Io non sto con il Ministro Madia. E nemmeno col suo gelato!

C’è qualcosa di vecchio e di stantìo nell’ondata buonista e filopiddina seguita alla pubblicazione, da parte del settimanale “Chi”, di alcuni scatti fotografici che ritraevano la Ministro Madia intenta a gustare un gelato. E a montarli, ad arte, in modo da alludere a prestazioni di ben altro genere, complice il titolo “Ci sa fare col gelato”.

Ora sia chiaro, la Ministro Marianna Madia, come chiunque di noi, è libera di mangiarsi un gelato in santa pace e di leccarsi le dita senza che questo debba diventare pretesto per qualcuno per ricamarci sopra a iosa. Ma poi basta così. Perché ciò che, invece, risulta stomachevole, è la pioggia di messaggi di solidarietà che sono piovuti sui social network e su tutto il web in queste ore.

Perché, voglio dire, è “Chi”. E’ roba nazional-popolare, un feuilleton che lo compri oggi, in mezz’ora hai finito di scorrerlo (“leggerlo” mi sembrava un termine eccessivo), lo metti via, ti dimentichi del contenuto e te lo ritrovi nel negozio della parrucchiera o nella sala d’aspetto del medico. E’ un rotocalco che ci campa sul filo del detto e del non detto, del vedo e non vedo, del tocca e non tocca, del c’ero e non c’ero -Di Stefano ora basta!-, cosa pretendevano questi solidali del tweet, che pubblicassero l’opera omnia di Antonio Gramsci in una nuova edizione critica riveduta? O che offrissero ai lettori una copia omaggio dei “Canti” di Leopardi?? O magari un CD con l’integrale delle Ouvertures di Francesco Maria Veracini, che tanto sapete assai voi chi era? Questa è editoria che tira a far ciccia, e per ciccia s’intende carne, viande, meat. Che poi sia vera o costruita non importa.

E allora “Uno schifo”. “Qualcosa di disgustoso”. E la senatrice Laura Puppato: “Solidarietà a Marianna Madia per la squallida e incredibilmente perversa copertina di Chi“. E ancora: “Questo è giornalismo criminale. Inutile, sessista. Non so in che altro modo definirlo” (Pietro Raffa), “Sempre peggio, sempre più giù. Che esempio per i giovani e le donne?” (Noemi Grillo), “Il servizio è talmente becero che non riesco neanche a provare pena verso Signorini. Che schifo” (Francesca Bianchi), “Un giornale non può permettersi di fare servizi come quello fatto sul gelato e la Madia” (Matteo Ornati)

Ma perché, quando la Madia ha snobbato i giornalisti accusandoli di non essere “di rinnovamento” durante la sua passerella alla Leopolda, quello non è disgustoso? E l’operato del governo di cui fa parte, che rifiuta di parlare con le parti sociali e se ne fa anche un vanto, pur di far passare il cosiddetto Jobs Act che detto così sembra il nome di una pratica erotica, per non parlare (ma parliamone per carità) del fatto che gli insegnanti, dopo gli interventi dei governi di destra (cioè degli alleati del PD) dovranno attendere ancora un anno prima di avere gli scatti di anzianità di servizio ai fini economici? E che dire del fatto che un avvocato, solo perché fa parte del Governo, è tra i primi firmatari di un decreto che mina alla base la Costituzione e abolisce il Senato? Se di cose disgustose bisogna parlare, allora c’è solo da dire che ce ne sono di ben peggiori di un servizio fotografico sulla Madia che ciuccia il gelato. Perché io da Signorini me lo aspetto che pubblichi una roba del genere su “Chi” mentre da chi mi governa (che dovrebbe essere migliore di me) non me lo aspetto che mandi avanti un esecutivo in questo modo cialtrone. Non me ne importa nulla della solidarietà della Puppato nei confronti della Madia (che fa parte di quel governo che le sta tirando via la poltrona del Senato da sotto il sedere): è con il popolo italiano che dovrebbe essere equa e solidale. Più della cioccolata dei campesinos boliviani, per Dio! La ministro Madia è un personaggio pubblico, potrebbe stare un po’ più attentina ai paparazzi volanti. Noi siamo privati cittadini, ognuno nel proprio dolore, ogni tanto qualcuno la sera chiude la sua azienda di famiglia e va a buttarsi giù da un cavalcavia perché non ha più di che pagare i debiti e i dipendenti, ma no, macché, ci s’ha da pensare al gelato della Madìa, noi…

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Non Focaccia; non questi che m’ingombra

C’è qualcosa che ancora non torna nell’intricata vicenda Cancellieri, e che mi spinge a tornarci sopra (del resto sono sul MIO blog e parlo un po’ di quello che mi pare, va bene??).

