Aggiornamenti sul caso docplayer.it e 101domain.com

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Dunque, vediamo un po’ di fare ordine e chiarezza perché le cose sono un po’ intricate.

Ricorderete che sul sito docplayer.it era stata pubblicata illecitamente una copia del mio libro “Difendere la privacy“, in versione .PDF. Il caso lo avevo descritto qui:

docplayer.it ripubblica abusivamente il mio “Difendere la privacy”

Ora, si dà il caso che da una ricerca sul Whois, il sito risulti registrato a 101domain.com:

che però non è il proprietario né del sito né il responsabile dei contenuti, ma solo il “registrar”, quello che vende nomi a dominio, l’Aruba de noàntri, insomma.

Andando a fare una ricerca su docplayer.it, si scopre che c’è un costo per il dominio, che è di 149 US$ + VAT. Nemmeno tanto.

La garanzia è data dalle rassicuranti annotazioni:

“We will refund your money if we can’t engage the current domain owner in negotiation. We will always keep your identity private, allowing us to negotiate easily and for the best deal.”

Quindi, i 149 dollari NON sono per l’acquisto del dominio. 101domain.com agisce come intermediario, come una agenzia immobiliare. Solo che invece di vendere case vende domini. Fa una trattativa tra te e l’amministratore vero del dominio (che un lettore attento mi ha confermato essere un russo, tale Vladimir Nesterenko). Tu proponi una cifra massima e una cifra minima per l’acquisto, se all’intestatario la cosa va bene l’affare va in porto, se non si conclude ti ridanno i tuoi 149 dollari.
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La mail di phishing che sembra arrivare da Aruba (e invece no)

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Schermata del 2018-10-29 14-26-07

Ieri ho ricevuto due mail con mittente apparente comunicazioni@staff.aruba.it, l’indirizzo dal quale Aruba invia la maggior parte delle sue comunicazioni ai responsabili dei siti web ospitati.

Mi si dice che classicistranieri.com starebbe per scadere e che se non pago loro interromperanno il servizio. Lì per lì mi è preso un colpo, poi con un po’ di analisi della mail e, soprattutto, con la certezza che classicistranieri.com scade nel 2019 e che ho impostato il rinnovo immediato, mi sono tranquillizzato.

Intanto c’è da dire che la mail è scritta in un italiano approssimativo (“ti informiamo che il dominio classicistranieri.com scadrà” – sì, va beh, scadrà, come tutto nella vita anche lui avrà la sua fine, ma QUANDO?? e “si procederà a sospendere Sicuramente i vostri servizi”), poi giunge dall’indirizzo noreply@classicistranieri.com (che non esiste, perché le e-mail che fanno capo a quel dominio le gestisco io), e infine, a cliccare sul link indicato, si accede a una schermata che richiede il pagamento di 8 euro e rotti (classicistranieri.com costa molto di più, tra hosting, dominio, statistiche, backup etc…) ma, soprattutto, invita a inserire i dati della carta di credito (niente PayPal!). E così siete fregati.

Schermata del 2018-10-29 14-33-38

Google Chrome segnala questo collegamento come “Sito ingannevole in vista” e rimanda, nella barra degli indirizzi, a un dominio che si chiama bathline.it che sembra non avere nulla a che fare con questa catena e che si occupa soltanto di arredamenti e sanitari per bagno. Misteri. Intanto eccovi il testo della mail e, se avete un sito con Aruba, state attenti:
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Quando fai una donazione a un sito

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ppal

Recentemente ho visto un sito (per me) molto interessante. Mi è piaciuto talmente tanto che ho deciso di aderire a uno di quegli inviti a fare una donazione che tempestano siti web, blog (compreso il mio, naturalmente).

Per carità, ho donato una piccola (ma non piccolissima) cifra. Nulla di che, giusto il valore di una ricarica telefonica o di un menu da McDonalds. Non credo che ci siano tante persone che hanno fatto come me. Comunque ci ho pensato, ho fatto qualcosa, ho dato quello che altri, semplicemente, non dànno, prendendo e usufruendo del sito qua e là, incuranti del fatto che dietro ci sia un lavoro bestiale (e, nel caso del sito in questione che ho visitato, il lavoro c’era veramente). Dopo la donazione con PayPal sono stato rinviato a una pagina html poverissima in cui mi si diceva “Grazie della donazione” che viene visualizzata a tutti quelli che mettono mano al portafoglio tramite PayPal (a proposito, fatelo anche voi per il mio blog, sì??).

