SPID

spid

SPID… SPID… cazzo, ho bisogno di uno SPID. Fino a ieri non sapevo nemmeno che esistesse e oggi mi ritrovo a fare le pratiche per la concessione di un cavolo di SPID perché mi serve (già, perché mi serve?? Ma saranno un po’ anche cazzi miei) e non so come fare. Ho scoperto che esistono vari enti che rilasciano lo SPID. Posso chiederlo alle Poste Italiane, ad Aruba e a un bel po’ di altri soggetti. Ma è un Calvario. Per identificarmi una volta bastava il mio documento di identità, io sono io, eccomi qui, viviamo in uno stato di diritto e questa è la mia identità. Punto. Ora devi avere con te, come minimo, la carta di identità, il codice fiscale, la tessera sanitaria (se diversa dal precedente), una casella di posta elettronica, il tuo numero di cellulare, una telecamera per farti riconoscere da un addetto, uno scanner per scansionare i documenti e mandarli in formato elettronico, un accrocchio per mettere la firma digitale sui PDF he scarichi e che compili, il PIN che ti dà la ASL assieme alla tessera sanitaria e che cazzo!! Sono tecniche e mezzucci per scoraggiare l’utente finale e per risparmiare tempo e mezzi. Dopo aver deciso di contattare telefonicamente il servizio informazioni di un gestore di SPID (il cui nome mi trafigge il costato, come nel martirio di San Sebastiano) ho optato per farlo con le poste. Ho riempito i moduli e dopo una serie di errori (non riconosceva la città in cui sono nato) eccomi arrivare sul telefono un SMS che mi invita a recarmi all’ufficio postale per farmi riconoscere (eh, quello che ho descritto non basta!) e dove, spero, si concluda l’avventura di un cittadino in cerca di SPID. Sarebbe già troppo comodo.

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Oggi sono stato alle Poste

– Buongiorno polito e riverito utente, in che cosa posso rendermi fattiva per restare ai suoi servigi?

– Buongiorno spettabile impiegata, avrei bisogno di spedire una raccomandata e di fare un’operazione a denaro, per cortesia (e sottolineo P-E-R C-O-R-T-E-S-I-A).

– Uh, ma che vedo???? Passi pure per la raccomandata, ma l’operazione a denaro non gliela posso proprio fare, no, no, non se ne parla, sa?

– Ma su, via, è mia convinzione che se Lei lo desiderasse, potrebbe fare un’eccezione ed accettarmi l’operazioncina a denaro evitandomi di fare una seconda fila.

– Oh, che insolenza, ma questo non è proprio possibile, sa? Per chi mi ha preso?? Guardi quanta gente c’è dietro di Lei (tre persone).

– Ma è il mio turno!

– Ah già, mi faccia vedere il bigliettyno. Ah, peggio ancora. Orrore delle mie pupille, veggo qui che lei, povero e rintontito utente, ha sbagliato a prendere la prenotazione. Doveva premere il tasto in alto invece ha premuto quello in basso, mal gliene incolse, ora lei prende tutti i suoi ciottolini e fa un’altra fila alle casse che sono abilitate anche per la spedizione delle raccomandate, ma te guarda che insolenza.

– Ma io non posso fare tutta questa fila, ho una bambina piccola a casa.

Cazzi suoi, o peripatetico, io gliel’ho detto, poi faccia un po’ come le pare, io non ho tempo da perdere. (Gentile)

Dopo 45 minuti di attesa nella nuova fila

– Di bel nuovo inclito utente, disponga pure di me a suo bell’agio.

– B-b-b-buongiorno, mi sc-sc-sc-usi de bal-bal-balbetto ma ho i nervi a pe- a pe- a-pe -a pezzi dall’attesa.

– Faccia poco il gazzosino e lo spiritosetto, dia qui, che cos’ha, un’operazione a denaro??

– Sì, e ho anche una rac- raccomandata.

– Eh, no, mi scusi, lei non può venire alle poste a prendere in giro i poveri impiegati che lavorano unicamente per il bene del pubblico e per vendere prodotti finanziari. Sappia che a noi delle poste c’importassai della corrispondenza, che sarà, questo sì, un diritto costituzionale ma che per noi è un peso morto incredibile, e poi non posso assolutamente accettarle nulla dato che non ho la connessione Internet.

– Ma una volta le raccomandate si accettavano a mano.

– Eh, caro il mio Coso, lei è ancora all’età del Pleistocene. Oggi è tutto ollàin. Vada a casa e ritorni quando siamo a posto, vedrà che prima o poi ci riesce.

