Poesie Inutili – Tristezza d’autunno – Haiku

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Tristezza d’autunno – HAIKU

Du’ etti e mezzo
o giù di lì
di castagnaccio.
Diaccio.


Codesta mia felice composizione mi fu suggerita dal ricordo della buonanima di Sbolenfi Argìa (1) (o Caporali Loredano, sinceramente ora la memoria mi si fa fallace) mentre ero sul camerino. Ancor oggi mi dichiaro debitor devoto.

(1) Ciavete poco da fare quella faccia, Argìa Sbolenfi ha un’importanza fondamentale per la storia della letteratura italiana, sapete??

Poesie d’amore – Sonetto a rovescio

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SONETTO A ROVESCIO
All’incomparabile memoria di Olindo Guerrini

Un giorno calerai, stecchita, nella fossa.
Appena il tonfo sordo della cassa,
poi sol la terra che il tuo legno smussa.

E quei capelli bianchi e rinsecchiti
che pettinavi allora, lisci e grati
del solo tuo respiro, saran muti.

Muti i tuoi occhi, un giorno spalàncati
sul nostro amor stupìto. E noi, cheti,
tra i nostri fior di carne invigoriti
e la passion che avemmo, innamoràti.

Tu mi lasciati un giorno in primavera
era di maggio e lo ricordo ancora.
"Addio", dicesti e ti mettesti all’opra
con un altro. E quindi adesso crepa!

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Poesie d’amore – Mi lavo i denti, si’, ci son problemi?

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Mi lavo i denti, sì, ci son problemi?
Nemmeno in bagno mi dài pace. E remi
contro alle mie ansie e al sagrificio
di spazzolarmi in bocca il dentifricio.
Dal mezzo, sì, dal mezzo l’ho strizzato,
ti fa strano? L’hai sottolineato
in blu, vero errore da zero tondo.
Lo so, il Colgate si spreme dal fondo,
ma cosa voi che importi? Dài, aspetta…
lo so, non  alzo più la tavoletta
del viccì, che sarà mai? Ti fa schifo
anche l’odore, ormai. Son tuo marito,
guàrdami, non un mangiapane a ufo!
Siamo una cosa sola, ti rammenti?
"Ti prendo come sposo", e adesso menti?
E’ un matrimonio, non un more uxorio…
Non puoi lasciarmi qui, sul coluttorio!

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Poesie d’Amore – E sia, allora, non ci parliamo più – Sonetto

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E sia, allora. Non ci parliamo più!
Me l’hai detto testè, in modo acconcio,
garbata, ma decisa. Metti il broncio
la lagrimina e il mento un po’ all’insù;

ti è sempre stato facile assentire
con quello smilzo sorrisetto artato.
I tuoi silenzi hanno predetto il fato
nell’imbarazzo infìdo del non-dire.

Allora, ormai va preso come un dato
che siamo altro e che non c’è da farci
che un saluto, magari un po’ ammezzato.

E che il “Ti chiamo io! Tu non provarci…”
detto con il tuo tono assai affrettato,
non celi più la fretta del lasciarci.

(C) 2011 – Valerio Di Stefano

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Poesie d’Amore – Ars Rethorica – Valerio Di Stefano – 2010

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Férmati amor mio… fammi respirare!
Possibile che non ci sia da fare
null’altro che il meccanico scopare
che sa di mandorle, mandorle amare,
che chiude le parole nelle bare
della "petite mort", senza parlare…
Ma dimmi un po’ anche tu, ti piace il mare?
E nell’autunno i funghi da cercare?
Hai una frase saggia da citare?
O un libro vecchio da rispolverare
e pagine stampate da annusare…
Te l’assicuro, no, non sono tare,
è quello che di più possiamo dare
al ritmico e incalzante fornicare
in un motel, sulla Firenze-Mare,
con tuo marito sempre a lavorare
mia moglie no, non può immaginare,
ma c’è qualcosa oltre il tuo ansimare?
Spegni un po’ quel cazzo di cellulare!

(C) 2011 – Valerio Di Stefano

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Poesie d’Amore – Dichiarazion di pianto – Valerio Di Stefano – 2010

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“Oddio, amor mio, ci sono -senti?-… vengo!
Non ti fermare, ch’io di te mi pungo.
Trafitta, si’, e solo a te mi pongo
nuda e intrisa. Nel mio pensier non fingo,
son tua, mio bene. E giunta al fine, piango!”

