Il Serenissimo (eppur ci siam scordati di lui) – Chiesto il rinvio a giudizio per Mastella e Signora

C’è una notizia che mi sono dimeticato di commentare.

Abbiate pazienza, il post su Mariateresa Di Lascia prima, quello sulla nonnina blogger dopo, mi hanno fatto un po’ deviare dai pensieri più cattivi che sono sempre i migliori.

Insomma, è stato richiesto il rinvio a giudizio per Clemente Mastella e la moglie Sandra Lonardo.

Le accuse vanno dalla concussione all’abuso di ufficio e rivelazione del segreto di ufficio, con esclusione del reato di associazione a delinquere che, si sa, è uno dei più difficili da dimostrare. Non è un’attenuante, anzi.

Mastella ha ribadito:

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Los Angeles Times: In Italia il crimine paga e fa eleggere

Il Los Angeles Times ci ha fatto il pelo e il contropelo.

In Italia il crimine paga e può farvi eleggere.

In un approfondimento dell’articolo che vi propongo, quelli del Los Angeles Times scrivono che l’astensionismo della sinistra in Italia può favorire il ritorno di Berlusconi.

Hanno ragione. Infatti l’astensionismo del governo Prodi, che è durato due anni, in tema di riforma elettorale, di applicazione delle sentenze della Corte Europea, di cancellazione della riforma Moratti, di leggi sul conflitto di interessi ha spianato la via al ritorno del Nano.

Così adesso sappiamo di chi è la responsabilità, che gli americani vogliono, tanto per cambiare, far ricadere sui cittadini non elettori e, conseguentemente, non complici.

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Dead Man Walking

Questo signore tra poche ore sarà cacciato in malo modo dal Senato della Repubblica.

E sono tutti al suo capezzale per suggerirgli di quale morte dovrà morire, se suicidarsi prima ancora di arrivare a Palazzo Madama, o se affrontare i suoi nemici guardandoli in faccia, senza neanche farsi bendare gli occhi, come se nessuno sapesse che tanto Fisichella gli vota contro.

Che poi uno dice, vado al Senato per vedere e conoscere per nome uno per uno chi è che fa cadere il Governo. Ma lo sappiamo già chi è che ha fatto cadere l’esecutivo, non c’è bisogno di una lista di nomi, ne basta uno solo, quello di Mastella.

Così ci si avvia a una strage annunciata, ma con l’idea buonista e anche un po’ becera di aver fatto il proprio dovere fino in fondo, quando il proprio dovere era ed è quello di evitare le elezioni anticipate invocate a gran voce dal centro-destra.

Se avesse avuto la compiacenza di dimettersi subito, Prodi avrebbe allargato la possibilità di un reincarico per un Governo a scadenza che si occupi delle riforme.

Invece no, con questo offrire il petto al fuoco del nemico, Prodi va dritto dritto verso le elezioni anticipate, giusto per fare l’ennesimo favore a Berlusconi, visto che quello della mancato varo della legge sul conflitto di interesse glielo ha già fatto due volte in due governi.

O forse pensa ancora che ci sia qualcuno del centro-destra disposto a darsi malato perché, si sa, se Prodi cade al Senato (e cade!) addio legislatura, ma soprattutto addio pensione, visto che mancano ancora una decina di mesi al tanto agognato vitalizio per i deputati e i senatori al primo incarico.

Non c’è che dire, questo governo  non ha avuto neanche la compiacenza di invocare per sé l’ultimo atto di umana pietà.

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Mastella lascia il Governo

Mastella lascia il governo. Siccome lo hanno inquisito con qualcuno doveva pur prendersela, e lo ha fatto con quella povera anima di Prodi, reo di aver creato il governo più immobile della storia della Repubblica, di cui, comunque, anche lui ha fatto parte.Una volta pucciata nell’intingolo la scarpetta della spartizione del potere, quando non c’è più nulla da mangiare ognuno a casa sua.Restano solo le responsabilità individuali.

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San De Gennaro facitece ‘a grazia!

Prodi aveva annunciato che in 24 ore avrebbe risolto radicalmente il problema dell’immondizia a Napoli e in Campania. Con provvedimenti drastici e soprattutto risolutivi.

Di ore ne sono passate pochissime, ed ecco che il Presidente del Consiglio ha tirato fuori il coniglio dal cilindro: la pietra filosofale, la quadratura del cerchio, l’araba fenice.
Ha nominato De Gennaro commissario alla monnezza, per quattro mesi.

No, dico, De Gennaro. Quello che nel giugno 2007 (sono poco meno di sei mesi fa, ma nessuno se lo ricorda più) è stato indagato perché avrebbe, nell’ipotesi accusatoria, indotto false testimonianze per gli episodi di Genova.

San De Gennaro è il Santo Partenopeo più pregato dai nostri governanti e quello più inquisito dalla magistratura. Ma non riuscirà a far liquefare il patto di sangue tra politici locali e malavita organizzata.

