” Sia l’imputato a cavare d’impaccio lo Stato” (Marco Taradash)

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“…deve garantirsi che l’imputato che voglia davvero il processo abbia in tempi ragionevoli un verdetto finale per esigenza minima di civiltà giuridica. E allora una piccola ma essenziale modifica da introdurre senza indugio alla riforma Bonafede, magari per mano dello stesso ministro è quella di prevedere che almeno all’imputato che richieda il processo immediato con le relative rinunce processuali, lo Stato garantisca la relativa celebrazione in tempi ragionevoli, in difetto operando la prescrizione che a quel punto non sarà più odioso salvacondotto da un processo che l’imputato che invece lo stesso imputato ha chiesto e costruttivamente sollecitato.”

Gianluigi Pellegrino, costituzionalista e esperto di diritto amministrativo su Repubblica

L’eterna prescrizione. Se proprio dovete incappare in un reato fatelo subito

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Può accadere a chiunque (e dico CHIUNQUE) di incappare in qualche reato. Se mettete sotto una vecchietta e la mandate all’ospedale potete essere accusati di lesioni colpose. Ci sono poi i reati “tipici” di una categoria. La diffamazione per i giornalisti o l’abuso d’ufficio per i politici. Ecco, se proprio dovete capitare tra le maglie della giustizia fatelo adesso che è la settimana di Natale e ci sono ancora gli sconti per la prescrizione, perché a partire dal 1 gennaio entra in vigore la sospensione sine die dei tempi voluta fortemente dal ministro Bonafede e non contrastata dagli alleati di governo del PD e dalla stampella di Italia Viva. Dal 1 gennaio, infatti, se sarete giudicati in primo grado, potrete contare su una sospensione “a vita” della prescrizione. Dovete fare un concorso? Una gara d’appalto? Dovete produrre i vostri certificati dei carichi pendenti e del casellario giudiziale? La vostra posizione sarà “congelata” senza un termine preciso entro il quale il processo deve concludersi. Praticamente a vita perché non ci sarà più l’urgenza di celebrare le udienze di appello e di Cassazione. Un cittadino sarà libero di essere imprigionato nella sua condizione di indagato o di imputato senza che questa condizione cessi nei tempi ragionevoli previsti dalla Costituzione per il giusto processo. Siamo agli ultimi giorni, siòre e siòri.

DDL anticorruzione definitivamente approvato alla Camera: lo scandalo della sospensione della prescrizione dopo il primo grado.

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La montagna del governo del rancore ha partorito il topolino del ddl anticorruzione, passato definitivamente alla Camera e in fase di trasformazione in legge con la firma del Presidente della Repubblica, a suggello di un atto che contiene uno dei più solenni attacchi allo stato di diritto degli ultimi anni, quella norma sulla prescrizione, il cui decorso si interrompe dopo il primo grado di processo. La norma entrerà in vigore dal 2020 (nel frattempo qualche processo di qualche politico eccellente dovrà pure andare a sentenza definitiva, e per tutto il 2019 la prescrizione sarà ancora in vigore) e da allora potremo avere processi lunghissimi, praticamente sine die, non importa se il processo di primo grado si sia concluso con una sentenza di assoluzione o di condanna, ma quello che è certo è che il principio della ragionevole durata del processo va a farsi benedire e il cittadino indagato che si è visto assolvere in primo grado dovrà aspettare un tempo indeterminato prima di vedere sancita definitivamente la propria non colpevolezza in merito ai reati ascrittigli, mentre chi è stato condannato dovrà attendere ugualmente un tempo altrettanto indeterminato prima di difendersi ulteriormente dalle accuse.

Così chiunque sia inciampato (casualmente o per espressa volontà) nelle maglie della giustizia, ci resterà a lungo (tanto non c’è fretta, l’unica scadenza è quella richiesta per interporre appello, per il resto non c’è altro), o, quanto meno, ci resterà un tempo sufficiente a farlo disilludere dalla convinzione di poterla fare franca non perché è innocente, ma, si veda il caso, perché lo Stato non è stato capace di assicurarlo alle patrie galere in tempi ragionevolmente accettabili. E allora lì la colpa è dello Stato, non c’entra niente il mariuiolo di turno, qualunque crimine abbia commesso. Ma è comunque un principio di equità che fa parte del nostro ordinamento giuridico: se io Stato, per imperizia o carico di lavoro, non riesco a concludere un procedimento in tre gradi di giudizio entro un tempo prestabilito, devo rinunciare a esercitare l’azione penale. Perché in tutto quel tempo che è passato, il reo può essere totalmente cambiato, e la persona che rischia di andare in carcere anche dopo 7-8 anni non è più la stessa persona che ha commesso quel delitto anni addietro.