(esercizio di rima su “Sognando” di Don Backy)

(C) 2011 – Valerio Di Stefano

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Poesie d’Amore – Mi parli e poi mi chiedi se ho capito – Valerio Di Stefano – 2010

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SU UN TEMA DI CAMILLE SAINT-SAENS

Mi parli e poi mi chiedi se ho capito.
Non sono scemo, no. Rincorbellito
dai discorsi, quello sì, parecchio.
Finisco col sentirmi un po’ più vecchio
quando arrivo ai bordi
dei ricordi.

E tu non scordi, no, l’umano imbroglio
del parlare:
“Ascolta, te ne prego, lascia che ti spieghi…”
Ripeti, dici, accenni e poi ripieghi,
affermi, alludi, chiòsi e a volte neghi.
Ed io sto zitto, come soglio,
chè il tuo spiegar m’è duro, e non lo voglio!

(C) 2010 – Valerio Di Stefano

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Ti prendo e ti porto via

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Ti prendo e ti porto via.
Come Leònida alle Termòpili,
come si fa con le sìlfidi,
che sembran novelle amàzzoni
che i loro dardi scòccano.
Come mi gàrbano le sdrùcciole!
(o allora? O ammàzzami!)

Ti prendo e ti porto via
perché è una poesia
mica brodo di fagioli,
e se dei Crisma non ci son più olii
bisogna che finisca il mio poema
chè l’a capo, già si sa, è uno stilema.

Ma temo il consonante
ch’ora s’appressa innante,
ratto, rapido, fulminante
la frèva, dici, no, non scotto
massì, ciavrai almen trentotto e otto.

Non ho paura, no,
ma ti prendo e ti porto via
vorrei far la rima con Ammanniti
ma mi girano i santissimi
(sapessi come… uh, parecchio…)



Quello sopra è un madrigale composto in risposta al componimento poetico che segue, firmato dall’onnipresente Baldanzi Adelmo detto "Cauterio", alias "Single a 30 anni", dunque non prendetelo troppo sul serio:


Io non ho paura
quando novello Serse
assalti le termopili
della residua mia virtù
spazzando via sprezzante
gli Opliti del Pudore

E non avrò paura
se l’animo tuo ardente
gabella per poesie
testicoli un po’ buffi
nobilitàti (e male!)
con l’uso dell’”a capo”

l’unico mio terrore
più del lampo e la tempesta
più del cielo che mi cade sulla testa
più della febbra che guasta il dì di festa
più del poeta privo di rime in -esta

il terrore di finire
nella categoria “pazze”
che lì, veramente,
mi girerebbero le ovaje.

Le nuove audioletture di Dante, Gongora, Unamuno, Machado, Marino, Pascoli, Carducci e chissa’ chi altri

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Orbene, avrete tremato e trepidato per la mia esistenza in vita, visto che v’ho lasciati con alcuni post piuttosto noiosetti anziché no, ma poi vi spiegherò che senso hanno, ammesso che abbia un senso quello che stanno combinando intorno alla rete in nome dell’immancabile copyright, but that’s another story.

Stamane ero intento a divertirmi un tantinellino e a riordinare e rinforzare la sezione delle mie audioletture.

Mi faceva piacere riunirle, anche se alla meglio, in un luogo unico, ovviamente quelle sparse un po’ per ogni dove continueranno a starci, ma insomma, ne valeva la pena, perché ne ho aggiunte svariate.

Le trovate tutte (più o meno, ma manca qualcosa, e me ne dispiace) qui:

http://audioletture.controversi.org

mentre tra le aggiunte c’è qualcosa in provenzale di Jaufre Rudel (la leggendaria "Vida", che non è sua, va da sé, e il famoso "Quan lo rius de la fontana") e non chiedetemi cosa mi abbia preso di mettermi a leggere nella lingua dei trovatori, a me piace e a qualcuno piacerà. Poi c’è Giacomino Leopardi, e non avete idea di quanto mia sia piaciuto "La sera del dì di festa", c’è quasi di che mettersi a piangere, e dire che al liceo l’odiavo il gobbetto di Recanati, "La pioggia nel pineto" di Rapagnetta, un sonetto del Marino (tanto per far vedere che esiste anche lui), e tragli spagnoli i soliti Unamuno, Machado e quella trombetta spelacchiata di  Góngora.

Pezzo forte, ma non mi è riuscito un gran che, il canto di Ulisse di Dante, che poi è un frammento del XXVI dell’Inferno, nonché l’imprescindibile "Tanto gentile e tanto onesta pare".

Ora basta perché odio i post che sono pieni di link, e poi mi sono già sbrodolato abbastanza.