L’oscuramento italiano del Project Gutenberg: è passato un anno

Reading Time: < 1 minute

 932 total views

Un anno fa la magistratura romana bloccava su tutto il territorio nazionale, l’accesso al Project Gutenberg, la più grande al mondo tra le biblioteche digitali.

Il provvedimento fu preso per una supposta violazione del diritto d’autore nel nostro Paese, ed è stato aperto un fascicolo, non so bene a carico di chi.

Da un anno, dunque, gli utenti italiani non possono più scaricarsi la Divina Commedia di Dante in versione e-pub. Nemmeno consultarla on line sotto forma di pagina HTML. Niente di niente. A meno di non aggirare l’ostacolo cambiando il VPN, ma mi sa che è tanticchia dubbia la legalità di questa condotta.

Come è andata a finire? La verità è che NON è andata a finire, tutto è ancora fermo come un bicchiere di Pecorino abruzzese, non si sa quali ipotesi di reato vengano contestate e a chi, e il blocco è tutt’ora operativo. Questo è quanto.

Vi ribadisco che:

– il Project Gutenberg è un sito statunitense che, come tale, obbedisce SOLO alle leggi del suo Paese. Quelle sul Copyright sono molto diverse da quelle italiane e comunitarie, per cui, i contenuti ritenuti oggetto di reato (tra cui la versione digitalizzata di “Una donna” di Sibilla Aleramo) possono essere illegali in Italia e legalissimi negli USA;
– conseguentemente non c’è nessun obbligo per il Project Gutenberg di rimuovere quei contenuti o di difendersi sul territorio italiano. Se dovessero mai ricevere una comunicazione giudiziaria in merito la butteranno nel cestino. Tutt’al più potrà arrivare loro la parcella dell’avvocato d’ufficio, ma, che io sappia, ce n’è uno che lavora “pro bono”.

Tutto lì, fine della storia. Ma, detto fra noi, se il vostro gestore è Wind una passeggiatina tra gli scaffali potete ancora farvela.

Errata corrige: Liber Liber ha parlato dell’oscuramento del Project Gutenberg

Reading Time: 2 minutes

 316 total views

Una doverosa rettifica. Mi ero sbagliato quando ho scritto che Liber Liber non aveva speso nemmeno una virgola in difesa del Project Gutenberg, in occasione dell’oscuramento del sito che contiene la biblioteca digitale più grande del mondo.

Lo ha fatto, e lo ha fatto su Facebook (ma non sul proprio sito) a fine maggio, con una nota che riporto integralmente, a correzione di quanto precedentemente affermato:

“Il sito Internet del progetto Gutenberg è stato bloccato per gli utenti italiani.
L’ipotesi è che il blocco sia dovuto all’iniziativa della Fieg, l’associazione degli editori, che ha chiesto il sequestro di alcuni siti che diffondevano copie pirata delle principali testate giornalistiche.
L’errore è evidente, il sito del progetto Gutenberg ospita contenuti liberi da copyright ed è uno dei siti Internet più conosciuti e meritori del web.
Imbarazzante la figura fatta dall’Italia in questa circostanza, della quale gli stessi responsabili del Gutenberg non riescono a comprendere le ragioni (non è arrivata loro alcuna comunicazione ufficiale).
Speriamo che chi di dovere ponga rimedio all’errore e si scusi per la gaffe.”

Riporto anche il mio commento, appena inviato, prima che passi al vaglio della censura e venga cestinato:

C’è una serie di errori in tutto questo. In primo luogo il link all’articolo de “La Stampa” che dà il sito del Gutenberg come nuovamente raggiungibile quando, invece, non ha mai cessato di essere oscurato.
In secundis, Gutenberg distribuisce, sì, opere di pubblico dominio, ma per gli USA (alla cui sola legislazione devono rispondere), non per l’Italia. Le opere di Massimo Bontempelli e Sibilla Aleramo oggetto di contestazione giudiziaria sono ancora protette qui da noi. E’ ovvio che Gutenberg ha tutto il diritto di pubblicarle, ma l’utente italiano non può scaricarle (come accade, ad esempio, per le opere musicali incise meno di 70 anni fa, o le opere liriche di cui sussistano ancora dei diritti dei musicisti o dei librettisti). Il sito, per la mia esperienza, è raggiungibile ancora da alcuni gestori telefonici (Wind), altri (Tim) hanno inibito l’accesso al dominio principale ma non ai sottodomini (così che per qualcuno la versione Beta dev.gutenberg.org è navigabile). Con il mio attuale gestore internet non sono in grado di collegarmi, ma c’è pur sempre l’ottimo http://gutenberg.pglaf.org/.
Massima solidarietà al Gutenberg Project, dunque, ma anche massimo rispetto per il lavoro della GdF (che qualcuno di Wikimedia Italia ha tirato per la giacchetta) e della magistratura italiana, che non può essere lodata solo quando tutela minimi e risibili interessi di parte.