La Procura di Torino ha deciso di non contestare al Ministro della Giustizia alcun reato. Bene.
Gli atti saranno trasmessi, per un approfondimento, alla Procura di Roma. Bene.

Letta difende la Guardasigilli fino a che non ci saranno novità e la Guardasigilli non si dimette perché non ha commesso nessun reato. Male. Male assai.

Perché in Italia abbiamo l’assurda pretesa di far dimettere un politico -o un tecnico prestato alla politica, come nel caso della Cancellieri- SOLO se ha commesso un reato. E a volte nemmeno in quel caso.

Il fatto che il “penalmente rilevante” faccia la differenza è, di per sé, aberrante. Perché anche se non costituisce reato, il fatto che un ministro della giustizia abbia detto alla famiglia di una detenuta, sua conoscente ed amica, di disporre pure di lei per qualunque cosa, è e rimane un fatto grave che dovrebbe giustificare le dimissioni.

Il Ministro della Giustizia svolge le sue funzioni nei confronti di chiunque, non solo di quelli che gli chiedono di svolgerle in un certo modo.

Il Ministro della Giustizia è uguale per tutti. Se non sa garantire questa uguaglianza alla popolazione detenuta se ne deve andare. Non importa se abbia commesso un reato o meno.

Ci sono tante cose che non costituiscono reato ma che possono essere riprovevoli per chi le compie. Per esempio, se un insegnante va a scuola a fare lezione in abiti sporchi e trasandati, se non si lava da giorni, se puzza di sudore e di alcool, se ha il fiato come una fogna di Calcutta, se rutta in classe e all’intervallo si accende un mozzicone ciucciato di sigaro toscano genitori e dirigenti sarebbero preoccupati sulla sua effettiva capacità di portare avanti la sua funzione.

Eppure non è un reato non lavarsi, avere l’alito pesante e indossare abiti sporchi. Non lo è nemmeno fumare il toscano.

Nel caso Cancellieri è il senso dell’etica che è andato perduto. Quello stesso senso che fece dimettere la Idem per molto meno e che ora tutti hanno miracolosamente smarrito.

 

PS: Spiegazione del titolo: “Farina” è Vanni de’ Cancellieri. Il verso è il 63 del XXXII dell’Inferno.

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Vice-ministro si dimette per un video pseudo-“erotico”. Non è successo in Italia

Screenshot da lastampa.it

Su “la Stampa” leggo la notizia di una vice-ministro che si è dimessa, o è stata costretta alle dimissioni per un video che si presume “erotico” e che di “erotico” ha ben poco.

Mi sono stupito, lì per lì. Poi lo stupore è rientrato. Non si tratta di una vice-ministro italiana, ma costaricense. E io che lì per lì avevo finito col credere che qualcosa da noi fosse cambiato, pirla che sono!

Ho voluto approfondire un po’ di più la questione. Intanto ho ascoltato il sonoro. Un video di un minuto e mezzo in tutto in cui la Signora dice al destinatario delle riprese che lo ama, che non è abituata a fare questo tipo di cose (un video dal contenuto “amoroso”), ma che le fa solo ed esclusivamente per lui. Lui che chiama “mi vida”, ovvero “vita mia”.

Quindi il video è una prova d’amore. Un atto privato. Che non credo la vice-ministro (della cultura, peraltro) abbia deciso di pubblicare autonomamente su YouTube a beneficio di un pubblico indeterminato (sarebbe stato come suicidarsi), ma che sarà stato in qualche modo fatto recapitare all’amato in privato.

Il problema, dunque, è che una vice-ministro, nel suo privato ha fatto quello che voleva. E che poteva fare. E qualcuno l’ha incastrata divulgando il tutto su YouTube.

Avrebbe, forse, dovuto perdere l’amore, non il posto di vice-ministro. 

