Buonanotte Livorno!

Certo che quando mi metto a fare previsioni politiche me le cerco proprio, come nel caso della previsione del candidato del centro-sinistra (“centrosinistra” senza il trattino?) a Livorno. Tra i due era come scommettere tra Juventus e Albinoleffe. Naturalmente ho perso perché ho sottovalutato il fattore istrionico della città. O, meglio, ne ho sottovalutato l’imprevedibilità. Un bel calcio in culo a 68 anni di egemonia “rossa” e via, si cambia pagina. Che imbecille che sono quando mi ci metto! Del resto istituzioni come la Biblioteca dei Portuali, che ho visitato di frequente da studente, simbolo di una cultura “rossa” per eccellenza, non ci sono più, e il biglietto al cinema dei Quattro Mori è caro asserprentato anche quello, dovevo rendermene conto che qualcosa stava cambiando. Avrei dovuto cancellare il mio post dopo pochi secondi dall’inversione di tendenza che seguivo sul sito del Tirreno fin dalla seconda sezione scrutinata. E invece no. Un po’ perché mi si nota di più (cfr. Nanni Moretti) un po’ perché Livorno ha tutto il diritto di svegliarsi sotto un sole nuovo, meno menagramo del mio. Buonanotte Livorno!

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Pisorno? No, grazie!

Il monumento ai "Quattro mori" di Livorno

E’ pietoso leggere i giornali, vedere di questo riaccorpamento, riassestamento, rimescolamento, redistribuzione o come lo si ri-voglia chiamare delle province italiane e vedere come modello di questa nova, felice e risparmiosa convivenza delle genti quella parola orrenda e impronunciabile che i giornalisti hanno tirato di nuovo fuori dagli armadi di una memoria sotto naftalina, dunque puzzolente e mangiata dalle tarme: PISORNO.

Livorno e Pisa non hanno nulla in comune né mai ce l’avranno. Si stanno sui coglioni dalla notte dei tempi. Si trovano a 20 Km. di distanza l’una dall’altra ma ci corre un abisso.
Che non è un abisso geografico, ché ai livornesi della geografia non gliene è mai importato proprio nulla, e neanche un abisso culturale, ché nemmeno della cultura ai livornesi è mai importanto un gan che (“A Livorno un ci s’avrà nulla, ma siamo tanto ‘gnoranti!”), ma di visone della vita e del mondo. Di quella ai livornesi è sempre importato qualcosa, e ai pisani no.

Non fondeteli in una sola provincia, vi prego, non ci sarebbe storia (come si dice a Livorno: “Un c’è scozzo!”). Sul “Corriere” on line qualcuno si è perfino azzardato a scrivere che adesso questa simpatica rivalità campanilistica si sarebbe assai ridimensionata. Intanto “rivalità campanilistica” questo gran paio di schizzi giovanili di Rembrandt, Pisa e Livorno si odiano e questo sia chiaro. E poi ridimensionata “ma di ‘osa?”
Livorno nasce come nucleo mediceo in funzione anti pisana, qualcuno afferma che a Pisa si dica normalmente “dé”, come a Livorno, però a Livorno, vivaddio, non si dice “gào” o “mi!” come a Pisa, e questo sia chiaro. Si dice che ormai i pisani hanno la tintarella come i livornesi, ma il guaio è che i livornesi non hanno la tintarella, sono riarsi dal sole e dal salmastro. Livorno ha inventato il cinqueccinque, Pisa ha solo rinominato la poesia della “torta di ceci” trasformandola in “cecìna”, nome orrendo e volgare.

A Livorno se compravi un’automobile targata Pisa ti toccava metterci l’adesivo “Non distruggetemela, sono livornese al 100%!!”

E in nome della crisi si confonono le identità con il folklore.

Livornesi e pisani non vogliono avere nulla a che vedere gli uni con gli altri. Ma ce lo vedete un pisano che mangia il cacciucco o un livornese in cima al campanile storto?

Non so voi, ma a me l’idea di diventare pisornese mi rivolta un tantinello lo stomaco…

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