Le foto dei presunti assassini di Mario Cerciello Rega

Sui social e sulle edizioni on line dei principali quotidiani italiani stanno circolando documenti fotografici agghiaccianti.
Il primo in assoluto è la foto di uno dei due fermati per l’assassinio di Mario Cerciello Rega, in una caserma dei Carabinieri, con i polsi ammanettati e una benda sugli occhi. Scelgo di non ripubblicare questa immagini (e l’altra dicui vi parlerò tra qualche riga) un po’ perché la potete trovare tranquillamente in rete se proprio siete così morbosi da volerla vedere, un po’ perché ritengo doveroso non dare ulteriore risonanza (sia pure nei limiti dell’utenza di questo blog).
Mi chiedo dunque se sia decente e rispettoso di uno stato di diritto trattare un cittadino straniero fermato (e quindi custodito dallo Stato) in modo da superare ogni limite alla decenza e al tollerabile. Non si pensa alle conseguenze che gesti simili possono comportare (e le conseguenze a cui faccio riferimento sono sia il trattamento inumano del fermato, sia la diffusione della foto che non ha nessuna ragion di esistere) e la cosa più grave è che questo tipo di iconografia è stata diffusa proprio da ambienti o persone vicine ai carabinieri. Viviamo in uno stato di diritto. Abbiamo dato i natali a Cesare Beccaria, tanti per intenderci.
Io non so se l’uso delle manette sia stato legale e legittimo nel caso in specie, non faccio né il magistrato né l’avvocato, ma certamente risulta anomalo l’uso della benda sugli occhi. Per fare cosa? Per impedirgli di vedere, d’accordo, ma questo impedirgli di vedere non suona un po’ come una pena accessoria e ingiustificata? Per un reo confesso, poi.
L’altra foto che circola insistentemente, grazie anche a un articolo bello e intelligente pubblicato da Wired, è quella relativa alla bufala dei cittadini nordafricani inizialmente sospettati dell’assassinio del povero carabiniere. Nello screenshot relativo ad un post su una pagina Facebook si vedono quattro fotografie di cittadini nordafricani, con la dicitura “Catturati”. Vi si legge anche: “3 cittadini di origine marocchine (sic!) e uno di origine algerine… se uccidi uno di noi… hai il tempo contato e ti trascineremo davanti ad un giudice!” La pagina Facebook su cui è apparsa l’immagine dei quattro nordafricani (che non c’entravano niente con il delitto, evidentemente) risulterebbe, sempre a detta di Wired, “amministrata da due carabinieri attualmente in servizio”.
L’Arma dei Carabinieri, naturalmente e doverosamente, ha aperto delle inchieste disciplinari per far luce su ambedue i casi. Vedremo in seguito se ci saranno aspetti di interesse e competenza delle rispettive Procure della Repubblica.

70 Views

Il Siulp: “Facciano queste manifestazioni senza la polizia”

“Facciano queste manifestazioni senza la polizia e, al suo posto, a controllare le piazze, siano inviate le sopraffine penne di alcune testate giornalistiche, così come i commentatori di alcune emittenti che in questi giorni, senza dire almeno una parola contro la violenza inusitata e organizzata dei professionisti del disordine, hanno dipinto i poliziotti come le SS dell’armata del Terzo Reich”.

(da un comunicato del SIULP ripubblicato da Repubblica)

62 Views

Il ministro Cancellieri e gli scontri delle manifestazioni di Roma

Screenshot da: corriere.it

Il Ministro Cancellieri ha fatto delle esternazioni che non sono sicuro di avere ben compreso.

Riguardano il materiale video e fotografico inerente gli scontri tra polizia e manifestanti a Roma e in altre citta’ italiane dove, c’e’ da dirlo, finalmente qualcuno scende in piazza perche’ non ne puo’ piu’. Certo, siamo sempre troppo pochi e sempre perennemente in ritardo rispetto agli altri paesi europei, Spagna in testa, in cui se una legge non va la gente riempe le piazze e le strade. Pero’… “algo es algo”, dicono gli spagnoli.

Svariati quotidiani hanno pubblicato delle foto in cui si vedono risultati di atteggiamenti e azioni non esattamente sempre condivisibili da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti.