. MA L- L- L- Lei allora mi vuol D-D-D-D-DISTRVGGERE!!!!!!!!!! (ricovero coatto del polito utente)

 

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Alcun Ministro Madia

inalcunluogo

Presso un ufficio postale di Biella, una signora ha chiesto se poteva allattare il proprio bambino di tre mesi. Le è stato risposto in malo modo che no, non era possibile, anzi, che era addirittura vietato (non si sa da quale legge) e che era meglio alzare i tacchi, smammare, sloggiare, via, sciò, chè qui si lavora, si ha mica tempo da perdere a dare la puppa agl’infanti!

Si sono risentiti in molti. Anche la preraffaellita Ministro Marianna Madia che ha affidato a Twitter la sua indignazione scrivendo che “In alcun luogo dovrebbe essere vietato #allattamento”.

Ora, a parte il vizio di omettere gli articoli determinativi per stare nei 140 caratteri di Twitter che fa sembrare il messaggio una sorta di telegramma più che una comunicazione, colpisce l’uso disinvolto di quell'”alcun”.

In “alcun luogo”??

Non perdiamo la pazienza e andiamo a vedere quello che dice la grammatica italiana Treccani sull’uso di “nessuno” e “alcuno”:

“Il pronome e aggettivo indefinito nessuno si usa sia in frasi positive (…) sia in frasi negative, insieme a un’altra negazione”

Non ci sono dubbi: la frase della Madia è positiva.

“Solo al singolare, il pronome e aggettivo indefinito alcuno può essere usato nelle frasi negative come sinonimo di nessuno.”

Quindi “in alcun luogo”, per come lo ha scritto la Madia, significa che in QUALCHE luogo (non tutti, ma in qualcuno sì) dovrebbe essere vietato l’allattamento. Non ci dice, però, esattamente in quali.

La grammatica, signora Ministro, la grammatica!

treccani

(Screenshot tratto dal sito -pieno di pubblicità- www.treccani.it)

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L’affrancatura è a carico dei cittadini!

Il mio datore di lavoro (facente parte della Pubblica Amministrazione) ha un indirizzo di posta elettronica certificata e conosce il mio.

Giorni fa mi ha spedito una comunicazione ordinaria (di cui conoscevo già il contenuto) per posta cartacea. Prezzo dell’affrancatura, 70 centesimi di euro.

Insomma, la Pubblica Amministrazione preferisce spendere 0,70 euro per dirmi una cosa che sapevo già (ma fin qui niente di male, ci vuole spesso una comunicazione scritta a seguito di quelle verbali) e per via ordinaria, col rischio che la lettera si perda e nel tempo di due giorni, anziché inviarmi la stessa comunicazione via PEC, con lo stesso valore di una raccomandata con ricevuta di ritorno, a costo zero e con notifica immediata.

Ah, i settanta centesimi li paghiamo noi, naturalmente.

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408 grammi di diritti costituzionali

 

L’articolo 15 della Costituzione recita:
“La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.”
Quella della corrispondenza, dunque, è una libertà fondamentale, riconosciuta dal nostro ordinamento giuridico.

Siamo liberi di comunicare. E in ossequio a questa libertà oggi mi sono recato alla filiale locale delle Poste per far affrancare (ossia, “rendere franco da vincoli economici”) un invio per il Belgio del peso di 408 grammi. Cosa ci fosse dentro sono inviolabilmente cazzi miei.

Ho fatto la mia brava fila (una sola persona davanti, tempo di attesa 20 minuti) durante la quale alemno quattro persone sono entrate nello stanzino delle informazioni finanziarie a chiedere lumi su investimenti in denaro, sul rendimento dei “Bòtti” (i BOT), e su quello dei “Buoni” (s’intende fruttiferi).

Altri, sempre in quei 20 minuti, si sono accodati alle casse per pagare i bollettini: 3 casse aperte per pagamenti e prelievi (i primi si pagano!) e un solo sportello per raccomandate, francobolli e affrancature. In breve, per un esercitare un diritto costituzionale il rapporto è di 3 a 1.

Certo, esiste il catalogo di PosteShop dal quale è possibile ordinare ottimi libri per la nostra edificazione personale, come un certo “Belle anime porche” di Francesca Ferrando oppure oggetti imprescindibili per il vivere quotidiano come un regolabarba con lama in lega d’acciaio.

