‘Sto vecchietto dove lo metto? Dove lo metto non si sa…

E’ una continuo ping-pong necrofòrico quello che si sta svolgendo intorno alla salma dello zio Erich.

L’Argentina ha già detto che non lo vuole e che col cavolo che Priebke andrà a riposare accanto alla moglie a Bariloche. Quindi resta all’Italia la patata bollente in mano.

Pare che qualcuno abbia già offerto al de cuius la possibilità di un funerale religioso in una parrocchia romana (lontana, comunque, da quella del domicilio in cui il fu si godeva gli arresti). Altri, più discretamente, hanno offerto una tomba dove seppellirlo (anime nobili!).

La Curia aveva annunciato che non ci sarebbe stato nessun funerale in Chiesa.

Eh, già. Non si possono concedere i “conforti religiosi” a un carnefice, un boia, un nazista, un uomo che si è macchiato di crimini aberranti di cui non si è pentito neanche in articulo mortis.

Perché invece una cristiana e degna cerimonia funebre a dittatori del calibro di Francisco Franco, la cui tomba cristianissima si trova ancora a Santa Cruz del Valle de los Caídos (per la verità anche lo Stato spagnolo se l’è presa comoda rimuovendo una statua del “caudillo” dalla città di Santander solo nel 2008), e di Augusto Pinochet, non è mai mancata.

Sono contraddizioni intorno alla bara di uno che continua a prendere tutti quanti per il bavero anche dal suo purtuttavia centenario aldilà.

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La morte di Pinocchietto

(da: www.excite.it)

La morte di un uomo non dovrebbe destare meraviglia. Tutti, prima o poi, dobbiamo andarcene. E qualcuno è sempre bene che se ne vada prima degli altri.

Ciò che colpisce è il modo in cui muoiono certi dittatori. “Muniti dei conforti religiosi” (quasi un lasciapassare per l’aldilà) e con il conforto dei loro cari.

Certo, non si tratta di una regola universale, c’è anche chi è morto suicida in un bunker e ha voluto che il suo corpo fosse immediatamente dato alle fiamme (che sono più il tormento dell’inferno che il viatico per il paradiso), ma tutti hanno avuto la loro brava impunità.

Dittatori e sottratti al processo della storia. Non è così che muore un uomo.

Di seguito due istantanee che ritraggono la ormai Cara Salma assieme a un paio di amici, in altrettanti momenti dell’apice della sua carriera politica e diplomatica, in cui ha ottenuto riconoscimenti da ogni parte del mondo.

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