La Cancellieri ha ribattuto: “Una foto è spesso l’effetto finale di qualcosa che magari si è svolto prima. Io porterei anche le foto del poliziotto cui hanno spaccato il casco in testa: foto per foto, parliamone.”

Va bene, dico io, parliamone.

Sì, una foto è l’effetto finale di un qualcosa che si è svolto prima. E quel qualcosa puo’ essere qualunque cosa. Puo’ essere il manifestante violento che spacca il casco a un poliziotto, certo. Nessuno dice che i manifestanti siano per forza tutti pacifici, o che tutti recitino il Santo Rosario dalla mattina alla sera e poi passino ai Vespri e alla Compieta.
Ci sono quelli che vogliono manifestare pacificamente (ma, aggiungerei, anche in modo particolarmente incazzato, perché la pace e l’atteggiamento pacifico e non ostile non escludono l’indignazione) e quelli che vanno li’ per spaccare tutto.
Per cui se qualcuno fotografa o filma qualcuno che prende a sprangate sulla testa un poliziotto e gli rompe il casco di sicurezza non vedo perche’ quella foto non debba essere usata come documentazione di un fatto censurabile.

Ma allo stesso modo, se vedo la foto di un ragazzo preso a calci in faccia dalla polizia ANCHE quella foto dimostra che prima c’è stato un qualcosa. Di sicuro che la faccia quel manifestante non se l’è insanguinata cadendo su una roccia durante una gita in montagna. Guardiamole tutte le foto, certo. Ma non è che se un evento non è documentato nelle foto della polizia ma lo è in quelle dei dimostranti quell’evento non è accaduto. E viceversa. Il fatto che esistano foto della polizia che mostrano poliziotti intenti a fare con difficoltà il proprio dovere e a fare in modo che nessuno si faccia male non vuol dire che NESSUNO si sia fatto del male.

Con un’aggravante speciale, però. Che chi ha sfondato il casco del poliziotto ha commesso un atto contro un pubblico ufficiale e ne risponderà allo Stato (come signor XY e non come “i manifestanti”), e al poliziotto come parte offesa, ma chi ha dato un calcio in faccia a un dimostrante rappresenta quello Stato stesso a cui il cittadino deve rispetto. E a cui il cittadino manifestante, anche e soprattutto quando viene arrestato o fermato, viene affidato. E’ in QUEL momento in cui al cittadino, anche se colto in flagranza di reato NON DEVE SUCCEDERE NIENTE. Non gli deve essere torto un capello, altro che calci in faccia!

La Cancellieri aggiunge: «tutto si può fare meglio, non lo metto in dubbio, ma vorrei che le cose venissero viste con serietà per quello che sono e che chi fa manifestazioni le faccia in maniera libera, ma secondo le disposizioni che vengono date: libertà di manifestare nel rispetto della libertà di tutti di vivere una vita serena»

Non ho capito. Le manifestazioni debbono essere fatte secondo delle “disposizioni”? E quali sarebbero? Ah, sì, quelle del rispetto della libertà di tutti di vivere una vita serena. Giusto. Mi viene da dire che forse è proprio perché c’è gente che non vive una vita serena che si va a manifestare. E che è lo Stato che deve individuare chi commette azioni illecite. Poliziotto o manifestante che sia.

Isoliamo i violenti. Isoliamoli TUTTI. 

71 Views

Cittadella: “Io sono un ispettore di polizia e lei non è nessuno”

Foto tratta da ilgazzettino.it
E’ accaduto a Cittadella (PD).

A Cittadella ho vissuto e lavorato per quattro anni. E’ una cittadina a cui voglio molto bene. Quindi questo è un episodio che mi tocca in modo particolare dal punto di vista emotivo.

E’ accaduto all’Istituto Comprensivo di Cittadella. Lì è stato prelevato dalla polizia Leonardo, un bambino di dieci anni, in applicazione a un’ordinanza del Tribunale dei Minori che ne prevedeva l’affidamento al padre, rigettando una richiesta di sospensiva presentata dalla madre.