Ma io non lo voglio un regolabarba. Non lo voglio dalle Poste. Lo vendono i negozi di elettrodomestici, i supermercati, gli ipermercati. Non voglio trovare quelle cose lì al mio ufficio postale, e non voglio nemmeno essere una bella anima porca (perché bello non lo sono mai stato).

Voglio qualcuno che mi dica “Buongiorno, cosa posso fare per Lei?” e non che mi faccia “Doveva compilare il cedolino della raccomandata” (che loro NON mettono a disposizione) oppure “Non si è portato neanche una penna?” (no, perché, dovevo??).

Voglio che mi ridiano quello per cui sono nate: garantire a tutti i cittadini l’esercizio di un diritto costituzionale. Ma l’invio per il Belgio costa 9,50 euro e senza ricevuta. Vada, vada

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Il senso delle Poste per la DDR

Io sono nato in Germania (cfr.).

Non è colpa mia, uno non se lo sceglie dove nascere, anche se, se potessi, lo sceglierei altre diecimila volte e porto sei.

Non è neanche colpa mia se, quando sono nato, le Germanie erano due: la Repubblica Federale Tedesca, che era democratica (almeno, così mi hanno insegnato) e la Repubblica Democratica Tedesca che NON era democratica (mi hanno insegnato anche questo).

E, infine, mi dichiaro non colpevole anche della circostanza di essere nato nella RFT, a pochi chilometri dalla allora capitale, Bonn.

Provate a iscrivere al sito di Poste.it un cittadino italiano nato, per esempio, nella Repubblica Federale Tedesca. Non potete. Se un italiano è nato in Germania, nel menu a tendina o è nato nella Germania comunista o non se ne parla proprio.

Non so se la tessera della STASI costituisca ancora un valido documento di riconoscimento.

Comunque non ce l’ho.

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Esame di invalidità

Oggi mi è arrivata una raccomandata dall’INPS.

Mi dicono che devo presentarmi a una visita DOMANI. La lettera porta la data dell’11 novembre scorso, ma il timbro postale è quello del 28 novembre. L’ufficio postale di partenza è quello di Torino A.D.

Cioè, l’INPS di Teramo mi spedisce una raccomandata da Torino. Mi sembra normale. Così si ottimizzano le prestazioni del sistema, si sfruttano le sinergie e si va dritti verso la catastrofe.

Se oggi non fossi stato in casa il postino avrebbe lasciato un avviso. E visto che la visita di domani è fissata alle 13,15, se domattina me la fossi presa comoda, o avessi rimandato il ritiro della missiva a dopodomani, addio visita.

Oh, non che sarebbe successo poi chissà che. No, mi avrebbero SOLO sospeso il sussidio di invalidità. Così. SOLO perché una raccomandata non è stata recapitata con un congruo preavviso. Poi, certo, avrei potuto richiedere a mia volta la visita successivamente.

Ah, la visita serve come verifica nei confronti di chi percepisce sussidi di invalidità. Cioè quella che mi hanno riconosciuto LORO. Ho risposto con una PEC che, certamente, domani alle 13:15 NON sarà sul loro tavolo.

Kafka se la ride.

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Volevo solo spedire una raccomandata…

Una raccomandata.. e che sarà mai??

Una raccomandata è una di quelle cose che ti mettono sicurezza, cambiano i modi di gestirlo, ma il prodotto esiste da sempre, tu vai all’ufficio postale con la tua letterina, fai diligentemente la tua fila, l’impiegato/a ti guarda un po’ sbuffando, hai la tua ricevuta, paghi, grazie e arrivederci.

E invece no, perché le Poste Italiane hanno istituito l’ufficio complicazioni affari semplici delle raccomandate e della corrispondenza in genere.

Le Poste non sono minimamente interessate alle raccomandate in particolare e a tutta la corrispondenza in generale, se potessero ne farebbero a meno domattina di raccogliere, smistare, distribuire e recapitare lettere, cartoline (ma chi le spedisce più le cartoline…), avvisi, multe e quant’altro. Via, solo prodotti bancari, per lo più poco solidi, conti correnti, carte di credito, postamat, vendono perfino libri, cd, macchinette per fare il caffè espresso, ma quando si tratta di assicurare lo scambio di corrispondenza tra cittadini storcono il naso.

Dunque, la letterina ce l’ho, all’ufficio postale ci sono, la fila la sto facendo, quando mi accorgo che, maledetetto me e chi mi governa (in Toscana "governare" ha il significato di "dare da mangiare agli animali", il mi’ nonno Armando andava sempre a "governà’ i conìglioli"), ho dimenticato di prelevare i contanti al bancomat.