Non mi hanno mandato una riga di ringraziamento personale. Ora, siccome non credo che ci sia una affluenza straordinaria di pellegrini che sono lì pronti a lasciare l’obolo della vedova, anzi, penso proprio di essere stato l’unico in tutto questo tempo ad essersi frugato le tasche e ad aver dato qualcosa di più del valore di un caffè. E, magari un “Caro Valerio” (un messaggio personale, non una pagina web per chiunque) “la tua donazione è stata sporca e pidocchiosa, francamente potevi sforzarti un pochettino di più, comunque grazie lo stesso del pensiero”, me lo sarei meritato. E invece incassano e zitti. E, del resto, cosa dovrebbero fare? Si infila dentro al sito un codice PayPal e poi si aspetta che i soldi arrivino. Se poi dietro alle notifiche e alle transazioni ci sono anche delle persone, poco importa.
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Tragedia cosmica! Ho fatto una donazione a Wikipedia!

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donation

E’ successa una tragedia. Ho donato 2 euro a Wikipedia.

Ieri sera ho consultato una pagina e mi sono ritrovato tra i piedi questo banner pubblicitario della solita richiesta annuale di $oldini da parte dell’enciclopedia più inutile del mondo:

wikivaini

Poi ci sono tornato e ho trovato questo:

wikivaini2

Poi, prima di uscire, è venuto fuori questo:

wikivaini3

Ero curioso di vedere se il denaro donato va a Wikimedia Inc. (Stati Uniti) o alla sezione italiana. Purtroppo avevo PayPal aperto, con le credenziali già inserite, ho fatto clìcchete clìcchete e in un sol boccone mi hanno mangiato 2 euro.

Non vado certo fallito per 2 euro, ma ho comunque disperatamente cercato di far tornare indietro la transazione. Non c’è stato verso. Culo!

Immagino che con questa cifra faranno cose stratosferiche, oltre che prendersi un caffè. Pagheranno qualcuno per correggere gli errori degli utenti e bacchettarli, compreranno dei server nuovi, investiranno nell’educazione dei giovani alla informazione condivisa e questi ragazzi impareranno (anche a mie spese!) che sì, Wanna Marchi è enciclopedica, mentre lo scrittore spagnolo Rafael Cansinos-Assens no. Questa è Wikipedia (almeno quella in italiano).

NOTA PER BALUGANTI AMPELIO:
2 euro, ma vi rendete conto? Quelli neanche lo sanno quanta fatica bisogna fare per guadagnare 2 euro… e guarda lì, non me ne sono accorto… E ora come si fa??? E io li rivolevo, e invece non me li hanno ridati… e io di vì, e io di và…

Settimo: paga in contanti! [Forse…]

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E’ bello doppo ‘l morir vivere anchora, ed è bello tornare a parlarvi di privacy dopo tanto tempo.

Quello della privacy sembra un tema noioso e incomprensibile, per certi versi lo è, ma il succo, l’enunciato fondamentale, quello che non bisogna mai perdere di vista è che la privacy è quello che noi non siamo disposti a tollerare che gli altri facciano coi nostri dati personali.

Una persona può benissimo essere disposta a postare le sue foto discinte pubblicamente su Facebook. Un’altra no. Ma magari la persona che non vuole pubblicarsi scollacciata su Facebook è stata un po’ troppo prodiga nel dare il suo numero di telefono in giro e viene contattata quotidianamente da agenzie che vendono di tutto.

Due giorni fa sul “Corriere” è stato pubblicato un decalogo per tutelare la propria privacy in rete. Già il fatto che si tratti di un “decalogo” mi rende un tantinello nervoso. Sa di Mosè che scende giù dal Sinai con le tavole della Legge in mano e i capelli scaruffati.

Il settimo comandamento recita: “Pagate sempre in contanti, quando possibile e a maggior ragione se acquistate qualcosa che potrebbe essere fonte d’imbarazzo: con la carta di credito siete sempre rintracciabili.”