E’ stato un regalo, quello della sospensione dei tempi di prescrizione, di un governo che sta dimostrando la sua inefficienza sulla pelle dei cittadini e, sostanzialmente, dei più deboli tra i deboli, quelli “attenzionati” (oggi le persone colte dicono così) dalla giustizia. Per una giustizia ingiusta e senza tempo, che ha deficienze croniche e ormai irrisolvibili.

Processo Raggi: comunque vada nessuno si dimetterà

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da: en.wikipedia.org
da: en.wikipedia.org

Tutti ad aspettare che la Raggi venga assolta o condannata per vedere quale sarà il suo infame o splendido destino di sindachessa della Capitale.

Non illudetevi. Sia che venga assolta o condannata (e ormai mancano poche ore, questo post esaurirà la sua valenza nel momento in cui sarà emessa una sentenza), alla Raggi non accadrà un bel tubo di niente. E’ vero che il regolamento del Movimento 5 Stelle prevede che le persone condannate in primo grado debbano dimettersi, ma è anche vero che dalle ultime dichiarazioni qualcuno ha detto che si valuta “caso per caso”.

Per cui, se uno con un patteggiamento a una pena minima volesse far politica nel Movimento, probabilmente verrebbe escluso dalla scena, mentre se a rischiare dieci mesi di condanna è la Raggi, bisogna valutare “caso per caso”.

E naturalmente non sarà mai il caso di chiederle di fare un passo indietro se il tribunale la riconoscerà colpevole di falso. La Raggi è personcina troppo preziosa per chiederle di lasciare la capitaneria di Roma e andare a nuove elezioni che il Movimento rischierebbe di perdere sonoramente visti i precedenti.

Se verrà assolta aveva ragione Travaglio e finirà tutto a tarallucci e vino.

Ma ormai è questione di ore.

Donne che rappresentano lo Stato

Reading Time: 2 minutesDj Fabo: in aula video agonia, commossa anche pm

C’è ancora di che sperare in bene se è vero come è vero che in un pubblico processo penale a Marco Cappato, accusato di aiuto al suicidio nei riguardi della persona di Dj Fabo (che ha avuto anche un nome e un cognome, ma i mass media insistono a volerlo chiamare così, e allora ci adeguiamo, anche se non ne capiamo il motivo) il Pubblico Ministero dice cose altamente rivoluzionarie per il nostro sistema giuridico, anche se dovrebbero essere tranquillamente assodate e accettate da tutti:

“Noi pubblici ministeri rappresentiamo lo Stato, non siamo gli avvocati dell’accusa come in altri ordinamenti, pur civilissimi. Io mi rifiuto di essere l’avvocato dell’accusa. Io rappresentao lo Stato e lo Stato è anche l’imputato Cappato – È nostro dovere cercare prove anche a favore dell’imputato e anche alla luce del dibattimento che è stato svolto, è nostro dovere sollecitare la formula assolutoria per Cappato”

Sono parole del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano. Risuonano nelle nostre teste intorpidite da anni e anni di giustizia alla deriva come musica celeste, sono un malsamo per le nostre membra stanche di una amministrazione giudizaria fondata sui pregiudizi. Dicono che il Pubblico Ministero non rappresenta l’accusa a tutti i costi. Non è quello che sostiene necessariamente una tesi CONTRO l’imputato. Ma quello che raccoglie prove ed elementi, anche e soprattutto a favore dell’accusato. E non deve chiedere la condanna per forza, ma deve valutare quello che ha. Rappresenta lo Stato, cioè il principio di legalità e di equilibrio. Che poi alla fine della sua requisitoria la Dottoressa Siciliano abbia deciso di chiedere l’assoluzione per Marco Cappato non può che farci tirare un legittimo e sacrosanto sospiro di sollievo, ma è una cosa che viene dopo.

Di fondo c’è solo la granitica consistenza delle parole del PM che riporta tutte le nostre concezioni (e i nostri preconcetti, diciamolo pure) alle cose per come stanno e non per come sono rappresentate dai nostri pregiudizi. Perché di Pubblici Ministeri che giocano col trabocchetto verbale della “pubblica accusa” ne esistono a iosa, ed è su questi equivoci che poi si fa fatica a incardinare tutto il procedimento penale.

E’ bello sapere di donne come questa, con la schiena dritta, il senso civico e la consapevolezza di sé.

L’inutile clamore sul rito immediato chiesto da Virginia Raggi

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La notizia per cui Virginia Raggi ha chiesto il rito immediato per le accuse che la riguardano è ststa rilanciata con tutta una serie di annessi e connessi ulteriori che hanno fatto insinuare più di una fonte giornalistica sul fatto che abbia usato questo escamotage per giungere “pulita” alle elezioni.