Un video di un minuto e mezzo, probabilmente girato da una donna che il piccolo Leonardo chiamava “zia”, e trasmesso ieri sera da “Chi l’ha visto?”, e oggi disponibile su tutti i siti delle principali testate on line, dimostra in maniera chiara e inequivocabile le modalità con cui tale ordinanza è stata eseguita.
Il bambino ha cercato di divincolarsi dalla stretta degli agenti che, si vede dal filmato, lo portano via prendendolo per le caviglie e per le spalle. Chiede aiuto alla zia. Poi viene caricato sull’auto dove continua a cercare di liberarsi dalla stretta degli agenti.

E’ assolutamente terribile, agghiacciante e indegno di un paese civile che un minore che viene affidato allo Stato per l’esecuzione di una legittima ordinanza della magistratura che ne dispone l’affidamento al padre venga trascinato via a viva forza. E’ un bambino di dieci anni. E lo Stato, rappresentato in quel momento da quegli agenti, non poteva e non doveva creargli un tale choc.

La dirigente Marina Zanon ha dichiarato: “Abbiamo fatto uscire dalla classe i compagni dell’alunno destinatario del provvedimento del giudice e solo dopo sono entrati gli assistenti sociali e i poliziotti. Tutto all’interno della scuola si è svolto senza urla e senza che gli altri compagni di scuola vedessero, in quanto sono rimasti dentro le aule fino a quando il bimbo è stato portato in auto.”
Bene. Ma come si sente un bambino che vede allontanarsi i compagni e subito dopo entrare assistenti sociali e poliziotti? C’è da chiedersi se ci fosse, assieme alle forze di polizia e agli assistenti sociali almeno uno psicologo infantile di supporto al bambino. Se non c’era, perché? E’ già tanto che tutto si sia svolto in modo più o meno “tranquillo fino a quel momento”.

E perché un prelevamento di un minore viene effettuato a scuola, luogo in cui un individuo (che sia alunno, insegnante, dirigente o collaboratore) dovrebbe sentirsi protetto nel massimo grado del termine?

Ma c’è una cosa ancor più agghiacciante e riprovevole che è stata documentata in quel filmato. Quando una persona (probabilmente l’autrice del video, zia del minore), ha chiesto se l’istanza di sospensione che era alla base dell’ordinanza del giudice fosse stata rigettata o accolta, si è sentita rispondere: “Io sono un ispettore di polizia e lei non è nessuno”.

Non è tollerabile che un rappresentante delle forze dell’ordine possa trattare con queste parole un cittadino. Perché in quel momento rappresenta quello stesso Stato a cui il cittadino si rivolge per avere spiegazioni, e quello stesso stato che sta trascinando un minore con modalità che, per usare un eufemismo, potrebbero essere definite “non del tutto ortodosse”.
Probabilmente voleva dire: “Io sto eseguendo degli ordini della magistratura e non sono tenuta a darle informazioni in merito.” Già, poteva dirlo. Magari voleva anche dirlo. Ma non lo ha detto.
Dicendo “Lei non è nessuno” non ha detto “Lei non ha diritto a sapere queste cose” o “Io non sono tenuta a dirgliele”.
Ha creato uno stigma tra l’autorità (che non è autoritarismo!) e il cittadino.
E questo è di una gravità inaudita.

Anche perché mi risulta che una decisione del giudice del Tribunale dei Minori che decide di rigettare un ricorso, sia un atto pubblico. Quindi conoscibile da chiunque. Non a caso “Chi l’ha visto” ha dato conto di alcuni stralci di quella ordinanza. Per cui i casi sono due, o “Chi l’ha visto” ha violato un segreto d’ufficio o effettivamente quelle decisioni erano di pubblico dominio e, quindi, non c’era nessun motivo per tenerle nascoste.

Che la logica dell’“io so’ io/e voi nun zète un cazzo” resti relegata a un meraviglioso sonetto del Belli. O alle trasposizioni cinematografiche del Marchese del Grillo di Mario Monicelli.

Questo è uno Stato di diritto.

