La protesta della professoressa Sara Masoero del Liceo Peano-Pellico di Cuneo: se 5625 studenti positivi le sembran pochi…

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L’edizione di Cuneo del quotidiano “La Stampa” di oggi riporta la notizia, invero inquietante, di una professoressa del Liceo Peano-Pellico, che ha avuto l’idea di fare lezione, per protesta contro la didattica a distanza, sotto i portici dell’Istituto, a partire delle ore 8.

La Professoressa, che si chiama Sara Masoero, si è armata di tablet e di un cartello in cui è scritto: LA SCUOLA, LUOGO DI POSSIBILITA’, CULTURA, PARTECIPAZIONE ATTIVA DEVE ESSERE IN PRESENZA, in caratteri maiuscoli e su sfondo arancione.

Il Dirigente Scolastico, oltretutto, ha pubblicamente espresso un plauso all’iniziativa della docente: “Giustamente la docente contesta questo tempo sospeso”, e anche la Dirigente dell’Ufficio Scolastico provinciale Maria Teresa Furci ha espresso la sua opinione terminando l’intervento con la frase: “La scuola è vita, è naturale e bello che docenti e ragazzi chiedano di poter tornare in aula.

La docente, che ha avvisato esclusivamente i suoi alunni della sua singolare protesta, conta, naturalmente, di avere un nutrito gruppo di followers al suo seguito. Consolata da un the caldo portatole da una bidella e da un collega di sostegno, ha dichiarato: “Insegnerò qui all’aperto e a oltranza finché le scuole riapriranno. La didattica a distanza va bene per periodi brevi, e in emergenza.” E definisce, addirittura, l’iniziativa governativa di chiudere le scuole e gli altri centri culturali come “criminale”.

Io sono disposto a regalare alla signora, anziché un teino caldo della macchinetta delle bevande della scuola, una buona bottiglia di grappa, perché se è vero come è vero che vuole andare avanti ad oltranza, l’inverno e il freddo si avvicinano, e un buon bicchierino di graspa, al mattino, apre le coronarie, scalda i cuori e favorisce la concentrazione.

Ma la docente si contraddice: è pur vero che la didattica a distanza va bene per periodi brevi (e questo non mi pare affatto un periodo lungo, tale da giustificare proteste così plateali), e anche in periodi di emergenza. Ma, mi scusi, professoressa, questo che cos’è se non un periodo di emergenza? Il Dirigente Scolastico, in maniera forse un po’ inopportuna, sciorina delle cifre: prima che il governo portasse, prima al 75% e poi al 100% la didattica a distanza in tutte le scuole superiori, aveva lamentato PIU’ DELLA META’ dei docenti in quarantena precauzionale. Non è un’emergenza questa? Ma c’è di più. Secondo quanto afferma il quotidiano on line “Orizzonte Scuola”, “su 27440 studenti piemontesi testati, 5625 sono risultati positivi. E nell’ultima settimana il dato si è fatto più allarmante.” 5625 studenti positivi non sono un’emergenza TALE da giustificare la didattica a distanza? Lo sono e come! Dovrebbe bastare questo numero altissimo per giustificare la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, altro che tablet e banco e sedia comprati all’Ikea (sì, perché “La Stampa” di Cuneo riferisce anche questo curioso particolare)!!

Quanti studenti seguiranno l’esempio della Professoressa Masoero? Non lo sappiamo. Ma nel caso si trattasse della totalità dei suoi alunni, si creerebbe un assembramento indicibile. La stessa Masoero ammette, in maniera un po’ disincantata, di avere un giorno alla settimana, il mercoledì, in cui è impegnata nell’insegnamento per cinque ore (ma avrà altri giorni in cui ne avrà solo due, tre o quattro, e il giorno libero non lo vogliamo contare?). Immaginiamo solo il putiferio che ne deriverebbe al cambio di ogni ora. Alunni che si siedono su banchi o sedie occupati in precedenza da altri alunni, senza una minima disinfezione o sanificazione, gruppi di una quarantina di individui pronti a darsi il cambio per la causa della didattica in presenza, con rischio contagio elevatissimo. E quando piove? No, perché pare, dice, si vocifera che a Cuneo, come in molte altre parti d’Italia, ogni tanto piova. Basteranno i paraorecchi per preservare docente e alunni dalla pioggia? No, serviranno parecchi ombrelli e diversi impermeabili.