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Lusi in the sky with diamonds

Il Partito Democratico ha impallinato Lusi perché non poteva fare altro, stretto tra l’uscita dall’aula del PDL da una parte (mossa umanamente bieca e volgare ma politicamente astuta) e volto palese dall’altra.

Sono rimasti quasi soli a mandare in galera uno che si era presentato nelle loro liste nel 2008 e che è stato spedito nel limbo del Gruppo Misto non appena si è cominciata a sentire puzza di bruciato, ben consapevoli com’erano di quello che arrostiva sul fuoco.

La colpa, ci mancherebbe anche altro, è di Beppe Grillo. Se non ci fosse Beppe Grillo e la sua indignata massa di persone che leggono “il Fatto Quotidiano” e che ce l’hanno con i privilegi della Casta (ma quarda un po’ questa gente che s’indigna contro chi la rappresenta e legge anche quello che vuole, ma come si permette???) non avrebbe fatto tutta questa paura al Parlamento, che sarebbe stato libero di salvare anche Lusi.

Il vero capro espiatorio, dunque, non è Lusi, ma Grillo, a cui vengono attribuiti poteri che non ha. Non esiste “il sacrificio di uno per salvare tutti”, il Partito Democratico lo sa benissimo di essere in profonda crisi e che anche se risultasse il primo partito d’Italia non governerebbe più di sei mesi.

E’ un sistema che cade a pezzi e invece di spostarsi per prendere i calcinacci in testa vuol farci credere che piove.

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Franco Barbato si autosospende dalla carica di Parlamentare per un’inchiesta preannunciata dalla stampa

L’onorevole Francesco Barbato (Italia dei Valori) ha annunciato quest’oggi la sua autosospensione dalla carica di parlamentare dopo aver appreso dai giornali di essere coinvolto in un’inchiesta del PM Woodcock della Procura della Repubblica di Napoli.

“Da domani in quest’Aula sarete 629: io mi autosospendo da deputato”. Ha detto.

E prima di entrare nell’aula di Montecitorio ha spiegato: “Non sono indagato, e in ogni caso la mia posizione è limpida. Ma la questione è un’altra. Se un politico finisce sui giornali perché coinvolto in un’inchiesta, è bene che non partecipi all’attività politica”.

C’è qualcosa che non torna. Barbato dice di non essere indagato. E se non è indagato perché si autosospende? Perché l’hanno scritto i giornali? Ma i giornali non dovrebbero emettere avvisi di garanzia, o avvisi di conclusione delle indagini, per quelli deve pensarci la magistratura inquirente. Non ci si autosospende in presenza di un sospetto. Lo si fa, casomai, se e quando questo atto è stato formalizzato e notificato alle parti. Non perché sia di per sé obbligatorio autosospendersi o dimettersi, ma perché non lo si fa solo per sentito dire.

E poi cosa vuol dire che uno si “autospende” (ovvero quando non si partecipa alle discussioni in aula o ai lavori delle commissioni di cui si fa parte)? Ce lo spiega lo stesso Barbato: “Ovviamente mi ridurranno lo stipendio, come accade quando non si partecipa all’attività parlamentare”. E’ una sorta di cassa integrazione volontaria, ma non certo un autolicenziamento dalla carica di deputato. Voglio dire, uno straccio di stipendio minimo dovrà pur prenderlo (anche chi è stato sospeso dallo stipendio e dalla funzione pubblica percepisce un assegno alimentare) e a occhio e croce lo “straccio” di stipendio minimo di un parlamentare deve essere assai più alto del minimo dei minimi che percepisce il dipendente pubblico sospeso d’ufficio per qualche inadempienza.

O si dimette (e lascia il posto al primo disponibile dei non eletti, possibilmente non indagato), o continua a fare il deputato facendosi nemmeno troppo scudo del principio costituzionale che stabilisce la colpevolezza dopo una sentenza definitiva passata in giudicato.

I deputati sono per legge 630. Si decida, o sta fuori o sta dentro. Al Parlamento, s’intende.

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Cosentino: il giorno del giudizio – Il testo (PDF) della richiesta di autorizzazione all’arresto

Stiamo perdendo il senso delle cose.

I giornali on line aprono tutti (tranne "Il Fatto Quotidiano") con la notizia di una strage familiare avvenuta a Trapani. Tra meno di un’ora comincerà alla Camera dei Deputati il dibattito, cui seguirà il voto, sulla richiesta di autorizzazione all’arresto del deputato Nicola Cosentino.