Pazienza, penso, illuso, alle poste sono dotati di un POS, accetteranno la carta di credito o il pagamento via bancomat, è già successo un’altra volta nell’altro ufficio postale, quindi la cosa è tecnicamente fattibile.

L’impiegata dello spotello delle raccomandate ostenta occhiali da presbite e un’aria che non mi piace.
E’ lì dietro lo sportello e fa andare avanti con esrema l-e-n-t-e-z-z-a i numeri della fila, tanto per confermarti che chi comanda è lei, ha appena finito di servire il cliente prima di me, cosa le costa premere il bottoncino? Non lo fa. Non lo fa perché -ne ho la certezza- vuole solo creare nervosismo, il suo scopo è quello che qualcunosi arrabbi, che le dica che non è corretto che la gente attenda il proprio turno mentre lei fa finta di rimettere a posto le carte, di cercare un modulo, di darsi una ravvivata ai capelli, di guardarsi in giro per vedere se, putacaso, l’ufficio si fosse svuotato tutto d’un bòtto per un allarme bomba (eh, non si sa mai).

– Buongiorno, signora…

– (….) nessuna risposta -oh,la signora è educata!-

– …dovrei spedire questa raccomandata, ma non ho contante con me, magari posso pagare con la carta di credito, sa, ho pensato di dirglielo prima di chiedere il serviz….

– No, noi non accettiamo assolutamente carte di credito…

– Ah, voi non accettate carte di credito. Emettete carte di credito, ma non ne accettate in pagamento, nemmeno se la carta di credito è emessa dal Servizio BancoPosta?

– E’ esattamente così! (e ostenta fierezza, ha appena detto una boiata cosmica e si rende conto che si tratta di una contraddizione in termini, è come se lo stato italiano, che batte moneta, non accettasse le monete che conia in pagamento…)

– Beh, allora pago con il Bancomat, quello lo potete accettare in pagamento…

– Sì, ma le raccomandate devono essere per forza pagate in contanti (e sottolinea quel "per forza" come per dire "E’ inutile che continui a insistere, il tuo Bancomat noi non lo prenderemo mai e poi mai…).

– Ma all’altro ufficio postale me l’hanno accettato in pagamento senza problemi…

– Non è assolutamente possibile, e, comunque, può andare all’altro ufficio postale, visto che dice così… (le spaccherei il bancone in faccia, perché sta dicendo che quello che le ho detto non è vero e sono cose che non tollero)

Non mi resta che desistere, anche perché l’altro ufficio postale non è aperto nel pomeriggio, quindi o vado a ritirare al Bancomat e faccio una seconda fila o torno il giorno dopo. Opto per la seconda opzione, ma di mattina, perché così, se ce la faccio, la raccomandata parte subito (non so se lo sapete ma se spedite una raccomandata nel pomeriggio, la data e l’ora di spedizione sono quelle normali, ma l’invio parte la mattina dopo, una volta il furgone delle poste si chiudeva alle sette di sera, ma, si sa, eravamo scemi, e le poste facevano le poste, non il gestore telefonico alternativo…).

La mattina dopo la signora è ancora lì. Non sembra affatto cambiata dalla sera prima, se non fosse perché porta indumenti diversi si direbbe che ha dormito all’ufficio postale, visto che fa pendant con l’arredamento.

– Buongiorno, signora…

– Ah, ha una raccomandata, vedo, ma non può venire qui e pretendere che parta subito, stiamo chiudendo il sacco per il furgone…

(incazzato sul serio perché ora basta) Signora, io non sto pretendendo niente, sono qui per richiedere un servizio che, oltretutto, viene regolarmente fornito, o, almeno, dovrebbe esserlo.

(Lei non si perde d’animo) Ah, vedo che non ha neanche compilato il mòdulo di accettazione della raccomandata

(Stavolta ho la risposta e la crocefiggo sulla sedia!) No, non l’ho compilato perché il modulo non è disponibile per il pubblico, se lo metteste a disposizione, FORSE uno sfrutta i tempi vuoti e arriva allo sportello con tutto l’occorrente e allora tutto si velocizza…

– Non possiamo metterli perché se no la gente se ne porta a casa a decine e poi non ne rimangono…

– E allora cosa se la prende a fare con la gente? Anch’io ho fatto la mia fila e non mi sono lamentato di nulla.