113 Views

Caso Aldrovandi: le sanzioni disciplinari vengono dal web

La comunicazione ufficiale della Cancellieri sul caso Aldrovandi

Torno sulla dolorosissima vicenda dello stràscico del caso Aldrovandi, della condanna definitiva passata in giudicato con sentenza della Cassazione dei quattro poliziotti individuati come responsabili e della penosa e inutile sequela di insulti alla madre apparse su account Facebook facenti capo agli stessi condannati ai danni della madre di Federico.

Il Ministro dell’Interno Cancellieri ieri ha annunciato che sarà avviata una azione disciplinare “per sanzionare l’autore del gravissimo gesto”. E parla di Paolo Forlani. Il cui account Facebook, nel frattempo, è sparito.
Il comunicato, inoltre definisce “vergognose e gravemente offensive” le frasi messe in linea da due dei poliziotti condannati, all’indomani del giudizio di Cassazione. E il “gesto” non sono le percosse a seguito delle quali un ragazzo, affidato allo Stato perché fermato da una pattuglia, ma le frasi scritte in rete. Continua la lettura di “Caso Aldrovandi: le sanzioni disciplinari vengono dal web”

71 Views

Roma citta’ aperta



E’ stato abbondantemente detto che:

– i "black block" [1] hanno agito con la chiara intenzione di mandare all’aria una manifestazione di protesta partita con scopi pacifici;
– gli "incappucciati" [1] avevano l’intenzione di infiltrarsi tra i manifestanti per colpire e colpire duro;
– questi "delinquenti" [1] non cercavano altro che lo scontro con i carabinieri e le forze dell’ordine;
– gli "anarco-insorrezionalisti" [1] responsabili dei disordini avevano come obiettivo il sovvertimento dell’ordine stabilito;
– questi "senza-dio" [1] hanno voluto distruggere perfino una statua della Madonna;
– i "teppisti" [1] che hanno agito con inaudita ferocia avevano un piano preordinato per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dai temi portanti della manifestazione

Sì. Loro hanno voluto fare tutto questo. E ci sono riusciti perfettamente.

Ci sono riusciti grazie a uno stato che:

non ha saputo garantire la libera espressione del pensiero di migliaia e migliaia di manifestanti, lasciati in balia degli atti di poche decine di individui;
non ha protetto le forze dell’ordine mandate allo sbaraglio in numero e con mezzi inadeguati a rischiare la vita;
non ha protetto i cittadini che non manifestavano e che avevano l’unico torto di aver lasciato una macchina parcheggiata sulla pubblica via;
non ha protetto l’esercizio della libertà di culto per quanti credono, per propria libera scelta, anche se francamente, a livello di mera opinione personale, una statuina rotta, ancorché della Madonna, mi sembra il minore dei mali.

[1] …perché quando si tratta di mettersi d’accordo sui nomi da dare alle cose i giornalisti sono sempre i primi a farsi avanti e a inventarne di nuovi.

60 Views

Io ho paura del Popolo Viola

C’è di che avere paura.

E’ piena emergenza se il Popolo Viola, che dovrebbe essere un movimento di aggregazione spontanea di persone e gruppi più o meno eterogenei, prima organizza una manifestazione e poi, quando vede la pula, sì, insomma, la pulenta, la madama, la forza dell’ordine, il braccio violento della legge, per dirla con Abatantuono, che carica e manganella i manifestanti ad Arcore, si dissocia ufficialmente da una manifestazione che Repubblica riferisce essere stata “organizzata tramite internet dal Popolo Viola Milano, dalla Rete Viola Gruppi Locali e da altri movimenti come Valigia Blu”.

Abbiamo un movimento costituito da una buona dose di cagasotto, armati di cartelli (in spagnolo perché se no non fa abbastanza “Chile herido”, mancano solo gli Inti-Illimani) lèsti a scansarsi le responsabilità non appena c’è da prendersele, un movimento che dovrebbe essere, invece, la vera e autentica reazione dal basso alla imperante e imperativa Puttanopoli.

E’ la stessa gente che al primo No B. Day di Roma, mentre sfilavano quelli delle agende rosse di Paolo Borsellino commentava “Agitano delle Bibbie!” (questa l’ho sentita io, giuro…)

Io ho paura.

