Sonia Avolio: “Cristina Parodi (…) vada con la su’ sorella, insieme ai tegami”

Scrivono senza vergogna, ripubblico (quasi) senza commenti:

“Volevo mandare un messaggio a Cristina Parodi che dice che quelli che votano per Salvini sono degli ignoranti. Ignoranti vuol dire senza conoscenza, e lei che non sa più quante corna c’ha, ma glielo dico io: una per ogni lentiggine se riesce a contarsele e che vada con la su’ sorella, insieme ai tegami”

Sonia Avolio, assessore allo Sviluppo di Fratelli d’Italia a Cascina (Pisa)

[Son pisani, abbiate pazienza…]

71 Views

Pisa nera

modi

A Pisa (e il prode Baluganti Ampelio mi dirà “e dove altro?”) succede che una ragazza senegalese di 14 anni venga sottoposta ad atti di veri e propri bullismo e razzismo. Ha due elementi a suo favore, va molto bene a scuola ed è di pelle nera. Che, voglio dire, se esistesse gente normale a questo mondo, si porrebbe un interrogativo: “Ma com’è che lei, nera, va bene a scuola, mentre io, bianco, non capisco una sega e non riesco ad andare oltre il sette?”

Invece qualcuno tra i suoi compagni ha deciso di bombardarla di lettere (cinque o sei da quello che si sa) con il tenore di chi evidenzia che «Non si è mai vista una negra che prende 10 a Diritto». Il che, probabilmente, è anche vero. Così come è vero che non si era mai vista una testina di minchia scrivere cose del genere. Ma nonostante questo il padre della ragazza ha voluto ugualmente incontrare i compagni di classe della figlia, che ha il solo torto di andare bene e di voler fare l’avvocato: “Per me siete tutti miei figli”, ha detto, ma come si suol dire, quelli non se ne sono fatti né in qua né in là, creando un cordone di omertà vigliacca e coriacea attorno al corvo che è andato oltre ai messaggi scritti e ha strappato alla ragazza due libri di testo e un quadernone per gli appunti tanto, voglio dire, i soldi che i genitori della ragazza hanno speso per comprarle i libri su cui studiare crescono sugli alberi.

C’è una sola soluzione: cinque in condotta e bocciatura automatica. Ma intanto bisogna beccarlo. E quello ci fa “marameo” a tutti. Come Pinocchio e Lucignolo quando furon buttati fuor di scuola dal maestro e andarono a sputtanarsi la vita al Paese dei Balocchi. Speriamo solo che i somari non se la prendano troppo per essere stati messi accanto a uno del genere.

101 Views

A Antonio Tabucchi

+25/03/2012
25/03/2014

Caro Professor Tabucchi,

sostiene il Di Stefano che quella mattina a Lisbona pioveva.

Era uscito dall’Hotel Borges -classico esempio di contaminazione letteraria in terra lusitana-, non di buon’ora, come gli era solito, e si apprestava a infilare il vicino portone del Café “A Brasileira“, per un pastel de nata e un zumo de laranja (faz favor!), perché la pioggia che gli picchiettava l’anima e il selciato non gli giovava neanche a Lisbona, sostiene il Di Stefano.

Neanche la visita alla libreria Bertrand gli aveva fatto del bene, sostiene il Di Stefano, perché in Portogallo si era cominciato a scrivere poco e male.

Come se ciò non bastasse, si traduceva perfino peggio. Roberto Saviano e Oriana Fallaci in vetrina avevano, se possibile,  peggiorato il suo tradizionale malumore, e decise di investire otto euro (il corrispondente di una razione di bacalhau in Rua da Camará) per alcuni volumi di José Maria Eça de Queiroz che aveva visto rilegati in modo più che decente oltre la Praça Camoes, benché le edizioni non fossero di gran pregio. Avrebbe mangiato una bífana, sostiene.