Il fatto di non essersi lamentati di nulla, naturalmente, non le può importare di meno, anzi, il cliente è, per definizione, agli occhi dell’impiegato, quello che NON si deve lamentare, tanto sono loro che ti tengono per i coglioni ("Ma noi stiamo facendo solo il nostro lavoro…").

Compilo il cedolino, lo consegno e pago (stavolta in contanti). La signora mi dà la ricevuta e il resto. Ma mi accorgo che la ricevuta era "sporca". Ovvero che qualcuno aveva già scritto sulla carta calcante, e che l’indirizzo del destinatario del MIO invio si vede assai poco. Glielo faccio gentilmente notare:

– Ah, non ha nessuna importanza, quello che conta è il numero, la data e l’ora di spedizione (quindi anche se non lo riempivo era la stessa cosa??), ma se vuole possiamo annullare e rifare…

Certo che lo vorrei, ma ho passato un’ora in tutto alle poste e ho anche una vita, io. La raccomandata è regolarmente partita il giorno dopo, ovvero il 6 agosto. A tutt’oggi, 16 agosto, non è ancora arrivata.
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Radioascolto – Alfredo Gallerati – Raccomandate respinte

Alfredo Dante Gallerati fa parte dell’Associazione Italiana Radioascolto.
E’, inoltre, titolare di una sezione dedicata al radioascolto pubblicata su "Radio Rivista", organo dell’Associazione Radioamatori Italiani.

In qualità di titolare del sito web www.radioascolto.it, ha scritto all’indirizzo web:

http://www.radioascolto.it/03c_associazioni.htm

"Poco più tardi Monferini viene estromesso dall’Air. Il leader di uno spontaneo movimento "autonomista" riesce intanto ad aggregare intorno a sé un buon numero di BCL in aperto conflitto, per le più diverse e discutibili ragioni, con l’Air. Erano persone come: Walter Mola, Valerio Di Stefano, Luigi Basso, Giuseppe Zella ed altri che poi diverranno nemici dell’Air ad oltranza." [01]

Per quello che riguarda la mia persona (espressamente nominata) ritengo che tali affermazioni non corrispondano al vero e abbiano valenza denigratoria nei miei confronti.

In primo luogo perché sono stato tra i primi ad iscrivermi all’AIR e a ricoprire incarichi in seno ad essa (alcuni verbali di assemblea dei primi anni ’80 portano la mia firma). Ho, inoltre, riavvicinato l’AIR con la mia iscrizione risalente al settembre 2009 (ringrazio pubblicamente Giancarlo Venturi per la disponibilità ad accogliermi). E’ pur vero che anche questa iscrizione si è risolta con le dimissioni e la presa d’atto delle divergenze. Ma almeno non si può dire che io non ci abbia provato.
In secondo luogo perché il mio nome e i miei comportamenti sono stati associati a quello di Dario Monferini, che il 9 luglio 2009 pubblicò la falsa notizia della mia morte nel tragico incidente di Viareggio, e ai suoi comportamenti.

Le mie ragioni di "aperto conflitto" con l’AIR sono state definite "diverse e discutibili".

Non desidero limitare la libertà di nessuno di dissentire dalle mie opinioni. Ma non per questo debbo sentirmi limitato nella mia libertà di dissentire dalle posizioni e modalità operative dell’AIR, diffondere ed esprimere il mio pensiero con ogni modo lecito a mia disposizione, senza per questo essere definito "autonomista".

Nel tentativo di addivenire a un accordo che ho definito di "gentlemen agreement", ho inviato al Gallerati una raccomandata (in data 7 maggio 2010) attraverso il servizio on line del sito di Poste Italiane. [02]

La raccomandata è stata respinta dal destinatario [03]

Successivamente ho inviato una seconda raccomandata al Gallerati dall’Ufficio Postale di Verona 25 [04].
La raccomandata è stata, questa volta, regolarmente ritirata con debita firma di scarico. [05]
In seguito la busta contenente la raccomandata e il testo della lettera mi sono stati di nuovo rinviati indietro dopo che, con tutta evidenza, era stata presa visione del contenuto [06].

Naturalmente non si può dichiarare di non avere ricevuto una raccomandata, anche se la si è rispedita indietro subito dopo avere firmato la ricevuta alle poste.

