Il pulsante antimolestie di Twitter

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Twitter è qualcosa di meraviglioso, peccato che l’ho scoperto troppo tardi.

140 caratteri, praticamente un palpito. Un blogghettino minimale e, soprattutto, niente ansia di avere tanto “follower” (si chiamano così i fans su Twitter) perché, tanto, tutto è pubblico e chiunque può leggere tutto di chiunque altro.

Insomma, semplice, immediato, veloce, accessibile da quasi qualunque piattaforma (esistono blogger come Yoani Sánchez che aggiornano il proprio blog attraverso gli SMS), trasparente, ma soprattutto arma di discussione e di critica nei confronti dei politici (io ho risposto a Laura Puppato e Matteo Renzi). Su Twitter, molto più che su Facebook, ognuno si ritrova davanti al popolo del web.

Al punto che, tempo fa, la deputata laburista Stella Creasy e la blogger Caroline Criado-Pérez, oltre a tre giornaliste, sono state molestate su Twitter nel Regno Unito con l’invio di tweet volgari, offensivi e denigratori, e addirittura alcune minacce di morte.

Sono cose che fanno male. Molto male.

E così, svariate migliaia di utenti ha pensato di chiedere a Twitter di inserire un pulsante antimoltestia. Che non si sa bene come funzionerà dal punto di vista pratico. Cioè, io ritengo di essere stato molestato da qualcuno, clicco sul pulsantino e Twitter mi rimuove il contenuto suppostamente denigratorio e fa tottò all’utente? Sarebbe terribile.

Comunque sia, il direttore generale di Twitter Tony Wang ha commentato: «Mi scuso personalmente con le donne che sono state insultate su Twitter e per quello che hanno sopportato»
Di che si scusa? Non è colpa sua. Non le ha mica scritte lui quelle minacce. Può sentirsi colpito perché la sua piattaforma è stata usata per scopi non propriamente umanitari, ma da qui a scusarsi c’è una bel salto!
Esiste un principio giuridico ormai vigente in tutto il mondo (tranne in Italia, dove, si sa, siamo in leggera controtendenza, specialmente con la sentenza Google) per cui il provider non è responsabile dei contenuti immessi dall’utente. Cioè YouTube non risponde del copyright eventualmente violato dai suoi iscritti.

E poi aggiunge: «La gente merita di sentirsi al sicuro su Twitter».
E certo. Ma se una persona può segnalarmi così, just for, io non mi sento affatto al sicuro.
Io, come tutti gli altri, saremo alla mercè di qualche buontempone, o di qualche integralista, o di qualche personaggio con la sensibilità alle stelle, che se io scrivo “Chi non mangia la Golia o è un ladro o è una spia” e quello/a non mangia la Golia e si sente offeso/a perché non è né un ladro né una spia (si veda il caso), mi sbottoncina e poi, se mi va bene, devo riferire a Twitter il perché e il percome (il mio inglese scritto è pessimo, abbiate pietà!).

Saremo l’uno il Grande Fratello dell’altro, basterà un clic per cancellare pensieri, parole, opere e omissioni. Per la colpa degli altri.

Le primarie del centrosinistra: il vecchio che avanza

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http://it.wikipedia.org/wiki/File:Pier_Luigi_Bersani_giugno_2010.jpg

Siamo a meno di due ore dalla chiusura dei seggi delle Primarie del centrosinistra e sta indubbiamente crescendo la SUSPANZ® perché, come tutti sappiamo, si tratta di un risultato assolutamente aperto, in cui tutti i candidati hanno le stesse possibilità di vincere.

Chi sarà il candidato alla Presidenza del Consiglio NON LO SAPPIAMO e NON LO POSSIAMO SAPERE (naturalmente!), comunque vada si tratta di “un gesto di democrazia, una grande festa”, non ci resta che attendere per goderci la SORPRESA perché ogni pronostico a questo punto sarebbe prematuro e fuori luogo.

Saranno oltre 4 milioni i votanti. E 8 milioni gli euro incassati.

Due euro per le primarie del centrosinistra

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Dev’essere una bella sensazione quella che si avverte quando si paga per un proprio diritto.

Come quella di vedersi sfilare via un po’ di più di una giornata di stipendio per un diritto come lo sciopero. O quella di dover pagare due euro per poter votare Renzi, Bersani, Tabacci, Puppato o Vendola alle primarie del centro-sinistra.

A volte mi chiedo “perché?”

“Libertà è partecipazione” diceva Giorgio Gaber, ma se devo pagare per poter partecipare che razza di libertà ho? Quella di poter vedere i cinque contendenti su Sky, per la cui ricezione devo pagare anche lì?

E anche ammesso che la libertà abbia un prezzo, il diritto alla libertà di scelta di un cittadino viene svenduto a due euro? Oh, sì, per carità, è un prezzo molto conveniente, ma per scegliere tra una donna che ha delle idee (che non condivido) e una testa per esprimerle, e che quindi perderà PER FORZA (caspita, mica potrà vincere una che pensa con la propria testa e che è, per di più, donna? Si può mica…), un cattolico pasoliniano comunista, ecologista e tuttora indagato, un globetrotter che è sicuro di vincere, un moderato della stravecchia guardia e un signore che ha già fatto con le maniche di camicia tirate su che parla bolognese e che è già stato Ministro per lo Sviluppo Economico, Ministro dei Trasporti, Ministro dell’Industria e Presidente della Regione Emilia Romagna, francamente mi sembra anche troppo.