Flavia de Luce si gusta con la mostarda

Mamma Orsa mostra orgogliosa una copia di "Aringhe rosse senza mostarda" di Alan Bradley

Leggere i libri della collana “La Memoria” della Sellerio è una delle cose più sensate che si possano fare, considerato il piattume che regna nell’editoria italiana, così càrica di ciarpame.

A dire il vero qualche nota stonata c’è anche in quella collana (Adriano Sofri, per esempio), ma più che una stonatura si tratta di una disarmonia. Per il resto serie azzeccata, titoli bellissimi, ottima selezione di giallisti (ci sono il Malvaldi, Manzini, Camilleri, la Giménez-Bartlett, Esmahan Aykol, Barbapapà, Barbapepé, Barbalallà, Barbadiquà…), formato ideale per leggere a letto (dove, se no?), carta di qualità, carattere chiaro. Insomma, una roba che ti fa venir voglia di non leggere nient’altro.

Ma voi prendete un Emilio Salgari dei giorni nostri, che ambienta le sue storie a metà tra il giallo, il romanzo gotico e la narrativa per ragazzi, in Inghilterra senza mai averci messo piede e otterrete Alan Bradley, un signore simpatico che (sor)ride da dietro gli occhiali della quarta di copertina, con uno stile che picchia a tratti sul rimanzo vittoriano e che non dispiace proprio per niente.

Poi prendete una bambina di 11 anni che ha perso la mamma durante un’escursione in montagna (“la mia mamma è in cielo!”, diceva Pippi Calzelunghe), datele due sorelle che la prendono toujours per le nàtiche, assai vanitose e solitarie (insomma, le sorellastre di Cenerentola, per dire), un padre non ancora rassegnato al dolore che non fa altro che occuparsi della sua collezione di francobolli, un cameriere fedelissimo, una zia con qualche segreto di troppo, ma, soprattutto, una grande e precoce passione per la chimica e in particolare per i veleni.

Avrete creato Flavia de Luce. Detective in erba che risolve casi maturi.

Quindi cercate di mollare quelle porcherie che state leggendo e convertitevi, peccatori!

 

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Quello che tu vuoi dillo perché forse te lo darò

E’ il video hard (qualcuno lo definisce “porno”, veramente) più cliccato e ricercato del momento. Del resto una buona dose di tette e culi bisogna pur assicurarcela, se no come si fa a essere italiani?

Ci fa ricordare scimmie e cavalli. Un forziere pieno di monete d’oro, come ai tempi dei pirati di salgariana memoria. Ha il sapore di parole storpiate, come “madicina” per “medicina”. Ci ricorda una professione molto remunerativa e nobile come quella dei “cerca-cose”.

Certo lei è un po’ attempatina ma l’è ancora un gran bel toc de tusa, eh?

Ce ne innamorammo anni fa ed è ancora Pippi Calzelunghe. O come ci siete rimasti?

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Pippi (che nome, fa un po’ ridere) Calzelunghe compie 50 anni

I segnali che stai diventando vecchio non arrivano con una repentina diminuzione delle funzioni della prostata. Uno pensa che a una certa età a un certo punto alcune cose che prima c’erano, repentinamente non ci sono più.

Ti rendi conto che il tempo passa, e tu con lui, perché chi ieri poteva darti del tu oggi ti dà del Lei, perché quando parli di musica con i tuoi alunni ti dicono che sei "antico" perché ascoltavi i Led Zeppelin.

Oppure perché Inger Nielsson, d’improvviso, senza che tu neanche ci pensi, compie 50 anni.

Inger Nielsson era la ragazzina che interpretava Pippi Calzelunge con le scarpone e le trecce rosse, con il cavallo che si chiamava Zietto, e la scimmietta che si chiamava Signor Nielsson (come lei). Pippi Calzelunghe era un personaggio straordinario, descritto con grande abilità da Astri Lindgren in un romanzo che tutti i bambini e i ragazzi dovrebbero leggere. Dall’insediamento di Pippi a Villa Villacolle, alla sua partenza per l’isola dei Cip-Cipoidi.
Un personaggio ricchissimo (Pippi aveva da parte un baule pieno di monete d’oro) e dotato di una forza sovrumana, che però non aveva mai cessato di sentirsi e di essere una bambina come tutte le altre.

Dotata di due amici un po’ tonti e decisamente conformisti, Tommy e Annika, Pippi Calzelunghe era splendidamente interpretata da questa attrice che ti ricorda di aver compiuto i 50 anni e che se lei c’è riuscita è segno evidente che anche tu sei sulla stessa via…
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