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Partito Democratico: i sogni sono ancora sogni (e l’avvenire è ormai quasi passato)

La costituente del Partito Democratico è stata triste.

Triste come un giorno di nebbia, triste come un militare di Brindisi, triste come un pasto surgelato di Quattro Salti in Padella.

E’ triste il bacio di Prodi a Veltroni. Sembra un gesto di cordoglio, come se fosse morto qualcuno.
E’ triste sentire il Presidente del Consiglio dire che "finalmente dopo 12 anni possiamo chiamarci democratici" (perché, prima non lo erano?)
E’ triste che Prodi, ancora lui, ancora sempre lui, affermi coram populo che "E’ triste il cammino dei pellegrini". Sembra più una improbabile Armata Brancaleone che, "sanza calzari, sanza danari, sanza pagnotta, sanza la brocca" prosegue errabonda nell’inutile carosello della politica.

E’ triste Fassino che, in prima fila, fa vedere il telefonino nuovo al suo vicino di postazione.
E’ triste il color Lega Nord che hanno scelto per la scenografia della kermesse.
E’ triste sapere che questa formazione politica sarà battuta da Berlusconi a mani basse.

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Indagato Mastella. Tolta l’inchiesta a De Magistris. Fine dello stato di diritto

E’ ufficiale, Mastella è sotto indagine nell’ambito dell’inchiesta "Why not", portata avanti dal Dott. De Magistris della Procura di Catanzaro.

Per tutta risposta, l’inchiesta a De Magistris è stata avocata.

Vuol dire che non ce l’ha più lui, che non dovrà più occuparsi di Mastella e Prodi.
Vuol dire che se ne dovrà andare.

Non c’è niente di strano, è la fine dello stato di diritto.
Esiste un concetto nel diritto che è quello del giudice naturale a cui nessuno può essere sottratto.
Ed è esattamente quello che sta facendo Mastella: non potendo sottrarsi al suo giudice naturale lo sottrae all’attenzione del suo caso giudiziario.
Berlusconi faceva le norme ad personam, Mastella gioca a soldatini con la magistratura inquirente.

E dopo, come se c’entrasse qualcosa, ha cominciato ad invocare le elezioni a primavera. Tanto ha già detto che non si dimette.

In un paese normale, e possibilmente civile e democratico, un ministro della giustizia inquisito per quattro capi d’imputazione si sarebbe dimesso il giorno stesso.

Invece abbiamo una notizia buona e una cattiva. Quella buona è che il governo Prodi, grazie al cielo, cadrà presto. Quella cattiva è che tornerà Berlusconi. A primavera.

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Quei no che aiutano a crescere

Questo manifestino andava molto di moda ai miei tempi.

Era diventato quasi un ritornello scontato, ripetuto spesso non solo tra gli anarchici.

Il voto visto come delega, come sottoscrizione a fare in modo che altri pensino al nostro posto è stato da sempre uno dei punti cardine di un pensiero sano. Naturalmente i politici della sedicente sinistra e i sindacalisti della Triplice lo tacciano di qualunquismo.

E come potrebbero fare diversamente?

Sono abituati a prevedere con stupefacente precisione quello che accadrà. Sibille Cumane di loro stessi.

E ci cambiano i termini, le parole, le espressioni.

Fanno delle consultazioni e le chiamano referendum. Ma non sanno che i referendum in Italia sono abrogativi. Cancellano, non confermano.
Non parlano più di lavoro, parlano di Welfare (trovatemi un cittadino comune che sappia cosa cazzo sia il Welfare!), non fanno più gli accordi con il governo amico, fanno i protocolli.

Si affidano a regole che non esistono e la chiamano democrazia partecipativa. Nel luoghi di lavoro le assemblee della Santa Alleanza hanno democraticamente portato avanti le ragioni del sì ignorando totalmente quelle del no.
Così i lavoratori hanno potuto votare con maggiore cognizione di causa.
A nessun lavoratore è stata consegnata una copia dell’accordo così come è scritto per vedere che cosa ne pensa.

Angeletti ha dichiarato a Radio Anch’io che il testo dell’accordo è troppo complesso, scritto in burocratese, che nessuno si prenderebbe la briga di leggerlo, considerate anche le sue dimensioni.
Angeletti scambia l’accordo con il programma di governo. Siccome gli amici degli amici hanno stilato un documento di 246 pagine che nessuno ha letto e che ha permesso a Prodi & C. di fare il bello e il cattivo tempo, allora se lo può permettere anche lui.

Ci tratta da sprovveduti, da esseri incapaci di leggere e comprendere.
Quindi ce lo spiega lui, che invece, evidentemente, è stato capace di dare una risposta adeguata alle percentuali da parlamento bulgaro che lui e la casta della Santa Alleanza dei sindacati hanno ricevuto in negativo dalle fabbriche, dagli operai veri.

