E’ il compleanno di Umberto Eco, di Maurizio Pollini….e del Commodore 64!

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Quella di festeggiare gli anniversari, le ricorrenze, le nascite e le morti (sì, perché delle persone illustri si festeggiano anche le morti, si sa, siamo gente strana…)  è un’abitudine atavica. Serve solo per esorcizzare la paura morte, ma oggi, sinceramente, si esagera.

Che sarà mai questo 5 gennaio, che tutti hanno deciso di nascere (o di morire) oggi?

E’ il compleanno dello splendido Umberto Eco (80 anni, portati in un immenso "pianto di erudizione" -la definizione non è mia, è di Pedro Salinas-), fra templari, monaci medievali, lettori "in fabula", segni, significanti, significati, bustine di Minerva, pendoli di Foucault, isole del giorno prima e cimiteri praghesi. Ma soprattutto compie 70 anni Maurizio Pollini, un monumento alla disciplina dello studio. Sentirlo suonare Chopin non è un ascolto, è un’esperienza al limite del mistico. Nel 1931 nasceva Alfred Brendel, pianista anche lui, senza il quale, probabilmente, anzi, senz’altro, Pollini non sarebbe arrivato a certe sublimi vette. Festeggiamo anche gli anni di Diane Keaton (com’era bello "Io e Annie"!) e giornali, radio e televisione non parlano di altro, e poi son passati cento anni dalla nascita di Elsa Morante.

Ci sarebbe da considerare anche il compleanno di Juan Carlos I di Spagna,  oggi nasceva quella vecchia cariatide di Riccardo di Cornovaglia e non vedo proprio perché non si debbano fare gli auguri anche a Christian de Sica, già che ci siamo.

Però nel 1979 oggi moriva Charles Mingus, mentre Elisabetta di Russia stecchiva nel 1762, il buon Radetzki, quello della marcia, ugualmente lasciava questa valle di lagrime il cinque di gennaio.

E che miseria! Datevi una calmata!!

C’è da festeggiare? E allora che si festeggi, bontà divina!!

Si festeggi la produzione, esattamente 30 anni fa, del primo COMMODORE 64, computer immenso che in un francobollo di memoria faceva girare anche l’impossibile. Vi ricordate il GEOS?? Non era nient’altro che l’antenato della versione 3.0 di Windows. Chi aveva il drive per i dischi da 5,25 (praticamente dei 45 giri) era fortunato, se no i dati venivano registrati su un dispositivo a cassetta. Con una C60 si potevano archiviare un bel po’ di programmi, ma il guaio era trovarli, prima di avere una risposta si faceva in tempo a crepare.
Si accendeva il tutto, e si digitava:

LOAD "$",8,1

per caricare l’indice del dischetto. Per visualizzarlo (a video!) bastava dare il comando LIST, una volta caricato il programma che ci interessava si digitava RUN e nessuno pensava al multitasking! Lo rivoglio. Della Marcia di Radetzki ne ho già piena la vita.

La Carmen di Bizet di Barenboim alla Scala va tanto di moda…

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Va molto di moda la "Carmen" di Georges Bizet. Come al solito, ogni anno, in occasione della prima rappresentazione della nuova stagione operistica al teatro alla Scala di Milano la gente non parla di altro, i melomani aspettano solo Barenboim sul podio per applaudire l’Ouverture di un’opera di cui non conoscono il resto (per molte opere è sempre così, per il "Guglielmo Tell" di Rossini, ad esempio…).

E quest’anno va bene che è la "Carmen", quando si trattò dell’"Armida" di Gluck, opera tutt’altro che semplice da eseguire, ma soprattutto da ascoltare e che per giunta dura quattro ore stecchite, la gente era pronta a scommettere su quel si bemolle e sfoggiava la partitura dal loggione come se di musica ci capisse qualcosa davvero.
Quest’anno la Scala ha fatto una scelta più nazional-popolare, roba semplice per gente semplice, e lo zerbino Fabio fazio domani sera ci introdurrà al mondo della musica classica attraverso la solita passerella di nomi noti. Per fortuna che Abbado, Pollini e lo stesso Barenboim, per contro, sono persone serie.
Quindi tutti a cercare di scaricare la "Carmen" in qualche modo.

Ve ne offro io una versione che, veramente, è già in circolazione, è legale ed è un’interpretazione storica, la distribuisce LiberMusica ma tanto io non sono razzista. E poi non conviene rischiare il penale per catubare la Carmen, per cui prendetela pure:

  • Albanese, Licia (Soprano, Micaëla)
  • Bizet, Georges (Compositore)
  • Cehanovsky, George (Baritono, Dancaire)
  • De Paolis, Alessio (Tenore, Remendado)
  • Halévy, Ludovic (Autore del libretto)
  • Lechner, Paula (Soprano, Frasquita)
  • Lycee Francais Children’s Chorus (Coro)
  • Meilhac, Henri (Autore del libretto)
  • Merrill, Robert (Baritono, Escamillo)
  • Peerce, Jan (Tenore, José)
  • RCA Victor Orchestra (Orchestra)
  • Reiner, Fritz (Direttore)
  • Robert Shaw Chorale (Coro)
  • Roggiero, Margaret (Mezzo Soprano, Mercédès)
  • Stevens, Risë (Mezzo Soprano, Carmen)

Licenza: Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5

Se poi ci tenete tanto ad ascoltare la per nulla stereotipata Ouverture, usate pure il lettore virtuale di MP3.

Pollini sublima Mozart

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Persone come Maurizio Pollini sono tra le poche che hanno il potere straordinario di farti sentire orgoglioso di essere italiano (e c’è da riconoscere che non è facile, ormai).

Ascoltare Pollini è come guardare l’Italia vincere ai Mondiali dell’82, ti fa sentire bene.

E’ uscito un CD con due concerti per pianoforte e orchestra di Mozart (il K 414 e il K 491, tanto per intenderci) ed è uno dei pochi che ti danno il senso dell’opera d’arte, di quelle cose granitiche, della musica che è scolpita nella pietra.

Pollini dirige i Wiener Philarmoniker e vola sulla tastiera, con un suono pulito e una tecnica da restarci a bocca aperta. Sono 50 minuti di musica pura in tutti i sensi. Peccato per la Deutsche Grammophon che non incide più come quando c’era il vinile (come afferma il Prof. Gianni Pagannone, che è anche il mio preside).

Tanto poi lo trovo il verso di farvene ascoltare un pezzetto. Uh, se lo trovo!