Ma mentre si digeriva il nervoso fu sviato, sostiene, dalla vista di un signore dimesso, ancora distinto, coi baffi e gli occhiali rotondi, appoggiato distrattamente sulla pagina degli esteri del “Lisboa”, vinho verde nel bicchiere, l’aria stanca e rassegnata mentre la statua di Pessoa lo guardava sorniona e mezza arrugginita.

“Lei è italiano?” chiese il Di Stefano.

Lo sconosciuto alzò lo sguardo e rimase per un istante interdetto e incredulo.

“Sì, come lo ha capito?”

“Ci si riconosce sempre a Lisbona.”

L’altro annuì, spossato e triste come un venditore di Ginginha. E pose di nuovo lo sguardo sul giornale.

La stampa riferiva che in Italia un politico improvvisato era riuscito a togliere di mezzo il Presidente del Consiglio e ad autoeleggersi Capo del Governo in quarantott’ore. Allo sconosciuto l’idea che questo Stenterello buffo e male in arnese fosse riuscito ad ottenere la fiducia di una maggioranza ancor più stenterella metteva un alone di grande mestizia, sostiene il Di Stefano.

“Lei si interessa di letteratura portoghese?” chiese lo sconosciuto.

“L’ho studiata in gioventù, all’Università.”

“Ricorda la cronachistica di Bernardim Ribeiro, a metà tra storia e invenzione? Non trova che un personaggio del genere non sarebbe entrato nemmeno come un paggio di corte in quelle pagine?”

Sostiene il Di Stefano che non poté dargli torto.

“Ma vede, caro amico, per quando tutto questo accadrà io sarò morto. Sono troppo stanco e malato, e non merito di vedere un esperpento del genere neanche da lontano. Venga a trovarmi, la prossima volta. A Prazeres. Quando fioriscono le jacarandas il tragitto con il 28, da qui, è una vera meraviglia.”

Qualcosa che non era pioggia gli scese dagli occhi, e chi avrebbe scritto questa storia ne avrebbe tenuto debitamente conto, sostiene il Di Stefano.

Suo

Francesco Monteiro Rossi

205 Views

Pisorno? No, grazie!

Il monumento ai "Quattro mori" di Livorno

E’ pietoso leggere i giornali, vedere di questo riaccorpamento, riassestamento, rimescolamento, redistribuzione o come lo si ri-voglia chiamare delle province italiane e vedere come modello di questa nova, felice e risparmiosa convivenza delle genti quella parola orrenda e impronunciabile che i giornalisti hanno tirato di nuovo fuori dagli armadi di una memoria sotto naftalina, dunque puzzolente e mangiata dalle tarme: PISORNO.

Livorno e Pisa non hanno nulla in comune né mai ce l’avranno. Si stanno sui coglioni dalla notte dei tempi. Si trovano a 20 Km. di distanza l’una dall’altra ma ci corre un abisso.
Che non è un abisso geografico, ché ai livornesi della geografia non gliene è mai importato proprio nulla, e neanche un abisso culturale, ché nemmeno della cultura ai livornesi è mai importanto un gan che (“A Livorno un ci s’avrà nulla, ma siamo tanto ‘gnoranti!”), ma di visone della vita e del mondo. Di quella ai livornesi è sempre importato qualcosa, e ai pisani no.

Non fondeteli in una sola provincia, vi prego, non ci sarebbe storia (come si dice a Livorno: “Un c’è scozzo!”). Sul “Corriere” on line qualcuno si è perfino azzardato a scrivere che adesso questa simpatica rivalità campanilistica si sarebbe assai ridimensionata. Intanto “rivalità campanilistica” questo gran paio di schizzi giovanili di Rembrandt, Pisa e Livorno si odiano e questo sia chiaro. E poi ridimensionata “ma di ‘osa?”
Livorno nasce come nucleo mediceo in funzione anti pisana, qualcuno afferma che a Pisa si dica normalmente “dé”, come a Livorno, però a Livorno, vivaddio, non si dice “gào” o “mi!” come a Pisa, e questo sia chiaro. Si dice che ormai i pisani hanno la tintarella come i livornesi, ma il guaio è che i livornesi non hanno la tintarella, sono riarsi dal sole e dal salmastro. Livorno ha inventato il cinqueccinque, Pisa ha solo rinominato la poesia della “torta di ceci” trasformandola in “cecìna”, nome orrendo e volgare.