C’è da dire, a onor del vero, che la Raggi non ne aveva affatto bisogno. Prima di tutto perché l’udienza preliminare per la decisione sul suo eventuale rinvio a giudizio si sarebbe tenuta il 9 gennaio prossimo. In caso di rinvio a processo il procedimento non si sarebbe certo concluso prima del 4 marzo e, quindi, la Raggi aveva tutte le possibilità per andare alle elezioni senza una sentenza (sfavorevole? Saranno i giudici a stabilirlo) in primo grado. Del resto, a darle man forte è intervenuta la revisione del regolamento del M5S, che prevede che anche gli indagati possano essere candidabili. Non si capisce, dunque, perché rinviare l’inizio del processo che si vuole “immediato”, cioè da svolgersi nei tempi più brevi possibile. Infatti un rinvio a giudizio non costituisce di per sé sentenza di colpevolezza. E poi non si è colpevoli fino a sentenza definitiva passata in giudicato (e se se lo ricordassero più spesso quelli del M5S non ci sarebbe bisogno di fare tutte queste manfrine). Punto, due punti e a capo.

Much ado about nothing.

I furbetti della prescrizione

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Noi italiani abbiamo un retto senso della giustizia. Buon sangue non mente, giacché precede dalle ceneri del Verri e del Beccaria.

Per noi una persona è colpevole quando viene pronunciata la sentenza definitiva, ma se una donna muore siamo lieti di trattare da assassino il marito prima ancora della sentenza definitiva di cui sopra, perché tanto uno che ha quella faccia lì non ci piace. Per noi una circostanza non significa necessariamente responsabilità penale: uno che tradisce la moglie non è necessariamente il suo assassino, ma se lo fosse saremmo tanto, ma tanto più contenti.
Noi italiani, se veniamo raggiunti da un avviso di garanzia non facciamo altro che dichiararci “sereni”, dimentichi del fatto che la serenità è il vizio dei colpevoli e che quando hai un procedimento penale pendente sul capo sei tutto meno che sereno. Noi italiani abbiamo una cieca fiducia nell’operato della magistratura e siamo sicuri che in qualsivoglia frangent  saprà fare del proprio meglio per accertare la verità e ristabilire la giustizia. Ma ci incazziamo se alla fine di un processo qualcuno viene assolto.

Dunque il processo cosiddetto “Eternit” si è concluso con la prescrizione e, quindi, senza che gli imputati venissero condannati. Tuttavia è stata riconosciuta la loro responsabilità oggettiva rispetto ai fatti che venivano loro contestati.

La prescrizione è un istituto giuridico sacrosanto. Vuol dire che lo Stato rinuncia a perseguire un furto di una scatoletta di tonno in un supermercato dopo un certo lasso di tempo perché arivati a quel punto quel furto non interessa più, ce lo siamo dimenticati, e se non siamo stati capaci di perseguirlo per tempo, buon per l’imputato che la farà franca e che, nel frattempo, si spera abbia smesso di sgraffignarsi le scatolette.

Voi mi direte che nel caso del processo “Eternit” non si tratta di scatolette di tonno, lì è morta della gente. E’ vero. Ma allora com’è che sono stati indagati, rinviati a giudizio, condannati in primo e secondo grado e prescritti in cassazione gli imputati del procedimento per “disastro ambientale”? Siamo sicuri che questo capo di imputazione sia esattamente quello che si confà alla fattispecie di reato commessa? Cioè, non è che se io ammazzo (per colpa o dolo) una persona e poi do fuoco al cadavere mi indagato per incendio doloso, no, mi becco l’imputazione per omicidio e per distruzione di cadavere.

Senza contare che a rassicurare i parenti delle vittime è arrivato lo stesso Guariniello, comunicando che una successiva indagine porterebbe a un Eternit-bis, le cui contestazioni di addebito si trasformerebbero in omicidio volontario, reato che non ha prescrizione.

E farlo prima no, eh?

Perché la procura in tutti questi anni non ha trovato elementi a favore di ipotesi di reato più gravi? E dov’è, dove risiede lo spettro della prescrizione se non in una gestione quanto meno disattenta dell’interesse dei cittadini a veder assicurati alla giustizia gli imputati, alla fine di un giusto ed equo processo?

Renzi, da buon tennista della politica, ha colto subito la palla al balzo. Con la logica del “ghe pensi mi”, cara al suo alleato di sempre, Berlusconi, ha comunicato che il governo delle Illustri Costituzionaliste e delle mangiatrici di gelato riformerà la delicata materia della prescrizione in men che non si dica e che i maramaldi saranno assicurati alla giustizia. E’ solo uno show propagandistico, come è logico, perché se c’è una categoria a cui la prescrizione sta bene così com’è è proprio la classe politica.

