La grande bellezza dell’oblio

Oggi l’arma di distrazione di massa è l’Oscar a Sorrentino.

Così, per un momento, non ci ricordiamo -a puro titolo di esempio- delle pressioni sulla stampa calabrese per ritardare l’uscita di una notizia e del fatto che, al rifiuto, le rotative hanno improvvisamente smesso di funzionare, ma, soprattutto, dell’assordante silenzio che il Governo del Paese -impegnato com’è a sfornare una riforma al mese- ha riservato alla notizia.

Eh sì, Sorrentino ce l’ha fatta, ha vinto l’Oscar e noi siamo tutti contenti di questo straordinario nulla informativo, e anche se Putin si prende la Crimea noi nulla, mettiamo in primo piano la notizia che Sorrentino ha ringraziato Maradona.

“La grande bellezza” è questa. E’ ballare sulle note di Raffaella Carrà sulle brutturie del Paese e sentirci, nonostante questo, inutilmente orgogliosi di essere italiani.

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Much ado about Pussy Riots

Va bene, va bene, hanno condannato le Pussy Riot a due anni di reclusione. E tutta l’opinione pubblica è indignata e grida contro l’attentato alla libertà di espressione, contro l’intolleranza nei confronti dell’espressione artistica, lo sberleffo al potere, la mancata concessione della sospensione condizionale, l’esagerazione dell’entità della pena.

E bravo moralismo italico di terza mano! Ci indignamo tanto per tre ragazzine che con modalità un po’ sguaiatelle sono andate a incappucciarsi di colori sgargianti e a cantare una canzoncina nemmeno tanto orecchiabile contro Putin in una chiesa ortodossa russa (dove, immagino, c’era gente che si faceva gli affari suoi) e non ci indignamo che in Italia il primo che fa la linguaccia a qualcuno o che scrive qualcosa su un blog rischia tre anni di carcere??

Sono state condannate per teppismo e per incitamento all’odio religioso. La libera espressione del pensiero non c’entra niente. Non è l’esercizio di un diritto di critica, che può sconfinare verso la diffamazione secondo il parere personale e l’interpretazione soggettiva di un giudice (e anche lì ci sarebbe da discutere sul fatto che un’espressione possa essere interpretata in un modo o in un altro a seconda non dico dell’umore, ma almeno dell’estrazione culturale, politica e religiosa di chi deve giudicare), queste tre hanno travalicato un diritto per affermare una prepotenza. Che non è quella di criticare Putin come vogliono con la loro arte canterina, ma quella di farlo rompendo le scatole a gente che prega per fatti suoi.
Un conto è prendersela con la Chiesa Cattolica come istituzione (e loro l’hanno fatto con quella ortodossa), un conto è andare in chiesa mentre c’è la donnina che dice il rosario a punkeggiare abbéstia perché va di moda lo sberleffo incappucciato, magari alla vecchietta che non ci capisce nulla e che aveva l’unica colpa di esser lì a sgranare due pateravegglòria.

Ora pare che una di loro sia sfuggita all’arresto, non so in quale modo, e tutto sommato non mi interessa, ma diàmine, non è Julian Assange. Lo dimostra il fatto che una folla sterminata di ragazzine vogliono diventare Pussy Riot, mentre di marcire una ambasciata equadoregna non gliene frega niente a nessuno.

Attaccare i poteri costituiti è un esercizio che ha bisogno di dignità e di voglia di mettersi in discussione. Di porre sopra il piatto della bilancia delle idee anche tutto quello che si si ha e che si è, se necessario. E poi, se del caso, sparire in silenzio, e possibilmente senza mettersi un preservativo in capo.

Questo non mi sembra proprio il caso.

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Assolti gli assassini di Anna Politkovskaja



4 novembre 2002

Gli ultimi giorni sono passati nel delirio più completo. Mosca seppellisce gli ostaggi. Oggi, ieri, domani. E’ insopportabile… I defunti hanno volti tranquilli, per nulla deformati dalla morte , come se fossero addormentati; in effetti li hanno addormentati: la nostra nazione ha soltanto calcolato male la dose…

Anna Politkovskaja
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Kasparov: scacco a Putin


(screenshot da La Stampa)

Gary Kasparov è stato arrestato ieri, per poi essere rilasciato, per aver detto chiaramente in piazza che Vladimir Putin è un cattivello. Non sappiamo che cosa sia successo nelle ore successive all’arresto, probabilmente gli avranno detto due dolci parole, lo avranno rispedito a casa giusto in tempo per sedersi in un luogo comodo e ripensare alle sue malefatte.