A Livorno se compravi un’automobile targata Pisa ti toccava metterci l’adesivo “Non distruggetemela, sono livornese al 100%!!”

E in nome della crisi si confonono le identità con il folklore.

Livornesi e pisani non vogliono avere nulla a che vedere gli uni con gli altri. Ma ce lo vedete un pisano che mangia il cacciucco o un livornese in cima al campanile storto?

Non so voi, ma a me l’idea di diventare pisornese mi rivolta un tantinello lo stomaco…

110 Views

12 anni fa la mia laurea: le concordanze per forma della poesia di Miguel de Unamuno

 
Proprio in questi giorni (esattamente il 26 novembre) del 1997 mi sono laureato.

Sì, l’ho fatto tardi e fin qui sono cazzi miei.

La tesi, ovviamente speimentalissima e sostanzialmente computerizzata, come piace a me, si intitolava "L’opera poetica di Miguel de Unamuno attraverso le sue concordanze per forma", ed era un’agile operetta di consultazione (oltre 2000 pagine in corpo 9) divisa in sette volumi, consegnati in tre copie, perché allora si usava così.

La realizzai con l’Istituto di Linguistica Computazionale del C.N.R. di Pisa (!) e quella mattina mi laureai, senza fanfare, senza drappi rossi, senza fotografie o mamme piangenti, ma con un bel 110 e lode, dignità di stampa e pacca sul culo, valutazione che è tuttora soddisfazione della mi’ moglie che mi chiede quand’è che mi decido a mettere in linea la tesi.

A parte il fatto che chi sia Unamuno magari uno di questi giorni ve lo spiego, ecco qui il mastodontico lavoro. Cosa ve ne facciate non lo so, ma il blog mi ha abituato a questa e altre sorprese.

 
Filename  Size  Date 
00_bibliografia.pdf  95,033  11/27/09  2:49 pm
00_Frontespizio.pdf  39,749  11/27/09  2:49 pm
00_Indice.pdf  49,180  11/27/09  2:49 pm
00_Premessa.pdf  92,786  11/27/09  2:50 pm
00a_Aspetti formali.pdf  209,761  11/27/09  2:50 pm
00b_Luoghi.pdf  190,293  11/27/09  2:50 pm
01.pdf  1,610,566  11/27/09  2:52 pm
02.pdf  2,292,478  11/27/09  2:55 pm
03.pdf  2,059,721  11/27/09  2:56 pm
04.pdf  2,116,487  11/27/09  2:57 pm
05.pdf  1,583,992  11/27/09  2:57 pm
06.pdf  1,844,778  11/27/09  2:58 pm
07.pdf  1,570,445  11/27/09  2:59 pm

 

97 Views

I messaggi subliminali del NIC e del suo registro Whois per i domini .it

Il NIC è una cosa piuttosto buffa e di cui non risco a comprendere l’ultilità. E’ l’organismo che si occupa, tra l’altro, di mantenere il database di tutti coloro che hanno registrato un dominio .it.

Ora, per chi non lo sapesse, registrare un dominio .it è una procedura incredibilmente più complicata che non registrare un dominio .com. Se non altro perché quelli del NIC vogliono una lettera di assunzione di responsabilità in cui devi dichiarare che farai la personcina perbene, che non userai quel nome a dominio per andare a rubare le caramelle ai bambini, che leggerai la favola di Cappuccetto Rosso tutte le sere ai tuoi nipotini e che andrai a messa ogni domenica.

Fin qui le cose false, ma ci sono anche le cose vere. Nella lettera di assunzione di responsabilità ti fanno anche sottoscrivere “di accettare la giurisdizione italiana e le leggi dell

135 Views