E naturalmente non può dirlo Gallerati, il quale ha corretto la pagina, sostituendo il mio e i nomi di Walter Mola, Giuseppe Zella e Luigi Basso con una dicitura più generica. La pagina corretta infatti recita:

"Poco più tardi Monferini viene estromesso dall’Air. Il leader di uno spontaneo movimento "autonomista" riesce intanto ad aggregare intorno a sé un buon numero di BCL in aperto conflitto, per le più diverse e discutibili ragioni, con l’Air. Erano persone che poi diverranno nemici dell’Air ad oltranza." [07]

Ma il web ha la memoria molto lunga.
Il sito archive.org [08] contiene lo "storico" di Internet fino al 2008.
Andando a ricercare sul servizio "The WebBack Machine" è possibile risalire a una versione del 6 luglio 2007 in cui tali espressioni sono già chiaramente rintracciabili [09].

E’ chiaro, dunque, che la correzione è recentissima e conseguente alla lettura della raccomandata, perché tale correzione non è stata neanche registrata su Google, che continua, ad oggi, a riportare il vecchio testo. [10]

Ma come se non bastasse, nel tentativo invero malriuscito di ripulire la pagina da quelle espressioni, Gallerati lascia una "traccia" evidentissima.
All’indirizzo web
http://www.radioascolto.it/03b_associazioni.htm
regolarmente collegabile in rete (almeno fino ad ora) e che rappresenta una sorta di versione non definitiva (ma pur sempre consultabile e disponibile) la dicitura non è stata corretta. [10bis]

Non è la prima volta che vengono rimossi contenuti dal sito www.radioascolto.it.
Ad esempio, non vi si trova traccia dell’attività di DX Editor che Gallerati ha svolto per conto del programma italiano della Voce dell’Iran (VOIRIB) nel 2005.
Gallerati, nel dicembre 2005, informa la mailing list "Conexion digital" dell’esistenza del programma da lui condotto per l’Iran [11].
La sua segnalazione verrà pubblicata sul n. 345 di "Conexion digital" del 14 dicembre 2005 [12] e si ha ragionevole motivo di ritenere che da li’ non verrà cancellata.

Gallerati scrive: "Per fare un sano radiantismo è necessario superare personalismo ed individualismo." [13]

Prendo serenamente atto anche di questo.

[01] http://www.valeriodistefano.com/public/radioascoltoitscreenshot.png
[02] http://www.valeriodistefano.com/public/racc07052010.png
[03] http://www.valeriodistefano.com/public/racc07052010respinta.jpg
[04] http://www.valeriodistefano.com/public/racc07062010.jpg
[05] http://www.valeriodistefano.com/public/racc07062010consegnata.png
[06] http://www.valeriodistefano.com/public/racc07062010respinta.jpg
[07]
http://www.valeriodistefano.com/public/radioascoltoitpaginamodificata.png
[08] http://www.archive.org
[09]
http://web.archive.org/web/20070706042912/www.radioascolto.it/03c_associazioni.htm
[10] http://www.valeriodistefano.com/public/ricercagoogleradioascoltoit.png
[10bis]
[11] http://www.valeriodistefano.com/public/dxeditorvoiri.png
[12]
http://archive.hard-core-dx.com/channels/conexion/2005-12/2005121202150923.html
[13] http://www.radioascolto.it/03c_associazioni.htm


(C) Valerio Di Stefano 2010
E’ permessa la riproduzione integrale di questo scritto purché non a scopo di lucro e a patto che questa dicitura sia riprodotta.
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“Il” 500 lire (che erano 50) d’argento di Poste Italiane

Ehi, Tu. Sì, proprio tu che mi sembri un gonz… una persona veramente intelligente, hai sempre sognato di dotarti di un oggettino fine, di gusto impeccabile, dal fine marchio "ChiesaCattolica"?

Adesso abbiamo quello che fa per te, acquista anche tu al prezzo di 29 eurini (più venti centesimi per l’obolo alle Suorine Zoccolanti dell’Ordine delle Samaritane Callose) questo stupendo "500 lire d’argento" a denominazione di origine controllata e garantita (Città del Vaticano).

Come faresti, se no, a vivere senza questa moneta coniata sotto Paolo VI, sul cui valore facciale c’è chiaramente scritto "Lire 50", ma che noi ti rivendiamo come "500 lire" perché siamo ganzi??

Renditi conto che è un’occasione per te che ami le cose eleganti e moderne, e stavolta, proprio perché sei te, questa moneta te la offre POSTE ITALIANE.

Ma sì, basta occuparci di raccomandate e francobolli, adesso cominciamo anche noi a VENDERE.

