Paolo Francalacci e Adamo ed Eva

Paolo Francalacci dell’Università di Sassari (Dipartimento di Zoologia e Genetica Evoluzionista) è una delle persone migliori che io abbia mai conosciuto.

Dotato di un senso dell’ironia e dell’autoironia travolgente, ha condotto, molti anni fa, “Tempo perso”, la trasmissione satirica domeniale trasmessa da Antennaerre, l’emittente radiofonica che più “locale” non si poteva, in cui io e Paolo prestavamo il nostro tempo perso (appunto!) per trasmettere musica (ci univa allora -e spero ancora- la passione per il folk). E’ l’unico che possedeva un rarissimo disco del Carnascialia, mai ristampato, che mi piaceva moltissimo e che ancor oggi gli invidio.

Paolo Francalacci ha scoperto che Adamo ed Eva sono nati insieme.

La cosa dovrebbe essere spiegata un po’ meglio, in realtà, ma non ne ho voglia. Attraverso un campione molto significativo di DNA, Paolo e i suoi collaboratori sono riusciti a dimostrare che l’invalsa convinzione per cui la donna abbia cominciato ad evolversi prima dell’uomo era falsa, abbiamo cominciato a evolverci geneticamente nello stesso momento.

Non so spiegarvelo meglio, e se volete saperne qualcosa di più leggetevi sia l’articolo su Science che hanno pubblicato i nostri eroi, sia l’intervista sul Los Angeles Times che Paolo ha rilasciato (circostanza che lo gonfierà notoriamente di tronfiaggine, ma noi andiamo ugualmente orgogliosi del suo lavoro).

Che Paolo fosse un ganzo lo sapevamo. Dunque applausi (sì, ma ora Paolo offrici il ponce a tutti, eh???).

Monta qui che vedi Lucca!

A Livorno il detto "Monta qui che vedi Lucca!" ha valenze e significati antichi e persino ancestrali, tanto che li capisce solo un livornese.

E a dirla tutta ai livornesi Lucca non è che sia mai piaciuta gran che, con l’atteggiamento quattrinaio, l’innata e inconfondibile abitudine a guidare i barrocci anziché le comuni autovetture, sempre dubbiosi e sospettosi nei confronti di tutti.

Figurarsi se a Livorno la gente non perdeva l’occasione per prenderli per il culo.

Il nuovo regolamento comunale prevede che nel centro storico a Lucca sia proibita l’apertura di locali di ristorazione con cucine e prodotti di etnie diverse da quella locale.

Il testo del regolamento stabilisce che "al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse"

Insomma, nel centro storico di Lucca non si potrà mangiare il Kebab, questo è poco ma sicuro, non troverete gli involtini primavera ma c’è da scommettere che per qualche soldino in più il Comune della solerte cittadina toscana sia disposto a chiudere un occhio su MacDonald’s (i quattrini valgon bene un cheeseburger!)

Non si sa se per "salvaguardare la tradizione culinaria" i lucchesi proporranno la materia organica di cui sono da secoli assaggiatori, il concime (nella Lucchesia per saggiare la bontà del letame destinato alla concimazione dei campi e per verificarne il grado di acidità lo si assaggiava), ma c’è da piangerci la notte. Non si sa se i Wurstel faranno parte o no dell’etnia locale, se lo saranno le patatine fritte (che sono francesi), se sarà possibile sedersi a un caffè e chiedere un Irish Coffee. O, perché no, anche un ponce alla livornese. Eeeeeeh, non è la stessa etnia…