La professoressa misura gli alunni

(screenshot da www.lastampa.it)

Una volta la nobile arte di vedere chi ce l’aveva più lungo veniva appresa in proprio, in gruppo tra ragazzetti della stessa età, con misuratori alquanto rudimentali (il righello, il metro da falegname, un bastoncino d’olivo su cui fare la classica "tacca" cercando di fregare uno o due centimetri).

Dava luogo a una serie di leggende metropolitane e di dicerie che rendevano onore al primo in classifica o ridicolizzavano l’ultimo malcapitato che, si diceva, "non ha ancora fatto lo sviluppo" (sembrava di parlare di pellicole fotografiche).

Ora è una disciplina che si insegna  a scuola e ci sarebbe da ridere se la notizia fosse una cazzata falsa, ma invece, tanto per cambiare, è una cazzata vera.

In una scuola media della provincia di Napoli c’è proprio una professoressa specializzata in questo, e c’è da scommettere che si sia profondamente indignata alla notizia della denuncia nei suoi confronti, perché lei è una Docente specializzata ed essenziale per il dialogo formativo degli studenti, oh!

Chissà se la scuola del prossimo ministro dell’istruzione (Valentina Aprea, probabilmente, il cane mastino da guardia della Moratti, chè Formigoni non rinuncia certo alla carica di Presidente della Lombardia per fare il Ministro di una cosa inutile come l’istruzione) prevede anche questa straordinaria capacità dei Docenti di procedere all’autoaggiornamento su materie specifiche come questa.

Non c’è che da proporre un encomio ufficiale per la collega ingiustamente perseguitata per aver contribuito a sollevare il morale ai teneri virgulti della Scuola Media Nazionale, e stigmatizzare l’atteggiamento parassita e insopportabile di tanti docenti che continuando a fare lezione in classe e pretendendo perfino che i propri alunni studino, a spese dei contribuenti italiani che non sono più disposti a investire i loro danari su cose tutto sommato acessorie come la scuola.

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La professoressa se la fa con gli studentelli (e si becca 34 mesi!)

(screenshot da: www.corriere.it)

Le notizie hanno una tragica caratteristica: la gente se ne dimentica.

Appaiono sui giornali e quando non esiste più una sola goccia d’inchiostro su quel fatto, il fatto viene completamente infilato nel cestino di una memoria virtuale e collettiva che si riformatta a basso livello ogni giorno.

Della prof. molisana di matematica che aveva fatto quelle cosine lì ai suoi alunni di scuola media, come se fosse una cosa normale, non si ricorda più nessuno.
Tranne i magistrati, che le hanno schiaffato 2 anni e 10 mesi con il rito abbreviato.

Il che significa che se la signorina fosse stata giudicata col rito ordinario, la sua pena avrebbe di gran lunga superato i tre anni di reclusione.
Per cui, se la pena fosse passata in giudicato, questa precaria della docenza e del sesso minorile sarebbe andata dritta in galera, altro che affidamento in prova ai servizi sociali.

Non sappiamo nulla, però, delle pene accessorie. Non è dato di sapere se sia stata anche interdetta o meno dai pubblici uffici e per quanto tempo.

Perché magari si sono dimenticati di impedirle di continuare a far danni nella scuola pubblica.

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