QSL: Radio Pechino e i 25 anni della redazione italiana

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Radio Pechino festeggiò nel 1985 i 25 anni del suo programma in lingua italiana. Sembrava strano, allora, e sembra strano ancora oggi che la Radio nazionale cinese possa avere una trasmissione in italiano.

E invece quello di Radio Pechino (che oggi si chiama “Radio Cina Internazionale”, ma cambia poco) è un programma in italiano che esiste ancora. Se volete sintonizzarlo via radio, vi consiglio di farlo sintonizzandovi dalle 16 alle 19 su 702 kHz in Onde Medie (non fate quella faccia, tutte le radio di questo mondo sono in grado di sintonizzare le Onde Medie, anzi, prima della fine degli anni ’70 sintonizzavano solo quelle!) oppure dalle 19 alle 20 su 1458 KHz. Vi assicuro che è divertente.

Il sito web del programma italiano di Radio China International è:

http://italian.cri.cn/

ma è preferibile la versione precedente della pagina web (se non altro sono ancora reperibili le interviste agli ascoltatori).

Non c’è da attendersi una totale obiettività nella trattazione degli argomenti (sono almeno 20 anni che aspetto una disamina obiettiva sui fatti di Tien An Men) ma la Cina è vicina. Insomma, con molto senso critico, vale la pena di ascoltare.

L’anniversario della strage di Piazza Tien An Men

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E ricordiamoci che oggi è l’anniversario della strage di Piazza Tien An Men a Pechino.

E ricordiamoci delle menzogne del regime cinese, certo, ma soprattutto ricordiamoci della retorica occidentale che ha visto in questa fotografia l’eroismo dello studente che da solo ferma una fila di carri armati e che non si sa che fine abbia fatto dopo questo atto "eroico".

Siamo talmente retorici che preferiamo vedere un giovane che arresta un convoglio di cingolati, che una strage di sangue in cui sono morte centinaia di studenti che non sono riusciti a fermare un bel nulla, perché c’è sempre un regime che è più forte di loro.

Le Olimpiadi delle veline

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Sì, è Federica Pellegrini, che almeno in questa foto, per essere una donna, appare anche come un bell’uomo, c’è poco da dire…

Dopo le Olimpiadi di Pechino, giusto per dimostrare che "in corpore sano" dimora una "mens sana", ha pensato bene di parlare del suo pearcing al capezzolo e del fatto che è un peccato che al suo moroso non piaccia…


(screenshot da www.corriere.it)

Certo, avrebbe potuto parlarci della "Fenomenologia dello spirito" di Hegel, della sincope della postonica nei proparossitoni, del pensiero e dell’azione politica di Noam Chomsky, argomenti di pur consuetudinaria discussione, invece no, si è voluta sublimare portando alla nostra attenzione un argomento di interesse precipuo per la cultura occidentale: il suo piercing al capezzolo.

Ne va orgogliosa, oh! E non dice che va orgogliosa della medaglia d’oro che ha vinto alle Olimpiadi, no. Lo sport per questi atleti sta diventando un punto di passaggio, vogliono fare altro.

La stessa Pellegrini pensa alla televisione, mentre Schwazer dichiara che non lo batte neanche Superman (chissà se ha provato con Super Pippo e le sue spagnolette), ci sono il velinismo da una parte e il superomismo di massa (come lo chiamava Umberto Eco) dall’altro. Non sono sportivi, sono aspiranti conduttori di "Striscia la Notizia" o Rambi di prima categoria, con tanto di medaglietta al seguito.

Che, naturalmente, saranno ricevuti al Quirinale con tutti gli elogi. Anche per il piercing al capezzolo?


(screenshot da: www.repubblica.it)

La delegazione degli atleti italiani a Pechino e la bandiera censurata

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Noi italiani siamo dei pirla.

Mentre a Pechino tutte le delegazioni sfilavano in buon ordine, e mentre l’Iran nominava una donna capogruppo dei propri atleti e perfino l’Oman faceva sfilare una incantevole signora, elegante, educata e orgogliosa di portare le insegne della sua nazione, noi abbiamo dovuto per forza farci riconoscere.

Ilaria Salvatori, schermitrice (o “schernitrice”, a seconda delle interpretazioni) ha sventolato il tricolore su cui si leggeva la scritta

Scatole cinesi

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Con questa storia dei boicottaggi a Pechino ce le hanno triturate, ridotte in poltiglia, essiccate e poi polverizzate e disperse al vento della Grande Muraglia.

Gasparri, quello della legge sulle telecomunicazioni, quello con lo sguardo inebetito che cerca di guardare il mondo con l’inutile tentativo di capirne le leggi elementari, ha pensato di proporre il boicottaggio della cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Pechino perché con l’innocente candore di un bambino ha capito che la Cina è una dittatura (l’Italia invece no…) e ha concluso che se proprio ci si deve andare bisogna compiere un "gesto" significativo.

Che non si sa bene cosa sia questo "gesto", l’ombrello, il dito alzato, una pernacchia o quant’altro.

Gli atleti e la stessa coalizione di governo di cui fa disgraziatamente parte gli hanno risposto picche e Frattini ha detto "Noi ci andiamo!"

Perché finché la Cina è il luogo in cui andare a comprare ai prezzi locali per poi poter rivendere ai prezzi europei nel nostro paese tutto va bene e la Cina val bene uno sberleffo e vaffanculo anche ai diritti umani. Lo pensano e lo fanno.

E’ ovvio che delle esecuzioni capitali in Cina nessuno parla. La sola reazione per Gasparri è il non partecipare alla cerimonia inaugurale. E’ come cercare di spegnere un incendio con un bicchier d’acqua, perché per Gasparri "tutto fa", come disse quello che ciucciava un chiodo…