Grasso e la Boldrini faranno in modo che si siano i tempi per la discussione, dimenticando che alcune proposte di legge in materia giacciono nei cassetti degli uffici delle due Camere in avanzato stato di decomposizione.

Il punto non è cambiare i tempi di prescrizione, quello sono buoni tutti a farlo. Il punto è fare in modo che i processi possano concludersi in tempi che garantiscano al Paese la certezza della pena.

E uno strumento potrebbe essere proprio quello di rinsaldare la responsabilità dei magistrati per negligenza, dimenticando che non è possibile che se le cose vanno bene il merito sia dei giudici, mentre se le cose vanno male il demerito non sia di nessuno.

La sconfitta a metà di Roberto Saviano

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Io non so se sono io che sono pessimista e non so guardare all’essenza delle cose che considero quella di Saviano una sconfitta e anche sonora, o se è lui che, evidentemente più ottimista, dice trattarsi di una “Vittoria a metà”.

Fatto sta che ha intentato una causa di dimensioni enciclopediche per le minacce ricevute dalla criminalità organizzata e i boss dei Casalesi, Bidognetti e Iovine, sono stati assolti con formula piena. E’ stato solo condannato un avvocato, oltretutto a una pena risibile, un anno di reclusione e siamo sempre solo in primo grado. La sentenza, oltre che Saviano, riguarda anche la giornalista Rosaria Capacchione, oggi senatrice del PD, perché nel frattempo ha deciso di non farsi mancare nulla.

Ecco, a dirla tutta a me non sembra tutto questo gran risultato. Voglio dire, non è che c’è da gioire, sia pure a metà, con una sentenza di questo genere, e i “guappi di cartone” saranno anche tali, ma intanto sono stati assolti, sintomo di una impunità che in Italia premia sempre. E di processi-montagna che partoriscono condanne-topolino. Poi, soprattutto, titoli sui giornali a piovere, chè non si dica mai d’aver perso un’opportunità per strillare ai quattro venti che Saviano ha vinto a metà.

Berlusconi in Cassazione il 30 luglio

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Roma, la Corte di Cassazione

Ok, si diceva? Ah, sì, Berlusconi.

Berlusconi, o, più esattamente, il processo Mediaset, andrà in Cassazione il 30 luglio. Significa che, salvo rivii, si arriverà a una sentenza definitiva. O forse anche no, perché la Cassazione potrebbe, tecnicamente, rinviare il processo in Corte d’Appello, oltre che accettare il ricorso di Berlusconi e assolverlo seduta stante senza rinvio, o confermare definitivamente (stavolta sì) la setenza degli altri gradi di giudizio.

Perché il trenta luglio? Perché a settembre (ovvero alla riapertura dopo la sospensione dell’anno giudiziario) metà dei reati che vengono contestati all’ex Presidente del Consiglio potrebbero cadere in prescrizione. Questo comporterebbe una dimininuzione della pena inflitta in secondo grado (4 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici), che farebbe scendere la reclusione a meno di 3 anni, dunque, non scatterebbe più l’interdizione automatica dai pubblici uffici. Il punto è questo.

Il Prof. Coppi del collegio di difesa di Berlusconi ha dichiarato: “è una fissazione d’udienza tra capo e collo”. Ma perché? Non è stata forse la difesa a ricorrere alla Suprema Corte?

Il PDL si chiede: “Perché tutta questa fretta?” Ma è evidente, per non mandare in prescrizione la parte prescrivibile del processo.

Qualcuno si stupisce ancora che il PDL si stupisca?

Fabrizio Corona al processo si e’ vestito dimolto ma dimolto bene!

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Hai fiducia nella giustizia?

Pensi anche tu che un equo processo possa concludersi con una assoluzione? E che comunque sia d’obbligo collaborare con il Pubblico Ministero, la Difesa e il Giudice per l’accertamento della verità?

Ritieni anche tu che una condotta processuale impeccabile possa fare di te già fin d’ora una persona migliore?

E allora

Vèstiti AMMODINO!!

Avrai anche tu una bella CONDANNA® a tre anni e mezzo ma avrai dimostrato a chiunque di avere FASCINO, STILE ed ELEGANZA.

E se il tuo look non fa tendenza non scoraggiarti da subito, c’è sempre pronto per te un bel RICORSO IN APPELLO.

Non viviamo in un mondo meraviglioso??

Scuola Diaz e G8 di Genova – L’audio della sentenza di assoluzione (“Vergogna! Vergogna!”)

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