Perché se è vero, come è vero, che la didattica in presenza è un valore, è altrettanto vero e ancor più sacrosanto che la didattica a distanza può contribuire a salvarti la vita. Non abbiamo bisogno di eroi, di proteste, di gesti plateali e di cartelloni, abbiamo bisogno di una risposta certa e adeguata da parte delle istituzioni piemontesi e nazionali, che guardi al rispetto e alla tutela di quei 5625 studenti risultati positivi, delle loro classi, delle loro famiglie e delle persone che frequentano.

Hic Rhodus, hic salta!

La professoressa misura gli alunni

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(screenshot da www.lastampa.it)

Una volta la nobile arte di vedere chi ce l’aveva più lungo veniva appresa in proprio, in gruppo tra ragazzetti della stessa età, con misuratori alquanto rudimentali (il righello, il metro da falegname, un bastoncino d’olivo su cui fare la classica "tacca" cercando di fregare uno o due centimetri).

Dava luogo a una serie di leggende metropolitane e di dicerie che rendevano onore al primo in classifica o ridicolizzavano l’ultimo malcapitato che, si diceva, "non ha ancora fatto lo sviluppo" (sembrava di parlare di pellicole fotografiche).

Ora è una disciplina che si insegna  a scuola e ci sarebbe da ridere se la notizia fosse una cazzata falsa, ma invece, tanto per cambiare, è una cazzata vera.

In una scuola media della provincia di Napoli c’è proprio una professoressa specializzata in questo, e c’è da scommettere che si sia profondamente indignata alla notizia della denuncia nei suoi confronti, perché lei è una Docente specializzata ed essenziale per il dialogo formativo degli studenti, oh!

Chissà se la scuola del prossimo ministro dell’istruzione (Valentina Aprea, probabilmente, il cane mastino da guardia della Moratti, chè Formigoni non rinuncia certo alla carica di Presidente della Lombardia per fare il Ministro di una cosa inutile come l’istruzione) prevede anche questa straordinaria capacità dei Docenti di procedere all’autoaggiornamento su materie specifiche come questa.

Non c’è che da proporre un encomio ufficiale per la collega ingiustamente perseguitata per aver contribuito a sollevare il morale ai teneri virgulti della Scuola Media Nazionale, e stigmatizzare l’atteggiamento parassita e insopportabile di tanti docenti che continuando a fare lezione in classe e pretendendo perfino che i propri alunni studino, a spese dei contribuenti italiani che non sono più disposti a investire i loro danari su cose tutto sommato acessorie come la scuola.

La professoressa se la fa con gli studentelli (e si becca 34 mesi!)

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(screenshot da: www.corriere.it)

Le notizie hanno una tragica caratteristica: la gente se ne dimentica.

Appaiono sui giornali e quando non esiste più una sola goccia d’inchiostro su quel fatto, il fatto viene completamente infilato nel cestino di una memoria virtuale e collettiva che si riformatta a basso livello ogni giorno.

Della prof. molisana di matematica che aveva fatto quelle cosine lì ai suoi alunni di scuola media, come se fosse una cosa normale, non si ricorda più nessuno.
Tranne i magistrati, che le hanno schiaffato 2 anni e 10 mesi con il rito abbreviato.

Il che significa che se la signorina fosse stata giudicata col rito ordinario, la sua pena avrebbe di gran lunga superato i tre anni di reclusione.
Per cui, se la pena fosse passata in giudicato, questa precaria della docenza e del sesso minorile sarebbe andata dritta in galera, altro che affidamento in prova ai servizi sociali.

Non sappiamo nulla, però, delle pene accessorie. Non è dato di sapere se sia stata anche interdetta o meno dai pubblici uffici e per quanto tempo.

Perché magari si sono dimenticati di impedirle di continuare a far danni nella scuola pubblica.