E il nostro primo cliente sarai tu, caro credul… utente!
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postcrossing.com

Vi segnalo volentieri questo sito, che con il cugino “Bookcrossing” non ha assolutamente nulla a che vedere, e che serve solamente per scambiare delle cartoline con gente completamente sconosciuta. Non si abbandona nulla, e ci si diverte. Almeno credo. E’ una sorta di “social networking” all’antica, che viaggia sulla posta tradizionale. Sbrigatevi ad iscrivervi e non fatevi riconoscere sempre come i soliti orsi lettori del mio blog.

http://www.postcrossing.com

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Poste Italiane ha aumentato il prezzo delle raccomandate

Sono aumentate le tariffe postali delle raccomandate, malidetto su’ mà’.

Sembra nulla ma in certi casi l’aumento è di oltre il 100% rispetto alle precedenti tariffe vigenti, e, comunque, la classica raccomandata da un foglio e via, passa da 2,80 e 3,30 euro, un salasso, e senza ricevuta di ritorno.

Sugli aumenti le Poste minimizzano, ci rimetteranno, secondo loro, particolarmente le aziende e i liberi professionisti.

Come se i normali cittadini non s’interfacciassero con la pubblica amministrazione che, guarda caso, è sempre più lenta nel dotarsi di uno strumento economico come la posta elettronica certificata (a dire il vero penso che neanche il comune cittadino nonché utente della rete sappia di che cosa si tratta).

Gli strumenti per mandare a gambe all’aria le poste ci sono, e sono disponibili subito, senza il balzello dei 3 euro e rotti per la certificazione della raccomandata, o senza dover pagare necessariamente 1,10 euro di tassa per spedire un bollettino con la donazione della vecchiettina al Messaggero di Sant’Antonio, tanto brava anche quella gente lì.

Si sono incazzati quelli che con le poste racimolano qualche soldino, quelli che vendono con e-bay per arrotondare un po’, i consumatori alla Anna Bartolini, per intendersi, quelli che su un principio non mollano nemmeno a tagliare loro un dito e per farsi rendere 10 euro dalla Telecom vanno a fare la fila per un quarto d’ora e poi hanno a che fare con un impiegato postale scemo, e ora spendono anche il 40% in più.

Poi ci sono gli innamorati. Ma quelli le raccomandate non se le spediscono, a loro basta pagare la tangente di 15 centesimi di un SMS alla compagnia telefonica ladra di turno.
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Berlusconi, le Poste Italiane e quella neanche tanto velata minaccia di censura a Internet

Berlusconi è andato in visita al centro tecnologico di Poste Italiane e si è subito gasato. Ha detto:

"A un certo punto le Poste sono degradate e le abbiamo considerate un pachiderma, dove le assunzioni venivano fatte per chiamata politica. Invece è successo il miracolo. Lo avete fatto voi. Siete riusciti a trasformare un’azienda da pensionare, un’azienda che era una palla al piede, a diventare un’azienda di eccellenza."

Non si è reso conto che il prezzo di una affrancatura per la spedizione di una lettera prioritaria è salito a 60 centesimi e che la posta prioritaria ha sostituito del tutto quella ordinaria (che è sparita dal tariffario), con prestazioni da medioevo e tempi di recapito apocalittici.

Il punto è che a Poste Italiane non importa un accidente della corrispondenza, delle raccomandate e quant’altro, se ne occupano perché se ne devono occupare per forza, ma se potessero farne a meno lo farebbero volentieri.

Quello che a Poste Italiane interessa è la vendita di prodotti finanziari, cioè fumo. Hanno voluto essere equiparate alle banche, offrire gli stessi servizi e sarebbe, secondo Berlusconi, tutta lì la loro competitività e tutta la loro forza, nell’essere poco meno dell’equivalente di Infostrada o Tele2 nella telefonia mobile (Poste Italiane non è un gestore telefonico, compra grandissime quantità di traffico e poi le rivende al dettaglio a prezzi nemmeno tanto convenienti), nel vendere fondi di investimento o prodotti studiati per garantire almeno il capitale a scadenza. A quel punto va bene la classica mattonella. O anche il materasso.

Ha parlato bene di un meraviglioso niente che funzionava perfettamente una volta che i conti correnti postali erano competitivi proprio perché si distinguevano da quelli delle banche, non perché erano così somiglianti. Il Conto Corrente Postale era gratuito e oggi te lo fanno pagare, assegni e postagiro (chi se li ricorda più?) venivano gestiti da centri dedicati, se volevate mandare del denaro a qualcuno ed eravate correntisti eravate certi che il tutto veniva spedito tramite assicurata, tracciabilità garantita, erfano un pachiderma ma un pachiderma che funzionava al 99% dei casi, tu salivi sull’elefante, gli davi due colpetti e quello partiva, lento ma efficace. Adesso se va in tilt un computer gli impiegati postali non sanno più fare un cazzo, si fanno prendere dal panico e "Mi dispiace, bisogna che ritorni, non possiamo accettare raccomandate a mano" (cielo, e perché no?).