Ho paura delle dichiarazioni di Gianfranco Mascia che dice: “La nostra solidarietà va alle forze dell’ordine con le quali manteniamo un rapporto di stretta collaborazione (…)”

Così, se mai a una manifestazione del Popolo Viola dovessi prendermi una manganellata da un poliziotto, magari non riuscirei ad individuare il poliziotto, ma saprei con certezza chi sono i suoi complici.

59 Views

Ipnosi estiva: chiesti due anni di reclusione per l’ex capo della polizia Di Gennaro

Di Gennaro è il direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza.

Come capo della polizia è stato accusato di avere indotto l’ex questore Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza sull’irruzione nella Diaz occupata dai no-global durante il G8 del 2001.

Abbiamo un inquisito alle Informazioni per la Sicurezza. Oggi il Pubblico Ministero ha chiesto per lui 2 anni di reclusione.

La difesa parlerà il 15 luglio, la sentenza è attesa per ottobre.

Noi, intanto, ci facciamo rincoglionire dal sole dell’estate.

83 Views

Polizia Scientifica

Son qui a salutare a capo chino, e con intense e reiterate riverenze il reparto della Polizia Scientifica di Olbia che, non ho ancora capito per quale motivo, si dichiara affezionatissimo al blog e a tutte le stronzate che ci scrivo, in particolare pare ci sia qualcuno che prende spunti da questo amalgama di stronzate per fare a sua volta ricorsi al Garante della Privacy.

E’ roba da non credersi, la Polizia Scientifica che viene sul mio blog a prendere idee e appunti per dei banalissimi ricorsi al Garante dei dati personali, il mondo gira alla rovescia e prima o poi mi toccherà anche credere al fatto che Babbo Natale esiste.

Un saluto doveroso, ossequioso e obbligatorio, dunque, anche perché io so perfettamente essere servile coi potenti e vile e ingiusto coi più deboli, in particolare con i reparti di polizia, che poi un giorno mi spiegheranno chi cazzo glielo fa fare di perdersi in questo labirinto, per intanto Buon Natale e un felice, servile, ossequioso e spettabile anno nuovo.

99 Views

Scuola Diaz e G8 di Genova – L’audio della sentenza di assoluzione (“Vergogna! Vergogna!”)

Questo materiale è tratto dal sito Radio Radicale e redistribuito secondo quanto previsto dalla licenza Creative Commons Reperibile all’indirizzo:

Creative Commons: Attribuzione 2.5

Puoi scaricare questo file da qui, oppure ascoltarlo mediante il nostro lettore virtuale di MP3.

59 Views

Prove tecniche di democrazia: assolti i vertici della polizia per i fatti della Diaz al G8 di Genova

In Italia i responsabili irresponsabili non vengono mai puniti. Non c’erano dubbi che lo Stato non perdesse occasione per assolvere se stesso. Può condannare le BR, la Mafia, le stragi, qualche responsabile materiale, ma, santo cielo, se stesso no, dove andremmo a finire se la gente scoprisse che siamo tutti, irribediabilmente e senza possibilità di appello, colpevoli? Manganelli di nome e di fatto, legittimati come armi di difesa.

(screenshot da: www.ansa.it)

90 Views

Napule è ‘a voce d’e ‘ccriature (e agli zoppi calci negli stinchi)

La gente, tanto per cambiare, si incazza con la polizia. E fa solo bene.

Hanno stabilito di mettere una discarica a Chiaiano, nella città ospedaliera. Hanno mandato a difendere la sacra decisione governativa poliziotti con un bussolo in capo, uno scudo (non si sa bene se crociato o meno) e hanno dato loro facoltà di usare i Manganelli, in ossequio al cognome del capo della polizia.

I manganelli, chiaramente, li usano contro gente disperata ed esasperata, non contro Bassolino, Iervolino e tutti quelli cogli -INO, o contro Maroni, Berlusconi e tutti quelli cogli -ONI (non considerate soverchiamente il mio sense of humor, ve ne prego, la battuta è di Benigni, non mia, ed è anche vecchia).

Finché, prima o poi, per questa brutta storia, ci scapperà il morto. Allora forse riconosceremo nel decreto di questo governo la vera “munnezza” da incenerire.

59 Views