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In Italia un Putin formato “esportazione” – di Carlo Benedetti

Nella tradizione russo-sovietica tutto aveva un doppione che era, allo stesso tempo, un vero “contrario”. C’era lo Stalin per l’esportazione – che abbracciava i bambini – e quello, per l’interno, delle repressioni e del gulag. C’era il Krusciov del disgelo e quello del muro di Berlino. C’era il Breznev della conferenza paneuropea e quello dell’Afghanistan. E ancora. A Mosca due monumenti a Gogol: uno con lo scrittore tragicamente pensoso e preoccupato realizzato nel periodo russo ed uno fiducioso nel futuro eretto in piena era sovietica. E si potrebbe andare avanti con questa “teoria dei doppioni”… E così si arriva ai dati più recenti. A Gorbaciov che costruisce la perestrojka ma si fa dominare dagli americani; a Eltsin che distrugge l’Urss e che poi, strada facendo, si rivela un alcolizzato che guida il Cremlino. Ed ecco Putin che esce dalla caserma del Kgb e vuol dimostrare – all’occidente – di essere un “diverso”. Ma André Glucksmann, lo smaschera sostenendo che chi è "cekista un giorno, è cekista per sempre".  Continua la lettura di “In Italia un Putin formato “esportazione” – di Carlo Benedetti”
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Delitti e suicidi senza castighi nella Russia di Putin – di Carlo Benedetti

L’ultimo caso eccellente è di queste ore. C’è un giornalista del quotidiano Kommersant che è trovato morto davanti al portone di casa. La versione ufficiale è quella del suicidio: si è buttato dal quinto piano. L’uomo si chiamava Ivan Sofronov, un nome noto proprio perché scriveva quotidianamente editoriali infuocati caratterizzati da un radicale scetticismo. Nessuno crede alla versione della polizia. E Andrei Vasiliev, direttore del giornale, dichiara subito: "Conoscendolo bene posso dire che non era certo il tipo da uccidersi". Sulla vicenda grava anche un altro mistero: Sofronov abitava al terzo piano, ma si è lanciato dal quinto… Lo hanno portato lassù per gettarlo dopo averlo fatto fuori? La polizia non fornisce i risultati dell’inchiesta e si limita a poche e incoerenti spiegazioni. E di certo c’è solo il dossier del personaggio che parla ampiamente.

Ivan era stato, prima di passare al giornalismo, colonnello delle truppe missilistiche. Era un esperto di quel mondo e si era dedicato a mettere in evidenza aspetti collegati all’industria militare. Di ispirazione moderata e liberale era divenuto un personaggio noto, ma scomodo. Era stato anche sottoposto ad un’inchiesta giudiziaria a causa delle sue lunghe battaglie, ma si era difeso dalle accuse affermando che le informazioni che aveva divulgato erano di dominio pubblico. Il suo caso si aggiunge agli altri dossier che si trovano sui tavoli del Cremlino. Sofronov come la Politkovskaja? Perché anche in questo caso si è di fronte ad un personaggio che aveva puntato la sua attenzione sul mondo militare e sulla crema dell’establishment sociale, politico e finanziario.  Continua la lettura di “Delitti e suicidi senza castighi nella Russia di Putin – di Carlo Benedetti”

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Putin in Vaticano: una visita poco ortodossa – Carlo Benedetti

Due volte con il polacco Karol Woityla – Giovanni Paolo II – con un faccia-a-faccia tutto in lingua russa. Ora sarà la prima volta con il tedesco Joseph Ratzinger – Benedetto XVI – e anche in questo caso non ci sarà bisogno dell’interprete. Perché Vladimir Putin – presidente russo – negli anni in cui serviva il Kgb nella Rdt, si era ben organizzato parlando esclusivamente tedesco. Ed eccolo ora alla nuova prova del dialogo tra Russia e Vaticano. Perché l’annuncio della sua visita Oltretevere – pur se non ancora ufficiale – è già dominio delle diplomazie. Arriverà in Italia il 13 marzo, incontrerà il presidente Napolitano, il premier Prodi e poi si trasferirà in Vaticano per dare il via ad un dialogo con il Papa. E sarà, questo, il momento più significativo della missione che dovrà contribuire – con ragionevolezza e moderazione – a creare le condizioni per un compromesso tra la Chiesa ortodossa e il Vaticano. Continua la lettura di “Putin in Vaticano: una visita poco ortodossa – Carlo Benedetti”
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