Ma quella della visita alle Poste per Berlusconi è stata anche l’occasione per sparare a zero su Internet:

"Porteremo sul tavolo una proposta di regolamentazione di internet in tutto il mondo, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo"

In parole povere censura. O, nel migliore dei casi, leggi-ingombro inutili per la rete che si autoregolamenta da sola e lo fa benissimo. Sapesse almeno di che cosa sta parlando…

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La Carta Telefonica Ricaricabile di Poste Italiane: un milione di clienti l’hanno già usata

Le Poste Italiane, dopo la privatizzazione, non sanno proprio cosa inventarsi

Prima se la sono presa con le banche, creando anche loro un conto corrente poco competitivo (la formula precedente funzionava molto meglio) con annessi PostaMAT carta di credito made in Deutsche Bank, poi sono passate alla telefonia mobile diventando un gestore virtuale (in mancanza di altre soddisfazioni va anche bene così).

Adesso vendono anche una Carta telefonica Ricaricabile.
Che, dicono loro, è “conveniente per chiamare in Italia e all’estero”.

Tanto conveniente che le tariffe al minuto per chiamare i cellulari in Italia sono di 0,26 euro al minuto da telefono fisso, 0,38 euro se vi ritrovate a dover chiamare un cellulare da un telefono pubblico, e 0,55 euro se avete il masochistico impulso di chiamare un cellulare dal vostro cellulare e volete addebitare la spesa sulla carta che, naturalmente, avete pre-pagato.

Ma a questo punto le poste potrebbero controbattere, e dire che per le chiamate urbane e interurbane si può arrivare a ben 0,0012 euro al minuto, a patto di chiamare un numero GEO.
Cosa vuol dire? Che se chiamate un numero fisso tra quelli che vidono loro, alla tariffa corrispondente del vostro gestore di telefonia, per 10 euro che ricaricate vi danno 8332 minuti compresi nel presso.

Il che significa che una conversazione di 5 minuti vi cosa solo 0,006 euro.

Però pagate lo scatto alla risposta e la tariffa intera per chiamare il numero GEO secondo la tariffa del vostro fornitore.

Dicono quelli di Poste Italiane “provala, risparmi e la usi per sempre. Un milone di clienti l’ha già fatto” (sulla pagina di www.posteshop.it scrivo “un milioni” perché bisogna sempre distinguersi…).

Un milione. Come quelli che aspettavano altrettanti posti di lavoro da Berlusconi.

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La più desiderata dai cellulari e i pasticci di Poste italiane

 

PosteItaliane (che è uno dei sistemi postali a più alta percentuale di privatizzazione del mondo) ha sottoscritto un accordo con Vodafone, per l’acquisto di traffico telefonico mobile.
Dunque è un operatore telefonico virtuale, non certo reale.

E’, per la telefonia mobile, l’equivalente di quello che sono Tele2, Infostrada, Tiscali e quant’altro per la telefonia fissa.

La pubblicità recita “La più desiderata dai cellulari”, rimandando all’idea di un amplesso ideale supertecnologico.

E la gente ci crede, considerato che l’iniziativa è stata accolta con un certo favore. Perché, si sa, noi italiani non ci facciamo mancare nulla.

Le tariffe? Per telefonate verso gli altri gestori (cioè per il 98% circa dei cellulari in circolazione, vista anche la presenza più longeva sul mercato di Vodafone, Tim, 3 e Wind) sono “solo” 16 centesimi al minuto. Che, voglio dire, non è nemmeno poco.
Però, dicono loro, non c’è lo scatto alla risposta.
Vero, ma uno dove la fa la ricarica?
All’ufficio postale, oppure se hai la PostePay o il conto corrente postale puoi ricaricare con quelli.
Se hai uno straccio di carta di credito normale (Visa o Mastercard, mica l’American Express!) ti attacchi. Idem se hai un bancomat (mentre gli altri gestori lo permettono), per non parlare delle tabaccherie e delle schede di ricarica alle edicole.

Nella maggior parte dei paesi europei sono le Poste a gestire la telefonia, in Italia sono costrette a comprare il traffico dai privati.
E a farsi tanto desiderare dagli italiani.

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