soldi possono tornare molto utili a chi non fa il Presidente della Repubblica, cioè tutti tranne uno, e magari non ha mai fumato in vita sua..

“Berlusconi non sara’ mai Presidente della Repubblica” (Gianfranco Fini)

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"Berlusconi non sarà mai presidente della Repubblica, semplicemente perché non controllerà la maggioranza del prossimo Parlamento"
(Gianfranco Fini, 9 maggio 2011)


"D: Berlusconi sarà presidente della Repubblica
R: Certamente, oggi gode di un appoggio personale e popolare che converte l’ipotesi in molto più di una stravaganza."
(Gianfranco Fini, Intervista a "El País" – marzo 2009)

Quer pasticciaccio brutto der Quirinale

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C’è un senso di imbarazzo nel leggere le parole del Capo dello Stato, per cui “Una esclusione del PDL non era sostenibile”.

Ah, no? E perche’ mai? Forse che l’esclusione del Partito delle Badanti dalla competizione elettorale, o della Lista di Quelli che Inciampano alle Cinque e Tre Quarti sarebbe stata più “sostenibile” rispetto a quella del Panino delle Libertà?

“Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano.”

Sono parole del Capo dello Stato che pesano come macigni e che rivelano indirettamente che per il Quirinale e’ meglio un sit-in di un centinaio di rappresentanti del Popolo Viola che lo invita a non firmare il decreto-golpe della vergogna piuttosto che la calata dei longobardi a Roma per dichiarare che il Presidente è un comunista e che non vuol far votare i cittadini padani.

E, dunque, la democrazia viene scambiata con l’economia della popolarità (o della impopolarità che dir si voglia), Formigoni e il polverone della Polverini possono rientrare in lizza e l’ennesimo pasticciaccio brutto può venire archiviato, complice l’atteggiamento del Partito Democratico che salva il comportamento del Presidente della Repubblica (esattamente come fa Bossi) e che preannuncia una manifestazione di piazza. Nessuno voleva vincere a tavolino perché l’avversario non si sarebbe presentato, e allora ecco il decreto salva-Panino discusso, redatto e sottoscritto, nonché pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Qualcuno ha anticipato che il prossimo candidato Premier alle elezioni del 2013 sarà Berlusconi, e non c’è da stupirsene.

Un telegramma dal Presidente della Repubblica

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E’ una piccola soddisfazione anche ricevere un telegramma di ringraziamento dal Presidente della Repubblica, per aver inviato, probabilmente in un eccesso di bontà, una mail di auguri per il suo compleanno.

Avrei preferito di gran lunga che non firmasse il decreto sicurezza e lo rimandasse alle Camere, anziché inviare la letterina al Governo.

Ma si vive anche di questi piccoli momenti di gloria.

Il presidente della Repubblica firmera’ il lodo-Alfano

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Pare che Napolitano firmerà il decreto sul lodo-Alfano perché, dice, secondo lui e i Quirinalisti che tirano le fila del Palazzo, quel provvedimento sarebbe costituzionale.

Si vede che salvare il Presidente del Consiglio dai processi a suo carico e da condanne praticamente certe è un atto costituzionale, democratico e basato sul lavoro. Degli altri.