E’ sempre così. Quando sta per succedere qualcosa di importante per le istituzioni, i giornali (soprattutto quelli che percepiscono denaro pubblico) nicchiano, temporeggiano, parlano d’altro. "La Stampa" ha perfino allestito una pagina in cui un inviato a Montecitorio aggiorna via SMS la situazione del dibattito. Per ora è riuscito solo a commentare gli "ammàppela!" di D’Alema. Un po’ pochino come introduzione a un dibattito così importante.

Il "Corriere" mette la notizia in quinta posizione, dopo il rincaro della benzina e la messa in rilievo di un video del team della Gabanelli che intervista un tassista che confessa di evadere il 40% delle tasse (ci voleva la Gabanelli, evidentemente, per renderci edotti del fatto che in Italia esistono categorie e ordini professionali in cui largheggia l’evasione fiscale…).

I soli commenti di Palazzo sono le posizioni contrapposte di Bossi e Di Pietro. Bibì e Bibò si fronteggiano dicendo l’uno che contro Cosentino le carte non dicono nulla, e l’altro ribattendogli che non le ha lette.

Nel dubbio, le carte sulla richiesta di autorizzazione all’arresto di Cosentino sono qui, scaricabili in formato PDF.

Leggiamole noi per primi, e facciamoci, a prescindere da come andrà, una opinione personale basata sulla conoscenza. Il resto lasciamolo al teatrino della politica, o a quello che ne resta.

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Frattini indagato per abuso d’ufficio sulla base di un esposto di un cittadino


(screenshot da Repubblica.it)

Dunque Frattini è indagato ufficialmente dalla procura della Repubblica di Roma per abuso d’ufficio.

Solita retorica. Da una parte la magistratura dice che l’iscrizione nel registro degli indagati e la trasmissione degli atti al Tribunale dei Ministri sono un atto dovuto, dall’altra il politico indagato risponde che si sente sereno e attende con assoluta tranquillità il corso della giustizia.

Cazzo, avessi sentito mai un magistrato dire una cosa del tipo "Non dovrei nemmeno iscriverlo questo qui nel registro degli indagati, ma lo faccio per uno scrupolo di coscienza professionale, magari un giudice potrebbe anche assolverlo, perché potrei anche avere torto a formulare questa accusa", così come non ho mai sentito un politico indagato dire "Non sono affatto tranquillo,  anzi, me la sto facendo sotto."

La cosa che fa pensare è che l’indagine è partita sulla base di un esposto di un militante vicino a Futuro e Libertà. Un cittadino. Magari dalle idee politiche un tantinellino discutibili, ma pur sempre un cittadino. Che ha informato la magistratura di un evento di cui è venuto a conoscenza. E cioè che Frattini avrebbe acquisito delle documentazioni da Santa Lucia che attesterebbero che la famosa casa di Montecarlo è di proprietà di Tulliani, cognato del Presidente della Camera. E che non poteva farlo perché non era di sua competenza.

Ora,  Frattini ha  risposto in Parlamento, cioè in seduta pubblica usando quelle documentazioni. Com’è che la Magistratura agisce sulla base dell’esposto di un cittadino e non in base all’evidenza della pubblicità dell’agire di Frattini?
Voglio dire, se io vedo il mio vicino che tutte le sere riceve le visite, poniamo il caso, di una puttana minorenne ma non troppo, poniamo il caso di diciassette anni e mezzo, e vedessi la traviata uscire dalla sua casa tutte le sere con un mucchio di soldi in una busta, poniamo il caso conferitigli a titolo di pagamento della sua prestazione sessuale, lo vedo solo io. E’ chiaro che la Magistratura non lo può sapere se non glielo dico.

Ma che diamine, Frattini va in Parlamento, ne parlano tutti i giornali, l’abuso d’ufficio è perseguibile d’ufficio, ci voleva l’esposto del privato cittadino per far partire un’indagine?

Pare di sì, perché in Italia la notitia criminis non può passare attraverso l’osservazione della realtà da parte dei magistrati. E’ la logica del sentito dire. Io ti indago perché ho sentito dire da qualcun altro che tu hai fatto questo, non sono io che mi prendo la briga di verificarlo direttamente.

La calunnia, si sa, è un venticello.
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