SPID

spid

SPID… SPID… cazzo, ho bisogno di uno SPID. Fino a ieri non sapevo nemmeno che esistesse e oggi mi ritrovo a fare le pratiche per la concessione di un cavolo di SPID perché mi serve (già, perché mi serve?? Ma saranno un po’ anche cazzi miei) e non so come fare. Ho scoperto che esistono vari enti che rilasciano lo SPID. Posso chiederlo alle Poste Italiane, ad Aruba e a un bel po’ di altri soggetti. Ma è un Calvario. Per identificarmi una volta bastava il mio documento di identità, io sono io, eccomi qui, viviamo in uno stato di diritto e questa è la mia identità. Punto. Ora devi avere con te, come minimo, la carta di identità, il codice fiscale, la tessera sanitaria (se diversa dal precedente), una casella di posta elettronica, il tuo numero di cellulare, una telecamera per farti riconoscere da un addetto, uno scanner per scansionare i documenti e mandarli in formato elettronico, un accrocchio per mettere la firma digitale sui PDF he scarichi e che compili, il PIN che ti dà la ASL assieme alla tessera sanitaria e che cazzo!! Sono tecniche e mezzucci per scoraggiare l’utente finale e per risparmiare tempo e mezzi. Dopo aver deciso di contattare telefonicamente il servizio informazioni di un gestore di SPID (il cui nome mi trafigge il costato, come nel martirio di San Sebastiano) ho optato per farlo con le poste. Ho riempito i moduli e dopo una serie di errori (non riconosceva la città in cui sono nato) eccomi arrivare sul telefono un SMS che mi invita a recarmi all’ufficio postale per farmi riconoscere (eh, quello che ho descritto non basta!) e dove, spero, si concluda l’avventura di un cittadino in cerca di SPID. Sarebbe già troppo comodo.

135 Views

Il giorno in cui mi ciularono l’e-mail

Succede che quello che pensavi non ti potesse succedere mai (“Ma tanto a chi vuoi che gliene freghi, io ciò la password case sensitive, guarda lì come funziona, e io di vì, e io di là…”) ti succede.

Mi hanno “bucato” la casella di posta elettronica e si sono messi a spedire tonnellate di spamming a nome mio. Più che “a nome mio” dalla MIA casella di posta elettronica. Come se fossi stato io a mandarle.

Bellino, eh? In fondo è quello che succede, né più né meno quando si perde o ti rubano la carta di credito, quando qualcuno entra in possesso del codice PIN del tuo bancomat, della tua password di Facebook, del PIN del tuo telefonino: se succede qualcosa vengono a cercar te.

Non lo fanno perché sei importante, seeeeeh, almeno ti lasciassero questa soddisfazione. Ce la vedo la gente che ha ricevuto lo spamming dire “Uh, mi ha scritto Valerio Di Stefano!! Andiamo a vedere di che cosa si tratta…” Hanno solo bisogno di un mittente da cui spedire le loro tonnellate di robaccia, tutto lì.

165 Views