Non hanno dato nessuna certezza in merito alla correttezza delle operazioni di scrutinio.

Sempre a Radio Anch’io un operaio ha tranquillamente riferito di aver votato ben tre volte senza che nessuno controllasse alcunché.

Non si può parlare di brogli, perché ci sono i brogli quando si violano le regole. Ma qui le regole non ci sono.

Si fa quello che vogliono loro perché i lavoratori lo hanno deciso.

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Speciale querela Prodi e Padoa Schioppa

ROMA – «Il generale Roberto Speciale ha dato mandato ai propri legali per querelare per diffamazione e calunnia il ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa, in relazione alle gravi accuse dallo stesso mosse contro il generale durante il dibattito al Senato sulla sua rimozione». Lo ha annunciato Sergio De Gregorio, presidente della Commissione Difesa del Senato e leader nazionale del movimento politico Italiani nel Mondo.

da: Corriere della Sera

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Prodi invia un suo video per la campagna presidenziale di Ségolène Royal

(screenshot da www.corriere.it)

Ecco come Ségolène Royal perderà le elezioni francesi, fermandosi al 49%. Un bel video di Prodi da far vedere alla Francia due giorni prima del ballottaggio. I francesi ce l’hanno ancora con noi per la Coppa del Mondo persa ai rigori, figuriamoci se non fanno perdere per un soffio le elezioni a una che prende come sponsor un mangiaspaghetti. Chè i francesi, notoriamente, si incazzano. E le balle ancora gli girano…
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Prodi, una fiducia per riscrivere le regole – di Elena G. Polidori

Adesso l’Unione ha un nuovo programma: sopravvivere quel tanto che basta a riscrivere le regole del gioco. I numeri che ieri al Senato (162 i favorevoli, grazie a Follini e Pallaro) hanno ridato la fiducia al governo Prodi dimostrano ancora una volta che ormai la legislatura si avvia sulla strada di una lenta agonia e che l’unico, importante, sforzo politico sarà profuso nella riforma della legge elettorale, quell’emergenza condivisa anche da un centrodestra allo sfascio e spaventato dall’idea di ripresentarsi con grande anticipo alle urne sotto l’egida della “porcata” firmata da Calderoli. Lo stesso Prodi è stato chiaro: "Il compito del governo su alcuni punti può dirsi concluso, adesso si tratta di ridare potere di scelta ai cittadini". Forse non si parlerà di nient’altro da qui ai prossimi mesi. Ed ogni questione urgente sarà derubricata alla ricerca spasmodica di un consenso ampio su un progetto di riforma (probabilmente su modello tedesco) che tenga conto di tutte le esigenze in campo, soprattutto quelle dei piccoli partiti che temono l’introduzione di sbarramenti che li cancellerebbero per sempre dal quadro politico italiano. Del dodecalogo di Prodi, quindi, resterà ben poco da poter portare avanti senza scosse.

Se anche questa volta si è aperta una via di fuga che ha consentito la sopravvivenza dell’esecutivo, non si potrà ragionare sugli stessi numeri quando si tratterà di far passare al Senato il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Il prossimo banco di prova è dietro l’angolo e non ci sono i numeri per guardare all’occasione senza pensare che quello potrebbe essere davvero l’ultimo round. Stavolta senza appello.

Ma non è solo questo il punto su cui la sopravvivenza del governo sarà ancora a rischio. Dietro si agita una spettro ancora più pesante, quello dei Dico (ormai diventati Direi, secondo un’ironica ministra Bindi), il cui solo accenno nella replica del presidente del Consiglio, ha determinato l’immediata dichiarazione di “non voto” da parte di Andreotti. Prodi non poteva non parlarne: troppe le sollecitazioni al chiarimento che erano arrivate dai banchi dell’opposizione durante il dibattito a Palazzo Madama. Ma quello scrollarsi la coscienza dichiarando che ormai l’argomento è materia parlamentare, non ha convinto tutta l’area cattolica trasversale decisa, oggi più di ieri, ad affossare qualsivoglia disegno di legge possa uscire dalla commissione Giustizia del Senato. A poco è servito il richiamo alla rinnovata necessità di sostenere le famiglie anche attraverso la costruzione di migliaia di asili nido: dai banchi dell’Unione qualche sguardo severo ha fatto chiaramente capire che la captatio benevolentiae di Prodi verso l’ala cattolica non aveva colto nel segno. Così come qualche timido applauso ha sottolineato il passaggio di Prodi sull’aumento delle pensioni minime, ma non si poteva non cogliere la totale assenza di riferimento ad una più completa riforma del sistema previdenziale che spaventa il mondo sindacale al pari dei vescovi sui Dico, ma che non si può prescindere se davvero si vuole aumentare gli assegni oggi al limite della sopravvivenzaContinua la lettura di “Prodi, una fiducia per riscrivere le regole – di Elena G. Polidori”

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