Ora, non si capisce bene (o, meglio, lo si capisce FIN TROPPO bene) quale sia questa “fonte d’imbarazzo”, ma andiamo avanti.
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Solidarietà per una ragazza malata e per la sua famiglia: un passaparola sulla fiducia

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La farò MOLTO breve.

Una ragazza è ricoverata in ospedale con una grave patologia. La famiglia la segue e in questo momento non ha mezzi di sostentamento sufficienti.

Conosco personalmente la ragazza e la famiglia. Quindi so di che cosa si tratta.

Raccolgo volentieri dei fondi a favore di queste persone. Le coordinate IBAN del mio conto (infruttifero, quindi non ci guadagno un centesimo di interessi, beninteso) sono:

IT47K0316901600CC0010007580

chi usa PayPal può far riferimento all’indirizzo e-mail:
valeriodistefano@classicistranieri.com

Perche’ contribuire?
a) perché mi conoscete e se mi conoscete vi fidate (se mi conoscete ma non vi fidate tenetevi pure i vostri soldi);
b) perché NON potrete detrarre dalle tasse questo vostro gesto simbolico. Una volta tanto nessun intermediario, solo un passaparola sulla fiducia.

Cose da blog 2: La paginetta delle donazioni

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Ho predisposto una paginetta scràusa scràusa a beneficio di quanti mi chiedono (e parrà impossibile, ma ce ne sono, e lo chiedono) di inviarmi una donazione, soprattutto per le mie mediateche e per quanto qua e là riescono a raccattare sul blog.

Trattasi, come avrete immaginato, di una specie di specchietto per le allodole, giacché di donazioni, pur avendone ricevute in passato, non ne voglio più, se ce la faccio a mantenermi i vari syti & sytarelli con le mie forze bene, buon per me e per voi, se no che vada pure tutto in malora.

Nella pagina, semplicemente spiego il perché e il percome non voglio soldi dagli utenti.

Ora, nonostante si tratti di una pagina ridondante e fasulla, e nonostante sia evidenziata più che abbondantemente nel sitàme di cui mi occupo, la gente, prudentemente, non la visita, o la visita pochissimo.

Oh, poco male, intendiamoci, perché il risultato è sempre lo stesso e il prodotto non cambia, ma il punto è che si contano sulla punta delle dita di una mano monca quelli che hanno letto quelle poche righe. Perché "donare" fa sempre un po’ schifo, nevvero? Si è abituati ad avere tutto, gratis, non dire nemmeno grazie e possibilmente dimenticarsi di chiudere la porta quando si esce, così ci entrano gli spifferi.

Forse è per questo che non chiedo soldi agli utenti, perché se un domani dovessi togliere di mezzo tutto quel che ho e qualcuno dovesse incazzarsi per questo (qualcuno ci sarebbe sicuramente!) almeno potrò dire: "Oh, è roba mia, se non ti va bene lo paghi tu…"

Tirchi, siete tirchi…

Tra donazioni che non esistono e spamming che, invece, c’e’

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Un paio di comunicazioni di servizio già che ci sono.

a) Mi è arrivata una e-mail da parte di un lettore (pare impossibile, ma ne ho ancora, masochisti, evidentemente…) che, a seguito del recente articolo sulla donazione a favore di Julian Assange e Wikileaks, mi chiede se sono disposto a raccogliere qualche soldino brevi-manu tra i miei lettori,  (sempre i masochisti di cui sopra) inviato tramite PayPal e poi trasmetterlo all’associazione tedesca che si occupa di redistribuire il denaro a Wikileaks.

La risposta è no.

Mi sembra evidente il perché. La prima ragione è che sono una nota carogna e che ho un carattere assolutamente intollerante e polemico. Sono anche molto vigliacco, per cui figuràtevi…

Ma soprattutto perché mi pare che, con quello che ha fatto Assange per il mondo e la libertà e trasparenza di informazione in rete, il minimo che potete fare per lui è affrontare una spesa bancaria adeguata per mandargli due soldi. O, se proprio avete un istituto di credito strozzino, cambiate istituto di credito, che volete che vi dica.

Lo stesso lettore, devoto del Conte von Maasoch, mi chiede se il mio blog e i siti che mantengo per la redistribuzione di cultura libera, accettano donazioni per il servizio svolto.

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